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Concorso SSM

Coledocolitiasi: diagnosi, ERCP e terapia per l’SSM

6 Ottobre 2026 · Mario Lomele

Coledocolitiasi: diagnosi, ERCP e terapia per l’SSM

La coledocolitiasi è la presenza di uno o più calcoli nella via biliare principale, cioè nel coledoco o nel dotto epatico comune. È una condizione frequente nella pratica clinica e chirurgica, perché accompagna una quota non trascurabile dei pazienti con calcolosi della colecisti, e diventa clinicamente rilevante per le sue complicanze: ittero ostruttivo, colangite e pancreatite biliare. Al Concorso SSM è uno degli argomenti più interrogati della patologia biliare, soprattutto per la scelta dell’esame giusto al momento giusto. Questa guida della redazione ne riassume tutto ciò che serve.

Che cos’è la coledocolitiasi

Per coledocolitiasi si intende la presenza di calcoli nella via biliare extraepatica principale. Si distinguono due forme. La coledocolitiasi secondaria, di gran lunga la più frequente nei paesi occidentali, è dovuta alla migrazione di calcoli formatisi nella colecisti attraverso il dotto cistico: si tratta quindi di una complicanza della calcolosi della colecisti, e i calcoli sono in genere di colesterolo o misti. La coledocolitiasi primaria, invece, si forma direttamente nelle vie biliari, tipicamente con calcoli pigmentari bruni, ed è favorita da stasi biliare e infezione cronica: stenosi, dilatazioni, diverticoli duodenali periampollari, disfunzione dello sfintere di Oddi, parassitosi biliari diffuse in alcune aree dell’Asia.

Si parla di calcoli residui quando vengono riscontrati entro un breve periodo dopo una colecistectomia, e di calcoli recidivi quando compaiono a distanza, spesso come espressione di una forma primaria.

Eziopatogenesi e fisiopatologia

I fattori di rischio coincidono in gran parte con quelli della colelitiasi: sesso femminile, età, obesità, rapido calo ponderale, gravidanza, dislipidemia, alcuni farmaci, emolisi cronica per i calcoli pigmentari neri, ed età avanzata per i calcoli primitivi del coledoco. Il calcolo nella via biliare può rimanere asintomatico, oppure ostruire in modo intermittente o persistente il flusso biliare.

L’ostruzione determina aumento della pressione endoluminale, dilatazione a monte e reflusso della bile nel sangue, con ittero colestatico. La bile stagnante si contamina facilmente con batteri di origine intestinale: in presenza di ostruzione, l’aumento della pressione favorisce il passaggio di batteri ed endotossine nel circolo, determinando la colangite acuta, potenzialmente letale. Se il calcolo si arresta a livello dell’ampolla di Vater può ostacolare anche il deflusso pancreatico e innescare una pancreatite acuta di origine biliare.

Clinica

Una parte dei pazienti è asintomatica e la diagnosi è occasionale, per esempio durante lo studio preoperatorio di una colecistectomia. Nei pazienti sintomatici il quadro tipico è la colica biliare, con dolore in epigastrio o in ipocondrio destro, che può irradiarsi alla spalla destra, associata a nausea e vomito, seguita da ittero, urine ipercromiche e feci ipocoliche. Il prurito può comparire nelle forme protratte. L’ittero della coledocolitiasi tende a essere fluttuante, perché il calcolo può spostarsi e liberare parzialmente il lume.

Le complicanze definiscono la gravità. La colangite si presenta classicamente con la triade di Charcot (febbre con brivido, ittero e dolore in ipocondrio destro); nelle forme più gravi si aggiungono ipotensione e alterazione dello stato mentale, a comporre la pentade di Reynolds. La pancreatite biliare si manifesta con dolore epigastrico a barra e rialzo degli enzimi pancreatici. Un’ostruzione cronica, rara, può portare a cirrosi biliare secondaria. A differenza dell’ittero ostruttivo neoplastico, la colecisti nella coledocolitiasi di solito non è palpabile, perché fibrotica per l’infiammazione cronica: è l’eco della classica legge di Courvoisier-Terrier.

Laboratorio e imaging

Gli esami di laboratorio mostrano un pattern colestatico: aumento della bilirubina a prevalenza coniugata, della fosfatasi alcalina e della gamma-GT. Le transaminasi possono aumentare anche in modo marcato e precoce nelle prime ore di un’ostruzione acuta, per poi ridursi: è una trappola, perché un rialzo transitorio elevato può far pensare erroneamente a un’epatite. Lipasi e amilasi vanno dosate se si sospetta pancreatite; leucocitosi e PCR elevate orientano verso la colangite. Le emocolture sono indicate in caso di febbre.

L’iter strumentale procede per gradi. Il primo esame è l’ecografia dell’addome, che dimostra la calcolosi della colecisti e la dilatazione delle vie biliari, ma visualizza direttamente il calcolo nel coledoco solo in una parte dei casi, soprattutto per l’interposizione di gas duodenale nel tratto distale. Quando la probabilità resta intermedia, gli esami di secondo livello sono la colangio-RM, non invasiva e senza radiazioni, e l’ecoendoscopia, molto accurata anche per calcoli piccoli e per il tratto distale. La TC è meno sensibile per i calcoli radiotrasparenti ma utile per complicanze e diagnosi differenziale. La colangiografia intraoperatoria permette di cercare calcoli durante la colecistectomia. La ERCP, infine, è oggi riservata soprattutto alla terapia, per via del rischio di complicanze come pancreatite post-procedurale, sanguinamento e perforazione.

Stratificazione del rischio

Un concetto chiave è la stratificazione del rischio di coledocolitiasi, proposta dalle società di endoscopia (ASGE ed ESGE) per decidere quale esame eseguire. Si combinano predittori clinici, di laboratorio ed ecografici: la presenza di un calcolo nel coledoco all’ecografia, la colangite clinica, l’aumento della bilirubina, la dilatazione del coledoco, l’età avanzata e l’alterazione degli indici di colestasi. In base a questi elementi il paziente viene collocato in una categoria di rischio alto, intermedio o basso.

La logica è questa: nel rischio alto si procede direttamente alla ERCP terapeutica; nel rischio intermedio si esegue prima un esame non invasivo o poco invasivo (colangio-RM o ecoendoscopia) per confermare; nel rischio basso si procede alla colecistectomia, eventualmente con colangiografia intraoperatoria. Le soglie precise variano tra le versioni delle linee guida e vanno studiate sul manuale aggiornato; per il concorso conta soprattutto la sequenza logica. Per la colangite si fa riferimento alle Tokyo Guidelines, che ne definiscono criteri diagnostici e gravità.

Terapia

La coledocolitiasi va trattata anche quando asintomatica, per il rischio di complicanze. Il trattamento standard è la bonifica della via biliare con ERCP, sfinterotomia endoscopica ed estrazione dei calcoli con cestello o palloncino. I calcoli voluminosi possono richiedere litotrissia meccanica, dilatazione papillare con palloncino di grande calibro o colangioscopia con litotrissia elettroidraulica o laser. Quando la bonifica non è completa si posiziona una protesi biliare temporanea.

Nella coledocolitiasi secondaria la bonifica endoscopica va seguita dalla colecistectomia laparoscopica, idealmente durante lo stesso ricovero, perché lasciare la colecisti in sede espone a recidive e a nuove complicanze. Un’alternativa in centri esperti è il trattamento in un unico tempo, con esplorazione laparoscopica della via biliare durante la colecistectomia o con tecnica rendez-vous. Nella colangite il drenaggio biliare urgente, preceduto da stabilizzazione e antibioticoterapia, è la priorità; i tempi del drenaggio dipendono dalla gravità. Nella pancreatite biliare la ERCP precoce è indicata se coesiste colangite o ostruzione biliare persistente, non di routine.

Diagnosi differenziale ed errori tipici

La diagnosi differenziale comprende le altre cause di ittero ostruttivo: carcinoma pancreatico della testa, colangiocarcinoma, ampolloma, stenosi benigne post-chirurgiche, pancreatite cronica, sindrome di Mirizzi, colangite sclerosante. Va distinta anche dalla colecistite acuta (dolore persistente con segno di Murphy, senza ittero marcato), dalle epatiti e dalle colestasi intraepatiche da farmaci, nelle quali le vie biliari non sono dilatate.

Gli errori tipici sono molto frequenti nei quiz. Indicare la ERCP come esame diagnostico di primo livello in un paziente a rischio intermedio, invece della colangio-RM o dell’ecoendoscopia. Escludere la diagnosi perché l’ecografia non vede il calcolo. Dimenticare la colecistectomia dopo la bonifica endoscopica. Ritardare il drenaggio in una colangite severa. Interpretare il picco transitorio di transaminasi come epatite. Proporre ERCP precoce in tutte le pancreatiti biliari, anche senza colangite.

Come cade la coledocolitiasi al concorso

Al Concorso SSM la coledocolitiasi compare soprattutto in casi clinici a cascata: una donna con calcolosi nota, coliche ricorrenti, ittero e indici di colestasi aumentati, ecografia con coledoco dilatato ma senza calcolo visibile. La domanda chiede quale esame eseguire, e la risposta dipende dal livello di rischio. Altre varianti presentano febbre, brivido e ittero (colangite) e chiedono la priorità terapeutica, oppure presentano una pancreatite biliare e chiedono quando indicare la ERCP. Possono comparire anche domande su segni classici come la triade di Charcot e la legge di Courvoisier-Terrier.

Per padroneggiare questi algoritmi la cosa più efficace è applicarli a molti casi diversi: sulla Piattaforma Accademia le simulazioni commentate di gastroenterologia e chirurgia spiegano passo dopo passo il ragionamento. Per vedere come sono state formulate in passato domande simili, è utile consultare anche le prove degli anni precedenti.

In sintesi

La coledocolitiasi è la presenza di calcoli nella via biliare principale, nella maggior parte dei casi migrati dalla colecisti. Si manifesta con colica e ittero colestatico fluttuante e si complica con colangite e pancreatite biliare. L’ecografia è il primo esame, ma la conferma si ottiene con colangio-RM o ecoendoscopia secondo la stratificazione del rischio, mentre la ERCP è soprattutto terapeutica. Dopo la bonifica endoscopica va eseguita la colecistectomia. Ricordare la sequenza rischio, esame, terapia è il modo più sicuro per non sbagliare le domande sulla coledocolitiasi.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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