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Concorso SSM

Sindrome del tunnel carpale: guida per il concorso SSM

23 Settembre 2026 · Mario Lomele

Sindrome del tunnel carpale: guida per il concorso SSM

La sindrome del tunnel carpale è la neuropatia da intrappolamento più frequente in assoluto e, proprio per questo, una delle condizioni che il candidato al Concorso Nazionale SSM deve conoscere senza esitazioni. Dietro un quadro apparentemente semplice, il formicolio notturno alle dita, si nasconde una piccola lezione di anatomia, di semeiotica e di ragionamento differenziale che le commissioni amano proporre in forme diverse. In questo articolo ripercorriamo la condizione dalla definizione alla terapia, con l’attenzione rivolta a ciò che serve per rispondere bene a un quiz e per riconoscere il paziente in ambulatorio.

Che cos’è la sindrome del tunnel carpale

La sindrome del tunnel carpale è una neuropatia compressiva del nervo mediano nel punto in cui attraversa il polso, all’interno di un canale osteofibroso delimitato in profondità dalle ossa del carpo e superficialmente dal legamento trasverso del carpo, chiamato anche retinacolo dei flessori. Nel tunnel passano, oltre al nervo mediano, i nove tendini dei muscoli flessori delle dita: il flessore lungo del pollice e i tendini del flessore superficiale e del flessore profondo delle dita. Lo spazio è rigido e non estensibile, per cui qualunque aumento di volume del contenuto o riduzione del contenente si traduce in un aumento della pressione sul nervo, che è la struttura più vulnerabile.

Il nervo mediano, a valle del tunnel, fornisce la sensibilità della superficie palmare del pollice, dell’indice, del medio e della metà radiale dell’anulare, e innerva i muscoli dell’eminenza tenar (abduttore breve del pollice, opponente del pollice e capo superficiale del flessore breve del pollice) oltre ai primi due lombricali. Ricordare questa distribuzione è la chiave per interpretare i sintomi e per distinguere la sindrome dalle altre neuropatie dell’arto superiore.

Cause e fisiopatologia

Nella maggior parte dei casi la sindrome del tunnel carpale è idiopatica, con una prevalenza netta nel sesso femminile e un picco fra la quinta e la sesta decade di vita. Il meccanismo comune è l’aumento della pressione all’interno del canale, che compromette prima il microcircolo del nervo, con un’ischemia intermittente responsabile dei sintomi notturni e posizionali, e poi, con il tempo, la guaina mielinica e infine gli assoni, con deficit sensitivi e motori che diventano permanenti.

Le condizioni associate che il candidato deve avere in mente sono numerose e ricorrono nei quiz come “fattore predisponente”. Fra le cause sistemiche figurano l’ipotiroidismo, per l’accumulo di mucopolisaccaridi nel connettivo, il diabete mellito, per la maggiore suscettibilità del nervo alla compressione, l’acromegalia, per l’ipertrofia dei tessuti molli, l’artrite reumatoide e le altre tenosinoviti dei flessori, l’amiloidosi, l’obesità, la gravidanza e il periodo dell’allattamento per la ritenzione idrica, e l’insufficienza renale cronica in trattamento dialitico. Fra le cause locali si contano gli esiti di frattura del radio distale, le cisti gangliari, le anomalie muscolari e le attività lavorative con movimenti ripetitivi del polso o con uso di strumenti vibranti.

Quadro clinico

Il sintomo cardine è la parestesia, descritta come formicolio o intorpidimento, nel territorio del mediano: pollice, indice, medio e metà radiale dell’anulare. È tipicamente notturna e sveglia il paziente, che riferisce di dover scuotere la mano per ottenere sollievo, il cosiddetto segno dello scuotimento o “flick sign”. Nelle fasi iniziali i sintomi sono intermittenti e provocati dalle posture in flessione o in estensione prolungata del polso, come guidare, tenere il telefono o leggere un libro. Il dolore può irradiarsi prossimalmente all’avambraccio e talvolta fino alla spalla, e questo può indurre in errore chi pensa subito a una radicolopatia cervicale.

Con il progredire della compressione compaiono l’ipoestesia costante nel territorio del nervo, la perdita di destrezza (il paziente lascia cadere gli oggetti, fatica ad abbottonarsi) e infine l’ipotrofia dell’eminenza tenar con deficit dell’abduzione e dell’opposizione del pollice. Un dettaglio semeiologico importante: la sensibilità della cute alla base del pollice e sull’eminenza tenar è di solito conservata, perché il ramo cutaneo palmare del mediano si stacca a monte del tunnel e non lo attraversa. La sindrome del tunnel carpale è bilaterale in una quota rilevante di casi, anche se di solito è più marcata nella mano dominante.

Diagnosi

La diagnosi è innanzitutto clinica. All’esame obiettivo si ricercano due manovre classiche: il segno di Tinel, ottenuto percuotendo il nervo mediano al polso e positivo se evoca parestesie nelle dita innervate dal mediano, e il test di Phalen, in cui la flessione forzata dei polsi mantenuta per circa un minuto riproduce i sintomi. Il test di Phalen è considerato più sensibile del Tinel, ma nessuno dei due è da solo diagnostico. Esiste anche il test di compressione diretta del nervo, detto di Durkan, che diversi autori indicano come la più accurata fra le manovre provocative. Si valutano poi la sensibilità discriminativa con il test dei due punti, la forza di abduzione del pollice e l’eventuale ipotrofia tenar.

L’esame strumentale di riferimento è lo studio elettrofisiologico: l’elettroneurografia dimostra il rallentamento della velocità di conduzione sensitiva e l’allungamento della latenza distale motoria del mediano attraverso il polso, con conduzione normale del nervo ulnare, mentre l’elettromiografia dei muscoli tenari rivela segni di denervazione nei casi avanzati. Questi esami confermano la diagnosi, quantificano la gravità e permettono di escludere una polineuropatia o una radicolopatia concomitante. L’ecografia del polso, che misura l’area di sezione del nervo mediano all’ingresso del tunnel, si è affermata come esame complementare e può evidenziare cause strutturali come cisti o tenosinoviti. Gli esami di laboratorio, come TSH e glicemia, servono a identificare le condizioni predisponenti.

Diagnosi differenziale

La prima alternativa da escludere è la radicolopatia cervicale C6-C7, che si presenta con dolore al collo, parestesie che seguono un dermatomero e non il territorio di un nervo, riflessi osteotendinei alterati e sintomi evocati dai movimenti del rachide; una ernia del disco cervicale può quindi simulare o coesistere con la sindrome, nella cosiddetta “double crush”. La compressione del nervo mediano più a monte, come nella sindrome del pronatore rotondo, coinvolge anche la sensibilità dell’eminenza tenar e i muscoli flessori dell’avambraccio, cosa che il tunnel carpale non fa. La neuropatia ulnare al gomito colpisce il quarto e il quinto dito e i muscoli interossei, con un territorio quindi complementare.

Vanno considerate inoltre la neuropatia diabetica e le altre polineuropatie, che sono simmetriche, distali e a calza, la sindrome dello stretto toracico, la tenosinovite di De Quervain, che dà dolore al lato radiale del polso senza parestesie, e la rizoartrosi. Nei quiz un indizio ricorrente per orientare verso il tunnel carpale è la triade “parestesie notturne, prime tre dita, sollievo scuotendo la mano”.

Terapia

Il trattamento segue una logica di gradualità. Nelle forme lievi e moderate si inizia con misure conservative: modificare le attività che scatenano i sintomi, utilizzare un tutore di polso in posizione neutra soprattutto durante la notte e trattare l’eventuale condizione sistemica responsabile. I farmaci antinfiammatori per via orale hanno un’efficacia limitata, mentre l’infiltrazione locale di corticosteroide nel tunnel offre un sollievo spesso rapido, anche se non sempre duraturo, e può avere un valore diagnostico quando il quadro è incerto.

Il trattamento chirurgico consiste nella sezione del legamento trasverso del carpo per decomprimere il nervo, con tecnica aperta o endoscopica. È indicato quando i sintomi persistono nonostante la terapia conservativa, quando esistono deficit sensitivi costanti o deficit motori, quando l’elettromiografia dimostra una compromissione grave o quando è presente ipotrofia tenar. I risultati sono ottimi nella grande maggioranza dei pazienti, con la scomparsa delle parestesie notturne quasi immediata e il recupero della forza più lento. La decisione chirurgica è di pertinenza ortopedica o della chirurgia della mano, un ambito che chi è interessato alla specializzazione in Ortopedia e Traumatologia incontrerà spesso.

Complicanze ed errori tipici

La complicanza principale della sindrome non trattata è il danno assonale irreversibile, con ipoestesia permanente, atrofia tenar e perdita della pinza fra pollice e indice, che compromette la funzione della mano molto più di quanto il paziente immagini nelle fasi iniziali. Dopo l’intervento le complicanze sono rare e comprendono il dolore cicatriziale, la sezione incompleta del legamento con persistenza dei sintomi, la lesione iatrogena del ramo motorio tenare o del ramo cutaneo palmare e, raramente, la sindrome dolorosa regionale complessa.

Gli errori tipici, nei quiz e nella pratica, sono attribuire alla sindrome un deficit che coinvolge il quinto dito, dimenticare che l’eminenza tenar mantiene la sensibilità, non cercare una causa sistemica in una forma bilaterale in un soggetto giovane e prolungare eccessivamente la terapia conservativa quando è già presente atrofia muscolare.

Come cade la sindrome del tunnel carpale al concorso

Al Concorso Nazionale SSM la sindrome del tunnel carpale compare con regolarità, quasi sempre come caso clinico breve o come domanda di anatomia applicata. Le forme più tipiche sono queste:

  • Riconoscimento del quadro: una donna di mezza età con parestesie notturne alle prime tre dita e sollievo scuotendo la mano; si chiede la diagnosi più probabile fra opzioni che comprendono radicolopatia cervicale, neuropatia ulnare e polineuropatia.
  • Il nervo e il territorio: quale nervo è compresso e quali dita sono coinvolte; il distrattore classico propone il quinto dito o l’intera mano.
  • La semeiotica: a che cosa corrispondono il segno di Tinel e il test di Phalen, e quale gruppo muscolare si ipotrofizza nelle forme avanzate, cioè l’eminenza tenar con deficit di abduzione e opposizione del pollice.
  • Le condizioni associate: quale patologia sistemica predispone alla sindrome, con ipotiroidismo, acromegalia, diabete, gravidanza e artrite reumatoide fra le risposte corrette possibili.
  • Esame di conferma e trattamento: l’elettromiografia con studio della conduzione come esame di riferimento e le indicazioni alla decompressione chirurgica rispetto alla terapia conservativa.

Chi affronta il concorso trova utile allenarsi con simulazioni commentate, come quelle disponibili sulla Piattaforma Accademia, perché la spiegazione di ogni distrattore fissa il ragionamento molto meglio del semplice ripasso. Le neuropatie da intrappolamento sono inoltre un argomento trasversale che interessa anche chi punta alla specializzazione in Neurologia.

In sintesi

La sindrome del tunnel carpale è la compressione del nervo mediano sotto il legamento trasverso del carpo. Si manifesta con parestesie notturne alle prime tre dita e alla metà radiale dell’anulare, con sensibilità conservata sull’eminenza tenar e, nelle forme avanzate, ipotrofia tenar e deficit dell’opposizione del pollice. La diagnosi è clinica, con i test di Tinel e Phalen, ed è confermata dallo studio elettrofisiologico. La terapia va dal tutore notturno e dall’infiltrazione steroidea alla sezione chirurgica del legamento nei casi resistenti o con deficit. Al concorso conta soprattutto la precisione anatomica: nervo, territorio sensitivo, muscoli coinvolti e condizioni predisponenti.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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