Classi di antibiotici: meccanismi, spettro e usi
5 Settembre 2026 · Mario Lomele

Le classi di antibiotici si imparano molto più in fretta se si smette di considerarle un elenco di nomi e le si organizza per bersaglio: cosa colpiscono nel batterio. Sono quattro bersagli, e ognuno spiega da solo lo spettro d’azione, gli effetti avversi tipici e il motivo per cui certe resistenze compaiono. Da lì, riconoscere un farmaco che non si è mai visto diventa questione di suffisso.
Le classi di antibiotici che colpiscono la parete
I betalattamici sono la famiglia più grande e agiscono tutti allo stesso modo: bloccano la transpeptidasi che unisce le catene del peptidoglicano, e il batterio muore quando prova a dividersi. Sono quindi battericidi e attivi solo sui batteri in crescita. Comprendono penicilline, cefalosporine, carbapenemi e monobattami.
Dentro le penicilline, lo spettro cambia con la struttura: la penicillina G resta il riferimento per lo streptococco e per la sifilide, l’amoxicillina allarga ai Gram negativi, le penicilline antistafilococciche resistono alla penicillinasi. L’aggiunta di un inibitore delle betalattamasi, come l’acido clavulanico, restituisce attività contro i ceppi che producono l’enzima: non è un antibiotico, è uno scudo per l’antibiotico.
Le cefalosporine si contano per generazioni, e la regola da ricordare è che salendo di generazione si guadagna sui Gram negativi e si perde sui Gram positivi, con la terza generazione capace di attraversare la barriera ematoencefalica e quindi utile nelle meningiti. I carbapenemi hanno lo spettro più ampio e si tengono da parte per le infezioni gravi da germi multiresistenti.
Colpisce la parete anche la vancomicina, ma in un altro punto: si lega ai precursori del peptidoglicano. È attiva solo sui Gram positivi, perché è una molecola troppo grande per attraversare la membrana esterna dei Gram negativi, ed è il farmaco di riferimento per lo stafilococco resistente alla meticillina.
Quelli che bloccano la sintesi proteica
Il ribosoma batterico è fatto di due subunità, 30S e 50S, e le classi si dividono su questa linea. Sulla 30S agiscono aminoglicosidi e tetracicline; sulla 50S macrolidi, lincosamidi, cloramfenicolo e oxazolidinoni.
Gli aminoglicosidi (gentamicina, amikacina) sono battericidi, molto attivi sui Gram negativi, e hanno due tossicità che vanno sapute: sono nefrotossici e ototossici, e il danno all’orecchio interno può essere permanente. Non si assorbono per bocca, quindi si danno per via iniettiva.
Le tetracicline (doxiciclina) sono batteriostatiche e coprono bene i patogeni intracellulari: rickettsie, clamidie, micoplasmi, borrelia. Si legano al calcio, e da qui i due divieti classici: non si danno sotto gli otto anni né in gravidanza, perché colorano i denti in via di formazione e si depositano nell’osso.
I macrolidi (azitromicina, claritromicina) sono l’alternativa nell’allergia alla penicillina e coprono anch’essi i germi atipici delle polmoniti. Allungano il tratto QT, e questo li rende un’associazione da valutare con attenzione in chi assume altri farmaci con lo stesso effetto.
Acidi nucleici, folati e le altre famiglie
I chinoloni (ciprofloxacina, levofloxacina) bloccano DNA girasi e topoisomerasi IV: il DNA batterico non riesce più a svolgersi e la replicazione si ferma. Hanno ottima diffusione nei tessuti e si assorbono bene per bocca, ma portano un corredo di effetti avversi che negli ultimi anni ha ristretto le indicazioni: tendinopatie e rotture tendinee, neuropatie, allungamento del QT, e sono sconsigliati in età pediatrica.
Il metronidazolo agisce sugli anaerobi e su diversi protozoi, e il suo dettaglio da ricordare è l’effetto simile al disulfiram: chi beve alcol durante la terapia sta male. Le rifamicine bloccano la RNA polimerasi batterica, sono cardine nella terapia della tubercolosi, colorano di arancione urine e lacrime e sono potenti induttori enzimatici, quindi riducono l’efficacia di molti altri farmaci, contraccettivi orali compresi.
I sulfamidici associati al trimetoprim bloccano due passaggi consecutivi della sintesi dei folati: il batterio deve produrseli, mentre noi li assumiamo con la dieta, ed è questa differenza a renderli selettivi. Trovano impiego nelle infezioni urinarie e nella profilassi della polmonite da Pneumocystis.
Battericidi o batteriostatici, e perché conta
I battericidi uccidono il batterio: betalattamici, aminoglicosidi, chinoloni, vancomicina, metronidazolo. I batteriostatici ne fermano la moltiplicazione e lasciano il lavoro finale al sistema immunitario: macrolidi, tetracicline, sulfamidici, cloramfenicolo.
La distinzione conta in tre situazioni precise, e sono proprio quelle che le domande scelgono: nel paziente immunodepresso, dove il sistema immunitario non può completare l’opera; nelle endocarditi, dove i batteri stanno dentro una vegetazione poco raggiungibile; nelle meningiti, dove serve sterilizzare in fretta un compartimento con poche difese proprie. In tutti e tre i casi si preferisce un battericida.
Da qui anche il motivo per cui certe associazioni sono sconsigliate: un batteriostatico che ferma la crescita toglie il bersaglio a un betalattamico, che uccide solo i batteri che si stanno dividendo.
Resistenze: da dove nascono
I meccanismi sono quattro, e si ricordano meglio come strategie. Il batterio può distruggere il farmaco (le betalattamasi tagliano l’anello dei betalattamici), cambiare il bersaglio (lo stafilococco meticillino-resistente produce una proteina legante le penicilline modificata, che il farmaco non riconosce più), buttare fuori il farmaco con pompe di efflusso, oppure impedirgli di entrare riducendo le porine della membrana esterna.
Questi meccanismi viaggiano su plasmidi, cioè si scambiano fra batteri anche di specie diversa: è il motivo per cui una resistenza comparsa in un reparto si diffonde più in fretta di quanto la sola selezione spiegherebbe.
La conseguenza pratica che vale sempre, all’esame e in corsia: l’antibiotico si sceglie ragionato, alla dose piena e per la durata giusta. Le terapie sottodosate o interrotte a metà non sono una versione più leggera della cura: sono il modo migliore per selezionare i ceppi resistenti.
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