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Concorso SSM

Nefropatia a IgA: malattia di Berger per il Concorso SSM

5 Ottobre 2026 · Mario Lomele

Nefropatia a IgA: malattia di Berger per il Concorso SSM

La nefropatia a IgA, nota anche come malattia di Berger, è la glomerulopatia primitiva più diffusa nei Paesi sviluppati ed è uno degli argomenti di nefrologia che ricorrono con maggiore regolarità nei quiz del Concorso SSM. La domanda tipica è costruita attorno a un giovane adulto che, a distanza di uno o due giorni da un mal di gola, nota urine color coca-cola: riconoscere questo scenario e distinguerlo dalla glomerulonefrite post-infettiva vale da solo un buon numero di risposte corrette. In questo articolo trovi la patogenesi, i reperti istologici essenziali, le forme di presentazione, l’iter diagnostico, la terapia e gli errori che fanno perdere punti.

Per il quadro generale delle malattie glomerulari, con la classificazione e il ragionamento per sindromi, rimandiamo alla pagina dedicata alla glomerulonefrite: qui ci concentriamo su ciò che rende unica questa specifica malattia.

Che cos’è la nefropatia a IgA

Si tratta di una glomerulonefrite da immunocomplessi caratterizzata dal deposito dominante o codominante di immunoglobuline A nel mesangio glomerulare. È una malattia che può restare silente per anni, manifestarsi con episodi ricorrenti di ematuria macroscopica oppure progredire lentamente verso l’insufficienza renale cronica. Colpisce più spesso i maschi giovani, con un picco fra la seconda e la terza decade, ed è particolarmente frequente nelle popolazioni dell’Asia orientale, mentre è meno comune nelle popolazioni di origine africana.

Esiste una stretta parentela con la vasculite a IgA, la porpora di Schönlein-Henoch: il rene delle due condizioni è istologicamente sovrapponibile, ma nella vasculite il deposito di IgA coinvolge anche i piccoli vasi della cute, dell’intestino e delle articolazioni. Molti testi considerano la nefropatia a IgA come la forma limitata al rene di uno stesso spettro di malattia.

Patogenesi: l’ipotesi a più colpi

Il modello oggi più accettato descrive una sequenza di passaggi. Il primo è la produzione in eccesso di IgA1 con un difetto di galattosilazione della regione cerniera, la cosiddetta IgA1 galattosio-deficiente. Il secondo è la comparsa di autoanticorpi, soprattutto IgG, diretti contro questi epitopi alterati. Il terzo è la formazione di immunocomplessi circolanti, che per dimensione e carica tendono a depositarsi nel mesangio. Il quarto è l’attivazione delle cellule mesangiali, con proliferazione, produzione di matrice, rilascio di citochine e attivazione del complemento, prevalentemente per via alternativa e lectinica.

Il legame con le infezioni delle mucose spiega il quadro clinico più tipico: lo stimolo antigenico a livello delle tonsille o dell’intestino aumenta la produzione di IgA1 anomale e scatena la riacutizzazione. Per la stessa ragione la nefropatia a IgA secondaria si osserva in malattie che alterano la clearance o la produzione delle IgA, come la cirrosi epatica, in cui il fegato non elimina gli immunocomplessi, la celiachia e le malattie infiammatorie croniche intestinali, oltre ad alcune infezioni croniche.

Istologia e immunofluorescenza in termini essenziali

Al microscopio ottico il reperto più comune è la proliferazione mesangiale con espansione della matrice, ma il quadro varia da glomeruli quasi normali fino a forme con proliferazione endocapillare, sclerosi segmentaria e, nei casi aggressivi, semilune. Per standardizzare la descrizione si usa la classificazione di Oxford, riassunta nell’acronimo MEST-C: ipercellularità mesangiale, ipercellularità endocapillare, sclerosi segmentaria, atrofia tubulare con fibrosi interstiziale e presenza di semilune. Non serve ricordarne i dettagli numerici, ma è utile sapere che ha valore prognostico.

Il reperto che fa la diagnosi è l’immunofluorescenza: depositi granulari di IgA nel mesangio, spesso accompagnati da C3, talvolta da IgG o IgM in misura minore. Al microscopio elettronico si vedono depositi elettrondensi mesangiali. Il punto da fissare è semplice: senza IgA mesangiali dominanti all’immunofluorescenza non si può parlare di questa malattia, qualunque sia il quadro clinico.

Presentazione clinica: tra nefritica e nefrosica

La forma più caratteristica è la macroematuria sinfaringitica: urine rosse o scure che compaiono in concomitanza o entro uno o due giorni da un’infezione delle alte vie respiratorie, talvolta gastrointestinale, e che si risolvono spontaneamente in pochi giorni, per poi ripresentarsi con l’infezione successiva. Può associarsi un vago dolore lombare. Molto frequente è anche la scoperta occasionale di ematuria microscopica persistente, con o senza proteinuria, durante esami eseguiti per altri motivi.

In una parte dei pazienti il quadro è quello di una sindrome nefritica con ipertensione, ematuria e calo del filtrato, mentre la presentazione con sindrome nefrosica franca è rara e, quando c’è, può dipendere da una sovrapposizione con la malattia a lesioni minime. Esistono anche forme rapidamente progressive con semilune e casi di insufficienza renale acuta legata all’ostruzione tubulare da cilindri ematici durante gli episodi di macroematuria. Per i criteri della sindrome nefritica rimandiamo alla scheda specifica.

Gli elementi associati a una prognosi peggiore sono la proteinuria persistente di entità significativa, l’ipertensione arteriosa, la riduzione del filtrato già alla diagnosi e la presenza di lesioni croniche alla biopsia. Al contrario, la macroematuria isolata con funzione renale normale ha in genere un decorso più benigno.

Diagnosi della nefropatia a IgA

Il sospetto nasce dalla clinica e dall’esame urine, che mostra emazie dismorfiche, eventuali acantociti e cilindri eritrocitari, segno dell’origine glomerulare del sanguinamento. La proteinuria va quantificata, ad esempio con il rapporto proteine/creatinina urinaria. Le IgA sieriche possono essere aumentate in una parte dei pazienti, ma il dato non è né sensibile né specifico e non serve per la diagnosi. Il complemento sierico, C3 e C4, è di regola normale: questo è uno degli elementi chiave nella diagnosi differenziale.

La diagnosi di certezza richiede la biopsia renale con immunofluorescenza. La biopsia non è sempre eseguita nei pazienti con sola ematuria microscopica, funzione normale e proteinuria trascurabile, perché in questi casi il risultato raramente cambia la gestione; viene invece indicata quando c’è proteinuria significativa, calo del filtrato o ipertensione. Vanno sempre ricercate le cause secondarie, in particolare epatopatia cronica e malattie intestinali.

Nella diagnosi differenziale dell’ematuria glomerulare del giovane rientrano la glomerulonefrite post-streptococcica, la malattia da membrane basali sottili e la sindrome di Alport, che si accompagna a sordità neurosensoriale e alterazioni oculari e ha una trasmissione ereditaria. La vasculite a IgA si riconosce per la porpora palpabile agli arti inferiori, i dolori addominali e l’artrite.

Terapia: supporto, rischio e immunosoppressione

Il cardine della terapia è il trattamento di supporto ottimizzato. Il blocco del sistema renina-angiotensina con ACE-inibitori o sartani, titolato fino alla dose massima tollerata, riduce la proteinuria e rallenta la progressione; vanno controllati pressione arteriosa, potassio e creatinina. Le linee guida più recenti hanno aggiunto gli inibitori di SGLT2 nei pazienti con malattia renale cronica e proteinuria, e sono stati introdotti nuovi farmaci come l’antagonista duale dei recettori dell’endotelina e dell’angiotensina. Contano anche controllo pressorio, restrizione sodica, stop al fumo e gestione del peso.

I corticosteroidi sistemici si considerano nei pazienti ad alto rischio di progressione, cioè con proteinuria persistente nonostante almeno alcuni mesi di terapia di supporto ottimale, valutando con attenzione gli effetti avversi, che sono rilevanti soprattutto con dosi elevate. Una formulazione di budesonide a rilascio mirato a livello dell’ileo distale, dove si trova tessuto linfoide associato alla mucosa, è stata sviluppata proprio per agire sulla produzione di IgA anomale riducendo gli effetti sistemici. Le forme rapidamente progressive con semilune si trattano come le altre vasculiti renali aggressive, con steroidi e ciclofosfamide.

La tonsillectomia è stata proposta soprattutto in alcune scuole asiatiche, ma non è una raccomandazione generale nei pazienti europei. Nei pazienti che arrivano alla fase terminale il trapianto di rene è un’opzione valida, sapendo che i depositi di IgA possono ricomparire nel rene trapiantato, anche se la recidiva non sempre porta alla perdita dell’organo.

Come cade la nefropatia a IgA al concorso

Lo schema più frequente è la vignetta clinica: maschio di vent’anni, macroematuria comparsa il giorno dopo una faringite, pressione normale, complemento normale. La risposta corretta è la nefropatia a IgA. Il distrattore classico è la glomerulonefrite post-streptococcica, che invece compare dopo una latenza di una-tre settimane da una faringite streptococcica o di più settimane da un’infezione cutanea, si associa a edema, ipertensione e soprattutto a C3 ridotto, e di solito si risolve senza recidive. La formula da memorizzare è: latenza breve e complemento normale per la IgA, latenza lunga e complemento basso per la post-infettiva.

Altre domande chiedono quale reperto bioptico sia diagnostico, e la risposta è il deposito mesangiale di IgA all’immunofluorescenza, non l’aumento delle IgA nel siero. Altre ancora chiedono quale sia la glomerulonefrite primitiva più frequente al mondo, oppure quale malattia epatica si associ a depositi di IgA. Infine compaiono quesiti sulla terapia, dove l’opzione da preferire come primo passo è il blocco del sistema renina-angiotensina, non lo steroide a tutti i pazienti. Per allenarti su vignette di questo tipo, la Piattaforma Accademia propone simulazioni commentate che spiegano perché ogni distrattore è sbagliato.

Errori tipici nei quiz

Il primo errore è confondere la tempistica dell’ematuria con quella della glomerulonefrite post-infettiva, come già detto. Il secondo è attribuire alla nefropatia a IgA un complemento basso: le glomerulonefriti con ipocomplementemia sono altre, cioè post-infettiva, membranoproliferativa, lupica e crioglobulinemica. Il terzo è pensare che la malattia sia sempre benigna, mentre una quota non trascurabile di pazienti progredisce nel tempo verso la dialisi. Il quarto è considerarla tipicamente nefrosica: la proteinuria nefrosica è l’eccezione e deve far pensare a lesioni minime sovrapposte o a malattia avanzata.

Un ultimo errore riguarda la diagnosi differenziale con la vasculite a IgA: se la vignetta descrive porpora agli arti inferiori, dolore addominale e artralgie in un bambino, la risposta è la vasculite, anche se il rene mostrerà gli stessi depositi. Un ripasso della proteinuria e del suo significato aiuta a interpretare correttamente questi quesiti.

In sintesi

La nefropatia a IgA è una glomerulonefrite da immunocomplessi con depositi mesangiali di IgA1 galattosio-deficienti, più frequente nei giovani maschi. Si presenta tipicamente con macroematuria a uno o due giorni da un’infezione delle alte vie, oppure con ematuria microscopica e proteinuria, con complemento normale. La diagnosi è bioptica e si basa sull’immunofluorescenza. La terapia si fonda sul blocco del sistema renina-angiotensina e sul controllo dei fattori di rischio, riservando gli steroidi ai pazienti ad alto rischio. Al concorso la distinzione decisiva è con la glomerulonefrite post-streptococcica.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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