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Concorso SSM

Palpitazioni: cause, diagnosi e red flag per il Concorso SSM

27 Settembre 2026 · Mario Lomele

Palpitazioni: cause, diagnosi e red flag per il Concorso SSM

Le palpitazioni sono uno dei motivi più comuni per cui un paziente si rivolge al medico di famiglia, al pronto soccorso o al cardiologo. Nella grande maggioranza dei casi dipendono da condizioni benigne, come extrasistoli, ansia o stimolanti, ma possono essere anche la prima manifestazione di un’aritmia pericolosa o di una malattia sistemica. Per il Concorso SSM il sintomo è un classico snodo di ragionamento: bisogna capire quando basta rassicurare e quando è necessario un approfondimento urgente.

Che cosa sono le palpitazioni

Si definiscono palpitazioni la percezione sgradevole e consapevole del proprio battito cardiaco. Normalmente non ci accorgiamo del cuore che batte; il sintomo compare quando il ritmo diventa troppo rapido, troppo lento, irregolare, oppure quando la contrazione è più energica del solito. Il paziente le descrive in molti modi: colpi in gola, cuore in gola, battito che si ferma e riparte, frullio nel petto, martellamento. Queste descrizioni, lungi dall’essere dettagli, hanno un valore diagnostico reale.

Il meccanismo varia. Nelle extrasistoli il paziente spesso non percepisce il battito prematuro in sé, ma la pausa che segue e soprattutto il battito successivo, più vigoroso perché il ventricolo si è riempito di più durante la pausa compensatoria. Nelle tachiaritmie la percezione deriva dalla frequenza elevata e dalla ridotta efficienza del riempimento. Negli stati iperdinamici, come anemia, febbre, gravidanza o ipertiroidismo, il cuore batte in ritmo sinusale ma con una gittata aumentata che rende il battito avvertibile.

Come si classificano le palpitazioni

Un modo pratico di organizzare il ragionamento è distinguere quattro categorie. Le palpitazioni aritmiche sono dovute a un disturbo del ritmo: extrasistoli sopraventricolari e ventricolari, tachicardie sopraventricolari, fibrillazione e flutter atriale, tachicardie ventricolari, bradiaritmie con battiti di scappamento. Le palpitazioni strutturali sono legate a una cardiopatia che aumenta la percezione del battito, come l’insufficienza aortica o mitralica, lo scompenso o la presenza di una protesi valvolare meccanica. Le palpitazioni da cause sistemiche derivano da condizioni extracardiache che producono una tachicardia sinusale o favoriscono aritmie. Le palpitazioni psicosomatiche sono legate a stati d’ansia e attacchi di panico, e rappresentano una causa frequente ma da diagnosticare solo dopo aver escluso le altre.

Cause cardiache principali

Le extrasistoli sono la causa aritmica più frequente e nel cuore sano sono di solito benigne. Diventano rilevanti quando sono molto numerose, quando compaiono in un cuore malato o quando si presentano in salve. La tachicardia sopraventricolare parossistica, per lo più da rientro nodale o atrioventricolare, dà palpitazioni rapide e regolari che iniziano e terminano improvvisamente, talvolta con poliuria dopo l’episodio per il rilascio di peptide natriuretico atriale; spesso il paziente ha imparato che le manovre vagali la interrompono.

La fibrillazione atriale produce palpitazioni irregolari, spesso con dispnea, astenia e ridotta tolleranza allo sforzo, ed è l’aritmia sostenuta più comune nell’adulto e nell’anziano. Il flutter atriale dà in genere un ritmo rapido e regolare, spesso con conduzione 2:1. Le tachicardie ventricolari sono più rare ma più pericolose, tipiche del paziente con cicatrice postinfartuale o cardiomiopatia, e si associano spesso a sincope, dolore toracico o instabilità emodinamica.

Alcune condizioni genetiche meritano attenzione perché colpiscono giovani apparentemente sani: la sindrome di Wolff-Parkinson-White, con la preeccitazione ventricolare, la sindrome del QT lungo, la sindrome di Brugada, la cardiomiopatia ipertrofica e la cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro. In questi casi le palpitazioni possono essere il preludio di una morte improvvisa.

Cause extracardiache e sistemiche

Molte palpitazioni riflettono una condizione generale. L’ipertiroidismo dà tachicardia sinusale e favorisce la fibrillazione atriale, spesso con calo di peso, tremore, sudorazione e intolleranza al caldo. Il feocromocitoma si presenta con crisi di palpitazioni, cefalea e sudorazione, tipicamente accompagnate da ipertensione parossistica. L’anemia, la febbre, la disidratazione, l’ipovolemia e la gravidanza aumentano la frequenza cardiaca. L’ipoglicemia provoca palpitazioni per la scarica adrenergica, insieme a tremori, sudorazione e fame.

Gli squilibri elettrolitici, in particolare ipokaliemia e ipomagnesemia, favoriscono aritmie. Fra le sostanze vanno ricercati caffeina, nicotina, alcol, cocaina, anfetamine e cannabinoidi, oltre ai farmaci: beta-agonisti per l’asma, ormoni tiroidei in eccesso, decongestionanti simpaticomimetici, teofillina, alcuni antidepressivi e i farmaci che allungano il QT. La brusca sospensione dei beta-bloccanti può dare tachicardia di rimbalzo.

Infine il disturbo di panico e gli stati d’ansia sono tra le cause più frequenti nei giovani. È però un errore classico attribuire all’ansia un’aritmia vera: una tachicardia sopraventricolare parossistica viene spesso scambiata per un attacco di panico per anni.

Approccio diagnostico alle palpitazioni

L’anamnesi è decisiva. Bisogna farsi descrivere il ritmo, chiedendo al paziente di battere con le dita sul tavolo quello che sente: rapido e regolare, rapido e irregolare, colpi isolati con pause. Si indagano modalità di inizio e fine, durata, fattori scatenanti come sforzo, emozioni, cambi di posizione, pasti o alcol, e sintomi associati come sincope, presincope, dolore toracico o dispnea. Contano la storia di cardiopatia, i farmaci, le sostanze e la familiarità per morte improvvisa sotto i quarant’anni.

L’esame obiettivo valuta frequenza e ritmo del polso, pressione arteriosa, soffi cardiaci, segni di scompenso, segni di ipertiroidismo o anemia. Il primo esame strumentale è sempre l’elettrocardiogramma a 12 derivazioni, idealmente registrato durante il sintomo; anche un ECG in ritmo sinusale fra gli episodi può rivelare preeccitazione, QT lungo, pattern di Brugada, segni di ipertrofia o di pregresso infarto. Per chi vuole ripassare la lettura sistematica è utile la nostra guida su come leggere un ECG.

Gli esami del sangue di base includono emocromo, elettroliti con magnesio, glicemia, TSH e funzionalità renale. Se gli episodi sono frequenti si usa l’Holter ECG delle 24 o 48 ore; se sono rari si ricorre a registratori di eventi esterni o, in casi selezionati, al loop recorder impiantabile. L’ecocardiogramma serve a cercare una cardiopatia strutturale, il test da sforzo a studiare le aritmie scatenate dall’esercizio, lo studio elettrofisiologico a definire il meccanismo e, spesso, a trattarlo con l’ablazione.

Segni d’allarme nelle palpitazioni

Alcuni elementi trasformano un sintomo banale in una possibile urgenza. Sono segni d’allarme la sincope o la presincope durante le palpitazioni, soprattutto se compaiono sotto sforzo; il dolore toracico, la dispnea importante o i segni di scompenso; l’ipotensione e l’instabilità emodinamica; la presenza di una cardiopatia strutturale nota, in particolare un pregresso infarto o una cardiomiopatia; la familiarità per morte improvvisa giovanile; un ECG di base patologico con preeccitazione, QT lungo o anomalie della ripolarizzazione. Anche le palpitazioni in un paziente in terapia con farmaci che allungano il QT vanno prese sul serio.

Come cadono le palpitazioni al concorso SSM

Le domande costruite sulle palpitazioni tendono a seguire schemi riconoscibili. Una giovane donna con episodi di tachicardia regolare a esordio e fine improvvisi, che cedono alla manovra di Valsalva, porta alla tachicardia da rientro nodale. Un ragazzo con palpitazioni e un ECG di base con PR corto e onda delta orienta alla sindrome di Wolff-Parkinson-White, e il quiz può chiedere quale farmaco evitare in caso di fibrillazione atriale preeccitata, cioè i bloccanti del nodo atrioventricolare. Un’anziana con palpitazioni irregolari e dispnea porta alla fibrillazione atriale e alla stratificazione del rischio embolico. Un paziente con crisi di palpitazioni, cefalea, sudorazione e picchi ipertensivi apre al feocromocitoma.

Gli errori tipici sono pochi ma costosi. Il primo è etichettare come ansiose palpitazioni con esordio e fine improvvisi, che invece suggeriscono un’aritmia da rientro. Il secondo è sottovalutare la sincope associata. Il terzo è dimenticare TSH, elettroliti e sostanze nella valutazione di primo livello. Il quarto è fermarsi a un ECG normale fra gli episodi senza documentare il ritmo durante il sintomo. Il quinto è non indagare la familiarità per morte improvvisa. Per esercitarsi a riconoscere questi scenari sono utili le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia, dove ogni alternativa sbagliata viene spiegata.

In sintesi

Le palpitazioni sono la percezione del proprio battito cardiaco e nella maggior parte dei casi hanno cause benigne come extrasistoli, ansia e stimolanti. Il ragionamento parte dalla descrizione del ritmo, dalle modalità di inizio e fine e dai sintomi associati, e passa sempre per un ECG a 12 derivazioni, idealmente durante l’episodio. Vanno ricercate cause sistemiche come ipertiroidismo, anemia, ipoglicemia, feocromocitoma e squilibri elettrolitici. Sincope, dolore toracico, cardiopatia strutturale, familiarità per morte improvvisa e ECG di base alterato sono i segni d’allarme che impongono un approfondimento rapido.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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