Polso di Corrigan: polso celere e insufficienza aortica
1 Ottobre 2026 · Mario Lomele
Il polso di Corrigan è il polso arterioso ampio, a salita rapida e a caduta altrettanto brusca, che si percepisce nell’insufficienza aortica cronica significativa. La descrizione tradizionale italiana lo chiama polso celere e scoccante, mentre in inglese è noto anche come “water hammer pulse”, polso a colpo d’ariete. È uno dei segni periferici più noti della valvulopatia aortica e un classico delle domande di semeiotica cardiovascolare.
Che cos’è il polso di Corrigan
Il segno prende il nome dal medico irlandese Dominic Corrigan, che nella prima metà dell’Ottocento descrisse le pulsazioni visibili delle arterie del collo e il polso caratteristico dei pazienti con rigurgito aortico. Si tratta di un’alterazione del polso arterioso nella sua ampiezza e nella sua velocità: l’onda sfigmica sale rapidamente fino a un picco elevato e poi collassa in fretta, dando al dito dell’esaminatore la sensazione di un colpo secco seguito da un vuoto.
Va precisato un punto terminologico che crea confusione. Con “polso di Corrigan” alcuni testi indicano il polso periferico celere e scoccante, altri la pulsazione ampia e visibile delle arterie carotidi (talvolta chiamata danza delle carotidi o segno di Corrigan). Le due manifestazioni hanno lo stesso significato e lo stesso meccanismo, e nelle domande d’esame vengono trattate insieme come espressione dell’aumentata pressione differenziale.
Il significato fisiopatologico
Nell’insufficienza aortica la valvola non si chiude completamente in diastole, e parte del sangue espulso torna nel ventricolo sinistro. Nel tempo il ventricolo si adatta al sovraccarico di volume con dilatazione e ipertrofia eccentrica: riceve in diastole sia il sangue proveniente dall’atrio sia quello rigurgitato, e in sistole espelle un volume molto maggiore del normale.
Questo grande volume di eiezione, spinto con forza in un’aorta che lo accoglie rapidamente, produce una salita veloce e un picco elevato della pressione sistolica. Subito dopo, durante la diastole, il sangue rifluisce verso il ventricolo e contemporaneamente defluisce in periferia attraverso resistenze spesso ridotte: la pressione diastolica cade rapidamente e scende a valori bassi. Ne risulta una pressione differenziale, cioè la differenza tra sistolica e diastolica, molto ampia. È questo divario, unito alla rapidità della salita e della discesa, che il dito percepisce come polso celere e scoccante.
Il segno esprime quindi un’insufficienza cronica, emodinamicamente significativa, in un ventricolo che ha avuto il tempo di dilatarsi. Nell’insufficienza aortica acuta, per esempio da dissecazione aortica o da endocardite infettiva con perforazione di una cuspide, il ventricolo non è dilatato, la pressione diastolica ventricolare sale rapidamente, il volume di eiezione non può aumentare molto e i segni periferici sono spesso modesti o assenti. È una distinzione che ricorre nelle domande.
Come si ricerca il polso di Corrigan
La ricerca inizia con la palpazione del polso radiale: si apprezza un polso ampio, rapido, che sembra “sfuggire” sotto le dita. Per accentuare il fenomeno si usa una manovra classica: con il paziente seduto o supino, l’esaminatore afferra il polso del paziente con la propria mano, appoggiando il palmo sulla faccia volare dell’avambraccio, e solleva rapidamente il braccio del paziente sopra il livello del cuore. Sollevando l’arto si riduce la pressione idrostatica nell’arteria e il collasso diastolico diventa più evidente: il polso si percepisce come un colpo secco e netto contro il palmo.
Prima di eseguire la manovra è opportuno chiedere al paziente se abbia dolore alla spalla o limitazioni nei movimenti dell’arto. L’esame si completa con l’ispezione del collo, dove si possono vedere le pulsazioni ampie delle carotidi, e con la misurazione della pressione arteriosa, che tipicamente mostra una sistolica aumentata e una diastolica bassa.
All’auscultazione cardiaca il dato fondamentale è il soffio diastolico in decrescendo, dolce e aspirativo, meglio udibile lungo il margine sternale sinistro con il paziente seduto e sporto in avanti, in espirazione forzata. Per ripassare la semeiotica auscultatoria è utile la pagina sui soffi cardiaci. Possono associarsi un soffio sistolico eiettivo da iperafflusso e, nelle forme severe, il soffio di Austin Flint, un rullio mesodiastolico apicale.
Gli altri segni periferici dell’insufficienza aortica
Il polso di Corrigan fa parte di una famiglia di segni, quasi tutti eponimi, che condividono lo stesso meccanismo. Il segno di de Musset è l’oscillazione ritmica del capo sincrona con il battito cardiaco. Il segno di Quincke è la pulsazione capillare visibile nel letto ungueale esercitando una lieve pressione sull’unghia. Il doppio tono di Traube è un rumore secco percepito auscultando l’arteria femorale. Il segno di Duroziez è un doppio soffio, sistolico e diastolico, udibile sull’arteria femorale comprimendo progressivamente con il fonendoscopio. Il segno di Müller è la pulsazione dell’ugola. Il segno di Hill è una pressione sistolica agli arti inferiori nettamente superiore a quella degli arti superiori.
Nessuno di questi segni è indispensabile e nessuno, da solo, quantifica in modo affidabile la gravità del vizio. Il loro valore è soprattutto quello di richiamare l’attenzione su un’insufficienza aortica cronica significativa e di ricordare il principio fisiopatologico comune: grande volume di eiezione e collasso diastolico.
Altre condizioni con polso celere
Il polso ampio e scoccante non è esclusivo dell’insufficienza aortica. Qualunque condizione con alta portata cardiaca o con un deflusso diastolico rapido del sangue arterioso può produrre un quadro simile. Tra gli stati ipercinetici rientrano l’ipertiroidismo, l’anemia grave, la febbre, la gravidanza, la malattia di Paget dell’osso e le fistole arterovenose. Tra le cause strutturali c’è il dotto arterioso pervio, in cui il sangue defluisce in diastole dall’aorta all’arteria polmonare, con un meccanismo analogo al rigurgito aortico.
Anche le cause dell’insufficienza aortica sono da ricordare insieme al segno: malattia valvolare degenerativa, valvola bicuspide, endocardite, esiti di malattia reumatica, dilatazione della radice aortica nella sindrome di Marfan, aortiti come quella della spondilite anchilosante e, storicamente, della sifilide terziaria.
Valore e limiti del polso di Corrigan
Il segno ha un valore clinico reale quando è presente in un paziente con soffio diastolico: rafforza l’ipotesi di un’insufficienza aortica cronica emodinamicamente significativa. È invece poco sensibile nelle forme lievi e moderate e, come detto, può mancare nelle forme acute anche gravi. La sua presenza dipende anche dalla pressione arteriosa, dalla frequenza cardiaca e dalle resistenze periferiche, e può essere attenuata dalla terapia vasodilatatrice o da uno scompenso avanzato.
La diagnosi e la stima della gravità si basano sull’ecocardiogramma, che valuta l’anatomia della valvola, il getto di rigurgito, le dimensioni e la funzione del ventricolo sinistro e la radice aortica. La decisione sull’intervento chirurgico dipende dai sintomi, dalla funzione ventricolare e dalle dimensioni del ventricolo e dell’aorta, non dalla presenza o dall’assenza dei segni periferici.
Come cade il polso di Corrigan al concorso
La domanda tipica descrive un paziente con dispnea da sforzo, soffio diastolico lungo il margine sternale sinistro, pressione arteriosa con ampia differenziale e polso celere e scoccante, e chiede la diagnosi: insufficienza aortica. Varianti frequenti chiedono a quale valvulopatia appartenga il polso di Corrigan, quale sia il suo meccanismo, oppure in quale situazione possa mancare (l’insufficienza aortica acuta).
Gli errori più comuni riguardano la confusione tra tipi di polso. Il polso tardo e piccolo, parvus et tardus, appartiene alla stenosi aortica; il polso bisferiens, con due picchi sistolici, si osserva nell’insufficienza aortica severa o nella steno-insufficienza e nella cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva; il polso alternante indica una grave disfunzione ventricolare; il polso paradosso, cioè la caduta inspiratoria eccessiva della pressione sistolica, è tipico del tamponamento cardiaco. Un’altra trappola è attribuire il polso celere alla stenosi mitralica o all’insufficienza mitralica: il meccanismo del collasso diastolico arterioso richiede il rigurgito aortico o un deflusso diastolico equivalente.
Per allenarsi a riconoscere questi polsi nei casi clinici sono utili le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia, con la spiegazione di ogni alternativa.
In sintesi
Il polso di Corrigan è il polso celere e scoccante dell’insufficienza aortica cronica significativa: salita rapida, picco elevato e collasso diastolico brusco, espressione di un grande volume di eiezione e di un’ampia pressione differenziale. Si ricerca palpando il polso radiale e sollevando il braccio del paziente, e si accompagna al soffio diastolico in decrescendo e agli altri segni periferici come quelli di de Musset, Quincke, Duroziez e il doppio tono di Traube. Può comparire negli stati ipercinetici e nel dotto arterioso pervio, mentre spesso manca nell’insufficienza aortica acuta. La diagnosi e la stadiazione si affidano all’ecocardiogramma.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
