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Concorso SSM

Classificazione ASA: le classi del rischio anestesiologico

27 Settembre 2026 · Mario Lomele

Classificazione ASA: le classi del rischio anestesiologico

La classificazione ASA è il sistema più usato al mondo per descrivere lo stato fisico di un paziente prima di un intervento chirurgico o di una procedura in anestesia. È nata nell’ambito dell’American Society of Anesthesiologists, da cui prende il nome, e compare in ogni cartella anestesiologica. Al Concorso SSM la si ritrova in domande di anestesiologia, chirurgia generale e medicina perioperatoria, quasi sempre in forma di caso clinico: un paziente con alcune comorbilità, e la richiesta di attribuire la classe corretta. In questo articolo ripercorriamo definizione, classi con esempi, suffisso di emergenza, limiti ed errori tipici.

Che cos’è la classificazione ASA

La classificazione ASA, il cui nome completo è ASA Physical Status Classification System, è una scala di valutazione dello stato fisico preoperatorio del paziente. Il suo scopo originario non era calcolare il rischio di un singolo intervento, ma offrire un linguaggio comune per descrivere quanto un paziente sia malato nel suo complesso, indipendentemente dalla procedura che dovrà affrontare. Si esprime in sei classi, dalla I alla VI, a cui si può aggiungere la lettera E quando l’intervento è in urgenza o emergenza.

Anche se non nasce come punteggio di rischio, la classe ASA si correla in modo coerente con la morbilità e la mortalità perioperatoria: a parità di intervento, un paziente in classe più alta ha una probabilità maggiore di complicanze. Per questo la classe ASA viene utilizzata per pianificare il tipo di anestesia, il monitoraggio, la necessità di un posto in terapia intensiva o semintensiva dopo l’intervento, la scelta tra regime ambulatoriale e ricovero, e come variabile di aggiustamento nei confronti tra ospedali e negli studi clinici.

Le sei classi ASA con esempi

La definizione di ciascuna classe è volutamente breve, e la società scientifica ha aggiunto nel tempo esempi per ridurre la variabilità tra valutatori. Gli esempi che seguono ricalcano quelli comunemente riportati nella versione aggiornata e sono quelli da conoscere per il concorso.

Classe Definizione Esempi tipici nell’adulto
ASA I Paziente sano Non fumatore, consumo di alcol minimo o assente, nessuna malattia sistemica
ASA II Malattia sistemica lieve Fumatore attivo, consumo sociale di alcol, gravidanza, obesità non grave, ipertensione o diabete ben controllati, malattia polmonare lieve
ASA III Malattia sistemica severa Diabete o ipertensione scarsamente controllati, BPCO, obesità grave, epatite attiva, dipendenza da alcol, pacemaker, riduzione moderata della frazione di eiezione, dialisi regolare, infarto o ictus pregressi da oltre qualche mese
ASA IV Malattia sistemica severa che rappresenta una costante minaccia per la vita Infarto, ictus o TIA recenti, ischemia cardiaca in atto, valvulopatia severa, grave riduzione della frazione di eiezione, sepsi, coagulazione intravascolare disseminata, insufficienza renale acuta o terminale non in dialisi regolare
ASA V Paziente moribondo che non si prevede sopravviva senza l’intervento Rottura di aneurisma aortico, politrauma massivo, emorragia intracranica con effetto massa, ischemia intestinale con grave patologia cardiaca o insufficienza multiorgano
ASA VI Paziente in morte cerebrale i cui organi vengono prelevati a scopo di donazione Donatore d’organi dopo accertamento di morte

Leggere bene la tabella aiuta a capire la logica della scala. La differenza tra II e III non sta nella diagnosi, ma nel grado di compenso e di limitazione funzionale: lo stesso diabete è in classe II se ben controllato e senza danno d’organo, in classe III se scarsamente controllato o complicato. Allo stesso modo, un pregresso infarto collocato lontano nel tempo sposta il paziente in classe III, mentre un infarto recente o un’ischemia in atto lo portano in classe IV. Chi vuole ripassare le patologie che più spesso determinano la classe può riprendere il capitolo sulla BPCO e quello sullo scompenso cardiaco, che in anestesia pesano molto.

Il suffisso E e le situazioni particolari

La lettera E si aggiunge alla classe quando l’intervento è in emergenza, definita come una situazione in cui un ritardo nel trattamento aumenterebbe in modo significativo il rischio per la vita o per una parte del corpo. Un paziente altrimenti sano operato d’urgenza per un’appendicite perforata sarà quindi ASA IE; un paziente con diabete scompensato operato per un’occlusione intestinale potrà essere ASA IIIE. Il suffisso non cambia la classe, ma segnala un rischio aggiuntivo legato alle condizioni dell’urgenza: digiuno non garantito, instabilità, tempi ridotti per ottimizzare il paziente.

Per la gravidanza, gli esempi aggiornati collocano la gestante normale in classe II, perché la gravidanza comporta modificazioni fisiologiche con impatto sull’anestesia; condizioni come la preeclampsia con segni di gravità possono spostarla in classi più alte. In età pediatrica esistono esempi specifici che tengono conto di cardiopatie congenite, prematurità, malformazioni e sindromi genetiche. In ogni caso la regola rimane la stessa: si valuta il paziente nel suo insieme, non la singola malattia.

Come si attribuisce la classe: il ragionamento

Per attribuire la classe corretta conviene porsi tre domande in sequenza. La prima: il paziente ha una malattia sistemica? Se no, è in classe I. La seconda: la malattia limita in modo sostanziale la sua attività funzionale? Se la malattia è presente ma ben controllata e senza limitazioni significative, siamo in classe II; se ci sono limitazioni funzionali sostanziali, una o più malattie moderate-severe o scarsamente controllate, siamo in classe III. La terza: la malattia è una minaccia costante per la vita? Se sì, classe IV. Il paziente che non sopravvivrebbe senza intervento è in classe V.

La presenza di più comorbilità lievi non si somma automaticamente: tre patologie ben compensate non fanno una classe IV. Conta la malattia più grave e il suo impatto funzionale complessivo. Allo stesso modo l’età, di per sé, non determina la classe: un anziano in buona salute può essere ASA I o II. L’obesità viene inquadrata in base al grado, con l’obesità grave che rientra nella classe III; per un ripasso generale puoi vedere l’approfondimento sull’obesità.

Limiti della classificazione ASA

La classificazione ASA ha limiti noti, che sono a loro volta oggetto di domande. È soggettiva: valutatori diversi possono attribuire classi diverse allo stesso paziente, soprattutto nella zona di confine tra II e III. Non considera il tipo di intervento: un paziente ASA II ha rischi molto diversi se deve sottoporsi a una cataratta o a una esofagectomia. Non considera la gestione delle vie aeree, che si valuta a parte con strumenti come la classificazione di Mallampati, la distanza tiro-mentoniera e l’apertura della bocca. Non considera infine l’età, la fragilità e lo stato nutrizionale in modo esplicito.

Per questo la classe ASA si affianca ad altri strumenti. Per il rischio cardiaco perioperatorio negli interventi non cardiaci si usa spesso il Revised Cardiac Risk Index di Lee, che considera tipo di chirurgia, cardiopatia ischemica, scompenso, malattia cerebrovascolare, diabete insulino-trattato e insufficienza renale. La capacità funzionale del paziente, espressa in equivalenti metabolici (per esempio la capacità di salire due rampe di scale), è un altro elemento chiave della valutazione. La valutazione preoperatoria comprende inoltre la raccolta del consenso informato all’anestesia, l’anamnesi di reazioni avverse ad anestetici e la familiarità per complicanze come l’ipertermia maligna.

Classificazione ASA e scelta del percorso

Nella pratica, la classe ASA orienta scelte organizzative concrete. I pazienti in classe I e II sono in genere candidabili a chirurgia ambulatoriale o di giorno, se l’intervento lo consente. I pazienti in classe III possono esserlo dopo una valutazione attenta e con patologia stabilizzata. I pazienti in classe IV richiedono in genere un ricovero, un’ottimizzazione preoperatoria quando il tempo lo permette e spesso un monitoraggio postoperatorio intensivo. La classe ASA è anche un criterio per decidere il livello di sedazione gestibile in contesti fuori dalla sala operatoria, come endoscopia e radiologia interventistica, e la presenza obbligatoria dell’anestesista nelle classi più alte.

Come cade la classificazione ASA al concorso: errori tipici

Le domande sulla classificazione ASA sono quasi sempre casi clinici, e gli errori tipici sono ricorrenti. Il primo è confondere la diagnosi con il grado di compenso: ipertensione o diabete non bastano per la classe III se sono ben controllati. Il secondo è dimenticare che il fumatore attivo e la gestante sana sono in classe II, non in classe I. Il terzo è sommare le comorbilità lievi arrivando a classi troppo alte. Il quarto è attribuire la lettera E a qualunque intervento non programmato, invece che solo a quelli in cui il ritardo aumenta davvero il rischio. Il quinto è pensare che la classe ASA tenga conto del tipo di chirurgia o delle vie aeree, cosa che non fa.

Un’altra trappola riguarda la classe VI: non indica un paziente estremamente grave, ma il donatore in morte cerebrale. E attenzione alla differenza tra infarto recente (classe IV) e infarto pregresso stabilizzato (classe III). Per allenarti su casi clinici di anestesiologia con la spiegazione di ogni alternativa, le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia sono un buon modo per consolidare questo ragionamento.

In sintesi

La classificazione ASA descrive lo stato fisico preoperatorio del paziente in sei classi: I sano, II malattia sistemica lieve, III malattia sistemica severa, IV malattia che minaccia costantemente la vita, V paziente moribondo, VI donatore in morte cerebrale; la lettera E segnala l’emergenza. La classe dipende dal grado di compenso e dalla limitazione funzionale, non dalla semplice diagnosi. Si correla con gli esiti perioperatori ma non considera il tipo di intervento, le vie aeree né l’età, e per questo si affianca ad altri strumenti come il Revised Cardiac Risk Index e la valutazione della capacità funzionale.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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