Stomia: tipi, gestione e complicanze per il concorso
6 Ottobre 2026 · Mario Lomele
La stomia è un argomento che ritorna con regolarità nei concorsi per infermieri e nelle prove di area medico-chirurgica, perché mette insieme anatomia, tecnica chirurgica, assistenza quotidiana ed educazione del paziente. In questa guida la affrontiamo con il taglio di chi deve rispondere bene a una domanda a risposta multipla, ma anche gestire un paziente reale in reparto: che cosa si intende con questo termine, quando si confeziona, come si classifica, come si assiste e quali sono gli errori che i commissari amano mettere tra le opzioni.
Che cos’è una stomia
Con il termine stomia si indica un’apertura creata chirurgicamente che mette in comunicazione un organo cavo con l’esterno, attraverso la parete addominale o, in altri distretti, attraverso la cute del collo. La parola deriva dal greco e significa letteralmente “bocca”: la porzione di viscere che affiora sulla cute prende il nome di stoma, mentre l’intervento che la confeziona è indicato con il suffisso “-stomia” preceduto dal nome dell’organo coinvolto. Così parliamo di colostomia quando l’abboccamento riguarda il colon, di ileostomia per l’ileo, di urostomia per le vie urinarie, di gastrostomia per lo stomaco, di tracheostomia per la trachea.
È utile distinguere fin da subito le stomie di eliminazione, che servono a far defluire feci o urine, da quelle di nutrizione, che servono a introdurre alimenti, e da quelle respiratorie. Nei quiz questa distinzione viene spesso data per scontata, ma molte opzioni sbagliate nascono proprio dalla confusione tra finalità diverse: una gastrostomia non è una stomia di eliminazione, e una nefrostomia non attraversa la parete intestinale.
Uno stoma intestinale sano ha un colore rosso vivo o rosato, è umido e lucente, non è dolente al tatto perché la mucosa non ha innervazione sensitiva somatica, e sporge di qualche millimetro rispetto alla cute. Proprio l’assenza di sensibilità dolorifica spiega perché il paziente può ferirsi lo stoma senza accorgersene, ad esempio con una placca tagliata male.
Indicazioni: quando si confeziona
Le indicazioni dipendono dall’organo, ma per le stomie intestinali e urinarie si possono ricondurre a pochi grandi gruppi. Il primo è oncologico: un tumore del retto basso che richiede l’amputazione addomino-perineale porta a una colostomia definitiva, mentre un carcinoma del colon complicato può richiedere una derivazione temporanea. Il secondo gruppo è infiammatorio: nelle forme gravi di colite ulcerosa e di morbo di Crohn la colectomia si accompagna spesso a un’ileostomia.
Il terzo gruppo riguarda le urgenze: occlusione intestinale, perforazione con peritonite, diverticolite complicata, traumi addominali. In queste situazioni il chirurgo preferisce non eseguire un’anastomosi in un campo contaminato o in un paziente instabile, e sceglie di esteriorizzare l’intestino. C’è poi la stomia “di protezione”, confezionata a monte di un’anastomosi bassa per ridurre le conseguenze di un’eventuale deiscenza: è tipicamente temporanea e verrà chiusa dopo alcune settimane o mesi.
Per le vie urinarie le indicazioni principali sono le neoplasie vescicali che richiedono cistectomia e le ostruzioni che impediscono il deflusso dell’urina dal rene. Le stomie di nutrizione, infine, servono quando il paziente non può alimentarsi per bocca in modo sicuro ma ha un intestino funzionante.
Tipi di stomia: le classificazioni da sapere
Le classificazioni che compaiono più spesso nelle domande sono quattro. In base all’organo si distinguono colostomie, ileostomie, urostomie, gastrostomie, digiunostomie, nefrostomie e tracheostomie. In base alla durata si parla di stomia temporanea, destinata a essere ricanalizzata, e definitiva, quando la continuità non verrà più ripristinata. In base alla finalità si separano le stomie di eliminazione, di nutrizione e respiratorie.
La quarta classificazione riguarda la tecnica di confezionamento. La stomia terminale si ottiene portando all’esterno il moncone di un viscere sezionato, con un solo orifizio. La stomia a doppia canna, o laterale su bacchetta, prevede che un’ansa venga esteriorizzata e aperta sul versante anteriore: ci sono due orifizi, uno afferente che porta il contenuto e uno efferente che conduce al tratto distale. Nelle prime giornate l’ansa può essere sostenuta da un supporto rigido sottostante, che viene poi rimosso secondo le indicazioni del chirurgo.
Il tipo di effluente cambia molto a seconda del livello: più la stomia è prossimale, più il contenuto è liquido, abbondante e ricco di enzimi digestivi, quindi aggressivo per la cute. È uno dei concetti che i commissari usano più volentieri.
Gestione assistenziale della stomia
L’assistenza inizia prima dell’intervento. Il punto in cui verrà confezionato lo stoma andrebbe marcato in fase preoperatoria, con il paziente valutato in piedi, seduto e sdraiato, lontano da pieghe cutanee, cicatrici, ombelico, prominenze ossee e dalla linea della cintura, e in una posizione che il paziente riesca a vedere. Un sito scelto male rende difficile l’adesione dei presidi e compromette l’autonomia per anni. In questa fase rientrano anche il colloquio informativo e il consenso informato.
Nel postoperatorio l’infermiere osserva lo stoma a ogni turno: colore, edema, sanguinamento, altezza rispetto alla cute, integrità della giunzione muco-cutanea, comparsa e caratteristiche dell’effluente. Un edema modesto nei primi giorni è atteso e si riduce progressivamente; per questo il foro della placca va rimisurato più volte nelle prime settimane. Il bilancio idrico, con la registrazione precisa della quantità di effluente, è parte integrante del monitoraggio.
I presidi si dividono in sistemi monopezzo, in cui placca e sacca sono un unico elemento, e sistemi a due pezzi, in cui la sacca si aggancia a una placca che resta in sede più a lungo. Le sacche possono essere chiuse, adatte a feci formate, o a fondo aperto, svuotabili, adatte a effluenti liquidi. Le sacche per urostomia hanno un rubinetto e un sistema antireflusso e possono essere collegate di notte a una sacca di raccolta più capiente.
La sostituzione segue una sequenza semplice ma da conoscere: igiene delle mani, uso di guanti, rimozione delicata della placca dall’alto verso il basso sostenendo la cute, detersione della cute peristomale con acqua tiepida e garza morbida, asciugatura accurata tamponando, osservazione della cute e dello stoma, misurazione del diametro, ritaglio del foro adattandolo allo stoma con un margine minimo, applicazione della nuova placca con una leggera pressione per favorirne l’adesione. Non servono disinfettanti sulla mucosa né prodotti oleosi sulla cute, che impediscono l’adesione.
Complicanze precoci e tardive
Le complicanze si dividono classicamente in precoci e tardive. Tra le precoci, la più temuta è la necrosi dello stoma, che si riconosce per il colore scuro, violaceo o nerastro, e che deve essere segnalata subito al chirurgo perché può estendersi in profondità. L’ischemia può manifestarsi anche solo come pallore. Altre complicanze precoci sono il sanguinamento, l’edema importante, il distacco muco-cutaneo, la retrazione e, per le stomie a monte, l’alto debito con disidratazione e squilibri elettrolitici come l’ipokaliemia.
Le complicanze tardive comprendono l’ernia parastomale, il prolasso, la stenosi, la retrazione tardiva e le dermatiti peristomali. La dermatite più frequente è quella irritativa da contatto con l’effluente, legata quasi sempre a un foro della placca troppo largo o a infiltrazioni sotto la placca. Esistono poi dermatiti allergiche ai materiali, infezioni micotiche, follicoliti da depilazione traumatica e lesioni da pressione o da strappo. Anche le infezioni del sito chirurgico e le infezioni correlate all’assistenza fanno parte del quadro da sorvegliare.
Educazione del paziente e qualità di vita
Una stomia ben gestita permette una vita sociale, lavorativa e sportiva piena, ma il percorso educativo è decisivo. L’obiettivo è l’autonomia: il paziente, o un caregiver, deve saper svuotare e sostituire la sacca, riconoscere i segni di allarme, gestire la cute e procurarsi i presidi. L’educazione va iniziata presto, per piccoli passi, verificando ogni volta che cosa il paziente ha appreso, e coinvolgendo i familiari solo se il paziente lo desidera.
Gli aspetti psicologici non sono un dettaglio: la modificazione dell’immagine corporea, la paura degli odori e dei rumori, le preoccupazioni sulla sessualità e sulla vita di coppia sono frequenti e vanno affrontate apertamente. Le indicazioni alimentari dipendono dal tipo di stomia; in generale si consiglia di mangiare con regolarità, masticare bene, introdurre i cibi nuovi uno alla volta e, nelle stomie ad alto debito, curare con attenzione l’idratazione. Un ruolo centrale è svolto dagli ambulatori di stomaterapia e dalla figura dell’enterostomista, a cui il paziente può rivolgersi dopo la dimissione. Per approfondire il metodo, è utile anche la pagina sull’educazione sanitaria.
Errori tipici da evitare
Il primo errore è ritagliare il foro della placca molto più largo dello stoma “per sicurezza”: la cute scoperta resta a contatto con l’effluente e si macera. Il secondo è usare disinfettanti, alcol, creme grasse o talco sulla cute peristomale prima di applicare la placca. Il terzo è non rimisurare lo stoma nelle prime settimane, quando l’edema si riduce e il diametro cambia. Il quarto è sottovalutare un cambiamento di colore dello stoma, considerandolo un fenomeno estetico.
C’è poi un errore concettuale frequente nei quiz: pensare che lo stoma dolga se toccato. Non è così, e proprio per questo un trauma può passare inosservato. Infine, nelle stomie ad alto debito, non contare con precisione le perdite significa accorgersi tardi della disidratazione.
Come cade la stomia al concorso
Le domande sulla stomia nei concorsi per infermieri seguono schemi ricorrenti. Si chiede quale sia il colore normale dello stoma, e la risposta corretta è rosso vivo o rosa, umido. Si chiede che cosa indichi uno stoma scuro, e la risposta è sofferenza ischemica o necrosi da segnalare. Si chiede come si ritaglia il foro della placca, e la risposta corretta è adattato al diametro dello stoma con un margine minimo, rimisurato nelle prime settimane. Ricorrono anche le domande sul sito ideale dello stoma e sulla marcatura preoperatoria.
Altri quesiti classici confrontano colostomia e ileostomia: quale ha l’effluente più liquido e aggressivo, quale espone di più a disidratazione, quale tipo di sacca è più indicato. Altri ancora riguardano l’urostomia, con la sacca dotata di valvola antireflusso e il collegamento notturno a un sistema di raccolta. Per allenarti su questo tipo di domande puoi lavorare con le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia, dove ogni risposta è spiegata.
Un consiglio di metodo: quando un’opzione contiene parole assolute come “sempre” o “mai” riferite a comportamenti assistenziali, leggila con sospetto, a meno che non riguardi principi inderogabili come l’igiene delle mani o la segnalazione immediata di uno stoma necrotico.
In sintesi
La stomia è un’apertura chirurgica che porta un organo cavo all’esterno; si classifica per organo, durata, finalità e tecnica. Uno stoma sano è rosso, umido, indolore e lievemente sporgente. L’assistenza parte dalla marcatura preoperatoria e prosegue con l’osservazione quotidiana, la scelta del presidio adatto all’effluente, la cura della cute e l’educazione all’autonomia. Le complicanze da riconoscere sono necrosi, retrazione, stenosi, prolasso, ernia parastomale e dermatiti. Per il concorso, punta su colore dello stoma, ritaglio del foro, differenze tra colostomia e ileostomia e segni di allarme.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara ai concorsi sanitari con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
