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Concorso SSM

Odinofagia: differenza con disfagia e cause | SSM

27 Settembre 2026 · Mario Lomele

Odinofagia: differenza con disfagia e cause | SSM

L’odinofagia è il dolore durante la deglutizione, e al Concorso SSM è una parola chiave che il candidato deve saper leggere al volo: quando compare in un caso clinico orienta quasi sempre verso una lesione della mucosa esofagea o faringea, cioè un’infiammazione, un’ulcera o un’infezione, più che verso un ostacolo meccanico. In questo articolo vediamo la definizione, la differenza con la disfagia, le cause principali con un focus sulle esofagiti infettive, la diagnosi, la terapia e gli errori che si ripetono nei quiz.

Che cos’è l’odinofagia

Si definisce odinofagia il dolore, spesso descritto come urente o trafittivo, che il paziente avverte durante il passaggio del bolo, localizzato in gola o dietro lo sterno. Il dolore compare con la deglutizione e tende ad attenuarsi a riposo, e in molti casi è più intenso con cibi caldi, acidi, alcol o compresse di grandi dimensioni. Nei casi gravi il paziente riduce l’alimentazione per paura del dolore, perde peso e può disidratarsi.

Dal punto di vista fisiopatologico l’odinofagia nasce dall’esposizione delle terminazioni sensitive della mucosa: se l’epitelio è eroso, ulcerato o infiltrato da un agente infettivo, il contatto con il bolo e la peristalsi generano dolore. Per questo è un sintomo che parla di mucosa danneggiata e non di lume ristretto.

Odinofagia e disfagia: la differenza che conta

La confusione fra odinofagia e disfagia è il primo scoglio. La disfagia è la difficoltà alla deglutizione, la sensazione che il cibo si fermi o passi a fatica; l’odinofagia è il dolore durante la deglutizione. Le due possono coesistere, ma il loro significato clinico è diverso.

La disfagia richiama un problema di transito: un ostacolo meccanico (stenosi peptica, anello di Schatzki, neoplasia, compressione estrinseca) o un disturbo motorio come l’acalasia. Il ragionamento classico distingue disfagia orofaringea e esofagea, e all’interno di quest’ultima la disfagia per soli solidi e progressiva (sospetto ostacolo meccanico) da quella per solidi e liquidi fin dall’inizio (sospetto disturbo motorio).

L’odinofagia invece richiama un danno di superficie: esofagite infettiva, esofagite da farmaci, esofagite caustica, esofagite erosiva severa, faringite acuta. Quando in un caso clinico il dolore alla deglutizione è il sintomo dominante, soprattutto in un paziente immunodepresso o dopo l’assunzione di determinate compresse, la risposta attesa raramente è un tumore o un’acalasia.

Un’eccezione da ricordare: una neoplasia esofagea avanzata che ulcera la mucosa o infiltra le strutture vicine può dare anche odinofagia, ma in genere dopo mesi di disfagia progressiva e calo ponderale. Il contesto temporale aiuta a non sbagliare.

Le cause principali di odinofagia

Conviene distinguere le cause faringee da quelle esofagee. Fra le prime ci sono la faringite e la tonsillite acute, l’ascesso peritonsillare (con trisma e voce “a patata bollente”), l’epiglottite nell’adulto e i corpi estranei. Qui l’odinofagia si accompagna a febbre, linfoadenopatia cervicale e reperti all’ispezione del cavo orale.

Fra le cause esofagee le più importanti sono: le esofagiti infettive, tipiche del paziente immunodepresso; l’esofagite da farmaci, detta anche “pill esophagitis”; l’esofagite caustica da ingestione di acidi o alcali; l’esofagite da radioterapia toracica; le forme erosive severe di reflusso gastroesofageo; i corpi estranei esofagei. Più raramente malattie sistemiche con coinvolgimento mucoso, come il pemfigo o il lichen, possono causare lesioni dolorose dell’esofago.

Esofagiti infettive: Candida, Herpes e Citomegalovirus

Le esofagiti infettive sono il cuore del tema. Si verificano soprattutto in chi ha un’immunità cellulare compromessa: infezione da HIV con conta dei linfociti CD4 bassa, trapianto d’organo, chemioterapia, terapia corticosteroidea prolungata, diabete scompensato. Anche i corticosteroidi inalatori per l’asma possono favorire una candidosi orofaringea ed esofagea.

Esofagite da Candida. È la più frequente. La candidosi esofagea si manifesta con odinofagia e disfagia; spesso, ma non sempre, coesiste un mughetto orale. All’endoscopia si vedono placche biancastre aderenti alla mucosa, che al distacco lasciano una superficie arrossata; l’istologia o l’esame citologico mostrano ife e pseudoife. Nel paziente con HIV e sintomi tipici, la terapia empirica con fluconazolo per via orale è una strategia accettata: se i sintomi migliorano, l’endoscopia può non essere necessaria.

Esofagite erpetica. Causata da Herpes simplex, si presenta con odinofagia intensa, talvolta con vescicole labiali o orali. All’endoscopia compaiono ulcere piccole, superficiali e ben delimitate, a “vulcano”; le biopsie vanno prese dal margine dell’ulcera, dove si trovano le cellule epiteliali con inclusioni intranucleari e cellule multinucleate. La terapia è l’aciclovir. Può verificarsi anche in soggetti immunocompetenti.

Esofagite da Citomegalovirus. Tipica dell’immunodepressione grave, dà ulcere grandi, profonde, lineari o serpiginose, spesso nella parte distale. Le biopsie vanno prese dal fondo dell’ulcera, perché il virus infetta le cellule endoteliali e i fibroblasti dello stroma, con le classiche inclusioni a “occhio di civetta”. La terapia è il ganciclovir, con valganciclovir o foscarnet come alternative a seconda del caso.

La distinzione fra biopsia al margine per l’Herpes e al fondo per il Citomegalovirus è un classico nozionistico che vale la pena memorizzare.

Esofagite da farmaci ed esofagite caustica

L’esofagite da farmaci si produce quando una compressa si ferma nell’esofago e rilascia localmente il principio attivo, provocando un’ulcera. I farmaci più chiamati in causa sono le tetracicline (in particolare doxiciclina), i bisfosfonati come l’alendronato, il cloruro di potassio, i FANS, il solfato ferroso e la chinidina. Il quadro tipico è l’odinofagia acuta in un paziente che ha assunto la compressa con poca acqua e si è coricato subito dopo. La prevenzione consiste nell’assumere il farmaco con un bicchiere pieno d’acqua e restare in posizione eretta; il trattamento prevede sospensione o sostituzione del farmaco e, spesso, un inibitore di pompa protonica per favorire la guarigione.

L’esofagite caustica, da ingestione accidentale nei bambini o volontaria negli adulti, dà odinofagia, scialorrea, dolore toracico e nei casi gravi segni di perforazione. Gli alcali tendono a produrre necrosi colliquativa profonda, gli acidi necrosi coagulativa. L’endoscopia precoce, entro le prime ore e in assenza di segni di perforazione, serve a stabilire l’estensione del danno; il vomito indotto e i tentativi di neutralizzazione sono controindicati. A distanza, il rischio principale è la stenosi esofagea cicatriziale, oltre a un aumento del rischio di carcinoma squamoso a lungo termine.

Come si arriva alla diagnosi

L’anamnesi indirizza già molto: stato immunitario, farmaci assunti e modalità di assunzione, ingestione di sostanze, radioterapia, sintomi di reflusso, febbre e sintomi faringei. L’esame del cavo orale cerca mughetto, vescicole, faringite o ascesso.

L’esame chiave per le cause esofagee è la gastroscopia, che permette di vedere le lesioni e di eseguire biopsie e brushing per esami istologici, colturali e molecolari. Il transito baritato è poco utile quando il sintomo è l’odinofagia e non va eseguito se si sospetta una perforazione. Nel sospetto di perforazione o di esofagite caustica grave si ricorre alla TC.

La strategia pratica nel paziente HIV positivo con odinofagia e mughetto è una prova terapeutica con fluconazolo; se non c’è risposta in pochi giorni si procede con l’endoscopia per cercare Herpes, Citomegalovirus, ulcere aftoidi idiopatiche o altre cause.

Come cade l’odinofagia al concorso

Gli schemi ricorrenti nelle domande sono pochi e ben riconoscibili. Il primo: paziente con HIV e bassi CD4, odinofagia e placche bianche nel cavo orale; la risposta è la candidosi esofagea con fluconazolo empirico. Il secondo: paziente che assume doxiciclina o alendronato, dolore retrosternale acuto alla deglutizione dopo aver preso la compressa prima di dormire; la risposta è l’esofagite da farmaci. Il terzo: domanda nozionistica sulle biopsie, con Herpes al margine delle ulcere superficiali e Citomegalovirus al fondo delle ulcere profonde.

Spesso la domanda chiede semplicemente di distinguere i termini: dolore alla deglutizione è odinofagia, difficoltà alla deglutizione è disfagia, sensazione di corpo estraneo in gola senza difficoltà reale al transito è il globo faringeo. Allenarsi su questi distinguo con le prove degli anni precedenti del Concorso SSM è il modo più rapido per non cadere in trappola.

Errori tipici ai quiz sull’odinofagia

Il primo errore è usare odinofagia e disfagia come sinonimi. Il secondo è pensare subito al tumore quando il sintomo principale è il dolore, trascurando le cause infettive e iatrogene. Il terzo è escludere la candidosi esofagea perché manca il mughetto: la sua assenza non la esclude. Il quarto è invertire la sede della biopsia fra Herpes e Citomegalovirus. Il quinto è consigliare il vomito indotto o la neutralizzazione dopo l’ingestione di caustici. Il sesto è non riconoscere il ruolo dei corticosteroidi inalatori nella candidosi, che si previene sciacquando la bocca dopo l’uso.

Per vedere questi errori spiegati caso per caso, le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia permettono di ripassare gastroenterologia e malattie infettive con la logica delle domande d’esame.

In sintesi

L’odinofagia è il dolore alla deglutizione e segnala un danno della mucosa faringea o esofagea, mentre la disfagia è la difficoltà al transito e segnala un ostacolo o un disturbo motorio. Le cause esofagee principali sono le esofagiti infettive (Candida, Herpes simplex, Citomegalovirus, soprattutto nell’immunodepresso), l’esofagite da farmaci, l’esofagite caustica, quella da radioterapia e le forme erosive severe da reflusso. L’esame chiave è la gastroscopia con biopsie, ma nel paziente con HIV e mughetto si può partire dal fluconazolo empirico. Terapia mirata alla causa: fluconazolo, aciclovir, ganciclovir, sospensione del farmaco lesivo e protezione della mucosa.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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