Segno di Hoover: neurologico e toracico nella BPCO
27 Settembre 2026 · Mario Lomele
Con il nome segno di Hoover si indicano due reperti del tutto diversi, entrambi descritti dal medico statunitense Charles Franklin Hoover all’inizio del Novecento. Il primo è un segno neurologico che aiuta a riconoscere una debolezza funzionale dell’arto inferiore, cioè non spiegata da una lesione del sistema nervoso. Il secondo è un segno toracico: il rientramento paradosso del margine costale inferiore durante l’inspirazione nei pazienti con iperinsufflazione polmonare, tipicamente nella BPCO. Al Concorso Nazionale SSM l’omonimia è un tranello classico, ed è quindi utile studiarli insieme e tenerli ben separati.
Che cos’è il segno di Hoover: due segni con un solo nome
Il segno di Hoover neurologico sfrutta un principio fisiologico semplice: quando cerchiamo di flettere con forza un’anca, l’anca controlaterale si estende in modo automatico per stabilizzare il bacino. Questo movimento non è volontario e compare anche in chi dichiara di non riuscire a muovere la gamba. Se un paziente con debolezza dichiarata di un arto inferiore non riesce a estendere volontariamente l’anca, ma la estende con forza quando flette l’altra contro resistenza, la debolezza non è organica.
Il segno di Hoover toracico riguarda invece la meccanica respiratoria. Nel soggetto sano, in inspirazione, il diaframma si contrae, scende e solleva e allarga il margine costale inferiore. Nel paziente con iperinsufflazione il diaframma è appiattito: contraendosi non scende più, ma tira verso l’interno le coste a cui si inserisce, e il margine costale laterale si sposta paradossalmente in dentro durante l’inspirazione.
Il filo comune è solo il nome dell’autore: il primo riguarda la neurologia e la psichiatria di consultazione, il secondo la pneumologia.
Il segno neurologico: come si esegue
Il paziente è supino, con gli arti inferiori estesi. L’esaminatore pone una mano sotto il tallone dell’arto dichiarato debole. Prima chiede al paziente di spingere il tallone verso il basso, cioè di estendere l’anca dal lato debole: il paziente con debolezza funzionale produce una forza scarsa o nulla. Poi chiede al paziente di sollevare l’arto sano contro la resistenza dell’altra mano dell’esaminatore, cioè di flettere l’anca controlaterale con forza. A questo punto, se sotto il tallone dell’arto «debole» si sente una spinta vigorosa verso il basso, il segno di Hoover è positivo.
Esiste una variante che confronta la forza dell’anca in estensione volontaria diretta con quella che compare automaticamente durante la flessione controlaterale: la discrepanza fra le due è il cuore del segno. È fondamentale eseguire la manovra in modo neutro, spiegando al paziente cosa si sta facendo e senza atteggiamento accusatorio: il segno serve a una diagnosi positiva di disturbo funzionale, non a «smascherare» qualcuno.
Significato del segno neurologico e disturbi funzionali
Un segno di Hoover positivo indica una debolezza di tipo funzionale, oggi inquadrata nel disturbo neurologico funzionale (in passato disturbo di conversione). Questi disturbi sono frequenti negli ambulatori neurologici e causano una disabilità reale: il paziente non simula, ma presenta un’alterazione del controllo volontario del movimento che non dipende da una lesione strutturale. La simulazione intenzionale è un’altra cosa, e il segno di Hoover da solo non permette di distinguerle.
Il valore del segno sta nel permettere una diagnosi «in positivo», basata su reperti clinici specifici, e non solo per esclusione. Altri segni di debolezza funzionale sono il cedimento improvviso della forza durante la prova (giving way), il segno dell’abduttore dell’anca, basato sullo stesso principio di sinergia, e la discrepanza fra ciò che il paziente non riesce a fare all’esame e ciò che fa spontaneamente, per esempio salire sul lettino.
È però importante ricordare due limiti. Primo: il segno può essere falsamente positivo in presenza di dolore, di deficit dell’attenzione o di disturbi cognitivi, e va interpretato con cautela negli anziani. Secondo: un disturbo funzionale può coesistere con una malattia neurologica organica, come la sclerosi multipla o l’epilessia. Un segno positivo non esime quindi da un esame neurologico completo, dalla ricerca di segni di lesione piramidale come il segno di Babinski, dei riflessi osteotendinei e, quando indicato, dall’imaging.
Il segno toracico: meccanica respiratoria nella BPCO
Il segno di Hoover toracico si osserva all’ispezione e alla palpazione. Con il paziente supino o seduto, l’esaminatore appoggia le mani sui margini costali inferiori, con i pollici diretti verso l’appendice xifoidea, e osserva il movimento durante il respiro. Normalmente le mani si allontanano in inspirazione; nel segno di Hoover le mani si avvicinano, perché il margine costale si sposta verso l’interno.
Il meccanismo è l’appiattimento del diaframma da iperinsufflazione. Nella BPCO, soprattutto con enfisema, l’intrappolamento d’aria aumenta il volume residuo e la capacità funzionale residua: il diaframma si abbassa e perde la sua forma a cupola. Quando si contrae, le sue fibre, ormai orientate orizzontalmente, non spostano più in basso il contenuto addominale ma tirano in dentro le coste inferiori. Il segno è quindi un indice clinico di iperinsufflazione e di svantaggio meccanico del diaframma.
È stato descritto come più frequente nelle forme più gravi di ostruzione e nelle riacutizzazioni, e il suo miglioramento può accompagnare la risposta al trattamento. Si associa ad altri segni di iperinsufflazione: torace a botte, riduzione della distanza cricosternale, uso dei muscoli accessori, respiro a labbra socchiuse, riduzione dell’escursione diaframmatica alla percussione e murmure vescicolare ridotto. All’auscultazione, i reperti che accompagnano questo quadro sono descritti nella guida sui rumori respiratori.
Il segno toracico in altre condizioni
Pur essendo classicamente associato alla BPCO, il segno di Hoover toracico può comparire in tutte le situazioni con iperinsufflazione marcata, per esempio in una crisi grave di asma bronchiale. Un rientramento asimmetrico dei margini costali deve far pensare a condizioni monolaterali che modificano la forma del diaframma, come un grande versamento pleurico o uno pneumotorace, oppure a una paralisi diaframmatica monolaterale.
Va distinto dal respiro paradosso addominale, in cui è l’addome a rientrare durante l’inspirazione: questo reperto indica fatica o paralisi del diaframma, che viene risucchiato verso l’alto dalla pressione negativa generata dai muscoli accessori, ed è un segno di allarme di insufficienza respiratoria imminente. Va distinto anche dal volet costale (flail chest) del trauma toracico, in cui un segmento di parete fratturato in più punti si muove in dentro in inspirazione per ragioni puramente meccaniche.
Diagnosi differenziale
Per il segno neurologico, la diagnosi differenziale riguarda le cause organiche di debolezza di un arto inferiore: lesioni corticali o sottocorticali come l’ictus ischemico, lesioni midollari, radicolopatie, neuropatie periferiche e miopatie. In queste condizioni il segno di Hoover è negativo, perché la debolezza dell’estensione dell’anca è presente sia nella prova volontaria sia in quella automatica, e si accompagna a reperti coerenti con la lesione. Anche il dolore, per esempio da ernia del disco, può ridurre la forza volontaria e va considerato.
Per il segno toracico, la diagnosi differenziale riguarda le altre cause di movimento paradosso della parete: respiro paradosso addominale da fatica diaframmatica, volet costale, paralisi del nervo frenico. La conferma dell’iperinsufflazione si ottiene con la spirometria e i volumi polmonari, oltre che con l’imaging.
Come cade il segno di Hoover al concorso
Nelle domande sul segno di Hoover il primo errore è proprio non accorgersi dell’omonimia. Una domanda di neurologia che descrive una paziente con debolezza di una gamba, riflessi normali, assenza di Babinski ed estensione automatica dell’anca durante la flessione controlaterale richiede di riconoscere un disturbo funzionale; una domanda di pneumologia che descrive un paziente enfisematoso con margini costali che rientrano in inspirazione richiede di riconoscere l’iperinsufflazione con diaframma appiattito.
Gli altri errori tipici sono equiparare il segno neurologico positivo alla simulazione, dimenticando che il disturbo neurologico funzionale non è volontario; pensare che un segno positivo escluda una patologia organica coesistente; invertire la logica della manovra, credendo che sia l’arto debole a doversi flettere; per il segno toracico, confondere il rientramento costale con il respiro paradosso addominale, che ha un significato più grave, o attribuirlo alla paralisi diaframmatica bilaterale anziché all’appiattimento da iperinsufflazione.
Per esercitarti su casi clinici costruiti come quelli d’esame, sulla Piattaforma Accademia trovi simulazioni commentate con la spiegazione di ogni alternativa. Chi è interessato ai percorsi specialistici può consultare anche la pagina sulla specializzazione in Neurologia.
In sintesi
Il nome segno di Hoover indica due reperti diversi. Il segno neurologico è l’estensione automatica dell’anca dell’arto dichiarato debole quando il paziente flette l’anca controlaterale contro resistenza: la discrepanza con l’estensione volontaria indica una debolezza funzionale, che non è simulazione e può coesistere con una malattia organica. Il segno toracico è il rientramento paradosso dei margini costali inferiori in inspirazione, dovuto all’appiattimento del diaframma da iperinsufflazione, tipico della BPCO con enfisema. Riconoscere quale dei due è in gioco, a partire dal contesto clinico, è il primo passo per rispondere correttamente.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
