Streptococco beta emolitico: gruppo A e B per l’SSM
6 Ottobre 2026 · Mario Lomele
Con l’espressione streptococco beta emolitico si indicano gli streptococchi che, coltivati su agar sangue, producono un’emolisi completa, cioè un alone chiaro e trasparente attorno alle colonie. In questo gruppo rientrano patogeni di grande importanza clinica: lo streptococco di gruppo A, Streptococcus pyogenes, responsabile di faringiti, infezioni cutanee, infezioni invasive e complicanze immunologiche; lo streptococco di gruppo B, Streptococcus agalactiae, protagonista delle infezioni neonatali; e gli streptococchi dei gruppi C e G. Per il Concorso Nazionale SSM è un tema classico, che attraversa microbiologia, pediatria, ostetricia, dermatologia, cardiologia e nefrologia. In questa guida lo ripercorriamo con un taglio da manuale, inquadrandolo anche nel contesto delle infezioni ospedaliere e delle resistenze.
Che cos’è lo streptococco beta emolitico
Gli streptococchi sono cocchi Gram-positivi disposti in catenelle, catalasi negativi, anaerobi facoltativi. Si classificano in base al tipo di emolisi su agar sangue: alfa-emolitici (emolisi parziale, alone verdastro, come lo pneumococco e gli streptococchi viridanti), beta-emolitici (emolisi completa) e gamma (nessuna emolisi). I beta-emolitici vengono poi suddivisi secondo la classificazione di Lancefield, basata sui carboidrati della parete: gruppo A, gruppo B, gruppi C e G e così via.
Lo streptococco di gruppo A si riconosce classicamente per la sensibilità alla bacitracina e per la positività del test PYR; lo streptococco di gruppo B è resistente alla bacitracina, idrolizza l’ippurato e dà positività al test CAMP. I principali fattori di virulenza del gruppo A sono la proteina M, che ostacola la fagocitosi ed è implicata nel mimetismo molecolare, la capsula di acido ialuronico, le streptolisine O e S responsabili dell’emolisi, gli enzimi come streptochinasi, ialuronidasi e DNasi che favoriscono la diffusione nei tessuti, e le esotossine pirogeniche, superantigeni alla base della scarlattina e della sindrome da shock tossico streptococcico.
Fattori di rischio e trasmissione
Lo streptococco di gruppo A si trasmette da persona a persona tramite goccioline respiratorie e per contatto diretto con lesioni cutanee. Colpisce soprattutto i bambini in età scolare per le forme faringee, ma le forme invasive interessano anche adulti e anziani. I fattori di rischio per l’infezione invasiva comprendono lesioni cutanee e ferite, varicella in corso nel bambino, interventi chirurgici, parto e puerperio, diabete, tossicodipendenza per via endovenosa, malattie croniche e condizioni di sovraffollamento. Sono descritti focolai in strutture di lungodegenza e in ospedale, compresi casi post-chirurgici e post-partum: lo streptococco beta emolitico di gruppo A rientra quindi anche tra i possibili germi delle infezioni correlate all’assistenza.
Lo streptococco di gruppo B colonizza il tratto gastrointestinale e genitale femminile senza dare sintomi; il rischio principale è la trasmissione al neonato durante il parto. Nell’adulto colpisce soprattutto anziani, diabetici e immunodepressi.
Quadri clinici del gruppo A
Le manifestazioni dello streptococco di gruppo A si dividono in suppurative, tossiniche e non suppurative. Tra le suppurative la più frequente è la faringite streptococcica, con febbre, mal di gola, essudato tonsillare, adenopatia laterocervicale dolente e tipicamente assenza di tosse. Seguono le infezioni cutanee: impetigine, erisipela, che è un’infezione superficiale a margini netti e rilevati, e cellulite infettiva. Le forme invasive comprendono batteriemia, polmonite, sepsi puerperale e la temibile fascite necrotizzante, caratterizzata da dolore sproporzionato rispetto ai segni cutanei e da rapida progressione.
Le forme tossiniche sono la scarlattina, con esantema a carta vetrata, lingua a fragola e desquamazione, e la sindrome da shock tossico streptococcico, che associa ipotensione e insufficienza multiorgano, spesso a partire da un’infezione dei tessuti molli.
Le complicanze non suppurative sono immunomediate e compaiono dopo un intervallo libero. La febbre reumatica segue la faringite, non le infezioni cutanee, e si diagnostica con i criteri di Jones (cardite, poliartrite migrante, corea, noduli sottocutanei, eritema marginato). La glomerulonefrite post-streptococcica può seguire sia la faringite sia le infezioni cutanee e si manifesta con ematuria, edemi, ipertensione e riduzione del complemento.
Quadri clinici del gruppo B e dei gruppi C e G
Lo streptococco di gruppo B è una delle principali cause di infezione neonatale. Si distinguono una forma precoce, che compare nei primi giorni di vita come sepsi, polmonite o meningite ed è legata alla trasmissione durante il parto, e una forma tardiva, che compare nelle settimane successive e si presenta più spesso con meningite. Nella donna può causare infezioni urinarie, corioamnionite ed endometrite post-partum; nell’adulto fragile infezioni cutanee, osteoarticolari, batteriemie ed endocarditi.
Gli streptococchi dei gruppi C e G causano quadri simili a quelli del gruppo A, come faringiti, cellulite e batteriemie, soprattutto in anziani e pazienti con comorbilità, ma raramente danno febbre reumatica.
Diagnosi
Per la faringite si utilizzano il test rapido per l’antigene dello streptococco di gruppo A su tampone faringeo e, se negativo nel bambino con sospetto clinico, la coltura del tampone. Gli score clinici come quello di Centor, con le sue varianti, aiutano a decidere quando eseguire il test, ma non sostituiscono la conferma microbiologica. Nelle forme invasive si eseguono più set di emocoltura e colture del materiale prelevato dal sito di infezione; nella fascite necrotizzante la diagnosi è clinica e chirurgica, e l’esplorazione non va ritardata per attendere esami di imaging.
Per le complicanze non suppurative si cercano le prove di una recente infezione con il titolo antistreptolisinico (TAS) o altri anticorpi antistreptococcici. Per lo streptococco di gruppo B in gravidanza si esegue lo screening con tampone vagino-rettale nel terzo trimestre, secondo i protocolli in uso.
Principi di terapia e resistenze
Lo streptococco beta emolitico di gruppo A è rimasto universalmente sensibile alla penicillina: non sono descritti ceppi clinicamente resistenti, ed è un concetto molto amato dal concorso. Nella faringite i farmaci di prima scelta sono penicillina o amoxicillina, per un ciclo completo, con l’obiettivo principale di prevenire la febbre reumatica. Nei pazienti allergici si usano cefalosporine, se l’allergia non è grave, oppure macrolidi o clindamicina, tenendo presente che la resistenza ai macrolidi è in aumento e varia a seconda delle aree.
Nelle infezioni invasive gravi, come fascite necrotizzante e sindrome da shock tossico, si associa alla penicillina la clindamicina, che inibisce la sintesi proteica e quindi la produzione di tossine e non risente dell’effetto inoculo; può essere valutata l’immunoglobulina endovenosa. Nella fascite necrotizzante il trattamento chirurgico con debridement urgente è salvavita e non è sostituibile dalla terapia antibiotica. Per lo streptococco di gruppo B la penicillina resta il farmaco di riferimento, impiegata anche nella profilassi intrapartum delle donne colonizzate. Per un quadro generale sui farmaci è utile ripassare gli antibiotici beta-lattamici.
Isolamento e controllo
Il paziente con infezione invasiva da streptococco di gruppo A, scarlattina o faringite in ambito ospedaliero va gestito con precauzioni da droplet nelle prime ore di terapia efficace; le ferite e le lesioni cutanee estese richiedono anche precauzioni da contatto. L’igiene delle mani e il corretto uso dei dispositivi di protezione durante le medicazioni sono essenziali. In caso di casi invasivi in reparto, soprattutto chirurgici e ostetrici, si avviano indagini epidemiologiche per individuare eventuali portatori tra pazienti e operatori. Nei contatti stretti di casi invasivi la profilassi antibiotica può essere considerata secondo le indicazioni delle autorità sanitarie.
Errori tipici e come cade lo streptococco beta emolitico al concorso
Gli errori più comuni sono pochi e prevedibili. Pensare che la febbre reumatica possa seguire un’impetigine: segue solo la faringite, mentre la glomerulonefrite può seguire entrambe. Credere che la terapia antibiotica della faringite prevenga la glomerulonefrite: previene la febbre reumatica, non con certezza la glomerulonefrite. Ipotizzare una resistenza del gruppo A alla penicillina. Confondere i test di laboratorio: bacitracina sensibile e PYR positivo per il gruppo A, CAMP test e ippurato per il gruppo B. Ritardare la chirurgia nella fascite necrotizzante.
Al concorso lo streptococco beta emolitico cade come domanda di microbiologia sulla classificazione di Lancefield e sui fattori di virulenza, come caso pediatrico di faringite con decisione terapeutica, come caso di bambino con artrite migrante e soffio settimane dopo un mal di gola, come caso di edemi ed ematuria dopo un’infezione cutanea, e come caso ostetrico-neonatale sulla profilassi per il gruppo B. Per allenarti a riconoscere questi scenari puoi usare le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia.
In sintesi
Lo streptococco beta emolitico comprende i cocchi Gram-positivi in catenelle che producono emolisi completa, classificati secondo Lancefield. Il gruppo A causa faringite, infezioni cutanee, fascite necrotizzante, scarlattina e shock tossico, oltre alle complicanze immunologiche come febbre reumatica e glomerulonefrite. Il gruppo B è responsabile delle infezioni neonatali precoci e tardive. La penicillina resta il farmaco di riferimento, con clindamicina in associazione nelle forme tossiniche e chirurgia urgente nella fascite. Precauzioni da droplet e da contatto, igiene delle mani e sorveglianza dei casi invasivi completano la gestione.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
