Segno di Babinski: tecnica, significato e quiz SSM
23 Settembre 2026 · Mario Lomele
Il segno di Babinski è probabilmente il reperto più famoso di tutta la neurologia clinica e uno dei più frequenti nei quiz del Concorso Nazionale SSM. La sua celebrità è meritata: con una manovra che dura pochi secondi e non richiede alcuno strumento, l’esaminatore può stabilire se la via motoria centrale, cioè il fascio piramidale, è integra o lesa. Proprio per la sua semplicità, però, è un segno che viene spesso eseguito male e interpretato in modo approssimativo. In questo articolo lo trattiamo con il rigore del manuale: tecnica, fisiopatologia, quadri in cui compare, situazioni in cui inganna e forme tipiche di domanda d’esame.
Che cos’è il segno di Babinski
Il segno di Babinski è la risposta patologica al riflesso cutaneo plantare: strisciando un oggetto smusso lungo la pianta del piede, invece della normale flessione plantare delle dita si osserva l’estensione dorsale dell’alluce, spesso accompagnata dall’apertura a ventaglio delle altre dita. Fu descritto dal neurologo francese Joseph Babinski alla fine dell’Ottocento come segno distintivo delle lesioni del sistema piramidale, e da allora è entrato in tutte le semeiotiche come indicatore di sindrome del primo motoneurone.
Occorre distinguere con precisione tre concetti. Il riflesso cutaneo plantare è la manovra; la risposta in flessione è il reperto normale nell’adulto; la risposta in estensione, cioè il segno di Babinski propriamente detto, è il reperto patologico. Nella pratica si dice che il riflesso è “in flessione” o “in estensione”, e la dizione “Babinski positivo” equivale a risposta in estensione. La risposta può anche essere “indifferente” o “muta”, quando le dita non si muovono affatto, condizione che ha un significato più incerto e va interpretata insieme agli altri reperti.
Come si ricerca il segno di Babinski
Il paziente deve essere disteso, rilassato, con l’arto inferiore esteso e il piede in posizione neutra; le dita devono essere ferme e il paziente possibilmente distratto, ad esempio invitandolo a guardare il soffitto. L’esaminatore afferra la caviglia con una mano per stabilizzare il piede e con l’altra utilizza un oggetto smusso, come il manico del martelletto o una chiave: mai un oggetto appuntito, che provocherebbe una risposta di ritiro nocicettivo difficile da distinguere dal segno vero.
Lo stimolo parte dal tallone e percorre il margine laterale della pianta verso l’avampiede, per poi curvare medialmente lungo la base delle dita, disegnando una sorta di “J” rovesciata. Deve essere lento, deciso e continuo, e non deve toccare direttamente la base dell’alluce, perché la stimolazione diretta di questa zona può evocare una flessione riflessa che maschera la risposta patologica. Si osserva il primo movimento dell’alluce: la flessione plantare è la risposta normale, la dorsiflessione lenta e “maestosa”, con eventuale abduzione delle altre dita, è il segno di Babinski. È utile ripetere la manovra due o tre volte e confrontare i due lati, perché la risposta è spesso asimmetrica e l’asimmetria ha di per sé valore localizzatorio.
Un errore comune è interpretare come positivo un ritiro rapido di tutto l’arto, con flessione di anca e ginocchio, in un paziente solleticoso o ansioso: quel movimento è volontario o nocicettivo, non piramidale. Un altro errore è stimolare con troppa forza, ottenendo una risposta di fuga che nasconde il movimento dell’alluce.
Che cosa significa e qual è la fisiopatologia
Il riflesso cutaneo plantare è un riflesso polisinaptico spinale integrato a livello dei segmenti L5-S1 e mediato dal nervo tibiale per l’afferenza e dai nervi tibiale e peroneo per l’efferenza. Nel neonato la risposta fisiologica è in estensione, perché il fascio corticospinale non è ancora mielinizzato e la corteccia non esercita il suo controllo inibitorio sul circuito spinale. Con la maturazione del sistema piramidale, di regola entro il primo o il secondo anno di vita, la risposta diventa in flessione. Il segno di Babinski nell’adulto rappresenta quindi la ricomparsa di un riflesso primitivo per perdita dell’inibizione corticospinale: il circuito spinale di ritiro, che normalmente viene modulato in modo da produrre flessione plantare, torna a esprimersi nella sua forma originaria di estensione dell’alluce, che fa parte della sinergia flessoria dell’arto.
Ne deriva che il segno indica una lesione del primo motoneurone in un punto qualsiasi del suo decorso: corteccia motoria, capsula interna, tronco encefalico o midollo spinale al di sopra del segmento L5-S1. Non è mai espressione di una lesione del secondo motoneurone, del nervo periferico o del muscolo, e questo è il concetto su cui si costruisce buona parte delle domande d’esame.
Quando è positivo e in quali malattie
Il segno di Babinski è positivo in ogni sindrome piramidale. Le cause vascolari sono le più frequenti: nell’ictus ischemico e nell’emorragia cerebrale compare dal lato controlaterale alla lesione emisferica, insieme a emiparesi, iperreflessia e ipertono spastico. Nella sclerosi multipla è frequentemente positivo, anche bilateralmente, per le placche demielinizzanti lungo il midollo e il tronco. Nella SLA coesiste con i segni di secondo motoneurone, e proprio questa combinazione di Babinski con atrofia e fascicolazioni è il quadro che i quiz propongono più spesso. Compare inoltre nelle mielopatie compressive, nella mielite trasversa, nella degenerazione combinata subacuta da carenza di vitamina B12, nei tumori cerebrali, nei traumi cranici e midollari e nelle encefalopatie diffuse.
Un Babinski bilaterale in un paziente con disturbi della coscienza suggerisce una sofferenza cerebrale diffusa, ad esempio metabolica o tossica, oppure una lesione del tronco. Un Babinski bilaterale con paraparesi e livello sensitivo indica invece una lesione midollare, e la ricerca del livello diventa il passo successivo dell’esame.
Falsi positivi, falsi negativi e limiti
Il segno può essere transitoriamente presente in condizioni non strutturali: nel coma profondo di qualunque origine, nel periodo post-critico dopo una crisi epilettica generalizzata, nel sonno profondo, in caso di anestesia generale, in intossicazioni da alcol o sedativi e in stati di ipoglicemia severa. In questi casi riflette una depressione funzionale della via piramidale e regredisce con la causa. Nel bambino sotto i due anni la risposta in estensione è fisiologica e non va interpretata come patologica.
I falsi negativi sono più insidiosi. Il segno può mancare nelle lesioni piramidali acute durante la fase di shock spinale o di diaschisi, quando il quadro è dominato da ipotonia e areflessia, per comparire solo dopo giorni o settimane. Manca anche quando è impossibile estendere l’alluce, ad esempio per una paralisi del peroneo comune, per una grave neuropatia, per un’amputazione o per una deformità come l’alluce rigido. La risposta può essere ambigua nei pazienti con piedi molto callosi, nei quali lo stimolo non viene percepito, e in quelli con iperestesia, nei quali prevale la reazione di ritiro. Infine, la manovra è soggetta a variabilità tra osservatori, e un reperto dubbio va sempre integrato con la ricerca di altri segni piramidali.
Segni e manovre correlati
Esistono numerose manovre alternative che evocano la stessa risposta in estensione stimolando altre zone dell’arto: il segno di Chaddock, con stimolazione della cute sotto il malleolo laterale; il segno di Oppenheim, con pressione scorrevole lungo la cresta tibiale; il segno di Gordon, con compressione del polpaccio; il segno di Schaefer, con compressione del tendine d’Achille. Sono utili quando la pianta non è stimolabile o quando la risposta è dubbia, e la concordanza tra più manovre aumenta l’affidabilità.
Il segno di Babinski va sempre letto insieme agli altri elementi della sindrome piramidale: ipertono spastico con fenomeno del coltello a serramanico, iperreflessia con eventuale clono e diffusione dell’area reflessogena, abolizione dei riflessi cutanei addominali, sincinesie. All’arto superiore il corrispettivo funzionale è il segno di Hoffmann, evocato dalla flessione forzata della falange distale del medio con risposta in flessione del pollice e dell’indice. Chi vuole rivedere l’intero quadro può ripartire dai riflessi osteotendinei e dalla struttura generale dell’esame neurologico, perché il valore del singolo segno cresce quando è inserito in una sindrome coerente.
Come cade il segno di Babinski al concorso
Le domande si distribuiscono in cinque schemi principali. Il primo è la definizione: si chiede in che cosa consiste il segno, e la risposta corretta è l’estensione dell’alluce alla stimolazione della pianta del piede; i distrattori giocano sulla flessione, sulla dorsiflessione del piede o sulla risposta all’arto superiore. Il secondo è la localizzazione: si chiede quale struttura è lesa in presenza del segno, con il fascio piramidale come risposta esatta e il secondo motoneurone, il cervelletto o il nervo periferico come alternative errate.
Il terzo schema è il caso clinico, tipicamente un paziente con emiparesi acuta, iperreflessia e Babinski da un lato, in cui si chiede la sede della lesione, oppure un quadro con fascicolazioni, atrofia e Babinski in cui la risposta attesa è la SLA. Il quarto schema è la domanda sulla fisiologia dell’età evolutiva: fino a quando la risposta in estensione è normale e perché. Il quinto schema è quello dell’affermazione falsa, dove il distrattore attribuisce il segno a una neuropatia periferica, alla miastenia o a una lesione cerebellare. Esercitarsi con simulazioni commentate, come quelle della Piattaforma Accademia, consente di riconoscere subito questi schemi e di evitare gli errori più frequenti sul primo e sul secondo motoneurone.
In sintesi
Il segno di Babinski è la risposta in estensione dell’alluce, con eventuale apertura a ventaglio delle dita, alla stimolazione del margine laterale della pianta del piede. Indica una lesione del primo motoneurone in qualunque punto del fascio piramidale ed è fisiologico solo nei primi anni di vita. Si ricerca con uno stimolo smusso, lento e continuo, confrontando i due lati. È positivo in ictus, sclerosi multipla, SLA, mielopatie e tumori, e può comparire transitoriamente nel coma, dopo una crisi epilettica e nelle intossicazioni; può mancare nello shock spinale e quando l’alluce non può estendersi. Al concorso cade come definizione, come domanda di localizzazione e come elemento di un caso clinico di sindrome piramidale.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
