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Concorso SSM

Sepsi: definizione, SOFA, shock settico e prima ora

11 Settembre 2026 · Mario Lomele

Sepsi: definizione, SOFA, shock settico e prima ora

La sepsi è la malattia in cui il tempo pesa più della diagnosi esatta. Il germe si scopre dopo, la sede si trova dopo: quello che decide l’esito è riconoscere nelle prime ore che un’infezione sta facendo male all’intero organismo, e agire prima di avere tutte le risposte. È anche uno degli argomenti che il concorso ha rivisto di più negli ultimi anni, perché la definizione stessa è cambiata.

Questa guida segue quel filo: che cos’è oggi la sepsi, come si riconosce in reparto e in pronto soccorso, che cosa si fa nella prima ora e dove cadono le domande.

Che cos’è la sepsi, con la definizione attuale

La definizione corrente la descrive come una disfunzione d’organo pericolosa per la vita, causata da una risposta disregolata dell’ospite a un’infezione. Ogni parola conta. Non è l’infezione in sé, e non è la febbre: è il danno agli organi — reni, polmoni, cervello, coagulazione, circolo — prodotto da una risposta infiammatoria che ha perso il controllo. Un’infezione senza disfunzione d’organo non è sepsi.

Lo shock settico è il sottogruppo più grave: sepsi con ipotensione che richiede vasopressori per mantenere una pressione arteriosa media adeguata, e con lattati elevati nonostante un’adeguata reintegrazione di liquidi. La combinazione di vasopressori e lattati alti identifica un rischio di morte molto più alto della sola ipotensione.

Il vecchio concetto di SIRS — la risposta infiammatoria sistemica definita da temperatura, frequenza cardiaca, frequenza respiratoria e globuli bianchi — non è più il criterio diagnostico: troppo sensibile, positivo in metà dei ricoverati, incapace di distinguere chi sta rischiando la vita. Resta utile come segnale d’allarme, non come definizione.

Come si riconosce: SOFA e i segnali al letto

La disfunzione d’organo si misura con il punteggio SOFA, che valuta sei sistemi: respirazione, coagulazione, fegato, circolo, sistema nervoso centrale e rene. Un aumento acuto del punteggio, in un paziente con infezione sospetta, definisce la sepsi. È uno strumento da terapia intensiva, che richiede esami di laboratorio.

Per il letto del paziente e il triage esiste una versione rapida, il qSOFA, con tre elementi immediati: alterazione dello stato mentale, frequenza respiratoria elevata e pressione sistolica bassa. Due su tre in un paziente con infezione identificano chi va valutato subito. Ha una sensibilità limitata — un qSOFA negativo non esclude nulla — e va usato come campanello, non come filtro.

Al di là dei punteggi, i segni che devono far pensare alla sepsi sono quelli della perfusione che cede: confusione o sonnolenza in un paziente prima lucido, oliguria, cute marezzata e fredda, tempo di riempimento capillare allungato, tachipnea che precede spesso ogni altro segno, ipotensione. E il dato di laboratorio che pesa di più: i lattati, che salgono quando i tessuti non ricevono abbastanza ossigeno e che l’emogasanalisi restituisce in pochi minuti.

Un errore frequente è aspettare la febbre. L’anziano, l’immunodepresso e il paziente in steroidi possono essere settici e ipotermici, o normotermici: la temperatura normale non tranquillizza.

Da dove viene: le sedi e i germi

Le sedi più frequenti sono il polmone, le vie urinarie, l’addome — peritoniti, colangiti, ascessi — la cute e i tessuti molli, e i dispositivi: cateteri venosi, cateteri vescicali, protesi. Trovare la sede non è un lusso diagnostico: alcune sedi richiedono un controllo della sorgente — drenare un ascesso, rimuovere un catetere, decomprimere una via biliare ostruita come nella colangite acuta — senza il quale gli antibiotici da soli non bastano.

I germi cambiano con la sede, con il contesto — comunitario, ospedaliero, paziente immunodepresso — e con la storia di colonizzazioni e antibiotici recenti. È questo che guida la terapia empirica iniziale, prima che le colture rispondano.

La prima ora: che cosa si fa subito

La gestione iniziale si riassume in un pacchetto di interventi da avviare il prima possibile, idealmente entro la prima ora dal riconoscimento:

  1. misurare i lattati, e ripeterli se elevati, per seguire la risposta;
  2. prelevare le emocolture — almeno due set — e le colture dalla sede sospetta prima dell’antibiotico, purché questo non lo ritardi in modo significativo;
  3. somministrare antibiotici ad ampio spettro, endovenosi, scelti sulla sede probabile e sul contesto: ogni ora di ritardo nello shock settico costa in mortalità;
  4. infondere cristalloidi in modo rapido nei pazienti ipotesi o con lattati elevati, con un volume iniziale guidato dal peso e poi dalla risposta;
  5. avviare i vasopressori — la noradrenalina è il farmaco di prima scelta — se l’ipotensione persiste nonostante i liquidi, con l’obiettivo di una pressione arteriosa media adeguata.

Poi si rivaluta di continuo: diuresi, stato mentale, perfusione periferica, lattati. Il trattamento non è una lista da spuntare ma un ciclo di intervento e verifica.

Le complicanze, e la differenziale che inganna

La sepsi può evolvere in insufficienza respiratoria fino all’ARDS, insufficienza renale acuta, coagulazione intravascolare disseminata, insufficienza epatica, encefalopatia e, nello shock settico, insufficienza multiorgano. L’insufficienza surrenalica relativa va tenuta a mente nel paziente che non risponde ai vasopressori, e in chi è in terapia steroidea cronica la crisi surrenalica può presentarsi identica a uno shock settico.

Le imitazioni sono la parte difficile: uno shock può essere cardiogeno, ipovolemico, anafilattico, ostruttivo. Uno stato confusionale con febbre può essere una chetoacidosi scatenata da un’infezione, dove il problema principale è metabolico. Una tachicardia con ipotensione in un paziente con valvulopatia può essere un’endocardite che ha scompensato il cuore. La sepsi va trattata come tale mentre si esclude il resto, non dopo.

Dopo la prima ora

Quando le colture rispondono, l’antibiotico si restringe sul germe isolato: la de-escalation riduce tossicità, resistenze e infezioni da Clostridioides difficile. Si fissa una durata, di norma breve se la sorgente è controllata. Si continua il controllo della sorgente. Si gestiscono le disfunzioni d’organo: ventilazione protettiva, terapia sostitutiva renale se serve, controllo glicemico ragionevole, profilassi delle trombosi. Gli steroidi a basse dosi hanno un ruolo nello shock settico che non risponde ai vasopressori.

Come cade la sepsi al concorso

Le forme sono tre. La domanda definitoria, che verifica se si conosce la definizione attuale — disfunzione d’organo da risposta disregolata — e i criteri dello shock settico, vasopressori più lattati. Il caso clinico, spesso un anziano confuso e tachipnoico con un’infezione urinaria, dove si chiede il primo provvedimento: emocolture e antibiotico, non aspettare la TC. La domanda sulla gestione, con la noradrenalina come vasopressore di scelta e i cristalloidi come primo liquido.

Per fare pratica con i casi che chiedono di decidere in fretta, le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia ripropongono la struttura delle domande reali, comprese quelle a scenario.

In sintesi

La sepsi è una disfunzione d’organo pericolosa per la vita causata da una risposta disregolata a un’infezione; lo shock settico ne è la forma più grave, con vasopressori e lattati elevati. Si riconosce dai segni della perfusione che cede — confusione, tachipnea, oliguria, cute marezzata — e dal SOFA, con il qSOFA come campanello. Nella prima ora si misurano i lattati, si prelevano le colture, si dà l’antibiotico, si infondono cristalloidi e si avvia la noradrenalina se serve. Poi si trova e si controlla la sorgente, e si restringe la terapia sul germe isolato.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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