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Concorso SSM

Test di Patrick (FABER): anca o sacroiliaca?

5 Ottobre 2026 · Mario Lomele

Test di Patrick (FABER): anca o sacroiliaca?

Il test di Patrick, noto anche con l’acronimo FABER (flessione, abduzione, rotazione esterna), è una manovra che mette in tensione insieme l’anca e l’articolazione sacroiliaca. Il suo interesse sta proprio in questa doppia natura: a seconda di dove il paziente riferisce il dolore, orienta verso una patologia coxofemorale o verso una sofferenza sacroiliaca. È un test molto usato in ortopedia, reumatologia, fisiatria e medicina generale, e al Concorso SSM ricorre sia come domanda di semeiotica sia nei casi clinici di lombalgia e coxalgia. Vediamo come si esegue, cosa significa, quanto vale e quali errori evitare.

Che cos’è il test di Patrick

Il test di Patrick è una manovra di provocazione del dolore: non misura una forza né un riflesso, ma cerca di riprodurre il sintomo del paziente portando le articolazioni in una posizione che le sollecita. La posizione richiesta, con l’anca flessa, abdotta e ruotata esternamente, è quella del cosiddetto “4”: il tallone di un arto appoggiato sul ginocchio opposto, con la coscia che si apre verso l’esterno.

In questa posizione la testa del femore ruota nell’acetabolo e la capsula anteriore dell’anca viene messa in tensione; spingendo il ginocchio verso il lettino, la forza si trasmette poi al bacino e, attraverso l’ileo, all’articolazione sacroiliaca dello stesso lato o del lato opposto. Per questo un dolore evocato dalla manovra va sempre localizzato con precisione: è questa localizzazione che dà significato al test.

Come si esegue il test di Patrick

Il paziente è supino sul lettino, con gli arti inferiori estesi. L’esaminatore flette l’anca e il ginocchio dell’arto da esaminare e appoggia il malleolo laterale o il tallone sul ginocchio dell’arto controlaterale, che resta disteso. A questo punto la coscia è flessa, abdotta e ruotata esternamente, e il ginocchio dell’arto esaminato tende a cadere lateralmente verso il lettino.

Con una mano l’esaminatore stabilizza il bacino premendo sulla spina iliaca anterosuperiore del lato opposto, per evitare che il bacino ruoti; con l’altra esercita una pressione delicata ma progressiva sulla faccia mediale del ginocchio flesso, spingendolo verso il basso. Si chiede al paziente se avverte dolore e, soprattutto, dove lo avverte. Si confronta poi con l’altro lato, osservando anche l’ampiezza del movimento: normalmente il ginocchio si abbassa fino a essere quasi parallelo all’arto opposto, mentre una limitazione importante, anche senza dolore, può già essere un dato patologico.

Il test si considera positivo quando riproduce il dolore abituale del paziente o quando l’escursione è nettamente ridotta rispetto al lato sano.

Anca o sacroiliaca: come leggere il dolore

La sede del dolore è il cuore dell’interpretazione:

Sede del dolore evocato Struttura più probabilmente coinvolta Esempi di patologie
Inguine, faccia anteriore della coscia Articolazione coxofemorale Coxartrosi, conflitto femoro-acetabolare, lesioni del labbro acetabolare, osteonecrosi della testa femorale, artrite
Regione glutea posteriore, in corrispondenza della sacroiliaca Articolazione sacroiliaca Sacroileite nelle spondiloartriti, disfunzione sacroiliaca, sacroileite infettiva
Faccia mediale della coscia, pube Muscoli adduttori, sinfisi pubica Tendinopatia degli adduttori, pubalgia
Faccia laterale dell’anca Strutture peritrocanteriche Tendinopatia dei glutei, borsite trocanterica

Il dolore inguinale è il segnale più tipico di una patologia intrarticolare dell’anca, perché l’innervazione della capsula anteriore proietta il dolore proprio all’inguine e alla coscia anteriore, talvolta fino al ginocchio. Il dolore gluteo posteriore, vicino alle fossette lombari, suggerisce invece la sacroiliaca. Nella pratica il dolore può essere poco localizzabile o presente in più sedi, ed è per questo che il test va sempre interpretato insieme ad altri.

Patologie associate

Sul versante dell’anca, la condizione più frequente nell’adulto è l’artrosi coxofemorale, che dà dolore inguinale meccanico, rigidità e limitazione precoce proprio della rotazione interna e dell’abduzione; il test di Patrick è spesso doloroso e ridotto in ampiezza. Lo stesso vale per il conflitto femoro-acetabolare dei giovani sportivi, per l’osteonecrosi della testa del femore, per le artriti infiammatorie e, nel bambino e nell’adolescente, per malattie come il morbo di Perthes e l’epifisiolisi femorale, in cui il dolore può essere riferito al ginocchio e la rotazione è limitata.

Sul versante sacroiliaco, il quadro classico è la sacroileite delle spondiloartriti, in particolare della spondilite anchilosante: un giovane adulto con lombalgia infiammatoria, rigidità mattutina e dolore gluteo, talvolta alternante, che si accentua con la manovra. Si ricordano anche la disfunzione sacroiliaca meccanica, frequente in gravidanza e nel post-partum, e le sacroileiti infettive, rare ma da non mancare in presenza di febbre e fattori di rischio.

Infine, la manovra può evocare dolore negli adduttori e nella sinfisi pubica, come accade nella pubalgia degli sportivi.

Valore e limiti del test

Il test di Patrick è semplice, veloce e non richiede strumenti. Il suo pregio principale è aiutare a distinguere, in un paziente con dolore lombare basso, gluteo o inguinale, se il problema nasce dall’anca, dalla sacroiliaca o dalla colonna. Una manovra negativa in un paziente con dolore irradiato lungo la gamba, per esempio, rende più probabile un’origine radicolare.

I limiti riguardano soprattutto la specificità. La manovra sollecita più strutture contemporaneamente, quindi un test doloroso non indica con certezza quale sia la sede del problema. Per la sacroiliaca, in particolare, nessun singolo test di provocazione è considerato sufficiente: le linee di pratica clinica suggeriscono di combinare più manovre, come la compressione e la distrazione del bacino, il thigh thrust e il test di Gaenslen, e di considerare significativa la positività di più test insieme. Anche la diagnosi di sacroileite infiammatoria non si basa sull’esame obiettivo, ma sull’integrazione di clinica, laboratorio, HLA-B27 e immagini, in particolare la risonanza magnetica. Infine, il test dipende dalla collaborazione del paziente e dalla forza applicata dall’esaminatore.

Come cade il test di Patrick al concorso

Nelle prove del Concorso SSM il test di Patrick compare soprattutto in due modi. Nelle domande dirette si chiede il significato dell’acronimo FABER, la posizione dell’arto e le articolazioni sollecitate. Nei casi clinici si descrive un paziente con dolore inguinale e limitazione dei movimenti dell’anca, oppure un giovane con lombalgia infiammatoria e dolore gluteo, e si chiede quale manovra eseguire o quale struttura sia coinvolta.

Gli errori tipici sono quattro. Il primo è confondere il test di Patrick con il segno di Lasègue: quest’ultimo, con l’arto esteso sollevato, mette in tensione le radici lombosacrali e serve per l’irritazione radicolare, mentre il FABER valuta anca e sacroiliaca. Il secondo è dimenticare l’importanza della sede del dolore: un FABER doloroso all’inguine e uno doloroso al gluteo hanno significati diversi. Il terzo è considerarlo patognomonico di sacroileite. Il quarto è confondere l’acronimo FABER con il FADIR, cioè flessione, adduzione e rotazione interna, una manovra diversa usata soprattutto per il conflitto femoro-acetabolare.

Per allenarsi a questi distinguo, molto amati nei quiz, sono utili le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia, dove ogni opzione viene motivata. Una visione d’insieme delle manovre dell’apparato locomotore si trova nella pagina sulle manovre semeiologiche in ortopedia.

Diagnosi differenziale del dolore lombo-pelvico

Il test di Patrick è uno strumento per districarsi in un problema clinico molto comune: il dolore fra la parte bassa della schiena, la natica e l’inguine. Le principali fonti sono quattro. La colonna lombare, con dolore assiale e, in caso di ernia, irradiazione radicolare lungo un dermatomero, come si discute nella pagina sulla lombalgia. L’articolazione sacroiliaca, con dolore gluteo localizzato e test di provocazione positivi. L’anca, con dolore inguinale e limitazione della rotazione interna. Le strutture extrarticolari, come i tendini glutei e la borsa trocanterica, con dolore laterale e alla palpazione.

Non vanno poi dimenticate le cause non muscoloscheletriche: un dolore inguinale può nascere da un’ernia inguinale o crurale, da patologie urologiche o ginecologiche e, raramente, da patologie vascolari. La presenza di febbre, calo di peso, dolore notturno costante o storia di neoplasia impone di cercare cause infettive o tumorali prima di attribuire il dolore a un problema meccanico.

In sintesi

Il test di Patrick, o FABER, si esegue con il paziente supino portando l’anca in flessione, abduzione e rotazione esterna con il tallone sul ginocchio opposto, stabilizzando il bacino e spingendo il ginocchio verso il lettino. Un dolore inguinale orienta verso l’anca, un dolore gluteo posteriore verso l’articolazione sacroiliaca. È utile nel dolore lombo-pelvico ma poco specifico: per la sacroiliaca va combinato con altre manovre e con le immagini. Ai quiz conviene ricordare il significato dell’acronimo, l’importanza della sede del dolore e la differenza con il Lasègue e con il FADIR.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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