Emocoltura: quando farla, come prelevarla e come leggerla
5 Ottobre 2026 · Mario Lomele
L’emocoltura è l’esame microbiologico che ricerca batteri e miceti vivi nel sangue, inoculando campioni di sangue venoso in flaconi con terreno di coltura che vengono incubati in sistemi automatici. Quando cresce un microrganismo, il laboratorio esegue la colorazione di Gram, l’identificazione e l’antibiogramma. È l’indagine cardine per la diagnosi di batteriemia e fungemia, per la conferma dell’endocardite infettiva e per la gestione della sepsi, ed è uno degli esami in cui la tecnica di prelievo decide più di ogni altra cosa l’utilità del risultato. Al Concorso SSM le emocolture compaiono sia come domanda diretta di microbiologia sia, più spesso, come passaggio obbligato nei casi clinici di febbre e shock.
Che cos’è l’emocoltura e cosa misura
Il sangue di un soggetto sano è sterile. La presenza transitoria di batteri può verificarsi dopo manovre banali come lo spazzolamento dei denti, ma si risolve rapidamente senza conseguenze. Si parla di batteriemia quando i germi sono dimostrabili in circolo, di fungemia quando si tratta di lieviti come Candida. La batteriemia può essere intermittente, come negli ascessi o nelle infezioni focali che scaricano germi a ondate, oppure continua, come nell’endocardite e nelle infezioni endovascolari, dove la sorgente è a contatto diretto con il flusso ematico.
Un set di emocolture è formato in genere da un flacone per aerobi e uno per anaerobi riempiti con sangue prelevato da un’unica venipuntura. L’esame non dà una misura quantitativa della carica come accade per l’urina: dice se un germe cresce, quanto tempo impiega a crescere e in quanti set è presente. Proprio il numero di set positivi e il tipo di germe permettono di distinguere un’infezione vera da una contaminazione cutanea.
Indicazioni all’emocoltura
L’indicazione classica è la febbre con sospetto di infezione sistemica: paziente con brivido scuotente, sospetta sepsi o shock settico, polmonite grave, pielonefrite, colangite, sospetta meningite batterica, infezioni di protesi o di cateteri venosi centrali, febbre nel paziente neutropenico e sospetta endocardite. Anche l’ipotermia inspiegata nell’anziano o nel neonato, l’alterazione dello stato di coscienza o un’acidosi lattica di origine non chiara in un paziente fragile possono essere manifestazioni di batteriemia e meritano il prelievo.
Nella neutropenia febbrile le emocolture si raccolgono subito, senza ritardare l’antibiotico, prelevando sia da vena periferica sia da ogni lume del catetere centrale. Nella febbre di origine sconosciuta si ripetono più set nel tempo. Non sono invece indicate nella febbre lieve di un paziente in buone condizioni con un’infezione localizzata non complicata, come una faringite o una cistite semplice, dove la resa è bassissima e i falsi positivi da contaminazione superano i veri positivi.
Controindicazioni
Non esistono controindicazioni assolute: è un prelievo venoso. Le cautele sono quelle di ogni venipuntura, cioè evitare arti con fistola artero-venosa per dialisi, arti con linfedema o sede di infezione cutanea, e prestare attenzione nei pazienti con grave piastrinopenia. La vera controindicazione è temporale e pratica: non si deve ritardare l’antibiotico in un paziente settico per attendere un prelievo difficile. Le emocolture vanno raccolte prima della terapia quando è possibile farlo rapidamente, ma nello shock la priorità resta la somministrazione tempestiva dell’antibiotico.
Come si esegue l’emocoltura: tecnica in sintesi
Il punto centrale è l’asepsi. Dopo igiene delle mani e uso di guanti, si disinfetta la cute con un antisettico come la clorexidina alcolica, lasciandolo asciugare completamente; si disinfettano anche i tappi in gomma dei flaconi. Non si palpa di nuovo la sede disinfettata senza guanto sterile. Si prelevano due o tre set da sedi di venipuntura diverse, tradizionalmente distanziati di pochi minuti; nella sospetta endocardite subacuta si raccolgono set a distanza nel tempo, ma senza aspettare il picco febbrile, perché nelle batteriemie continue il momento del prelievo conta poco.
Il volume di sangue è il principale determinante della sensibilità: nell’adulto si raccomanda di riempire ciascun flacone con il volume indicato dal produttore, all’incirca una decina di millilitri, così che ogni set raccolga circa venti millilitri. Flaconi poco riempiti riducono drasticamente la probabilità di isolare il germe. Nel bambino si usano flaconi pediatrici con volumi proporzionati al peso.
Il prelievo da catetere venoso centrale è accettabile, ma andrebbe sempre accompagnato da un set periferico: il confronto tra i due, con il tempo di positivizzazione più breve per il campione dal catetere, aiuta a diagnosticare l’infezione correlata al dispositivo. I flaconi vanno etichettati con sede e ora del prelievo e inviati rapidamente in laboratorio, senza refrigerarli.
Complicanze
Le complicanze per il paziente sono quelle di un prelievo venoso: ematoma, dolore, raramente flebite o infezione locale. Il problema clinico più rilevante è il falso positivo da contaminazione, che comporta ricoveri prolungati, antibiotici inutili, spesso vancomicina, ulteriori esami e rischio di infezione da Clostridioides difficile. Per questo molti ospedali monitorano il proprio tasso di contaminazione come indicatore di qualità. Anche il prelievo eccessivo e ripetuto ha un costo, soprattutto nel neonato e nel paziente anemico.
Interpretazione dei risultati
Un’emocoltura positiva va letta tenendo insieme il germe, il numero di set positivi e il quadro clinico. Alcuni microrganismi, se isolati, vanno considerati sempre patogeni anche in un solo set: Staphylococcus aureus, Streptococcus pneumoniae, enterobatteri, Pseudomonas aeruginosa, Candida e anaerobi come i bacteroides. L’isolamento di S. aureus in particolare impone di cercare un focolaio profondo, di ripetere le emocolture per documentarne la negativizzazione e di valutare l’endocardite con l’ecocardiogramma.
Altri germi, come stafilococchi coagulasi-negativi, corinebatteri, Cutibacterium acnes e Bacillus diversi dall’antrace, sono tipici contaminanti cutanei: se crescono in un solo set su più prelievi sono quasi sempre contaminanti; se crescono in più set indipendenti, soprattutto in un paziente con protesi, valvole o cateteri, possono essere veri patogeni. Lo Streptococcus gallolyticus, già bovis, in emocoltura impone di cercare una neoplasia del colon; il gruppo HACEK e altri germi esigenti spiegano parte delle endocarditi con colture negative, insieme alla terapia antibiotica preventiva.
Un’emocoltura negativa non esclude l’infezione: la sensibilità è limitata da volume insufficiente, antibiotico già in corso e germi difficili da coltivare. Biomarcatori come la procalcitonina possono aiutare a stimare la probabilità di infezione batterica, ma non sostituiscono la coltura e non danno l’antibiogramma.
Errori tipici
Gli errori più comuni sono pochi e ricorrenti. Raccogliere un solo set, che rende impossibile distinguere contaminazione e infezione. Riempire poco i flaconi. Prelevare solo dal catetere venoso centrale. Non aspettare l’asciugatura dell’antisettico. Iniziare l’antibiotico in un paziente stabile prima del prelievo, rendendo l’esame poco sensibile. All’opposto, ritardare l’antibiotico in un paziente in shock per inseguire un accesso difficile. Sul piano interpretativo, trattare come vero patogeno uno stafilococco coagulasi-negativo isolato in un solo flacone, o all’inverso liquidare come contaminante uno S. aureus, è un errore che i casi clinici amano proporre.
Come cade l’emocoltura al concorso SSM
Al concorso l’emocoltura compare soprattutto nei casi clinici di febbre: nel paziente con sospetta sepsi la risposta corretta prevede di raccogliere emocolture e poi iniziare rapidamente l’antibiotico empirico; nel sospetto di endocardite si chiedono emocolture multiple prima della terapia ed ecocardiografia. Sono frequenti anche quesiti su quanti set prelevare e da quali sedi, sul significato dei contaminanti cutanei, sull’associazione tra S. gallolyticus e carcinoma del colon e sul confronto tra prelievo periferico e da catetere. Le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia propongono quesiti di questo tipo con la spiegazione delle risposte, utile per capire dove si annidano i distrattori.
In sintesi
L’emocoltura cerca germi vivi nel sangue ed è indispensabile nella sepsi, nell’endocardite, nella neutropenia febbrile e nelle infezioni gravi. Si raccolgono almeno due set da sedi diverse, con antisepsi rigorosa e flaconi ben riempiti, possibilmente prima dell’antibiotico ma senza ritardarlo nello shock. Alcuni germi sono sempre patogeni, altri sono tipici contaminanti da valutare sul numero di set positivi; una coltura negativa non esclude l’infezione. Per il concorso ricorda l’ordine delle azioni nel paziente settico e il significato di S. aureus e S. gallolyticus isolati nel sangue.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
