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Concorso SSM

Litio: tossicità, litiemia e interazioni per l’SSM

24 Settembre 2026 · Mario Lomele

Litio: tossicità, litiemia e interazioni per l’SSM

Il litio è uno stabilizzatore dell’umore con una storia lunga e una posizione ancora centrale nella terapia del disturbo bipolare. Al Concorso SSM è un argomento ad alto rendimento perché combina farmacocinetica, nefrologia, endocrinologia e tossicologia in un solo farmaco: una finestra terapeutica stretta, un’eliminazione quasi esclusivamente renale e una serie di interazioni prevedibili rendono le domande molto ragionate. In questa guida vediamo meccanismo, indicazioni, effetti avversi, intossicazione, interazioni e monitoraggio, senza perdere di vista gli errori più comuni.

Che cos’è il litio e come agisce

Il litio è un catione monovalente, somministrato in forma di sale (per esempio carbonato), che si comporta in molti aspetti come il sodio. Il suo meccanismo d’azione non è del tutto chiarito. Le ipotesi più accreditate riguardano l’inibizione dell’inositolo monofosfatasi, con riduzione del ricircolo dell’inositolo e quindi della segnalazione mediata dal fosfatidilinositolo, e l’inibizione della glicogeno sintasi chinasi-3 beta, un enzima coinvolto in plasticità neuronale, apoptosi e ritmi circadiani. Ne deriva una modulazione dei sistemi di secondo messaggero e della neurotrasmissione che, nel tempo, stabilizza il tono dell’umore.

Dal punto di vista farmacocinetico il litio non viene metabolizzato, non si lega alle proteine plasmatiche e viene eliminato quasi interamente dal rene. Filtrato dal glomerulo, viene in gran parte riassorbito nel tubulo prossimale insieme al sodio. Questo dettaglio spiega quasi tutto ciò che serve sapere: ogni condizione che spinge il rene a trattenere sodio, come disidratazione, dieta iposodica, vomito, diarrea o uso di diuretici tiazidici, porta anche a trattenere litio e a farne salire la concentrazione.

Indicazioni del litio in psichiatria

L’indicazione principale è il disturbo bipolare, sia nel trattamento dell’episodio maniacale sia, soprattutto, nella prevenzione delle ricadute a lungo termine, dove rappresenta ancora un riferimento. Il litio è l’unico stabilizzatore dell’umore con una solida evidenza di riduzione del rischio suicidario, ed è un dato spesso richiesto. Nell’episodio maniacale acuto l’effetto richiede tempo per manifestarsi, per cui spesso si associano inizialmente antipsicotici o benzodiazepine.

Altre indicazioni sono il potenziamento degli antidepressivi nella depressione resistente e il disturbo schizoaffettivo. Rispetto agli altri stabilizzatori, il litio è considerato più efficace nelle forme classiche con episodi maniacali ben definiti e intervalli liberi, mentre valproato e altri antiepilettici trovano spazio negli stati misti e nella ciclicità rapida. Chi è interessato alla carriera nel settore può approfondire la specializzazione in psichiatria.

Effetti avversi del litio a dosi terapeutiche

Anche a concentrazioni corrette il litio produce effetti collaterali che conviene conoscere per organo. Sul sistema nervoso il più comune è il tremore fine delle mani, che si distingue dal tremore grossolano della tossicità. Sul rene l’effetto classico è la poliuria con polidipsia per resistenza all’ormone antidiuretico, fino al quadro del diabete insipido nefrogenico: il litio entra nelle cellule dei dotti collettori attraverso i canali epiteliali del sodio e interferisce con la via dell’acquaporina 2. L’amiloride, che blocca quei canali, è usata per ridurre il problema. Nel lungo periodo può svilupparsi una nefropatia tubulo-interstiziale cronica con riduzione del filtrato.

Sul piano endocrino il litio inibisce il rilascio degli ormoni tiroidei e può causare gozzo e ipotiroidismo, più frequente nelle donne; più raramente provoca tiroidite o ipertiroidismo. Può inoltre causare iperparatiroidismo con ipercalcemia, spostando verso l’alto la soglia del sensore del calcio delle paratiroidi. Altri effetti sono l’aumento di peso, la nausea e la diarrea, l’acne e la riacutizzazione della psoriasi, la leucocitosi benigna e alterazioni elettrocardiografiche come l’appiattimento o l’inversione dell’onda T e, più raramente, disfunzione del nodo del seno.

In gravidanza il litio è stato associato a malformazioni cardiache, in particolare all’anomalia di Ebstein. Le stime più recenti indicano un rischio assoluto più basso di quanto si pensasse in passato, ma la decisione se proseguire la terapia va comunque discussa caso per caso, bilanciando il rischio fetale con quello di ricaduta materna, soprattutto nel periodo del post-partum. Il litio passa nel latte materno.

Finestra terapeutica e tossicità da litio

Il litio ha una finestra terapeutica stretta: la distanza tra la concentrazione efficace e quella tossica è piccola, e per questo il dosaggio della litiemia è indispensabile. I valori di riferimento dipendono dal laboratorio, dalla fase di malattia (acuta o di mantenimento) e dalle caratteristiche del paziente, e gli anziani possono sviluppare tossicità anche a concentrazioni considerate accettabili nei giovani. L’intossicazione si divide in tre scenari.

L’intossicazione acuta, in un paziente che non assumeva il farmaco, si presenta soprattutto con sintomi gastrointestinali (nausea, vomito, diarrea), seguiti dai sintomi neurologici solo quando il litio si è distribuito nel tessuto cerebrale. L’intossicazione cronica, la più frequente nella pratica, si sviluppa lentamente in un paziente in terapia che va incontro a disidratazione, insufficienza renale o a una nuova interazione farmacologica; è dominata dai sintomi neurologici: tremore grossolano, atassia, disartria, confusione, mioclonie, iperreflessia, fino a convulsioni e coma. L’intossicazione acuta su cronica combina i due quadri ed è la più pericolosa. Possono associarsi aritmie e, nelle forme severe, danni neurologici persistenti, soprattutto cerebellari, descritti come sindrome neurotossica irreversibile.

Il trattamento prevede la sospensione del farmaco, la correzione della volemia con soluzione fisiologica e il ripristino della funzione renale. Il carbone attivo non lega il litio e non è utile; nelle ingestioni di formulazioni a rilascio prolungato si può considerare l’irrigazione intestinale totale. L’emodialisi è molto efficace perché il litio è una piccola molecola idrosolubile, non legata alle proteine e con volume di distribuzione limitato: si riserva ai casi con compromissione neurologica, insufficienza renale o concentrazioni molto elevate, secondo il giudizio del tossicologo. Dopo la dialisi è comune un rimbalzo della concentrazione dovuto alla redistribuzione dai tessuti, che impone controlli ripetuti.

Interazioni farmacologiche del litio

Le interazioni del litio si ricordano ragionando sul rene. I diuretici tiazidici sono l’esempio più classico: provocando perdita di sodio nel tubulo distale, stimolano il riassorbimento prossimale di sodio e litio e aumentano la litiemia. I diuretici dell’ansa hanno un effetto meno marcato ma non trascurabile. Gli ACE-inibitori e i sartani riducono la filtrazione glomerulare e la natriuresi, con lo stesso risultato. I FANS riducono le prostaglandine che mantengono il flusso renale e fanno anch’essi salire i livelli; il metronidazolo è un altro esempio citato.

All’opposto, teofillina, acetazolamide e diuretici osmotici aumentano l’escrezione di litio e ne riducono i livelli, così come una dieta molto ricca di sodio. Esistono poi interazioni farmacodinamiche: con gli antidepressivi serotoninergici il rischio è la sindrome serotoninergica, con gli antipsicotici è stata descritta una maggiore neurotossicità. Una dieta iposodica improvvisa, un’influenza gastrointestinale o un’ondata di calore con sudorazione profusa possono bastare a far precipitare una tossicità in un paziente fino a quel momento stabile.

Monitoraggio della litiemia e degli organi bersaglio

Prima di iniziare il trattamento si valutano funzione renale ed elettroliti, funzionalità tiroidea con TSH, calcemia, peso, elettrocardiogramma nei pazienti con fattori di rischio cardiaco e test di gravidanza nelle donne in età fertile. La litiemia si misura su un prelievo eseguito a distanza fissa dall’ultima assunzione, tipicamente circa dodici ore dopo, così da ottenere un valore confrontabile nel tempo; si controlla dopo alcuni giorni dall’inizio o da ogni modifica di dose, quando si è raggiunto l’equilibrio, e poi a intervalli regolari.

Durante il mantenimento si ripetono periodicamente litiemia, creatinina e filtrato, TSH e calcemia, con frequenza maggiore negli anziani, nei pazienti con malattie renali e in chi assume farmaci interagenti. Un controllo supplementare è necessario ogni volta che cambia la situazione clinica: febbre, vomito, diarrea, nuovo diuretico o antinfiammatorio, ricovero. È importante anche l’educazione del paziente, che deve conoscere i sintomi precoci di tossicità e mantenere un’idratazione e un apporto di sale regolari.

Come cade il litio al concorso: errori tipici

Il caso clinico più classico è quello di un paziente bipolare stabile a cui viene prescritto un tiazidico o un FANS per un’altra condizione e che dopo qualche giorno sviluppa tremore grossolano, atassia e confusione: la risposta è la tossicità da litio, non un ictus o una recidiva psichiatrica. Un altro scenario frequente è la poliuria con urine diluite che non risponde alla desmopressina, che indica un diabete insipido nefrogenico. Si incontrano anche domande su un paziente con ipotiroidismo o ipercalcemia di nuova insorgenza in terapia cronica.

Gli errori tipici sono pensare che il carbone attivo sia utile, dimenticare che il litio è dializzabile, confondere il tremore fine terapeutico con quello grossolano tossico e considerare sicure le interazioni con ACE-inibitori e diuretici. Per esercitarsi su questi quesiti le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia offrono casi clinici in cui ogni opzione viene discussa. Utile anche ripassare l’iponatriemia, che spesso compare negli stessi casi.

In sintesi

Il litio è uno stabilizzatore dell’umore di riferimento nel disturbo bipolare, con effetto antisuicidario documentato. Non viene metabolizzato ed è eliminato dal rene, dove segue il sodio: disidratazione, dieta iposodica, tiazidici, ACE-inibitori, sartani e FANS ne aumentano i livelli. Ha una finestra terapeutica stretta e richiede il monitoraggio della litiemia a distanza fissa dalla dose, oltre al controllo di rene, tiroide e calcemia. La tossicità cronica è neurologica, la terapia si basa su sospensione, idratazione ed emodialisi nei casi gravi, mentre il carbone attivo è inutile.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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