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Concorso SSM

Displasia dell’anca: Ortolani, ecografia e terapia per l’SSM

23 Settembre 2026 · Mario Lomele

Displasia dell’anca: Ortolani, ecografia e terapia per l’SSM - displasia dell'anca

La displasia dell’anca, oggi definita displasia evolutiva dell’anca, è la più comune anomalia muscolo-scheletrica del neonato e un argomento che il Concorso Nazionale SSM affronta con costanza, perché mette insieme semeiotica classica, screening ecografico e un principio terapeutico semplice: prima si diagnostica, più il trattamento è facile e conservativo. Dietro l’apparente semplicità si nascondono però tranelli precisi, dalla differenza tra manovra di Ortolani e manovra di Barlow al momento giusto per l’ecografia e alla radiografia, che nei primi mesi non serve. Questo articolo li affronta uno per uno.

Che cos’è la displasia dell’anca

Il termine copre uno spettro di alterazioni del rapporto tra testa femorale e acetabolo che vanno dall’acetabolo lievemente poco profondo, con anca stabile, all’anca instabile che si lussa e si riduce con le manovre, fino alla lussazione franca, in cui la testa femorale è stabilmente fuori dall’acetabolo. L’aggettivo “evolutiva” ha sostituito “congenita” perché la condizione può non essere presente alla nascita e manifestarsi o peggiorare nei mesi successivi, e perché, al contrario, molte instabilità lievi del neonato si risolvono spontaneamente nelle prime settimane con la maturazione della capsula e dell’acetabolo. L’anca sinistra è colpita più spesso della destra, verosimilmente per la posizione fetale più frequente, e le forme bilaterali non sono rare.

Cause e fattori di rischio

L’eziologia è multifattoriale e combina lassità legamentosa, fattori meccanici intrauterini e postnatali e predisposizione genetica. Gli ormoni materni che rilassano i legamenti pelvici agiscono anche sul feto, in particolare sulle femmine, che sono colpite molto più dei maschi. I fattori di rischio riconosciuti che qualsiasi quesito può elencare sono: presentazione podalica, sesso femminile, familiarità di primo grado, primogenitura, oligoidramnios e macrosomia, tutte condizioni che riducono lo spazio o alterano la posizione delle anche in utero. Si associa inoltre ad altre deformità posturali, come il torcicollo miogeno congenito e il piede torto o metatarso addotto, che devono far cercare con più attenzione un’anca displasica.

Dopo la nascita conta la posizione delle gambe: la fasciatura tradizionale con arti inferiori estesi e addotti, ancora usata in alcune culture, aumenta il rischio, mentre la flessione e l’abduzione delle anche favoriscono il corretto modellamento dell’acetabolo sulla testa femorale. La fisiopatologia è infatti circolare: se la testa non è centrata, l’acetabolo non riceve lo stimolo meccanico per approfondirsi, resta piatto e obliquo e l’anca diventa sempre più instabile; con il tempo la capsula si allunga, il legamento rotondo si ipertrofizza, il pulvinar riempie il fondo e la riduzione diventa impossibile per via chiusa.

Clinica: semeiotica del neonato e del bambino più grande

Nelle prime settimane la diagnosi è affidata alle manovre di instabilità, da eseguire su un neonato tranquillo, un’anca alla volta, con anca e ginocchio flessi a 90 gradi. La manovra di Ortolani è una manovra di riduzione: abducendo l’anca e sollevando delicatamente il gran trocantere con le dita, si avverte uno scatto (il “clunk”, non un click) che corrisponde al rientro della testa lussata nell’acetabolo. La manovra di Barlow è una manovra di provocazione: adducendo l’anca e spingendo dolcemente l’asse del femore all’indietro, si sente la testa uscire da un acetabolo poco contenitivo. Ortolani positiva indica un’anca lussata ma riducibile, Barlow positiva un’anca instabile ma ridotta a riposo. Entrambe perdono sensibilità dopo i due-tre mesi, quando la contrattura degli adduttori e la retrazione capsulare impediscono lo scatto.

Nel lattante più grande i segni diventano indiretti: limitazione dell’abduzione dell’anca interessata, asimmetria delle pieghe cutanee della coscia e del solco gluteo (segno poco specifico, presente anche in bambini sani), accorciamento apparente del femore con ginocchio più basso dal lato lussato a anche flesse (segno di Galeazzi o di Allis). Nel bambino che cammina la lussazione monolaterale produce zoppia con segno di Trendelenburg positivo, iperlordosi lombare e accorciamento dell’arto; la lussazione bilaterale dà un’andatura ondeggiante caratteristica, con accentuata lordosi e allargamento del perineo, che può passare inosservata più a lungo proprio perché simmetrica.

Diagnosi strumentale

L’ecografia delle anche è l’esame di riferimento nei primi mesi di vita, quando la testa femorale è ancora cartilaginea e invisibile alla radiografia. Il metodo di Graf misura sulla sezione coronale l’angolo alfa (copertura ossea) e l’angolo beta (copertura cartilaginea) e classifica l’anca in tipi da I (matura) a IV (lussata), con le sottoclassi intermedie che guidano il trattamento; la valutazione dinamica aggiunge lo studio della stabilità sotto stress. Il momento ideale per l’ecografia di screening è tra la quarta e la sesta settimana di vita, non i primi giorni, perché la lassità fisiologica del neonato genera falsi positivi. In Italia lo screening ecografico è raccomandato almeno nei neonati con fattori di rischio o esame clinico dubbio, e in molte regioni è esteso a tutti i nati.

La radiografia del bacino diventa utile dopo i quattro-sei mesi, con la comparsa del nucleo di ossificazione della testa femorale. Si tracciano la linea di Hilgenreiner (orizzontale attraverso le cartilagini triradiate), la linea di Perkins (perpendicolare dal margine acetabolare esterno) e si misura l’indice acetabolare; nell’anca normale il nucleo cefalico è nel quadrante infero-mediale del reticolo così ottenuto e l’arco di Shenton è continuo. Nell’anca displasica l’indice acetabolare è aumentato, il nucleo è piccolo e spostato in alto e lateralmente, l’arco di Shenton è interrotto. Per un ripasso della semeiotica radiologica dell’apparato locomotore pediatrico è utile anche la scheda sui distacchi epifisari. La risonanza magnetica e la TC hanno un ruolo limitato, riservato alla verifica della riduzione dopo trattamento in apparecchio gessato.

Diagnosi differenziale

La displasia dell’anca va distinta dalle lussazioni teratologiche associate a sindromi neuromuscolari e malformative (artrogriposi, mielomeningocele), che sono presenti già alla nascita, rigide e non riducibili con le manovre. Nel bambino più grande con zoppia la differenziale include la sinovite transitoria, l’artrite settica dell’anca (febbre, dolore acuto, impotenza funzionale, indici di flogosi elevati) e, nelle età successive, la malattia di Perthes e l’epifisiolisi. Le asimmetrie isolate delle pieghe cutanee o un click articolare senza scatto vero sono reperti comuni in bambini sani e non vanno confusi con l’instabilità; la coxa vara congenita e le dismetrie degli arti da altra causa possono simulare l’accorciamento. Chi vuole approfondire l’infezione articolare può leggere la scheda su artrite settica.

Terapia per principi

Il principio è mantenere la testa femorale ridotta nell’acetabolo in posizione di flessione e abduzione moderata per il tempo necessario allo sviluppo dell’acetabolo, evitando l’abduzione forzata che compromette la vascolarizzazione della testa. Nei primi sei mesi lo strumento è il divaricatore dinamico di Pavlik, un’imbracatura che tiene le anche flesse e lascia libera l’abduzione attiva; si controlla clinicamente ed ecograficamente nelle settimane successive e si sospende se non ottiene la riduzione entro poche settimane, per non danneggiare la testa lussata. Le instabilità lievi di tipo IIa nel neonato possono essere semplicemente osservate e ricontrollate. Tra i sei e i diciotto mesi, o dopo fallimento del Pavlik, si ricorre alla riduzione chiusa in anestesia con eventuale tenotomia degli adduttori e immobilizzazione in apparecchio gessato pelvipodalico, seguita da controllo con imaging. Oltre i diciotto mesi o quando la riduzione chiusa non è stabile si passa alla riduzione a cielo aperto, spesso associata a osteotomie del femore o del bacino per correggere l’anteversione e la copertura acetabolare. Come regola generale, più tardi si diagnostica, più invasivo e meno prevedibile è il trattamento.

Complicanze

La complicanza più temuta del trattamento è la necrosi avascolare della testa femorale, favorita dall’abduzione eccessiva o dalle riduzioni forzate, che può produrre deformità permanente della testa e del collo. Altre complicanze sono la ridislocazione, la displasia residua dell’acetabolo che richiede correzioni successive, la paralisi del nervo femorale da eccessiva flessione nel Pavlik e le lesioni cutanee da apparecchio. La displasia non trattata o trattata tardivamente porta a dismetria, zoppia, dolore e artrosi precoce dell’anca, che nell’adulto giovane è una delle cause principali di protesi d’anca. Di questi esiti a lungo termine si occupa la specializzazione in ortopedia e traumatologia, ma il riconoscimento precoce spetta al pediatra e al medico di base.

Come cade la displasia dell’anca al concorso

I quesiti sulla displasia dell’anca ruotano attorno a cinque nuclei. Il primo è il riconoscimento delle manovre: si descrive uno scatto in abduzione (Ortolani) o in adduzione con spinta posteriore (Barlow) e si chiede quale sia e cosa indichi. Il secondo è la scelta dell’esame: neonato di un mese con fattori di rischio, la risposta è l’ecografia delle anche, e la radiografia è il distrattore. Il terzo chiede i fattori di rischio, con presentazione podalica, sesso femminile e familiarità in testa. Il quarto è il trattamento di prima linea nei primi mesi, cioè il divaricatore di Pavlik, spesso con la domanda sulla complicanza da evitare (necrosi avascolare da abduzione forzata). Il quinto è la semeiotica del bambino più grande: limitazione dell’abduzione, segno di Galeazzi, Trendelenburg e andatura anserina nelle forme bilaterali.

Le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia riproducono questi schemi con le loro varianti e spiegano perché il distrattore radiologico è sbagliato nel neonato, un errore che nelle prove reali si ripete con frequenza.

In sintesi

La displasia dell’anca è uno spettro che va dall’acetabolo poco profondo alla lussazione, più frequente nelle femmine, nei podalici e nei bambini con familiarità, con prevalenza dell’anca sinistra. Nel neonato si cerca con Ortolani (riduzione) e Barlow (provocazione), nel lattante con la limitazione dell’abduzione e il segno di Galeazzi, nel bambino che cammina con zoppia e Trendelenburg. L’ecografia con il metodo di Graf è l’esame dei primi mesi, la radiografia serve dopo i quattro-sei mesi. Il Pavlik è il trattamento iniziale, la riduzione chiusa o aperta con gesso segue nelle diagnosi tardive, e la necrosi avascolare è la complicanza da evitare. La prognosi dipende quasi solo dalla precocità della diagnosi.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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