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Concorso SSM

Segno dello psoas: manovra e significato clinico

27 Settembre 2026 · Mario Lomele

Segno dello psoas: manovra e significato clinico

Il segno dello psoas è una manovra semeiologica che rivela l’irritazione del muscolo ileopsoas da parte di un processo infiammatorio o di una raccolta adiacente. È descritto soprattutto nell’appendicite acuta a sede retrocecale, dove i segni peritoneali anteriori possono essere sfumati, ma ha un significato più ampio: ogni volta che un organo o un ascesso a contatto con lo psoas si infiamma, la contrazione o lo stiramento del muscolo provocano dolore. Al Concorso Nazionale SSM compare nelle domande sulla semeiotica dell’addome acuto, spesso accanto al segno dell’otturatore e ai segni di Blumberg e Rovsing.

Che cos’è il segno dello psoas

Si parla di segno dello psoas positivo quando la contrazione attiva del muscolo ileopsoas, oppure il suo stiramento passivo, evocano dolore nel quadrante addominale corrispondente, di solito nella fossa iliaca o nel fianco. Il muscolo in sé non è malato: è il tessuto infiammato che vi si appoggia a essere mobilizzato dalla manovra. Il segno, quindi, non indica una patologia specifica, ma una localizzazione: segnala che il processo è posteriore, retroperitoneale o comunque a contatto con la parete addominale posteriore.

Un reperto correlato, spesso osservabile già all’ispezione, è l’atteggiamento antalgico in flessione dell’anca: il paziente tiene la coscia flessa sul bacino perché in questa posizione lo psoas è rilasciato e il dolore si attenua. In alcuni pazienti la deambulazione avviene leggermente curvi in avanti, con la stessa logica.

Anatomia e significato fisiopatologico

Il muscolo ileopsoas è formato dal grande psoas, che origina dai corpi e dai processi trasversi delle vertebre lombari e da T12, e dal muscolo iliaco, che origina dalla fossa iliaca. I due ventri si uniscono e si inseriscono sul piccolo trocantere del femore. La sua azione principale è la flessione dell’anca; contribuisce anche alla stabilizzazione della colonna lombare.

Il muscolo decorre nel retroperitoneo ed è in rapporto con numerose strutture: a destra con il cieco e con un’appendice in posizione retrocecale, con l’uretere, con il rene e con i vasi iliaci; a sinistra con il sigma e il colon discendente. Quando uno di questi organi è infiammato, o quando una raccolta purulenta si forma lungo la sua guaina, i movimenti del muscolo stirano o comprimono il tessuto infiammato e scatenano dolore. Questo spiega perché il segno dello psoas è particolarmente utile nell’appendicite retrocecale: l’appendice, nascosta dietro il cieco, può non irritare il peritoneo parietale anteriore e dare un addome poco dolente alla palpazione superficiale.

Come si esegue la manovra

Esistono due modalità, entrambe accettate.

La manovra passiva si esegue con il paziente in decubito laterale sul lato sano, quindi sul fianco sinistro se si indaga il lato destro. L’esaminatore estende passivamente l’anca destra, portando la coscia indietro con il ginocchio esteso o lievemente flesso. L’estensione allunga il muscolo e lo mette in tensione contro il tessuto infiammato: se compare dolore nel quadrante inferiore destro il segno è positivo.

La manovra attiva si esegue con il paziente supino: gli si chiede di sollevare l’arto inferiore esteso contro la resistenza della mano dell’esaminatore appoggiata sulla coscia, oppure di flettere l’anca contro resistenza. La contrazione attiva dello psoas provoca dolore nello stesso modo.

Come per tutte le manovre di questo tipo, il confronto con il lato controlaterale e l’attenzione a non confondere il dolore con quello di origine articolare o muscolare sono essenziali. La manovra va eseguita con delicatezza: in un paziente con addome acuto, forzare i movimenti non aggiunge informazioni e aumenta solo la sofferenza.

Patologie associate

La condizione più classicamente legata al segno dello psoas è l’appendicite acuta in sede retrocecale. In questi pazienti il dolore può localizzarsi al fianco destro più che alla fossa iliaca, la dolorabilità anteriore può essere modesta e, se l’appendice è vicina all’uretere, l’esame delle urine può mostrare una lieve ematuria o leucocituria, con il rischio di pensare erroneamente a una patologia urinaria.

Il segno può essere positivo anche nell’ascesso dello psoas, primitivo (per diffusione ematogena, più frequente in pazienti immunodepressi o tossicodipendenti) o secondario a patologie vicine come il morbo di Crohn con fistole, la spondilodiscite, la tubercolosi vertebrale (il classico ascesso freddo di Pott che scende lungo la guaina del muscolo), la diverticolite complicata e le infezioni renali e perirenali. Anche l’ematoma dello psoas, per esempio nei pazienti in terapia anticoagulante o dopo procedure che accedono ai vasi femorali, può dare un segno dello psoas positivo, talvolta con deficit del nervo femorale associato.

A sinistra, il segno orienta verso processi a carico del sigma e del colon discendente, dello psoas stesso o del rene sinistro.

Segno dello psoas, dell’otturatore e altri segni addominali

Il segno dello psoas si studia in coppia con il segno dell’otturatore, che si evoca a paziente supino flettendo anca e ginocchio a 90 gradi e ruotando internamente la coscia: il dolore suggerisce un processo pelvico a contatto con il muscolo otturatore interno, come un’appendice in sede pelvica o una raccolta nella pelvi. Le due manovre sono complementari: la prima indaga la sede retrocecale, la seconda quella pelvica.

Il segno di Blumberg (dolore al rilascio brusco della compressione) indica invece irritazione del peritoneo parietale anteriore, e il segno di Rovsing (dolore in fossa iliaca destra alla compressione di quella sinistra) è legato alla mobilizzazione dei gas e dell’essudato verso il cieco. Nell’appendicite retrocecale capita che Blumberg sia debole e psoas positivo: è proprio l’associazione che un buon clinico sa interpretare. Per la sequenza completa della valutazione addominale rimandiamo alla guida sull’esame obiettivo dell’addome.

Valore diagnostico e limiti

Come tutti i segni dell’addome acuto, il segno dello psoas ha una buona specificità quando è nettamente positivo, ma una sensibilità limitata: molti pazienti con appendicite hanno un segno negativo, perché l’appendice non è retrocecale o perché l’infiammazione è ancora iniziale. Un segno negativo, quindi, non esclude la diagnosi. Per questo la valutazione clinica si integra con i punteggi clinici (come l’Alvarado score o analoghi), con gli esami di laboratorio (leucocitosi, PCR) e con l’imaging: l’ecografia, soprattutto nei bambini e nelle giovani donne, e la TC addome negli adulti con quadro dubbio.

Un segno dello psoas positivo in un paziente con febbre prolungata, dolore lombare e zoppia deve far pensare all’ascesso dello psoas, la cui diagnosi è radiologica (TC o RM) e il cui trattamento prevede antibiotici e drenaggio, spesso percutaneo.

Diagnosi differenziale

Il dolore evocato dalla manovra va distinto da quello di origine articolare dell’anca, come l’artrite settica o la coxartrosi, che tende però a comparire anche con la rotazione e con il carico, e dalla lombalgia di origine vertebrale. Nel dolore al fianco destro con segno dello psoas bisogna considerare la colica renale e la pielonefrite, la colecistite con colecisti bassa, le patologie ginecologiche (annessite, cisti ovariche complicate, gravidanza ectopica) e, nell’anziano, patologie vascolari retroperitoneali. Il quadro del dolore addominale acuto va sempre ricostruito nel suo insieme, con anamnesi, parametri vitali ed esami mirati.

Come cade il segno dello psoas al concorso

Il segno dello psoas cade al concorso soprattutto in due forme. La prima è la domanda diretta: «quale sede dell’appendice è suggerita da un segno dello psoas positivo?» La risposta attesa è la sede retrocecale; la sede pelvica si associa invece al segno dell’otturatore. La seconda è il caso clinico: un paziente con dolore al fianco destro, febbricola, poca dolorabilità anteriore, lieve ematuria e dolore all’estensione dell’anca destra. Bisogna resistere alla tentazione di scegliere la colica renale.

Gli errori tipici sono quattro. Confondere psoas e otturatore, invertendo sede retrocecale e pelvica. Credere che un segno negativo escluda l’appendicite. Dimenticare che il segno dello psoas indica una localizzazione e non una malattia, e quindi può essere positivo in ascessi, ematomi e processi renali. Infine, sbagliare la manovra passiva: il paziente sta sul fianco sano e si estende l’anca, non la si flette.

Per allenarti su casi clinici di addome acuto come quelli d’esame, sulla Piattaforma Accademia sono disponibili simulazioni commentate con la spiegazione di ogni alternativa.

In sintesi

Il segno dello psoas è il dolore evocato dalla contrazione attiva o dallo stiramento passivo del muscolo ileopsoas, che segnala un processo infiammatorio a contatto con la parete addominale posteriore. Si cerca estendendo l’anca con il paziente sul fianco sano, oppure facendo flettere l’anca contro resistenza. È tipico dell’appendicite retrocecale, ma si osserva anche negli ascessi e negli ematomi dello psoas, nelle patologie renali e nelle complicanze di Crohn e diverticolite. Va letto insieme al segno dell’otturatore, a Blumberg e Rovsing, e un segno negativo non esclude la malattia.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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