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Concorso SSM

Sottoslivellamento ST: ischemia, digitale e specularità

5 Ottobre 2026 · Mario Lomele

Sottoslivellamento ST: ischemia, digitale e specularità

Il sottoslivellamento ST è uno dei reperti elettrocardiografici più frequenti e meno specifici. Può indicare un’ischemia subendocardica in corso, essere l’immagine speculare di un infarto con sopraslivellamento in altre derivazioni, oppure dipendere da cause che non hanno nulla a che fare con le coronarie, come la digitale, l’ipokaliemia o l’ipertrofia ventricolare. Il valore del reperto sta tutto nella morfologia, nella distribuzione e nel contesto clinico: è proprio su questi elementi che si costruiscono le domande d’esame.

Che cos’è il sottoslivellamento ST

Il tratto ST rappresenta la fase di plateau del potenziale d’azione ventricolare, in cui quasi tutte le cellule si trovano allo stesso livello di depolarizzazione e non si generano differenze di potenziale rilevanti. Per questo, in condizioni normali, il tratto ST è isoelettrico, cioè allineato con il tratto PR o TP. Si parla di sottoslivellamento quando il punto J, che segna la fine del QRS e l’inizio del tratto ST, e il tratto che lo segue si trovano al di sotto della linea isoelettrica. Nella pratica si considera significativo un sottoslivellamento di almeno 0,5 millimetri, misurato al punto J o poco dopo, in due derivazioni contigue; i valori soglia possono variare un po’ tra linee guida e contesti, ma l’ordine di grandezza è questo.

Per un confronto con il quadro opposto conviene tenere presente la pagina sul sopraslivellamento ST, e per i riferimenti di normalità quella sull’ECG normale.

La morfologia: orizzontale, discendente, ascendente

La forma del tratto ST è il primo elemento di interpretazione. Il sottoslivellamento orizzontale (rettilineo e parallelo alla linea di base) e quello discendente (che scende dal punto J verso l’onda T) sono i più suggestivi di ischemia. Il sottoslivellamento ascendente rapido, in cui il punto J è depresso ma il tratto risale velocemente verso la linea di base, è frequente durante la tachicardia e lo sforzo ed è in genere meno specifico; un ascendente lento, che resta sotto la linea di base a lungo dopo il punto J, ha invece un significato più vicino a quello orizzontale.

Un’altra morfologia da riconoscere è quella “a cucchiaio” o “a scodella”, con il tratto ST incurvato verso il basso che si fonde con l’onda T: è l’aspetto tipico dell’effetto digitalico, di cui parliamo più avanti. Infine il sottoslivellamento che accompagna il blocco di branca o l’ipertrofia ha un andamento obliquo discendente con T asimmetricamente negativa, ed è detto secondario perché dipende da un’alterata depolarizzazione.

Ischemia subendocardica: il meccanismo

Il subendocardio è lo strato più vulnerabile all’ischemia: è il più lontano dalle coronarie epicardiche, subisce la maggiore pressione intramurale durante la sistole e viene perfuso soprattutto in diastole. Quando la domanda di ossigeno supera l’apporto, come durante lo sforzo in presenza di una stenosi coronarica, la sofferenza si concentra in questo strato. Si genera una corrente di lesione orientata dall’epicardio sano verso il subendocardio ischemico, che le derivazioni esploranti poste sulla superficie registrano come un sottoslivellamento ST.

Un concetto da fissare è che il sottoslivellamento da ischemia subendocardica non localizza con precisione l’area ischemica. A differenza del sopraslivellamento, che indica abbastanza bene il territorio coronarico coinvolto, il sottoslivellamento tende a comparire nelle stesse derivazioni (spesso laterali e inferiori, V4-V6, D1, D2) indipendentemente da quale coronaria sia stenotica. È una differenza che le domande di livello avanzato amano sfruttare.

Il quadro si osserva nell’angina stabile durante il test da sforzo, nell’angina instabile e nell’infarto senza sopraslivellamento del tratto ST, che rientrano nella sindrome coronarica acuta. In quest’ultimo contesto il dosaggio della troponina distingue l’angina instabile dall’infarto NSTEMI. Un sottoslivellamento diffuso in molte derivazioni associato a sopraslivellamento in aVR deve far pensare a un’ischemia estesa, per esempio da malattia del tronco comune o malattia multivasale, ed è un quadro ad alto rischio.

Specularità: quando il sottoslivellamento è un riflesso

Non tutti i sottoslivellamenti indicano ischemia subendocardica nella sede in cui compaiono. In un infarto con sopraslivellamento, le derivazioni che guardano la parete opposta registrano lo stesso vettore di lesione “dall’altra parte” e mostrano un sottoslivellamento speculare, detto reciproco. Nell’infarto inferiore, con sopraslivellamento in D2, D3 e aVF, compare tipicamente sottoslivellamento in D1 e aVL; nell’infarto laterale alto accade il contrario.

La specularità è utile per due motivi. Primo, aumenta la specificità del sopraslivellamento per un infarto acuto e aiuta a distinguerlo dalla pericardite, che di solito dà sopraslivellamento diffuso senza reciprocità (salvo in aVR e V1). Secondo, permette di riconoscere l’infarto posteriore: un sottoslivellamento orizzontale in V1-V3 con onde R alte e T positive in queste derivazioni può essere l’immagine speculare di un infarto della parete posteriore, che si conferma con le derivazioni posteriori V7-V9. Considerarlo semplice ischemia subendocardica anteriore è un errore classico, perché si tratta in realtà di un infarto con occlusione coronarica che merita la stessa urgenza di uno STEMI. Anche il segno di de Winter, descritto nella pagina sul segno di de Winter, è un pattern con sottoslivellamento ascendente nelle precordiali che può nascondere un’occlusione acuta della discendente anteriore.

Effetto della digitale e altre cause non ischemiche

La digossina a dosi terapeutiche produce un sottoslivellamento ST a cucchiaio, più evidente nelle derivazioni con R alta, associato a riduzione dell’ampiezza dell’onda T e accorciamento del QT. Questo “effetto digitalico” non indica tossicità: è la normale impronta del farmaco. La tossicità si manifesta invece con aritmie (extrasistoli, tachicardia atriale con blocco, ritmi giunzionali accelerati, blocchi atrioventricolari). L’effetto digitalico rende inoltre poco interpretabile il test da sforzo, perché può produrre falsi positivi.

Fra le altre cause non ischemiche vanno ricordate l’ipokaliemia, che dà sottoslivellamento ST, appiattimento dell’onda T e comparsa di onda U prominente; l’ipertrofia ventricolare sinistra con il cosiddetto sovraccarico (strain), con ST discendente e T negativa asimmetrica nelle laterali; i blocchi di branca e la pre-eccitazione ventricolare, che danno alterazioni secondarie della ripolarizzazione; le tachicardie sopraventricolari ad alta frequenza, durante le quali un sottoslivellamento transitorio è comune anche senza malattia coronarica; e infine la cardiomiopatia ipertrofica.

Come cade il sottoslivellamento ST al concorso

Le domande sul sottoslivellamento ST seguono alcuni schemi ricorrenti. Il primo è il paziente con dolore toracico, sottoslivellamento orizzontale nelle laterali e troponina aumentata: la risposta è l’infarto NSTEMI, e il trattamento non prevede la fibrinolisi, che è riservata allo STEMI. Il secondo è il paziente in terapia con digossina e sottoslivellamento a cucchiaio senza sintomi: la risposta è l’effetto del farmaco, non l’intossicazione né l’ischemia.

Il terzo schema è il sottoslivellamento in D1 e aVL in un paziente con dolore e sopraslivellamento inferiore: la domanda chiede di riconoscere la specularità. Il quarto è il sottoslivellamento in V1-V3 con R alte: va pensato l’infarto posteriore. Per esercitarsi a leggere velocemente questi quadri sono molto utili le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia, dove ogni risposta è spiegata nel ragionamento e non solo nel risultato.

Errori tipici ai quiz

Il primo errore è attribuire al sottoslivellamento ST la stessa capacità localizzatrice del sopraslivellamento. Il secondo è confondere l’effetto digitalico con l’intossicazione digitalica. Il terzo è considerare sempre ischemico il sottoslivellamento ascendente rapido durante una tachicardia. Il quarto è non cercare la reciprocità: un sottoslivellamento isolato in D1 e aVL può essere il primo segno visibile di un infarto inferiore iniziale. Il quinto è interpretare le alterazioni secondarie di un blocco di branca sinistra come ischemia primaria, quando sono la conseguenza attesa dell’anomala attivazione ventricolare.

Infine attenzione all’onda T: il sottoslivellamento si accompagna spesso a modificazioni della T, ma i due reperti hanno significati diversi e vanno descritti separatamente. Per i criteri di normalità e le alterazioni dell’onda T si rimanda alla pagina sull’onda T.

In sintesi

Il sottoslivellamento ST è un reperto frequente che va sempre letto per morfologia, distribuzione e contesto. Orizzontale o discendente suggerisce ischemia subendocardica, che però non localizza bene la coronaria responsabile. Può essere l’immagine speculare di un sopraslivellamento, e in V1-V3 con R alte può indicare un infarto posteriore. L’effetto digitalico dà un ST a cucchiaio senza significato di tossicità, mentre ipokaliemia, ipertrofia, blocchi di branca e tachicardie producono alterazioni non ischemiche. Al concorso conta collegare il tracciato alla clinica e alla troponina.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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