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Concorso SSM

Coxartrosi: cause, clinica, imaging e terapia

6 Ottobre 2026 · Mario Lomele

Coxartrosi: cause, clinica, imaging e terapia

La coxartrosi è l’artrosi dell’articolazione coxo-femorale: una malattia degenerativa che consuma progressivamente la cartilagine dell’anca, rimodella l’osso subcondrale e porta a dolore inguinale, rigidità e zoppia. È una delle cause più frequenti di disabilità dell’arto inferiore nell’adulto e nell’anziano, ed è anche uno degli argomenti di ortopedia che al Concorso SSM ritorna con regolarità, spesso dentro un caso clinico che chiede di riconoscere la sede del dolore, interpretare una radiografia o scegliere il trattamento corretto. In questa guida la affrontiamo con il taglio da manuale: definizione, cause, clinica, imaging, terapia e trappole d’esame.

Che cos’è la coxartrosi

Con il termine coxartrosi si indica la forma localizzata all’anca di quel processo che descriviamo in generale nella pagina dedicata all’artrosi. Non si tratta di un semplice “consumo meccanico”: la cartilagine articolare va incontro a un’alterazione del metabolismo dei condrociti, con prevalenza dei processi catabolici su quelli di sintesi della matrice. La cartilagine perde proteoglicani e acqua, si fibrilla, si fissura e infine si assottiglia fino a esporre l’osso. L’osso subcondrale reagisce con sclerosi, formazione di geodi (cisti subcondrali) e osteofiti marginali, mentre la membrana sinoviale può infiammarsi in modo secondario, spiegando le fasi di riacutizzazione dolorosa.

L’anca è un’articolazione enartrosica, molto congruente e sottoposta a carichi elevati: per questo anche piccole alterazioni della forma della testa femorale o dell’acetabolo, se mantenute per anni, possono tradursi in un’usura precoce. Questo concetto, cioè il rapporto fra geometria articolare e degenerazione, è la chiave per capire la distinzione fra forme primarie e secondarie.

Eziopatogenesi: forme primarie e secondarie

Si parla di coxartrosi primaria (o idiopatica) quando non si riconosce una causa locale precisa. In questi casi entrano in gioco fattori generali come l’età, la predisposizione genetica, il sovrappeso, il sesso e il carico lavorativo o sportivo cumulativo. È la forma tipica dell’anziano, spesso bilaterale anche se asimmetrica.

La forma secondaria riconosce invece un “difetto di partenza” dell’articolazione. Fra le cause più importanti da conoscere ci sono la displasia dell’anca, in cui un acetabolo poco profondo concentra il carico su una superficie ridotta; gli esiti di malattie dell’età pediatrica come il morbo di Perthes e l’epifisiolisi femorale, che lasciano una testa deformata; il conflitto femoro-acetabolare (con morfologia “cam” della giunzione testa-collo o “pincer” dell’acetabolo); l’osteonecrosi della testa femorale, con collasso subcondrale; gli esiti traumatici, come fratture acetabolari o lussazioni; le artriti infiammatorie, in particolare l’artrite reumatoide e la spondilite, e gli esiti di artrite settica. Anche malattie metaboliche e da deposito di cristalli possono accelerare il danno cartilagineo.

Per il concorso è utile ricordare una regola pratica: una coxartrosi in un paziente giovane, sotto i cinquant’anni, deve sempre far cercare una causa secondaria, perché raramente è idiopatica.

Clinica: dolore, rigidità e zoppia

Il sintomo cardine è il dolore di tipo meccanico, che compare con il carico e il movimento e si attenua con il riposo. La sede tipica è la regione inguinale, con possibile irradiazione alla faccia anteriore della coscia fino al ginocchio, sul territorio del nervo otturatorio e femorale. Questo dettaglio è importantissimo: un paziente anziano che lamenta dolore al ginocchio con esame del ginocchio normale va sempre valutato anche a livello dell’anca. Il dolore può localizzarsi anche in regione glutea o trocanterica, ma il dolore laterale isolato orienta più spesso verso una patologia periarticolare.

Al dolore si associa una rigidità mattutina di breve durata, in genere inferiore alla mezz’ora, e una rigidità “di avviamento” dopo periodi di inattività. Con la progressione si riduce l’articolarità: il primo movimento a perdersi è tipicamente la rotazione interna, seguita dall’abduzione e dall’estensione. Il paziente fatica a infilare calze e scarpe, a entrare in auto o a salire le scale. Nelle fasi avanzate compare un atteggiamento in flessione, adduzione e rotazione esterna, con accorciamento funzionale dell’arto.

All’esame obiettivo si osservano zoppia di fuga (antalgica) e, nelle forme con debolezza degli abduttori, un segno di Trendelenburg positivo. La rotazione interna a anca flessa riproduce il dolore inguinale; utile anche il test di Patrick (FABER), che sollecita l’anca e la sacroiliaca e va interpretato insieme agli altri reperti.

Imaging: cosa cercare sulla radiografia

La diagnosi di coxartrosi è clinico-radiologica e la radiografia standard rimane l’esame di primo livello. Si richiedono una proiezione antero-posteriore del bacino, che permette il confronto con il lato controlaterale, e una proiezione assiale dell’anca interessata. I quattro segni classici dell’artrosi vanno riconosciuti a colpo d’occhio: riduzione della rima articolare, sclerosi dell’osso subcondrale, osteofiti marginali e geodi subcondrali. Nell’anca la riduzione della rima è spesso superolaterale nelle forme displasiche, mentre in altri casi può essere concentrica o mediale.

La radiografia permette anche di riconoscere le cause secondarie: un acetabolo verticale e sfuggente nella displasia, una testa appiattita negli esiti di Perthes, una deformità della giunzione testa-collo nel conflitto femoro-acetabolare, un’area di collasso subcondrale nell’osteonecrosi. La risonanza magnetica non serve per la diagnosi di artrosi conclamata, ma diventa preziosa quando la radiografia è negativa e il sospetto è un’osteonecrosi iniziale, una frattura da insufficienza, una lesione labrale o una patologia infiltrativa. La TC è utile soprattutto nella pianificazione chirurgica e nelle deformità complesse. Va infine ricordato un principio che si ripete spesso nei casi clinici: la gravità radiografica non coincide sempre con l’intensità dei sintomi, per cui la decisione terapeutica si basa sul paziente, non solo sull’immagine.

Classificazioni

Esistono classificazioni radiografiche che stadiano l’artrosi in base alla presenza di osteofiti, alla riduzione della rima e alle deformità ossee, la più nota delle quali è quella di Kellgren-Lawrence, applicata a diverse articolazioni. Esistono poi classificazioni specifiche per l’anca e per le sue cause secondarie, come quelle della displasia e dell’osteonecrosi. Al concorso non è richiesto ricordare ogni grado a memoria quanto capire la logica: si passa da quadri dubbi con minimi osteofiti a quadri con rima abolita e deformità dei capi articolari.

Trattamento conservativo

Il trattamento iniziale è conservativo e ha come obiettivo ridurre il dolore e preservare la funzione. La base è l’educazione del paziente, il calo ponderale se è in sovrappeso e l’esercizio terapeutico mirato al rinforzo dei muscoli abduttori ed estensori e al mantenimento dell’articolarità. Attività a basso impatto come cyclette, nuoto e camminata su terreni regolari sono generalmente preferite. Un bastone usato dal lato opposto all’anca dolente riduce il carico articolare ed è un dettaglio pratico spesso chiesto.

Sul piano farmacologico il paracetamolo è stato a lungo il primo gradino, mentre i FANS sono più efficaci sul dolore ma vanno usati alla dose minima e per il tempo più breve, valutando il rischio gastrointestinale, renale e cardiovascolare, soprattutto nell’anziano. Le infiltrazioni intra-articolari, eseguite preferibilmente sotto guida ecografica perché l’anca è profonda, possono offrire benefici temporanei nelle riacutizzazioni. Nessun farmaco ha dimostrato con certezza di rallentare la progressione strutturale della malattia: è un concetto da ricordare quando un quesito propone opzioni “condroprotettive” come soluzione definitiva.

Trattamento chirurgico

Quando il dolore diventa invalidante, notturno, resistente alla terapia conservativa e la qualità di vita è compromessa, l’indicazione è chirurgica. L’intervento di riferimento nell’artrosi avanzata è l’artroprotesi totale d’anca, che sostituisce sia la componente acetabolare sia quella femorale; esistono diverse soluzioni per fissazione (cementata, non cementata o ibrida), accoppiamenti di materiali e vie d’accesso, la cui scelta dipende dall’età, dalla qualità ossea e dall’esperienza del chirurgo. Le complicanze da conoscere sono la lussazione della protesi, l’infezione periprotesica, la trombosi venosa profonda, la dismetria degli arti, le fratture periprotesiche e la mobilizzazione asettica nel lungo periodo.

Nel paziente giovane con artrosi iniziale secondaria a una deformità si possono valutare interventi conservativi dell’articolazione: osteotomie di riorientamento acetabolare nella displasia, osteotomie femorali, trattamento artroscopico o a cielo aperto del conflitto femoro-acetabolare. L’obiettivo è correggere la causa meccanica prima che il danno cartilagineo sia irreversibile. L’artrodesi e la resezione artroplastica restano opzioni di salvataggio in casi selezionati. Chi vuole approfondire il percorso formativo di questi interventi trova indicazioni nella pagina sulla specializzazione in ortopedia e traumatologia.

Diagnosi differenziale ed errori tipici

Il dolore all’anca non è sempre coxartrosi. Il dolore laterale sul gran trocantere evocato dalla pressione suggerisce una sindrome dolorosa del gran trocantere (tendinopatia dei glutei o borsite). Il dolore gluteo che si irradia sotto il ginocchio, con parestesie e segni di tensione radicolare, orienta verso una radicolopatia lombare. Un dolore inguinale acuto in un paziente con fattori di rischio come terapia steroidea o abuso alcolico fa pensare all’osteonecrosi. In un anziano caduto con impotenza funzionale bisogna escludere la frattura del femore. Febbre, rialzo degli indici infiammatori e dolore a riposo devono far sospettare un’artrite settica, mentre rigidità mattutina prolungata e coinvolgimento poliarticolare suggeriscono un’artropatia infiammatoria. Anche la patologia erniaria, le fratture da insufficienza del bacino e le metastasi ossee rientrano nel ragionamento.

Gli errori tipici d’esame sono pochi ma ricorrenti: attribuire al ginocchio un dolore riferito dall’anca; considerare la rigidità mattutina lunga come tipica dell’artrosi, mentre è propria delle forme infiammatorie; aspettarsi alterazioni degli esami di laboratorio, che nell’artrosi sono normali; dimenticare la ricerca di una causa secondaria nel giovane; proporre la protesi come primo passo in un paziente con dolore lieve e buona funzione.

Come cade la coxartrosi al concorso

Al Concorso SSM la coxartrosi compare quasi sempre in forma di caso clinico. Lo schema tipico è quello del paziente sopra i sessant’anni con dolore inguinale meccanico, limitazione della rotazione interna e radiografia con riduzione della rima e osteofiti, e la domanda chiede la diagnosi o il trattamento più appropriato in base alla gravità. Varianti frequenti sono il dolore riferito al ginocchio, la donna giovane con coxartrosi secondaria a displasia, il paziente con fattori di rischio per osteonecrosi e la gestione delle complicanze dopo artroprotesi, in particolare lussazione e infezione. Può comparire anche una domanda sul significato dei segni radiografici o sui principi del trattamento farmacologico.

Il modo migliore per prepararsi è allenarsi a leggere questi casi nella forma in cui vengono proposti: allenarsi con le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia aiuta a riconoscere rapidamente gli indizi clinici e a scartare i distrattori. Conviene anche studiare la coxartrosi insieme alla gonartrosi e alla rizoartrosi, perché le domande spesso confrontano le diverse localizzazioni dell’artrosi.

In sintesi

La coxartrosi è la degenerazione della cartilagine dell’anca con risposta reattiva dell’osso subcondrale. Può essere primaria, tipica dell’anziano, o secondaria a displasia, conflitto femoro-acetabolare, osteonecrosi, esiti pediatrici, traumi o artriti. Si presenta con dolore inguinale meccanico, talvolta riferito al ginocchio, rigidità breve e perdita precoce della rotazione interna. La radiografia mostra riduzione della rima, sclerosi, osteofiti e geodi. La terapia parte da esercizio, calo ponderale e analgesici, e nelle forme avanzate e invalidanti si affida all’artroprotesi totale, mentre nel giovane si cerca di correggere la causa meccanica. Ricordare le cause secondarie e le diagnosi differenziali è ciò che fa la differenza nei quiz.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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