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Concorso SSM

Neuropatia diabetica: clinica, diagnosi e terapia per l’SSM

22 Settembre 2026 · Mario Lomele

Neuropatia diabetica: clinica, diagnosi e terapia per l’SSM

La neuropatia diabetica è la complicanza cronica più frequente del diabete mellito e una delle cause più comuni di neuropatia periferica nei Paesi occidentali. Per chi prepara il Concorso Nazionale SSM è un argomento a cavallo fra endocrinologia, neurologia e medicina interna: il quiz può chiedere il quadro clinico della polineuropatia distale simmetrica, lo screening del piede diabetico, la neuropatia autonomica o la differenza fra una mononeuropatia del nervo oculomotore diabetica e una compressiva. In questo articolo ripercorriamo la neuropatia diabetica in modo ordinato, dalla definizione alla terapia, con le forme di domanda più ricorrenti.

Che cos’è la neuropatia diabetica

Con il termine neuropatia diabetica si indica l’insieme dei danni del sistema nervoso periferico, somatico e autonomico, attribuibili al diabete dopo aver escluso altre cause. Non è una sola malattia ma una famiglia di quadri: la forma di gran lunga più frequente è la polineuropatia distale simmetrica sensitivo-motoria, che rappresenta la maggior parte dei casi e quella a cui ci si riferisce di solito quando si parla di neuropatia diabetica senza altre specificazioni. Accanto a questa esistono la neuropatia autonomica, le mononeuropatie dei nervi cranici e periferici, le radicolopatie e le plessopatie, in particolare l’amiotrofia diabetica dei cingoli. La neuropatia si associa alle altre complicanze microvascolari, la retinopatia e la nefropatia, con cui condivide i meccanismi e i fattori di rischio, come si legge anche nella scheda dedicata al diabete mellito di tipo 2.

La prevalenza cresce con la durata della malattia e con il cattivo compenso glicemico: a lungo termine circa la metà dei pazienti diabetici sviluppa una qualche forma di neuropatia. Nel diabete di tipo 2 la neuropatia può essere già presente alla diagnosi, perché la fase di iperglicemia asintomatica dura anni; nel diabete di tipo 1 compare di solito dopo alcuni anni di malattia.

Cause e fisiopatologia del danno nervoso

Il danno è il risultato dell’iperglicemia cronica su fibre nervose e microcircolo. Sul piano metabolico l’eccesso di glucosio intracellulare viene deviato sulla via dei polioli con accumulo di sorbitolo e fruttosio, deplezione di mioinositolo e riduzione dell’attività della pompa sodio-potassio; contemporaneamente si formano prodotti di glicazione avanzata che alterano le proteine strutturali della mielina e dell’assone, aumenta lo stress ossidativo e si attiva la proteina chinasi C. Sul piano vascolare la microangiopatia dei vasa nervorum riduce il flusso endoneurale e produce ischemia cronica del nervo. Il risultato è una degenerazione assonale distale, che colpisce prima le fibre più lunghe e quindi i piedi, con demielinizzazione segmentaria secondaria.

Le mononeuropatie acute, come la paralisi del terzo nervo cranico, hanno invece una base prevalentemente ischemica per occlusione dei piccoli vasi che nutrono il nervo, il che spiega l’esordio improvviso e il recupero spontaneo nel giro di settimane o mesi. La dislipidemia, l’ipertensione, il fumo, l’obesità e la durata del diabete sono i cofattori di rischio principali; la variabilità glicemica e l’insulino-resistenza contribuiscono anche nei soggetti con prediabete, in cui una neuropatia delle piccole fibre può precedere la diagnosi di diabete.

Quadro clinico: la polineuropatia distale simmetrica

La polineuropatia distale simmetrica è lunghezza-dipendente: comincia dalle dita dei piedi e risale lentamente, con la classica distribuzione “a calza”; quando il deficit raggiunge il ginocchio compaiono i sintomi alle mani, con distribuzione “a guanto”. I sintomi positivi sono parestesie, formicolii, bruciore, dolore urente o lancinante a prevalenza notturna, allodinia con intolleranza al contatto delle lenzuola; i sintomi negativi sono l’ipoestesia tattile, termica e dolorifica e la perdita della sensibilità vibratoria e propriocettiva, che il paziente avverte come “camminare sull’ovatta” e che compromette l’equilibrio, specie al buio. L’esame obiettivo mostra ipo-areflessia achillea, riduzione della pallestesia al malleolo, alterata percezione del monofilamento sotto la pianta del piede e, nelle forme avanzate, ipotrofia dei muscoli intrinseci del piede con dita a martello. La componente motoria è tardiva e modesta; una debolezza importante deve far pensare a un’altra causa.

Si distinguono un coinvolgimento delle grandi fibre mieliniche, responsabile della perdita di vibrazione, propriocezione e riflessi e dell’atassia sensitiva, e un coinvolgimento delle piccole fibre, responsabile del dolore, della perdita di sensibilità termica e dolorifica e dei sintomi autonomici. La neuropatia delle piccole fibre può avere esami elettrofisiologici normali, perché le conduzioni nervose esplorano solo le grandi fibre.

Neuropatia autonomica e forme focali

La neuropatia autonomica cardiovascolare è il quadro più rilevante per la prognosi: tachicardia a riposo, riduzione della variabilità della frequenza cardiaca, ipotensione ortostatica, intolleranza all’esercizio e ischemia miocardica silente, con aumento della mortalità cardiovascolare. Sul versante gastrointestinale si trovano la gastroparesi, con sazietà precoce, nausea, vomito e glicemie imprevedibili perché l’assorbimento dei carboidrati non coincide più con l’azione dell’insulina, la diarrea notturna e la stipsi. Sul versante genitourinario la vescica neurogena con ritenzione e infezioni ricorrenti e la disfunzione erettile, spesso il primo sintomo autonomico nell’uomo. Sono tipiche anche l’anidrosi distale con iperidrosi compensatoria del tronco e, aspetto molto importante, la ridotta percezione dell’ipoglicemia per perdita della risposta adrenergica, di cui tratta anche la scheda sull’ipoglicemia.

Fra le forme focali la più nota è la paralisi del terzo nervo cranico diabetica: esordio acuto con ptosi, diplopia, occhio deviato in basso e in fuori, spesso dolore periorbitario, ma con pupilla risparmiata. La pupilla è risparmiata perché le fibre parasimpatiche corrono in periferia del nervo e sono nutrite dai vasi piali, mentre l’ischemia colpisce il centro del nervo; nella compressione da aneurisma della comunicante posteriore avviene il contrario e la pupilla è midriatica e fissa. Il recupero avviene spontaneamente in alcuni mesi. Frequenti sono anche le neuropatie da intrappolamento, in particolare la sindrome del tunnel carpale, più comune nei diabetici, e le mononeuropatie del nervo peroneo e ulnare. L’amiotrofia diabetica, o neuropatia radicolo-plessica lombosacrale, colpisce soprattutto uomini di mezza età con diabete di tipo 2 e si presenta con dolore intenso alla coscia, seguito da debolezza e atrofia del quadricipite, perdita del riflesso rotuleo e calo ponderale, spesso asimmetrica; ha un meccanismo verosimilmente microvasculitico e tende a migliorare nel tempo. La radicolopatia toracica, con dolore a fascia sul tronco, può simulare un problema addominale o cardiaco.

Diagnosi e screening

La diagnosi della polineuropatia distale simmetrica è clinica: sintomi e segni compatibili in un diabetico, con esclusione di altre cause. Le linee guida raccomandano lo screening annuale in tutti i pazienti con diabete di tipo 2 dalla diagnosi e con diabete di tipo 1 dopo cinque anni di malattia. Lo screening prevede la valutazione della sensibilità pressoria con il monofilamento di 10 grammi sulla pianta del piede, della sensibilità vibratoria con il diapason a 128 Hz sull’alluce, della sensibilità dolorifica e termica, e dei riflessi achillei. La perdita della sensibilità al monofilamento identifica il piede a rischio di ulcera. L’elettromiografia e gli studi di conduzione non sono necessari nei casi tipici e vengono richiesti quando il quadro è atipico: esordio rapido, asimmetria, prevalenza motoria, coinvolgimento prossimale o degli arti superiori prima di quelli inferiori. Nella neuropatia diabetica tipica le conduzioni mostrano un quadro assonale, con riduzione delle ampiezze dei potenziali sensitivi e motori e velocità solo lievemente rallentate.

Per la neuropatia autonomica cardiovascolare si usano i test dei riflessi cardiovascolari: variazione della frequenza cardiaca con la respirazione profonda, con la manovra di Valsalva e con l’ortostatismo, e misura della pressione arteriosa in ortostatismo. Le altre cause di neuropatia vanno sempre escluse, in particolare la carenza di vitamina B12, frequente nei diabetici in trattamento con metformina, l’ipotiroidismo, l’abuso di alcol, l’insufficienza renale, le gammopatie monoclonali e i farmaci neurotossici; per questo il laboratorio di base comprende emocromo, funzione renale e tiroidea, vitamina B12 ed elettroforesi delle proteine.

Diagnosi differenziale

La domanda da porsi è sempre: questa neuropatia è davvero dovuta al diabete? Il diabete è così frequente che può coesistere con un’altra causa. La neuropatia alcolica ha lo stesso pattern distale sensitivo, spesso più dolorosa, con anamnesi e carenze nutrizionali associate. La neuropatia da deficit di B12 si accompagna ad anemia macrocitica e a segni di mielopatia con Babinski e ipereflessia, combinazione che nella neuropatia diabetica pura non c’è. La sindrome di Guillain-Barré è acuta, motoria, ascendente e con areflessia diffusa; la polineuropatia demielinizzante infiammatoria cronica, più frequente nei diabetici, dà debolezza prossimale e distale, forte rallentamento delle velocità di conduzione e proteinorrachia elevata e risponde alle immunoglobuline o ai corticosteroidi, quindi non va confusa con una forma assonale non trattabile. Nella paralisi del terzo nervo cranico la differenziale fondamentale è l’aneurisma della comunicante posteriore, che coinvolge la pupilla e richiede imaging vascolare urgente. Nell’amiotrofia diabetica la differenziale è con la radicolopatia lombare da ernia discale e con le neoplasie del plesso; nel dolore radicolare toracico con l’herpes zoster e con le cause viscerali.

Terapia: controllo dei fattori di rischio e dolore

La terapia della neuropatia diabetica poggia su tre pilastri. Il primo è la prevenzione e il rallentamento della progressione tramite il controllo glicemico, che nel diabete di tipo 1 riduce chiaramente l’incidenza della neuropatia e nel tipo 2 ha un effetto più modesto, da integrare con il controllo di pressione, lipidi, peso, fumo e con l’attività fisica. Non esistono farmaci che riparino il danno nervoso, per cui la prevenzione è ciò che conta di più. Il secondo pilastro è la terapia del dolore neuropatico, che non risponde ai comuni analgesici: i farmaci di prima linea sono gli anticonvulsivanti che agiscono sulla subunità alfa-2-delta dei canali del calcio, cioè pregabalin e gabapentin, gli antidepressivi inibitori della ricaptazione di serotonina e noradrenalina come la duloxetina, e gli antidepressivi triciclici, con attenzione agli effetti anticolinergici e cardiaci nell’anziano. Gli oppioidi sono riservati ai casi refrattari e con cautela; i trattamenti topici come la capsaicina o i cerotti di lidocaina sono un’opzione per il dolore localizzato. Il terzo pilastro è la prevenzione del piede diabetico: educazione all’ispezione quotidiana, calzature adeguate, cura delle unghie e delle callosità, valutazione podologica periodica e trattamento tempestivo di ogni lesione.

Per la neuropatia autonomica il trattamento è sintomatico: per l’ipotensione ortostatica misure posturali, aumento dell’apporto di sale e liquidi, calze elastiche e, se necessario, farmaci che espandono il volume o vasocostrittori; per la gastroparesi pasti piccoli e frequenti, poveri di grassi e fibre, e procinetici; per la vescica neurogena svuotamento programmato e cateterismo intermittente; per la disfunzione erettile inibitori della fosfodiesterasi 5, tenendo conto delle controindicazioni cardiovascolari.

Complicanze

La complicanza più temuta è il piede diabetico: la perdita della sensibilità protettiva fa sì che microtraumi, calzature strette o ustioni passino inosservati; la deformità del piede per squilibrio muscolare crea aree di ipercarico, si formano callosità e poi ulcere neuropatiche, tipicamente sulle teste metatarsali, indolori e circondate da ipercheratosi, a differenza delle ulcere ischemiche, dolorose e localizzate alle dita e al tallone. Sull’ulcera si innesta l’infezione, che in presenza di arteriopatia può portare a osteomielite e amputazione. L’artropatia di Charcot è una distruzione progressiva delle articolazioni del mediopiede in un piede insensibile, con esordio caldo, gonfio, arrossato e spesso scambiato per una cellulite infettiva o una gotta. Le cadute per atassia sensitiva, l’ischemia miocardica silente e la morte improvvisa nella neuropatia autonomica, le ipoglicemie non avvertite e la denutrizione nella gastroparesi completano il quadro.

Come cade la neuropatia diabetica al concorso

Al concorso SSM la neuropatia diabetica compare con domande brevi e ricorrenti, che conviene ripassare anche sfogliando la prova SSM 2025 in PDF:

  • La forma più frequente: quale tipo di neuropatia è più comune nel diabete? La polineuropatia distale simmetrica sensitivo-motoria, lunghezza-dipendente, con distribuzione a calza e a guanto.
  • La pupilla: diabetico con ptosi e diplopia a esordio acuto, occhio in basso e in fuori, pupilla normale. La risposta è la paralisi ischemica del terzo nervo cranico; la pupilla risparmiata la distingue dall’aneurisma della comunicante posteriore.
  • Lo screening: quale strumento identifica la perdita della sensibilità protettiva del piede? Il monofilamento di 10 grammi, affiancato dal diapason a 128 Hz per la pallestesia.
  • Il dolore: quale farmaco è di prima scelta per il dolore neuropatico diabetico? Pregabalin o gabapentin, duloxetina o un triciclico; i FANS e il paracetamolo sono i distrattori.
  • La neuropatia autonomica: paziente con tachicardia a riposo, ipotensione ortostatica, gastroparesi e ipoglicemie non avvertite. La domanda vuole che si riconosca il coinvolgimento del sistema nervoso autonomo e il suo significato prognostico cardiovascolare.

Ragionare su questi casi con il commento alla risposta è il modo più rapido per fissarli: le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia ripropongono proprio questo tipo di quesiti, spiegando il perché di ogni opzione.

In sintesi

La neuropatia diabetica è la complicanza cronica più comune del diabete e comprende una polineuropatia distale simmetrica lunghezza-dipendente, prevalentemente sensitiva e spesso dolorosa, una neuropatia autonomica con ricadute cardiovascolari, gastrointestinali e genitourinarie, e forme focali come la paralisi del terzo nervo cranico con pupilla risparmiata e l’amiotrofia diabetica. La diagnosi è clinica, con screening annuale tramite monofilamento e diapason e con esclusione delle altre cause, in particolare la carenza di B12. La terapia si basa sul controllo glicemico e dei fattori di rischio, sui farmaci per il dolore neuropatico e sulla prevenzione del piede diabetico, la complicanza che porta alle ulcere e alle amputazioni.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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