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Emogasanalisi (EGA): come si interpreta, con i valori normali

26 Agosto 2026 · Mario Lomele

Emogasanalisi (EGA): come si interpreta, con i valori normali

L’emogasanalisi (EGA) è l’esame che fotografa in pochi minuti equilibrio acido-base, ossigenazione e ventilazione. È anche uno degli argomenti più temuti agli esami, per un motivo preciso: senza un metodo, i numeri sembrano contraddirsi. Questa guida costruisce il metodo in cinque passi — pH, disturbo primario, compenso atteso, gap anionico, ossigenazione — con i valori normali, le formule dei compensi e i quattro quadri classici che coprono la quasi totalità delle domande.

Emogasanalisi: i valori normali da sapere a memoria

Nell’EGA arteriosa i riferimenti sono: pH 7,35-7,45; pCO2 35-45 mmHg; HCO3- (bicarbonato) 22-26 mmol/l; pO2 80-100 mmHg; saturazione arteriosa 95-100%; lattati sotto 2 mmol/l. Molti emogasanalizzatori aggiungono elettroliti (sodio, potassio, cloro, calcio ionizzato), glicemia ed emoglobina: è il motivo per cui in urgenza l’EGA anticipa il laboratorio.

La logica dietro i numeri è una sola equazione: il pH dipende dal rapporto fra bicarbonato (gestito dai reni, lento) e CO2 (gestita dai polmoni, veloce). CO2 su, pH giù; bicarbonato su, pH su. Tutta l’interpretazione discende da qui.

L’EGA venosa è accettabile per pH e bicarbonato (il pH venoso è più basso di appena 0,03-0,05) ma non per l’ossigenazione: una pO2 venosa di 40 mmHg è normale, non un’insufficienza respiratoria. Confondere i due prelievi è l’errore di lettura più banale e più frequente.

Passo 1 e 2: pH e disturbo primario

Primo passo: il pH dice se prevale acidosi (sotto 7,35) o alcalosi (sopra 7,45). Un pH normale non esclude nulla: può essere un disturbo compensato o due disturbi opposti che si annullano.

Secondo passo: si guarda chi è d’accordo con il pH. Acidosi con CO2 alta è respiratoria; acidosi con bicarbonato basso è metabolica; alcalosi con CO2 bassa è respiratoria; alcalosi con bicarbonato alto è metabolica. Il parametro che si muove nella stessa direzione “logica” del pH identifica il disturbo primario.

Terzo elemento, spesso dimenticato: il contesto clinico prima dei numeri. Un paziente che vomita da tre giorni orienta verso l’alcalosi metabolica, un BPCO riacutizzato verso l’acidosi respiratoria, un diabetico scompensato verso la chetoacidosi: l’EGA conferma, la clinica indirizza.

Passo 3: il compenso atteso, con le formule

L’organismo compensa sempre nella direzione che riporta il pH verso il normale, ma non lo normalizza mai del tutto e soprattutto compensa in misura prevedibile. Se il compenso reale è diverso da quello atteso, i disturbi sono due: è il concetto che separa chi ha capito l’EGA da chi lo indovina.

Le formule da ricordare. Acidosi metabolica: la CO2 attesa si calcola con la formula di Winter (pCO2 = 1,5 per bicarbonato + 8, con margine di 2). Alcalosi metabolica: la CO2 sale di circa 0,7 mmHg per ogni mmol di bicarbonato in più. Disturbi respiratori: nell’acuto il bicarbonato si muove di 1-2 mmol ogni 10 mmHg di CO2, nel cronico di 4-5 — è così che si distingue una ipercapnia acuta da una cronica del BPCO.

Esempio pratico: bicarbonato 12, quindi CO2 attesa 1,5 per 12 più 8 uguale 26 (fra 24 e 28). Se la CO2 misurata è 35, il polmone non sta compensando abbastanza: c’è un’acidosi respiratoria sovrapposta. Se è 18, c’è anche un’alcalosi respiratoria. Stesso pH, tre risposte diverse: le domande d’esame vivono qui.

Passo 4: il gap anionico

Davanti a un’acidosi metabolica si calcola il gap anionico: sodio meno cloro meno bicarbonato, normale intorno a 8-12 mmol/l. Distingue le acidosi da accumulo di acidi (gap aumentato) da quelle da perdita di bicarbonato (gap normale, dette ipercloremiche).

Gap aumentato: chetoacidosi diabetica e alcolica, acidosi lattica, insufficienza renale, intossicazioni (metanolo, glicole etilenico, salicilati). Gap normale: diarrea, acidosi tubulari renali, fistole. La vecchia sigla inglese MUDPILES per le prime e la logica “perdo bicarbonato dall’intestino o dal rene” per le seconde coprono ogni domanda.

Raffinamento che vale punti: l’albumina bassa abbassa il gap (circa 2,5 punti per ogni g/dl in meno), e può mascherare un gap aumentato. E il delta-delta — confrontare quanto è salito il gap con quanto è sceso il bicarbonato — scopre il disturbo metabolico nascosto dietro il primo.

Passo 5: l’ossigenazione

La pO2 va sempre letta insieme alla frazione di ossigeno inspirata: il rapporto P/F (pO2 diviso FiO2) è normale sopra 400, e sotto 300 definisce il danno polmonare acuto (sotto 200 e 100 le fasce più gravi dell’ARDS secondo la definizione di Berlino). Una pO2 di 95 mmHg è normale in aria ambiente, pessima sotto maschera al 100%.

Il gradiente alveolo-arterioso distingue le ipossiemie: normale (aumenta solo con l’età, grossolanamente età/4 più 4) nell’ipoventilazione pura e in alta quota; aumentato quando il problema è nel polmone (shunt, alterazioni ventilazione/perfusione, deficit di diffusione).

Attenzione alla saturazione: nell’intossicazione da monossido di carbonio il saturimetro legge valori falsamente normali, perché la carbossiemoglobina inganna la luce del sensore; serve l’EGA con co-ossimetria. È il tranello d’esame più citato sull’ossigenazione.

I quattro quadri classici da riconoscere al volo

Acidosi metabolica: pH 7,20, bicarbonato 10, CO2 25 — chetoacidosi, lattica, renale; respiro di Kussmaul come compenso. Acidosi respiratoria: pH 7,25, CO2 70, bicarbonato normale o poco mosso — BPCO riacutizzata, depressione respiratoria da oppioidi, fatica muscolare.

Alcalosi metabolica: pH 7,52, bicarbonato 38, CO2 in lieve salita — vomito protratto, diuretici, ipokaliemia; si accompagna quasi sempre a cloro basso. Alcalosi respiratoria: pH 7,50, CO2 25, bicarbonato poco mosso — iperventilazione da ansia, dolore, sepsi precoce, embolia polmonare.

Due incroci che i quiz amano: la salicilato-intossicazione dell’adulto dà un doppio disturbo (alcalosi respiratoria precoce più acidosi metabolica a gap aumentato); e nell’arresto imminente del paziente asmatico la CO2 che “si normalizza” non è un miglioramento, è la fatica che vince — un valore normale nel contesto sbagliato è un allarme.

Come si fa il prelievo, in breve

Il prelievo arterioso si fa di regola sull’arteria radiale, dopo il test di Allen (si comprimono radiale e ulnare, si fa aprire e chiudere il pugno, si rilascia l’ulnare: se la mano si ricolora entro pochi secondi, il circolo collaterale è adeguato). Siringa eparinizzata, angolo di 30-45 gradi, compressione decisa per qualche minuto dopo il prelievo.

Il campione va analizzato subito: l’aria nella siringa e il metabolismo cellulare alterano pO2, CO2 e pH nel giro di minuti; nel dubbio, in ghiaccio. Le complicanze sono rare ma reali: ematoma, dolore, raramente trombosi o lesione nervosa — la radiale con test di Allen negativo si lascia stare.

Per l’equilibrio acido-base e il monitoraggio dei pazienti cronici il prelievo venoso, molto meno doloroso, è spesso sufficiente: quello che non sa fare è misurare l’ossigenazione. Chiedersi “che domanda sto facendo all’esame?” prima di pungere è la sintesi di tutto.

Gli argomenti che si incastrano con l’EGA: iperkaliemia, ipokaliemia e ipocalcemia per gli elettroliti, la capacità vitale e l’iperinflazione polmonare per la meccanica respiratoria. Per esercitarti ci sono le prove ufficiali SSM commentate e le simulazioni della piattaforma. Gli standard di riferimento sono pubblicati dalla European Respiratory Society.

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