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Concorso SSM

Procalcitonina: sepsi, infezioni e antibiotici per il SSM

5 Ottobre 2026 · Mario Lomele

Procalcitonina: sepsi, infezioni e antibiotici per il SSM

La procalcitonina è il biomarcatore che negli ultimi anni ha cambiato il modo di ragionare sulle infezioni batteriche gravi: sale rapidamente quando l’organismo risponde a un’infezione batterica sistemica, resta relativamente bassa nelle infezioni virali e nelle infiammazioni non infettive, e il suo andamento nel tempo aiuta a decidere quando avviare e quando sospendere gli antibiotici in alcuni contesti. Al Concorso SSM compare nei casi di sepsi, di polmonite e di febbre nel paziente critico, spesso in confronto con la proteina C reattiva. In questa scheda vediamo che cosa misura, la fisiologia, quando si richiede, come si interpreta, i falsi positivi e negativi e gli errori tipici ai quiz.

Che cos’è la procalcitonina

La procalcitonina è il precursore peptidico della calcitonina, l’ormone ipocalcemizzante prodotto dalle cellule C (parafollicolari) della tiroide. In condizioni normali viene sintetizzata quasi solo dalle cellule C e completamente trasformata in calcitonina all’interno della cellula, per cui nel sangue del soggetto sano se ne trovano quantità minime, al limite della rilevabilità dei metodi.

Durante un’infezione batterica sistemica la situazione cambia radicalmente. Il gene della calcitonina viene espresso in molti tessuti extratiroidei (fegato, polmone, rene, tessuto adiposo, muscolo, leucociti), che però non possiedono gli enzimi per trasformare la procalcitonina in calcitonina: la procalcitonina viene quindi rilasciata in circolo come tale, mentre la calcitonina non aumenta. È questo il motivo per cui la procalcitonina è un marcatore di infezione e la calcitonina no.

Fisiologia: perché distingue batteri e virus

L’espressione extratiroidea della procalcitonina è indotta direttamente dalle endotossine e dalle altre componenti batteriche e, indirettamente, dalle citochine proinfiammatorie come interleuchina-1 beta, TNF-alfa e interleuchina-6. Nelle infezioni virali prevale invece la produzione di interferone gamma, che attenua l’induzione della procalcitonina. Questo spiega perché il marcatore tende a salire molto di più nelle infezioni batteriche invasive che in quelle virali.

La cinetica è un altro punto di forza. La procalcitonina comincia ad aumentare nel giro di poche ore dallo stimolo (indicativamente 3-6 ore), raggiunge il picco entro circa un giorno e ha un’emivita di circa 24 ore; quando l’infezione è controllata, i valori si dimezzano all’incirca ogni giorno. La proteina C reattiva, al confronto, sale più lentamente, raggiunge il picco più tardi e scende con maggiore lentezza; inoltre aumenta in moltissime condizioni infiammatorie non infettive. Per questo si dice che la procalcitonina è più specifica e più “dinamica”, pur senza essere perfetta.

Quanto vale la procalcitonina: soglie indicative

I valori si esprimono in ng/mL (equivalenti a µg/L). Le soglie che seguono sono solo indicative, variano fra metodiche, laboratori, linee guida e contesti clinici, e vanno sempre interpretate insieme alla clinica.

Valore indicativo Lettura generale
sotto 0,1 ng/mL valori del soggetto sano; infezione batterica sistemica molto improbabile
0,1-0,25 ng/mL infezione batterica delle basse vie respiratorie poco probabile
0,25-0,5 ng/mL infezione batterica possibile; zona grigia
oltre 0,5 ng/mL infezione batterica probabile; possibile risposta sistemica
oltre 2 ng/mL elevata probabilità di infezione batterica sistemica e sepsi

In generale i valori più alti si associano a infezioni più estese e a una prognosi peggiore, ma non esiste un valore che dimostri da solo la sepsi o la escluda. Più del singolo dato conta l’andamento: un valore che sale nelle prime ore e scende con la terapia è più informativo di qualunque soglia.

Quando si richiede

La procalcitonina si richiede soprattutto in quattro situazioni. La prima è il sospetto di sepsi, insieme agli altri esami (emocolture, lattati, emocromo, funzione d’organo): un valore elevato rafforza il sospetto di infezione batterica, ma non deve ritardare emocolture e antibiotici nel paziente instabile. La seconda è l’infezione delle basse vie respiratorie, per esempio la polmonite acquisita in comunità o la riacutizzazione di BPCO, dove valori bassi in un paziente stabile possono sostenere la decisione di non iniziare un antibiotico, dopo valutazione clinica.

La terza è la guida alla durata della terapia antibiotica, soprattutto in terapia intensiva e nelle infezioni respiratorie: in termini generali, una riduzione marcata rispetto al picco oppure il ritorno sotto una certa soglia, in un paziente che migliora clinicamente, sostiene la sospensione dell’antibiotico. Gli studi su questi algoritmi hanno mostrato una riduzione dell’esposizione agli antibiotici senza peggioramento degli esiti nei contesti studiati; le soglie precise variano fra i protocolli. La quarta è la distinzione fra meningite batterica e virale e fra febbre infettiva e non infettiva in contesti selezionati, sempre come dato di supporto. Per la scelta dei farmaci si rimanda alla scheda sulle classi di antibiotici.

Falsi positivi e falsi negativi

La procalcitonina aumenta anche senza infezione in tutte le condizioni con un forte stimolo citochinico o un danno tissutale esteso: politrauma, chirurgia maggiore (soprattutto cardiochirurgia e chirurgia addominale), ustioni estese, colpo di calore, shock cardiogeno e arresto cardiaco prolungato, pancreatite acuta grave, ischemia mesenterica. Altre cause classiche sono le terapie con anticorpi o farmaci che inducono rilascio di citochine (globuline antitimocitarie, alcune immunoterapie e terapie cellulari), la sindrome da rilascio di citochine, la malaria grave e alcune infezioni fungine. Nel neonato i valori salgono fisiologicamente nei primi giorni di vita, per cui si usano intervalli specifici per età in ore.

Esistono poi aumenti di origine tumorale. Il carcinoma midollare della tiroide, che deriva proprio dalle cellule C, e alcuni tumori neuroendocrini come il microcitoma polmonare possono produrre procalcitonina indipendentemente da un’infezione. Anche la malattia renale cronica avanzata e la dialisi si associano a valori di base più alti, per riduzione della clearance.

I falsi negativi sono altrettanto importanti. Nelle prime ore di un’infezione il valore può essere ancora basso; le infezioni localizzate e ben circoscritte (ascessi, empiemi, osteomieliti, infezioni delle vie urinarie basse) possono non dare aumenti importanti; alcune infezioni da germi intracellulari o atipici, come Mycoplasma, e l’endocardite subacuta possono avere valori modesti. Infine, nel paziente neutropenico o immunodepresso la risposta può essere alterata. Un valore basso, quindi, non esclude un’infezione batterica quando la clinica la suggerisce.

Come cade la procalcitonina al concorso

Nei quiz del Concorso SSM la procalcitonina compare in tre modi. Il primo è il confronto con la PCR: si chiede quale marcatore sia più specifico per infezione batterica, quale aumenti più precocemente o quale abbia la cinetica più rapida, e la risposta è la procalcitonina. Il secondo è il caso clinico di sepsi o polmonite, in cui la procalcitonina elevata è un indizio a favore dell’eziologia batterica. Il terzo è la gestione della terapia: riconoscere che il calo della procalcitonina in un paziente che migliora sostiene la sospensione dell’antibiotico, mentre il suo valore non deve mai ritardare il trattamento di un paziente in shock settico.

Gli errori tipici sono pensare che la procalcitonina sia un marcatore di sepsi assoluto (non lo è: aumenta anche dopo traumi, chirurgia, ustioni e pancreatite), dimenticare il carcinoma midollare della tiroide come causa non infettiva, confondere procalcitonina e calcitonina, usare un valore basso nelle prime ore per escludere un’infezione e attribuirle un ruolo nella scelta dell’antibiotico, che invece dipende dalla sede e dai germi probabili. Per allenarsi su questi casi, con la spiegazione di ogni scelta, sono disponibili simulazioni commentate sulla Piattaforma Accademia.

Limiti generali e uso ragionato

La procalcitonina va considerata uno strumento di supporto e non un test diagnostico autonomo. Le sue prestazioni dipendono dal contesto: in pronto soccorso con bassa probabilità di infezione batterica il suo valore predittivo negativo è utile, mentre nel paziente chirurgico o politraumatizzato le elevazioni non infettive ne riducono la specificità. Le soglie variano fra metodiche e laboratori, e due misure seriate dello stesso laboratorio valgono più di un singolo valore isolato. Per comprendere come la prevalenza della malattia modifichi l’utilità di un test è utile ripassare il concetto di valore predittivo. Infine, la decisione di avviare o sospendere un antibiotico resta sempre clinica: la procalcitonina la informa, non la sostituisce.

In sintesi

La procalcitonina è il precursore della calcitonina, prodotto in molti tessuti durante le infezioni batteriche sistemiche per stimolo di endotossine e citochine, e attenuato dall’interferone gamma nelle infezioni virali. Sale in poche ore, ha un picco entro circa un giorno e un’emivita di circa 24 ore, risultando più rapida e più specifica della PCR. Le soglie sono indicative e variano tra laboratori: valori bassi rendono improbabile un’infezione batterica sistemica, valori alti la rendono probabile. Aumenta anche in traumi, chirurgia maggiore, ustioni, pancreatite, shock, carcinoma midollare della tiroide e nel neonato, e può restare bassa nelle fasi iniziali e nelle infezioni localizzate. Il suo uso principale è il supporto alle decisioni sull’antibiotico, mai il ritardo della terapia nel paziente grave.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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