Vie aeree difficili: predittori e algoritmi per l’SSM
6 Ottobre 2026 · Mario Lomele
La gestione delle vie aeree difficili è uno dei temi più importanti dell’anestesiologia e della medicina d’urgenza, perché l’incapacità di ossigenare un paziente è una delle poche situazioni in cui pochi minuti separano un evento gestibile da un danno cerebrale irreversibile. Per il Concorso Nazionale SSM l’argomento è ad alta resa: le domande riguardano i predittori di intubazione difficile, la classificazione di Mallampati e quella di Cormack-Lehane, i presidi alternativi all’intubazione tradizionale e soprattutto lo scenario «non intubo, non ossigeno». Questo articolo ripercorre il tema con il taglio che serve per i quiz.
Che cosa sono le vie aeree difficili
Si parla di vie aeree difficili quando un anestesista adeguatamente formato incontra difficoltà nella ventilazione in maschera facciale, nell’intubazione orotracheale, nel posizionamento di un presidio sovraglottico o nell’accesso chirurgico alle vie aeree, oppure in una combinazione di questi. La definizione è volutamente funzionale: non descrive un’anatomia, ma l’incontro fra le caratteristiche del paziente, il contesto clinico e l’esperienza dell’operatore.
È utile distinguere più livelli di difficoltà. La laringoscopia difficile è l’impossibilità di visualizzare le corde vocali con la laringoscopia convenzionale. L’intubazione difficile richiede più tentativi, presidi aggiuntivi o operatori diversi. La ventilazione difficile in maschera è l’impossibilità di garantire una ventilazione adeguata per tenuta inadeguata, resistenze elevate o ostruzione. La situazione più grave è quella in cui non si riesce né a intubare né a ossigenare il paziente con alcun presidio: è un’emergenza assoluta che impone l’accesso frontale del collo. Un altro concetto chiave è la differenza fra via aerea difficile prevista, identificata durante la valutazione, e imprevista, scoperta solo all’induzione: la seconda è quella che mette più in difficoltà e per cui esistono algoritmi dedicati.
Predittori e valutazione delle vie aeree difficili
La valutazione si inserisce nella visita anestesiologica preoperatoria e va fatta in ogni paziente. L’anamnesi è il primo strumento: una storia di intubazione difficile documentata è il predittore singolo più forte. Contano anche le patologie che alterano l’anatomia delle vie aeree: tumori del distretto testa-collo e radioterapia pregressa, infezioni come l’epiglottite e gli ascessi profondi del collo, traumi maxillo-facciali e del rachide cervicale, artrite reumatoide e spondilite anchilosante con limitata mobilità cervicale, obesità patologica, apnee notturne, acromegalia, gravidanza avanzata e sindromi malformative con micrognazia.
All’esame obiettivo si valutano l’apertura della bocca (distanza interincisiva), la classificazione di Mallampati, la distanza tiromentoniera, la capacità di protrudere la mandibola, la mobilità del collo in flesso-estensione, la circonferenza del collo, la dentatura (incisivi prominenti, denti mobili o protesi), la presenza di barba e l’indice di massa corporea. La classificazione di Mallampati, nella forma modificata, si esegue con il paziente seduto, bocca aperta al massimo e lingua protrusa senza fonazione: in classe I sono visibili palato molle, fauci, ugola e pilastri; in classe II palato molle, fauci e ugola; in classe III palato molle e base dell’ugola; in classe IV solo il palato duro. Le classi III e IV sono associate a maggiore probabilità di laringoscopia difficile.
Per la ventilazione difficile in maschera sono utili alcuni predittori facili da ricordare: barba, obesità, assenza di denti, età avanzata, russamento o apnee notturne. Nessun predittore isolato ha un’accuratezza elevata, ed è per questo che si combinano più segni e che ogni paziente deve essere gestito con un piano B già pronto.
La classificazione di Cormack-Lehane
Se il Mallampati è una previsione, la classificazione di Cormack-Lehane descrive ciò che l’operatore vede durante la laringoscopia diretta. Il grado 1 corrisponde alla visione completa della glottide; il grado 2 alla visione parziale, con solo la commissura posteriore o le aritenoidi; il grado 3 alla sola epiglottide; il grado 4 all’assenza di visione di epiglottide e glottide, con solo il palato molle. I gradi 3 e 4 identificano la laringoscopia difficile. Una domanda classica chiede di distinguere le due classificazioni: Mallampati si fa al letto del paziente prima dell’induzione, Cormack-Lehane durante la laringoscopia.
Strategia e presidi per le vie aeree difficili
La gestione si basa su un principio semplice: l’obiettivo non è intubare, ma ossigenare. Ogni strategia parte da una preossigenazione accurata, con ossigeno ad alta frazione inspirata fino a ottenere un’adeguata denitrogenazione, monitorata con la frazione espirata di ossigeno quando disponibile, eventualmente associata a ossigenazione apneica con cannule nasali ad alto flusso. La preossigenazione allunga il tempo di apnea sicura, che è ridotto nei pazienti obesi, nelle gravide, nei bambini e nei pazienti critici. Anche il posizionamento conta: la posizione «a naso annusante» e, nell’obeso, la posizione in rampa con il condotto uditivo allineato allo sterno migliorano la visione laringoscopica.
Nella via aerea difficile prevista l’opzione di riferimento è spesso l’intubazione da sveglio, in respiro spontaneo, con fibrobroncoscopio flessibile o videolaringoscopio, previa anestesia topica delle vie aeree e sedazione leggera: il paziente mantiene pervietà e respiro autonomo finché il tubo non è in trachea. In casi selezionati si pianifica direttamente una tracheostomia o una cricotiroidotomia in anestesia locale.
I presidi da conoscere sono il videolaringoscopio, che permette di vedere la glottide senza allineare gli assi e migliora la visione in molte vie aeree difficili; gli introduttori come il bougie, una guida flessibile che si fa passare in trachea sotto la epiglottide e su cui si fa scivolare il tubo; i presidi sovraglottici di seconda generazione, come la maschera laringea con canale gastrico, che permettono di ventilare e ossigenare e talvolta di intubare attraverso di essi; il fibrobroncoscopio flessibile; e il kit per l’accesso frontale del collo, oggi raccomandato nella forma della cricotiroidotomia chirurgica con bisturi, bougie e tubo.
Gli algoritmi delle società scientifiche, come quelli della Difficult Airway Society, organizzano la gestione dell’intubazione difficile imprevista in piani successivi. Il piano A è l’intubazione tracheale, con un numero limitato di tentativi e l’ottimizzazione di posizione, presidi e miorisoluzione. Il piano B è il posizionamento di un presidio sovraglottico per ossigenare. Il piano C è la ventilazione in maschera facciale, valutando se risvegliare il paziente. Il piano D, se non si riesce a ossigenare con nessun mezzo, è l’accesso frontale del collo. Il messaggio è che i tentativi ripetuti di laringoscopia peggiorano edema e sanguinamento e trasformano una via aerea difficile in una via aerea impossibile.
Farmaci nella gestione delle vie aeree
I farmaci coinvolti appartengono a poche classi. Gli anestetici generali endovenosi si usano per l’induzione; in una via aerea difficile prevista si preferiscono strategie che preservino il respiro spontaneo o che permettano di risvegliare il paziente. I bloccanti neuromuscolari migliorano le condizioni di intubazione e di ventilazione in maschera; nella sequenza rapida si usano succinilcolina o rocuronio, e la disponibilità del sugammadex, che antagonizza rapidamente il blocco da rocuronio, ha cambiato in parte la gestione. È importante ricordare però che il sugammadex non garantisce da solo il recupero di una via aerea pervia, perché ostruzione e apnea possono persistere per effetto degli altri farmaci e dell’anatomia.
Gli anestetici locali topici sono fondamentali nell’intubazione da sveglio; gli oppioidi e gli ipnotici a basse dosi servono per una sedazione che non comprometta il respiro spontaneo. I farmaci per l’emergenza, come quelli per trattare il laringospasmo, il broncospasmo e la bradicardia da ipossia, devono essere sempre pronti. Come per le altre tecniche, al concorso non si chiedono le dosi ma il ruolo di ciascuna classe.
Complicanze e conferma del posizionamento
Le complicanze principali sono l’ipossiemia, che può evolvere in bradicardia e arresto cardiaco; l’intubazione esofagea non riconosciuta, evento potenzialmente catastrofico; l’intubazione selettiva del bronco principale destro; il trauma di denti, labbra, faringe e laringe; l’inalazione di contenuto gastrico; il laringospasmo e il broncospasmo; e, a distanza, la stenosi tracheale e le lesioni delle corde vocali. La conferma del corretto posizionamento del tubo si basa sulla capnografia con curva persistente nel tempo, che è il metodo di riferimento, integrata da visione diretta del passaggio fra le corde, auscultazione ed espansione toracica. Un concetto da ricordare: la capnografia piatta durante una rianimazione fa pensare in primo luogo a un tubo in esofago.
Un altro capitolo è l’estubazione, che va pianificata con la stessa cura dell’intubazione nei pazienti con via aerea difficile: si estuba un paziente sveglio, con riflessi protettivi ripristinati e blocco neuromuscolare antagonizzato, e nei casi ad alto rischio si può lasciare in trachea un catetere di scambio che permette una reintubazione rapida.
Errori tipici e come cadono le vie aeree difficili al concorso
L’errore più grave, nella pratica come nei quiz, è insistere con ripetuti tentativi di intubazione mentre la saturazione scende, invece di passare a un presidio sovraglottico e, se necessario, all’accesso frontale del collo. Altri errori frequenti sono confondere Mallampati e Cormack-Lehane, attribuire valore assoluto a un singolo predittore, sottovalutare la preossigenazione nell’obeso e nella gravida, affidarsi all’auscultazione invece che alla capnografia per confermare l’intubazione e dimenticare che la via aerea difficile prevista si gestisce di preferenza mantenendo il respiro spontaneo.
Al Concorso SSM le vie aeree difficili compaiono in domande dirette sulle classificazioni, in casi clinici di pazienti con predittori di difficoltà (obeso con apnee notturne, paziente con tumore laringeo, trauma facciale) e soprattutto nello scenario non intubo-non ossigeno, in cui la risposta corretta è la cricotiroidotomia. Per prepararsi a questo tipo di quesiti è utile ripassare anche la classificazione ASA e la valutazione preoperatoria nel loro insieme, e poi allenarsi sui casi: sulla Piattaforma Accademia le simulazioni commentate di anestesia e urgenza propongono scenari clinici con la spiegazione passo per passo dell’algoritmo corretto.
In sintesi
Le vie aeree difficili comprendono la difficoltà di ventilazione in maschera, di laringoscopia, di intubazione, di posizionamento di un presidio sovraglottico e di accesso chirurgico. Si prevedono con anamnesi e predittori clinici come Mallampati, apertura della bocca, distanza tiromentoniera, mobilità del collo, obesità e apnee notturne, mentre la classificazione di Cormack-Lehane descrive la visione laringoscopica. La gestione si fonda su preossigenazione, posizionamento, presidi come videolaringoscopio, bougie e sovraglottici, e su algoritmi a piani successivi che culminano nell’accesso frontale del collo quando non si riesce a ossigenare. La capnografia è il metodo di riferimento per confermare l’intubazione. Al concorso conta ricordare che l’obiettivo è ossigenare, non intubare.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
