Sordità improvvisa: urgenza, cortisone e RM (SSM)
29 Settembre 2026 · Mario Lomele
La sordità improvvisa, è una delle poche vere urgenze dell’otologia: una perdita uditiva neurosensoriale che si instaura in poche ore o in pochi giorni, di solito da un solo orecchio, spesso al risveglio. Il paziente la scambia facilmente per un tappo di cerume o per un “orecchio chiuso” da raffreddore e perde giorni preziosi. Per il Concorso SSM servono tre idee chiare: è un’urgenza, la terapia di riferimento sono i corticosteroidi da iniziare il prima possibile, e la risonanza magnetica è obbligatoria per escludere un neurinoma dell’acustico. Vediamo tutto il percorso, dalla definizione agli errori tipici.
Che cos’è la sordità improvvisa
Con il termine sordità improvvisa si intende, nella definizione più usata in letteratura, un’ipoacusia neurosensoriale di almeno 30 dB su almeno tre frequenze contigue dell’audiogramma, insorta nell’arco di 72 ore. La definizione serve a standardizzare studi e linee guida; nella pratica ogni calo uditivo neurosensoriale acuto va gestito con lo stesso spirito di urgenza, anche se non raggiunge esattamente queste soglie. Nella letteratura internazionale si parla di sudden sensorineural hearing loss.
La parola chiave è neurosensoriale: il problema è nella coclea o nelle vie nervose, non nell’orecchio esterno o medio. Una perdita uditiva improvvisa di tipo trasmissivo, dovuta a cerume, otite effusiva o perforazione, non rientra in questa definizione ed ha tutt’altro significato e tutt’altra terapia. Per questo il primo compito del medico è distinguere le due forme, e lo si può fare già in ambulatorio con otoscopio e diapason.
Eziopatogenesi: nella maggior parte dei casi idiopatica
In una quota rilevante di pazienti non si trova una causa: si parla allora di sordità improvvisa idiopatica. Le ipotesi patogenetiche principali sono tre e probabilmente coesistono. L’ipotesi virale ipotizza una cocleite o una neurite da virus neurotropi, sulla base di dati sierologici e del fatto che l’episodio segue talvolta un’infezione delle vie aeree. L’ipotesi vascolare chiama in causa un’ischemia cocleare: l’arteria labirintica è terminale e la coclea è molto sensibile all’ipossia, il che spiega un certo legame con i fattori di rischio cardiovascolari. L’ipotesi immunomediata si basa sulla risposta ai corticosteroidi e sull’associazione con malattie autoimmuni. È stata proposta anche la rottura delle membrane intracocleari.
Esistono poi le forme secondarie, che vanno cercate attivamente. Fra queste il neurinoma dell’acustico (schwannoma vestibolare), che in una minoranza di casi esordisce proprio con una sordità improvvisa; le cause vascolari centrali, come l’ictus ischemico nel territorio dell’arteria cerebellare antero-inferiore; le malattie demielinizzanti come la sclerosi multipla; le infezioni (parotite, herpes zoster, Lyme, sifilide); l’ototossicità da farmaci come gli aminoglicosidi o il cisplatino; i traumi cranici e barotraumatici con fistola perilinfatica; la malattia di Ménière all’esordio; le malattie autoimmuni sistemiche e le vasculiti.
Clinica
Il paziente riferisce un calo dell’udito da un orecchio, spesso notato al risveglio o in pochi minuti-ore, talvolta preceduto da un “clic”. Quasi sempre si associa una sensazione di orecchio pieno o ovattato (fullness), che contribuisce all’equivoco con il tappo di cerume, e spesso compaiono acufeni dallo stesso lato. Una parte dei pazienti presenta vertigine, dato importante perché indica un coinvolgimento più esteso dell’orecchio interno ed è associato a una prognosi peggiore.
La forma è quasi sempre monolaterale. Una sordità improvvisa bilaterale, soprattutto se simultanea, deve far cercare con decisione cause sistemiche: tossiche, infettive, autoimmuni, neoplastiche o vascolari centrali. Anche la presenza di altri segni neurologici, come atassia, diplopia, disartria, deficit dei nervi cranici o cefalea intensa, sposta il sospetto verso una causa centrale che richiede un percorso da urgenza neurologica.
Diagnosi: diapason, audiometria e risonanza
Il primo passo è l’otoscopia, che nella sordità improvvisa neurosensoriale è normale: niente cerume occludente, niente versamento, timpano integro. Il test di Weber lateralizza verso l’orecchio sano, al contrario di quanto accade nelle ipoacusie trasmissive, e il test di Rinne è positivo (via aerea maggiore della via ossea) dal lato malato. Questi due test, che richiedono un minuto, permettono al medico di pronto soccorso o di medicina generale di orientarsi subito e di inviare il paziente senza ritardo.
L’audiometria tonale conferma e quantifica l’ipoacusia neurosensoriale e ne descrive la curva (sulle frequenze gravi, acute, pantonale o a piatto); l’impedenzometria documenta un orecchio medio normale. Utili, in centri specialistici, la valutazione vestibolare nei pazienti con vertigine e i potenziali evocati uditivi del tronco.
La risonanza magnetica dell’encefalo e degli angoli ponto-cerebellari con gadolinio è l’esame raccomandato in tutti i pazienti con ipoacusia neurosensoriale asimmetrica o improvvisa, per escludere lo schwannoma vestibolare e altre lesioni retrococleari, oltre che lesioni ischemiche o demielinizzanti. Si tratta di una risonanza magnetica encefalo mirata ai condotti uditivi interni. Non deve ritardare l’inizio della terapia: la terapia parte subito, la RM si esegue nei giorni o nelle settimane successive. Gli esami di laboratorio non vanno fatti “a pioggia” ma guidati dal sospetto clinico (per esempio sierologie in caso di esposizioni particolari, indici di flogosi e autoimmunità nelle forme bilaterali o recidivanti).
Terapia: corticosteroidi il prima possibile
La sordità improvvisa è un’urgenza perché le possibilità di recupero sono maggiori se la terapia inizia precocemente, idealmente nei primi giorni e comunque entro le prime due settimane. La terapia di riferimento sono i corticosteroidi per via sistemica, di solito prednisone o equivalenti ad alto dosaggio per pochi giorni, con successiva riduzione graduale. Vanno valutate le controindicazioni e le comorbilità, in particolare diabete, ipertensione, ulcera peptica e disturbi psichiatrici.
La terapia intratimpanica, con iniezione di corticosteroide attraverso la membrana timpanica, è indicata come trattamento di salvataggio nei pazienti che non hanno recuperato dopo la terapia sistemica, oppure come alternativa quando i corticosteroidi sistemici sono controindicati o mal tollerati. L’ossigenoterapia iperbarica è considerata da alcune linee guida un’opzione in associazione ai corticosteroidi, entro finestre temporali definite. Non sono invece raccomandati di routine antivirali, vasodilatatori, anticoagulanti o altri farmaci “reologici”, perché mancano prove di beneficio.
Se l’ipoacusia residua è significativa, la riabilitazione passa per le protesi acustiche, i sistemi CROS per la sordità monolaterale, gli impianti a conduzione ossea o l’impianto cocleare nei casi selezionati. È importante anche la gestione degli acufeni e il supporto al paziente, che vive spesso l’evento con forte ansia.
Prognosi e complicanze
Una parte dei pazienti recupera spontaneamente, in tutto o in parte, anche senza terapia; questo rende difficile valutare l’efficacia dei trattamenti negli studi, ma non giustifica l’attesa. I fattori prognostici sfavorevoli più riconosciuti sono l’ipoacusia di grado severo-profondo, la presenza di vertigine, l’età avanzata, il ritardo nell’inizio della terapia e le curve che interessano le frequenze acute; hanno invece prognosi migliore le forme lievi e quelle sulle frequenze gravi.
Le conseguenze possibili sono l’ipoacusia permanente, gli acufeni cronici, l’iperacusia, la difficoltà nella localizzazione dei suoni e nella comprensione in ambiente rumoroso, e disturbi dell’equilibrio nelle forme con coinvolgimento vestibolare. Sul piano diagnostico, la complicanza più grave è quella di non riconoscere una causa secondaria, come un neurinoma o un ictus.
Come cade la sordità improvvisa al concorso
Nei quiz la sordità improvvisa compare di solito come caso clinico: un adulto che al risveglio sente meno da un orecchio, con acufene e senso di pienezza, otoscopia normale. Le domande chiedono il test acumetrico atteso, l’esame da eseguire o la terapia. Gli errori più frequenti sono prevedibili.
Primo, sbagliare il Weber: nell’ipoacusia neurosensoriale lateralizza verso il lato sano. Secondo, proporre lavaggi auricolari, decongestionanti o una semplice attesa di qualche settimana: è un’urgenza e la risposta corretta prevede i corticosteroidi precoci. Terzo, indicare la TC come esame di elezione per escludere il neurinoma: l’esame giusto è la RM con gadolinio. Quarto, rinviare la terapia in attesa della RM: si tratta subito e si completa l’iter dopo. Quinto, scegliere antivirali o vasodilatatori come prima linea. Sesto, non cogliere i segnali di allarme centrali: sordità improvvisa più vertigine e segni cerebellari significa sospetto ictus in territorio vertebro-basilare.
Per fissare questi passaggi conviene lavorare su casi clinici completi con la spiegazione di ogni alternativa: sulla Piattaforma Accademia trovi simulazioni commentate costruite proprio sugli errori più comuni.
In sintesi
La sordità improvvisa è un’ipoacusia neurosensoriale acuta, per convenzione di almeno 30 dB su tre frequenze contigue in 72 ore, di solito monolaterale e spesso idiopatica, con ipotesi virale, vascolare e immunomediata. Si presenta con calo uditivo, orecchio pieno, acufeni e talvolta vertigine; l’otoscopia è normale, il Weber lateralizza verso il lato sano e il Rinne è positivo. L’audiometria conferma la diagnosi, la RM con gadolinio esclude lo schwannoma vestibolare e altre cause retrococleari. La terapia si basa sui corticosteroidi sistemici il prima possibile, con l’intratimpanica come salvataggio o alternativa. Prognosi peggiore con perdita grave, vertigine, età avanzata e ritardo terapeutico.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
