Gastroscopia: indicazioni, reperti e domande SSM
23 Settembre 2026 · Mario Lomele
La gastroscopia, più correttamente esofagogastroduodenoscopia (EGDS), è l’esame endoscopico del tratto digestivo superiore: esofago, stomaco e duodeno fino alla seconda porzione. È l’indagine di riferimento per la dispepsia con segni d’allarme, per il sanguinamento digestivo superiore, per la malattia da reflusso complicata e per la diagnosi di celiachia, e permette nella stessa seduta di prelevare biopsie e di eseguire trattamenti come l’emostasi o la legatura delle varici. Per chi prepara il Concorso Nazionale SSM è un tema che compare in gastroenterologia, medicina interna, chirurgia e medicina d’urgenza, quasi sempre sotto forma di caso clinico in cui si chiede quando l’esame è indicato, con quale urgenza e quale reperto ci si aspetta.
Che cos’è la gastroscopia
La gastroscopia è un’endoscopia digestiva alta eseguita con un gastroscopio, uno strumento flessibile di circa un metro, con una telecamera all’estremità, canali per l’insufflazione, il lavaggio e l’aspirazione, e un canale operativo attraverso cui passano pinze bioptiche, aghi da sclerosi, clip, anse e dispositivi per la legatura elastica. Viene introdotto per bocca, attraversa l’ipofaringe e lo sfintere esofageo superiore, percorre l’esofago, entra nello stomaco e, superato il piloro, raggiunge il bulbo e la seconda porzione duodenale. L’esame è quindi sia diagnostico, perché consente la visione diretta della mucosa e il prelievo di tessuto, sia terapeutico.
Va distinta dall’ecoendoscopia, che aggiunge una sonda ecografica per studiare la parete e le strutture adiacenti come il pancreas, dall’enteroscopia, che esplora il piccolo intestino, e dalla capsula endoscopica, che non permette biopsie. Il termine “gastroscopia” nel linguaggio comune indica quasi sempre l’esofagogastroduodenoscopia completa.
Indicazioni
Le indicazioni diagnostiche comprendono la dispepsia in presenza di segni d’allarme, come disfagia, odinofagia, calo ponderale non intenzionale, vomito persistente, anemia, sanguinamento o massa palpabile, oppure la dispepsia di nuova insorgenza dopo i 45-55 anni, soglia che varia a seconda delle linee guida. Nei pazienti giovani senza segni d’allarme si preferisce di solito la strategia del test e trattamento per l’Helicobacter pylori o un tentativo con inibitori di pompa protonica, e la gastroscopia viene riservata ai casi che non rispondono.
Altre indicazioni sono la malattia da reflusso refrattaria o con sintomi d’allarme, la sorveglianza dell’esofago di Barrett, il sospetto di celiachia con biopsie duodenali, l’anemia sideropenica inspiegata, la ricerca della sede di un’emorragia digestiva superiore, che va eseguita in urgenza entro 24 ore dalla stabilizzazione, prima ancora nel paziente instabile o con sospetto sanguinamento da varici, la sorveglianza delle varici nel paziente cirrotico, la valutazione dopo ingestione di caustici e il follow-up dell’ulcera gastrica per verificarne la guarigione ed escludere una neoplasia. Le indicazioni terapeutiche includono l’emostasi con iniezione, clip o termocoagulazione, la legatura elastica delle varici esofagee, la rimozione di corpi estranei, la dilatazione di stenosi, il posizionamento di protesi e la gastrostomia percutanea endoscopica.
Come si esegue e preparazione
Il paziente deve essere a digiuno da solidi da almeno sei-otto ore e da liquidi chiari da due ore, per garantire una visione adeguata e ridurre il rischio di aspirazione. Vanno raccolte le informazioni su allergie, terapie in corso e comorbidità; gli anticoagulanti e gli antiaggreganti richiedono una valutazione del rischio se si prevedono manovre operative, mentre per una gastroscopia diagnostica con biopsie standard in genere non è necessario sospenderli. Gli inibitori di pompa protonica andrebbero sospesi prima dell’esame se l’obiettivo è la ricerca dell’Helicobacter pylori, perché ne riducono la sensibilità.
L’esame si esegue in decubito laterale sinistro, con un boccaglio a protezione dello strumento, con anestesia locale del faringe con spray e, molto spesso, sedazione cosciente con una benzodiazepina a breve durata d’azione. L’endoscopista introduce lo strumento sotto visione, esplora l’esofago, la giunzione esofagogastrica, lo stomaco nelle sue porzioni, con la manovra di retroversione per osservare il fondo e il cardias, poi il piloro e il duodeno. Le biopsie vengono prelevate secondo protocolli standard: per esempio, dall’antro e dal corpo per la ricerca dell’Helicobacter pylori e della gastrite, dai margini di un’ulcera gastrica, dal bulbo e dalla seconda porzione duodenale nel sospetto di celiachia. L’esame diagnostico dura in genere pochi minuti.
Cosa si vede e come si interpreta
La mucosa esofagea normale è pallida, liscia, e passa alla mucosa gastrica rosea in corrispondenza della linea Z, che di norma coincide con la giunzione esofagogastrica. Lo stomaco presenta pliche del corpo che si distendono con l’insufflazione, mentre l’antro è più liscio; il duodeno ha una mucosa vellutata con villi visibili nella seconda porzione. Il referto descrive ciascun segmento e le lesioni per sede, dimensioni, aspetto e trattamento eseguito, ricordando che l’interpretazione definitiva è quasi sempre istologica.
Alcune classificazioni sono citate spesso al concorso. L’esofagite da reflusso si gradua con la classificazione di Los Angeles, dalle erosioni brevi e isolate del grado A fino alle erosioni circonferenziali del grado D. Le varici esofagee si classificano per dimensioni e per presenza di segni rossi, che predicono il rischio di sanguinamento. L’ulcera peptica sanguinante si descrive con la classificazione di Forrest, che distingue il sanguinamento attivo a getto o a nappo, i segni di sanguinamento recente come il vaso visibile, il coagulo adeso e la macchia ematinica, e la base pulita senza stigmate; la classe orienta la necessità di trattamento endoscopico e il rischio di risanguinamento.
Reperti patologici principali
Nell’esofago si osservano l’esofagite erosiva, l’esofago di Barrett con la risalita della mucosa colonnare color salmone sopra la giunzione esofagogastrica, che va biopsiata per la ricerca di displasia, le varici, la candidosi con placche biancastre, l’esofagite eosinofila con anelli e solchi longitudinali, i diverticoli e le neoplasie, di aspetto vegetante o stenosante. Nello stomaco i reperti principali sono la gastrite con i suoi vari pattern, l’ulcera gastrica, che deve sempre essere biopsiata sui margini perché una neoplasia ulcerata può mimarla, i polipi, il carcinoma, con le forme vegetanti, ulcerate o infiltranti diffuse a “linite plastica” in cui le pareti appaiono rigide e le pliche non si distendono, e il linfoma. Nel duodeno si osservano l’ulcera duodenale, che è quasi sempre benigna e in genere non richiede biopsie né controllo di guarigione, e le alterazioni della celiachia, come la riduzione delle pliche, l’aspetto a mosaico e la scomparsa dei villi, con la conferma affidata all’istologia.
Alcuni quesiti insistono su reperti tipici dell’urgenza. La lacerazione lineare della giunzione esofagogastrica dopo vomito è la sindrome di Mallory-Weiss, mentre la rottura a tutto spessore dell’esofago è la sindrome di Boerhaave, che non va confermata con l’endoscopia ma con l’imaging. Nel paziente cirrotico con ematemesi il reperto atteso sono le varici o la gastropatia congestizia; nel paziente in terapia con FANS l’ulcera gastrica o duodenale. Il tema del sanguinamento va ripassato insieme al capitolo sulle emorragie digestive e a quello sull’ulcera peptica.
Complicanze, limiti e controindicazioni
La gastroscopia diagnostica ha un tasso di complicanze molto basso. Le più frequenti sono legate alla sedazione, con depressione respiratoria e ipotensione, e all’aspirazione di contenuto gastrico. La perforazione è rara nell’esame diagnostico e più probabile nelle manovre di dilatazione, nella rimozione di corpi estranei e nelle resezioni mucose; si manifesta con dolore, enfisema sottocutaneo del collo se la sede è esofagea, febbre e segni di mediastinite o peritonite. Il sanguinamento dopo biopsia è di regola trascurabile, mentre dopo polipectomia o dopo trattamento delle varici può essere significativo. Vanno ricordate anche la batteriemia transitoria e le infezioni da trasmissione strumentale, oggi eccezionali con i protocolli di riprocessamento.
Le controindicazioni assolute sono il sospetto di perforazione, l’instabilità emodinamica non corretta, l’infarto miocardico in fase acuta e la mancanza di collaborazione del paziente senza possibilità di sedazione. Sono relative l’insufficienza respiratoria grave, i grandi diverticoli di Zenker, per il rischio di perforazione durante l’introduzione alla cieca, la coagulopatia grave se si prevedono manovre operative e la chirurgia recente del tratto digestivo superiore. Fra i limiti dell’esame ricordiamo che non studia la parete oltre la mucosa, per cui la stadiazione locale delle neoplasie richiede l’ecoendoscopia e la tomografia, e che una gastroscopia negativa non esclude una patologia funzionale, una malattia del piccolo intestino o un sanguinamento di origine colica.
Come cade la gastroscopia al concorso
Nelle prove del concorso SSM la gastroscopia compare quasi sempre come “esame di scelta” all’interno di un ragionamento clinico. Le forme più frequenti di quesito sono queste.
- La domanda sull’urgenza. Un paziente con ematemesi o melena, stabilizzato: si chiede quale esame eseguire e in che tempi, e la risposta è l’endoscopia digestiva superiore entro 24 ore, ancora prima se instabile o cirrotico, dopo terapia con inibitori di pompa e, nel cirrotico, con vasoattivi e antibiotici.
- La domanda sui segni d’allarme. Dispepsia in un giovane senza segni d’allarme contro dispepsia con disfagia e calo ponderale: si chiede quando è indicata la gastroscopia diretta e quando basta la strategia test e trattamento per l’Helicobacter pylori.
- La domanda sulla biopsia. Si chiede quale lesione richieda sempre biopsie e controllo di guarigione (l’ulcera gastrica) e quale in genere no (l’ulcera duodenale), oppure da dove prelevare le biopsie nel sospetto di celiachia.
- La domanda sulla classificazione. Viene descritto un reperto endoscopico, per esempio un vaso visibile non sanguinante sul fondo di un’ulcera, e si chiede la classe di Forrest e la condotta.
- La domanda sul reperto tipico. Mucosa color salmone sopra la linea Z, pareti gastriche rigide non distensibili, lacerazione lineare del cardias dopo vomito: si chiede la diagnosi corrispondente.
Il modo più efficace di studiare è affrontare quesiti che partono dal quadro clinico, come quelli sul reflusso gastroesofageo, sul carcinoma gastrico o sulla celiachia. Le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia ripropongono questo tipo di domande con la spiegazione di ogni distrattore, e aiutano a fissare le soglie di età, i segni d’allarme e le classificazioni che il concorso chiede con regolarità.
In sintesi
La gastroscopia è l’endoscopia di esofago, stomaco e duodeno, eseguita a digiuno in sedazione cosciente, diagnostica e terapeutica insieme. È indicata nella dispepsia con segni d’allarme o di insorgenza dopo la soglia d’età, nel sanguinamento digestivo superiore, dove va eseguita entro 24 ore dalla stabilizzazione, nel reflusso complicato, nel sospetto di celiachia, nell’anemia sideropenica e nella sorveglianza del Barrett e delle varici. I reperti chiave sono l’esofagite graduata con Los Angeles, il Barrett, le varici, l’ulcera gastrica che va sempre biopsiata, l’ulcera duodenale che di norma non lo richiede, il carcinoma e l’atrofia dei villi della celiachia. La classificazione di Forrest guida il trattamento dell’ulcera sanguinante. Le complicanze sono rare e legate soprattutto alla sedazione e alle manovre operative; la perforazione sospetta e l’instabilità non corretta sono controindicazioni assolute. Al concorso vince chi conosce i tempi e i segni d’allarme.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
