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Concorso SSM

Esoftalmo: oftalmopatia basedowiana e altre cause

29 Settembre 2026 · Mario Lomele

Esoftalmo: oftalmopatia basedowiana e altre cause

L’esoftalmo è la protrusione in avanti del bulbo oculare fuori dall’orbita, un segno che al Concorso SSM si collega immediatamente all’oftalmopatia basedowiana, ma che può avere molte altre cause, alcune delle quali urgenti o neoplastiche. Saperlo inquadrare significa chiedersi subito se è bilaterale o unilaterale, se è comparso lentamente o all’improvviso, se si associa a segni infiammatori o a pulsazione. In questa guida trattiamo definizione, cause, clinica, diagnosi, terapia e le trappole più comuni nei quiz.

Che cos’è l’esoftalmo

L’orbita è una cavità ossea rigida, aperta solo anteriormente. Qualsiasi aumento del volume del suo contenuto, che sia grasso, muscoli, sangue, liquido infiammatorio o una massa, non può espandersi in altre direzioni e spinge il bulbo in avanti. Il termine esoftalmo viene usato spesso come sinonimo di proptosi; alcuni testi riservano il primo alla protrusione di origine tiroidea e il secondo alle altre cause, ma nella pratica e nei quiz le due parole sono di fatto intercambiabili. Va distinto dallo pseudoesoftalmo, in cui il bulbo sembra sporgente senza esserlo davvero, come nella miopia elevata con bulbo allungato, nella retrazione palpebrale o nell’asimmetria delle orbite, e dall’enoftalmo, cioè l’infossamento del bulbo, tipico delle fratture del pavimento orbitario.

La protrusione si misura con l’esoftalmometro di Hertel, che valuta la distanza fra il margine orbitario laterale e l’apice corneale. Più che il valore assoluto, conta l’asimmetria fra i due occhi e l’evoluzione nel tempo: una differenza fra i lati di qualche millimetro è già significativa e merita approfondimento.

Cause: bilaterale e unilaterale

La causa più frequente in assoluto, sia bilaterale sia unilaterale nell’adulto, è l’oftalmopatia tiroidea, detta anche oftalmopatia basedowiana o orbitopatia di Graves. Questo dato va ricordato bene, perché molti studenti credono che una protrusione monolaterale escluda l’origine tiroidea: non è così, l’oftalmopatia può essere asimmetrica o del tutto unilaterale.

Fra le cause unilaterali diverse dalla tiroide, il ragionamento parte dalla velocità di comparsa. Un esoftalmo acuto con febbre, dolore e segni infiammatori orienta verso la cellulite orbitaria da sinusite etmoidale, soprattutto nel bambino. Un esordio acuto doloroso senza febbre fa pensare all’infiammazione orbitaria idiopatica, un tempo chiamata pseudotumor orbitario. Un esoftalmo pulsante, con soffio udibile e congiuntiva arterializzata, suggerisce una fistola carotido-cavernosa, spesso post-traumatica. L’emorragia orbitaria post-traumatica o post-chirurgica dà proptosi improvvisa e tesa, con rischio di sindrome compartimentale orbitaria. Un esoftalmo lentamente progressivo, invece, richiama i tumori: nell’adulto l’emangioma cavernoso, i linfomi orbitari, i meningiomi, i tumori della ghiandola lacrimale e le metastasi; nel bambino il rabdomiosarcoma, che cresce rapidamente, il glioma del nervo ottico, associato alla neurofibromatosi di tipo 1, e le metastasi del neuroblastoma, che danno anche ecchimosi periorbitarie. Nei bambini con proptosi bilaterale va ricordata anche la leucemia con infiltrazione orbitaria.

Oftalmopatia basedowiana: patogenesi

L’oftalmopatia tiroidea è una malattia autoimmune che colpisce i tessuti orbitari. Nel morbo di Basedow gli autoanticorpi diretti contro il recettore del TSH, i TRAb, stimolano la tiroide ma riconoscono anche lo stesso recettore espresso dai fibroblasti orbitari. Ne derivano attivazione dei fibroblasti, produzione di glicosaminoglicani idrofili che richiamano acqua, infiltrazione linfocitaria, aumento del grasso orbitario e ingrossamento dei muscoli extraoculari. Il volume del contenuto orbitario cresce e il bulbo viene spinto in avanti.

L’oftalmopatia può precedere, accompagnare o seguire l’ipertiroidismo, e può comparire anche in pazienti eutiroidei o ipotiroidei, per esempio nella tiroidite di Hashimoto, sebbene in questo contesto sia rara. Il fumo di sigaretta è il fattore di rischio modificabile più importante: aumenta il rischio di comparsa e la gravità e riduce la risposta alle terapie. Anche il trattamento con radioiodio può peggiorare un’oftalmopatia attiva, motivo per cui in questi pazienti si associa spesso una profilassi steroidea.

Quadro clinico

Il paziente con oftalmopatia tiroidea riferisce sensazione di sabbia negli occhi, lacrimazione, fotofobia, gonfiore palpebrale mattutino e talvolta dolore retrobulbare. Il segno più precoce e più frequente è la retrazione della palpebra superiore, che scopre la sclera sopra il limbus e conferisce lo sguardo fisso e sorpreso; si associa il ritardo della palpebra superiore nello sguardo verso il basso, noto come segno di von Graefe. A questo si aggiungono edema palpebrale, iperemia e chemosi congiuntivale, protrusione del bulbo e, nei casi più avanzati, limitazione della motilità con diplopia, tipicamente nello sguardo verso l’alto per interessamento del retto inferiore, che insieme al retto mediale è il muscolo più spesso coinvolto.

La malattia ha un decorso bifasico: una fase attiva infiammatoria, che dura di solito da alcuni mesi a un paio d’anni, seguita da una fase inattiva fibrotica in cui gli esiti si stabilizzano. L’attività si valuta con il Clinical Activity Score, che considera dolore, arrossamento, edema e altri segni infiammatori; la gravità si stima in base a protrusione, diplopia, esposizione corneale e funzione del nervo ottico. Le forme che minacciano la vista sono due: la neuropatia ottica compressiva, per affollamento dei muscoli ingrossati all’apice orbitario, con calo visivo, discromatopsia e difetto pupillare afferente; e la cheratopatia da esposizione grave, fino all’ulcerazione corneale, quando le palpebre non riescono più a coprire il bulbo.

Diagnosi

Il primo passo è capire se l’esoftalmo è vero, misurandolo con l’esoftalmometro, e se è uni o bilaterale. Nel sospetto tiroideo si dosano TSH, FT4 e FT3 e gli anticorpi anti-recettore del TSH, che sono il marcatore più specifico della malattia di Graves. L’imaging orbitario, con TC o risonanza magnetica, mostra l’ingrossamento dei ventri muscolari con risparmio dei tendini di inserzione, a forma di fuso: questo segno aiuta a distinguere l’oftalmopatia tiroidea dalla miosite orbitaria, in cui il tendine è coinvolto. La risonanza è preferita per valutare l’attività infiammatoria e l’apice orbitario.

In un esoftalmo unilaterale con funzione tiroidea e anticorpi normali, l’imaging diventa decisivo per cercare masse, raccolte ascessuali o anomalie vascolari; l’angio-RM o l’angiografia servono nel sospetto di fistola carotido-cavernosa, e la biopsia è necessaria nelle lesioni solide sospette. L’esame oculistico completo, con acuità visiva, visione dei colori, campo visivo, pupille, motilità e fondo, è indispensabile per individuare precocemente la neuropatia ottica.

Terapia

La terapia dipende dalla causa. Nell’oftalmopatia tiroidea tutte le forme richiedono il ripristino dell’eutiroidismo, per esempio con gli antitiroidei, l’abolizione del fumo e le misure locali: lacrime artificiali, pomate notturne, occhiali scuri, sollevamento del capo nel sonno. Nelle forme lievi può essere utile il selenio. Nelle forme moderate-gravi in fase attiva il trattamento di prima linea sono i glucocorticoidi ad alte dosi per via endovenosa in cicli, preferiti alla via orale per efficacia e tollerabilità; come alternative o in seconda linea si impiegano immunosoppressori, farmaci biologici e la radioterapia orbitaria. Più recentemente si sono aggiunti farmaci che bloccano il recettore dell’IGF-1, coinvolto nell’attivazione dei fibroblasti orbitari.

La neuropatia ottica compressiva è un’emergenza: si trattano subito con steroidi endovena ad alte dosi e, se la risposta è insufficiente in pochi giorni, si esegue la decompressione orbitaria chirurgica. Nella fase inattiva la chirurgia riabilitativa segue un ordine preciso: prima la decompressione orbitaria, poi la chirurgia dello strabismo, infine la chirurgia palpebrale. Nelle cause non tiroidee il trattamento è quello specifico: antibiotici ed eventuale drenaggio nelle infezioni, steroidi nell’infiammazione idiopatica, embolizzazione nelle fistole, chirurgia, radioterapia o chemioterapia nei tumori.

Complicanze

Le complicanze principali sono la cheratopatia da esposizione con possibile ulcera e perforazione corneale, la neuropatia ottica compressiva con perdita visiva permanente, la diplopia persistente da fibrosi muscolare e gli esiti estetici con importante impatto sulla qualità di vita. Nelle forme non tiroidee le complicanze dipendono dalla patologia di base, dalla diffusione intracranica delle infezioni al comportamento dei tumori.

Come cade l’esoftalmo al concorso

Lo schema classico presenta una donna giovane con tachicardia, calo ponderale, tremori, gozzo diffuso ed esoftalmo bilaterale con retrazione palpebrale: la diagnosi è morbo di Basedow con oftalmopatia, e la domanda può chiedere l’anticorpo specifico, cioè i TRAb, o il principale fattore di rischio modificabile, cioè il fumo. Una variante descrive un paziente in trattamento per oftalmopatia che sviluppa calo visivo e discromatopsia: si tratta di neuropatia ottica compressiva, da trattare con steroidi endovena ed eventuale decompressione. Altri casi propongono un esoftalmo pulsante dopo un trauma cranico, da riconoscere come fistola carotido-cavernosa, o un bambino con proptosi a rapida crescita, in cui si deve sospettare il rabdomiosarcoma.

Gli errori tipici sono credere che l’esoftalmo unilaterale escluda la tiroide, attribuire l’oftalmopatia all’ipertiroidismo in sé anziché al processo autoimmune, dimenticare che il radioiodio può peggiorarla, invertire l’ordine della chirurgia riabilitativa e confondere la retrazione palpebrale con la vera protrusione. Per consolidare questi schemi, sulla Piattaforma Accademia trovi simulazioni commentate con la spiegazione dettagliata di ogni risposta.

In sintesi

L’esoftalmo è la protrusione del bulbo oculare dovuta a un aumento del contenuto orbitario. La causa più frequente, sia bilaterale sia unilaterale nell’adulto, è l’oftalmopatia basedowiana, malattia autoimmune legata ai TRAb e aggravata dal fumo, con retrazione palpebrale, edema, diplopia e possibile neuropatia ottica. Le cause unilaterali non tiroidee comprendono cellulite orbitaria, infiammazione idiopatica, fistola carotido-cavernosa, emorragie e tumori. La diagnosi combina esoftalmometria, funzione tiroidea, anticorpi e imaging orbitario, e la terapia va dagli steroidi endovena nelle forme attive alla decompressione chirurgica.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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