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Concorso SSM

Amilasi: differenze con la lipasi e quiz SSM

5 Ottobre 2026 · Mario Lomele

Amilasi: differenze con la lipasi e quiz SSM

L’amilasi è uno degli enzimi più conosciuti della medicina di laboratorio, storicamente associato alla diagnosi di pancreatite acuta. Oggi il suo ruolo è più ridimensionato: la lipasi è più specifica e resta elevata più a lungo, mentre l’amilasi aumenta in molte condizioni extrapancreatiche, dalle parotiti alla gravidanza ectopica, e può essere falsamente alta per la presenza di macroamilasi. Proprio questa varietà di cause la rende preziosa per i quiz del Concorso SSM, che spesso chiedono di riconoscere un’iperamilasemia non pancreatica. Vediamo cosa misura, quando si richiede, come si interpreta e quali errori evitare.

Che cos’è l’amilasi

Le amilasi sono enzimi che idrolizzano i legami glicosidici dell’amido e del glicogeno, producendo maltosio e oligosaccaridi. Nell’uomo esistono due isoenzimi principali. L’isoamilasi pancreatica, o tipo P, è prodotta dalle cellule acinari del pancreas e secreta nel duodeno. L’isoamilasi salivare, o tipo S, è prodotta dalle ghiandole salivari ma anche da altri tessuti, come le tube di Falloppio, l’ovaio, il polmone, la prostata e alcune neoplasie. Nel siero di un adulto sano le due forme sono presenti in proporzioni simili.

L’amilasi ha un peso molecolare relativamente basso e viene filtrata dal glomerulo: una parte importante viene eliminata con le urine, il che spiega perché l’amilasi urinaria aumenti parallelamente a quella sierica e perché l’insufficienza renale ne faccia salire i livelli. Il test di routine misura l’amilasi totale; la distinzione fra isoenzimi è possibile ma raramente richiesta.

Quando si richiede il dosaggio

L’indicazione classica è il sospetto di pancreatite acuta, anche se molte linee guida suggeriscono oggi di dosare soltanto la lipasi. L’amilasi resta utile dove la lipasi non è disponibile, nelle patologie delle ghiandole salivari, nel monitoraggio dopo procedure come l’ERCP e nella diagnosi di alcune condizioni particolari. Il suo dosaggio nei liquidi biologici, come il liquido peritoneale o pleurico, aiuta a riconoscere un’ascite pancreatica, una fistola pancreatica o un versamento da rottura esofagea, in cui l’amilasi di origine salivare passa nella pleura.

Il dosaggio dell’amilasi urinaria e il calcolo del rapporto fra clearance dell’amilasi e clearance della creatinina, eseguito su campioni di siero e urina raccolti nello stesso momento, servono principalmente a riconoscere la macroamilasemia.

Interpretazione e soglia diagnostica

Gli intervalli di riferimento variano molto tra laboratori e metodi, per cui il dato si esprime come multiplo del limite superiore di normalità. Per la pancreatite acuta la soglia è la stessa della lipasi: un valore di almeno tre volte il limite superiore, in presenza di dolore addominale tipico, soddisfa due dei tre criteri diagnostici; il terzo è il reperto caratteristico all’imaging. Aumenti più modesti sono frequenti e poco specifici.

La cinetica è un elemento chiave. L’amilasi aumenta precocemente, nelle prime ore dall’esordio, ma ha emivita breve e si normalizza in pochi giorni, più rapidamente della lipasi. Un paziente che arriva in pronto soccorso dopo diversi giorni di dolore può quindi avere amilasi normale e lipasi ancora elevata. Come per la lipasi, il valore non indica la gravità della malattia né la sua causa.

Amilasi e lipasi: le differenze da ricordare

Caratteristica Amilasi Lipasi
Origine Pancreas e ghiandole salivari, più altri tessuti Prevalentemente pancreatica
Specificità per il pancreas Minore Maggiore
Durata dell’aumento Breve, pochi giorni Più lunga
Pancreatite alcolica Può essere poco aumentata Più affidabile
Ipertrigliceridemia marcata Possibile valore falsamente normale Meno influenzata

Nella pancreatite da ipertrigliceridemia grave l’amilasi può risultare normale per un’interferenza del siero lipemico sul metodo analitico, e nelle pancreatiti alcoliche ricorrenti la riserva acinare ridotta può limitare l’aumento. Per questi motivi la lipasi è l’enzima preferito, e dosarli entrambi raramente aggiunge informazioni utili alla diagnosi.

Cause extrapancreatiche di iperamilasemia

L’elenco delle cause non pancreatiche è lungo e merita di essere ordinato. Fra le patologie delle ghiandole salivari spicca la parotite, epidemica o batterica, insieme alla scialolitiasi e ai traumi; qui l’amilasi è di tipo salivare e la lipasi resta normale. Fra le cause ginecologiche si ricordano la gravidanza ectopica rotta, la salpingite e le cisti o neoplasie ovariche. Fra le patologie addominali acute rientrano la perforazione intestinale, in particolare l’ulcera peptica perforata, l’occlusione, l’ischemia mesenterica, la colecistite e la rottura di aneurisma aortico: in questi casi l’enzima passa dal lume o dai tessuti danneggiati nel peritoneo e quindi in circolo.

Altre cause importanti sono la ridotta eliminazione nell’insufficienza renale cronica, la chetoacidosi diabetica, l’abuso di alcol, i traumi cranici, le ustioni, alcune neoplasie che producono amilasi come certi tumori del polmone e dell’ovaio, e i disturbi alimentari con vomito ripetuto: nella bulimia nervosa l’iperamilasemia salivare, associata a ipertrofia delle parotidi, è un indizio clinico noto. Anche farmaci e procedure possono contribuire.

Macroamilasemia

La macroamilasemia è una condizione benigna in cui l’amilasi circola legata a immunoglobuline, più spesso IgA o IgG, o ad altre proteine, formando complessi troppo grandi per essere filtrati dal glomerulo. Ne risulta un’amilasi sierica persistentemente elevata, un’amilasi urinaria bassa o normale e un rapporto fra clearance dell’amilasi e clearance della creatinina ridotto. La lipasi è normale, salvo i rari casi di coesistente macrolipasemia, e il paziente non ha sintomi pancreatici.

Riconoscerla è importante per evitare indagini inutili, ricoveri e ripetute TC. Può associarsi a malattie autoimmuni, alla celiachia, a infezioni croniche e a disordini linfoproliferativi, ma spesso è isolata. Il rapporto delle clearance è utile anche al contrario: è aumentato nella pancreatite acuta e in altre condizioni con alterato riassorbimento tubulare, mentre è basso nella macroamilasemia.

Iperamilasemia: un percorso di ragionamento

Davanti a un’amilasi elevata conviene procedere con ordine. La prima domanda riguarda la clinica: c’è un dolore addominale acuto compatibile con pancreatite? Se sì, si verifica che il valore superi la soglia di tre volte il limite superiore, si dosa la lipasi se non già disponibile e si esegue un’ecografia addominale per cercare calcoli nella colecisti o dilatazione delle vie biliari. Se il dolore è atipico o localizzato altrove, bisogna pensare alle urgenze extrapancreatiche, che talvolta richiedono un intervento chirurgico e non tollerano ritardi: perforazione, ischemia intestinale, gravidanza ectopica, rottura aneurismatica.

Se invece il paziente è asintomatico, l’iperamilasemia è spesso un riscontro occasionale. In questi casi si valuta prima la funzione renale, poi la presenza di tumefazioni salivari, disturbi alimentari, consumo di alcol o farmaci, e infine si dosa l’amilasi urinaria con il calcolo del rapporto delle clearance per riconoscere una macroamilasemia. Solo quando questi passaggi non offrono una spiegazione ha senso considerare il dosaggio degli isoenzimi e la ricerca di neoplasie che producono amilasi. Questo approccio evita esami di imaging ripetuti e ricoveri non necessari.

Come cade l’amilasi al concorso

I quesiti più comuni presentano un paziente con amilasi persistentemente alta, lipasi normale e nessun sintomo, chiedendo l’ipotesi più probabile: la macroamilasemia. Altri descrivono una donna in età fertile con dolore pelvico, ipotensione e amilasi elevata, in cui la risposta corretta non è la pancreatite ma la gravidanza ectopica rotta, da indagare con dosaggio della beta-hCG ed ecografia. Ricorrono inoltre il bambino con tumefazione parotidea e amilasi alta, la pancreatite con trigliceridi molto elevati e amilasi normale, e il confronto sulla durata dell’aumento rispetto alla lipasi.

Gli errori tipici sono considerare l’amilasi specifica per il pancreas, dimenticare la soglia di tre volte il limite superiore, usare il valore per stimare la gravità, trascurare l’insufficienza renale e non pensare alla macroamilasemia davanti a un aumento asintomatico. Per esercitarti su questi distrattori trovi simulazioni commentate sulla Piattaforma Accademia, con la spiegazione di ogni risposta.

In sintesi

L’amilasi è un enzima prodotto da pancreas e ghiandole salivari, filtrato dal rene. Nella pancreatite acuta la soglia diagnostica è di almeno tre volte il limite superiore, ma l’enzima si normalizza in pochi giorni ed è meno specifico della lipasi, che oggi è il test preferito. Le cause extrapancreatiche comprendono parotite, gravidanza ectopica, perforazione e altre urgenze addominali, insufficienza renale, chetoacidosi, alcune neoplasie e disturbi alimentari. La macroamilasemia dà amilasi sierica alta con amilasi urinaria bassa e lipasi normale. Gli intervalli sono indicativi e variano tra laboratori.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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