Segno di Tinel e manovra di Phalen: differenze
27 Settembre 2026 · Mario Lomele
Il segno di Tinel è la comparsa di parestesie, cioè formicolii o sensazioni di scossa, nel territorio di un nervo periferico quando si percuote leggermente il nervo nel punto in cui è compresso o in cui si sta rigenerando. È il segno che tutti associano alla sindrome del tunnel carpale, dove si ricerca percuotendo il polso sopra il nervo mediano, ma il suo significato è più ampio e riguarda qualsiasi neuropatia focale. Ai quiz viene spesso messo a confronto con la manovra di Phalen. In questo articolo vediamo come si esegue, perché compare, quanto vale e come distinguerlo dalle altre manovre al Concorso SSM.
Che cos’è il segno di Tinel
Il segno prende il nome da Jules Tinel, neurologo francese che lo descrisse durante la Prima guerra mondiale studiando le lesioni dei nervi periferici nei feriti. Negli stessi anni una descrizione analoga fu proposta dal neurologo tedesco Paul Hoffmann, e per questo in alcuni testi si parla di segno di Hoffmann-Tinel. Nella sua concezione originaria il segno serviva a seguire la rigenerazione di un nervo dopo una lesione: percuotendo lungo il decorso del nervo, il punto più distale in cui si evocavano parestesie indicava fin dove erano arrivati gli assoni in ricrescita.
Oggi il segno viene usato soprattutto per identificare il sito di una compressione nervosa. Si considera positivo quando la percussione leggera sul nervo provoca parestesie irradiate nel territorio di distribuzione sensitiva di quel nervo, e non semplicemente dolore locale nel punto percosso.
Come si esegue la manovra
Per il nervo mediano al polso, il paziente appoggia l’avambraccio sul tavolo con il palmo rivolto verso l’alto e il polso in posizione neutra o lievemente esteso. L’esaminatore percuote con il dito indice, con il medio o con un martelletto da riflessi la regione volare del polso, in corrispondenza del legamento trasverso del carpo, a livello della piega distale del polso e poco oltre. Il segno è positivo se il paziente riferisce formicolio nelle prime tre dita e nella metà radiale del quarto dito, cioè nel territorio sensitivo del mediano.
La stessa tecnica si applica ad altri nervi: al gomito, percuotendo il nervo ulnare nel solco retroepitrocleare o nel tunnel cubitale, con parestesie al quinto dito e alla metà ulnare del quarto; alla caviglia, percuotendo il nervo tibiale posteriore dietro il malleolo mediale, con parestesie alla pianta del piede, nel sospetto di sindrome del tunnel tarsale; alla testa del perone per il nervo peroneo comune. È importante percuotere con delicatezza e confrontare con il lato opposto.
Il meccanismo fisiopatologico
Un nervo compresso cronicamente va incontro a demielinizzazione focale, edema endoneurale e, nei casi più avanzati, degenerazione assonale. Le fibre danneggiate diventano ipereccitabili e rispondono agli stimoli meccanici producendo scariche ectopiche: una lieve percussione basta per generare impulsi che il cervello interpreta come provenienti dal territorio cutaneo innervato. Allo stesso modo, negli assoni in rigenerazione, le terminazioni in crescita, prive di mielina matura, sono meccanosensibili, e la percussione nel loro punto più distale evoca parestesie.
Questo meccanismo, in parte simile a quello che spiega il segno di Lhermitte per i cordoni posteriori del midollo, chiarisce anche perché il segno possa essere assente nelle fasi molto iniziali, quando il danno è minimo, o in quelle molto avanzate, quando le fibre sensitive sono ormai perse e non generano più scariche.
Quanto è affidabile il segno di Tinel
Il valore diagnostico del segno è modesto. Gli studi riportano valori di sensibilità e specificità molto variabili, in funzione della tecnica usata, della popolazione e del criterio di riferimento, e nel complesso lo descrivono come un test che, da solo, non basta per diagnosticare o escludere una sindrome del tunnel carpale. Può essere positivo in soggetti sani e negativo in pazienti con compressione documentata. Non ha senso memorizzare percentuali precise, perché le stime non sono coerenti tra le casistiche.
Il segno acquista valore se integrato con la storia clinica e con altre manovre: parestesie notturne che svegliano il paziente e migliorano scuotendo la mano, distribuzione nel territorio del mediano, riduzione della sensibilità, debolezza e ipotrofia dell’eminenza tenar. La conferma, quando serve, si ottiene con l’elettroneurografia, che misura velocità di conduzione e latenze, e con l’ecografia del nervo, che ne valuta la sezione trasversa.
Confronto con la manovra di Phalen
La manovra di Phalen, descritta dal chirurgo della mano statunitense George Phalen, è un test di provocazione diverso. Il paziente mantiene i polsi in flessione massima, spesso accostando il dorso delle mani l’uno contro l’altro con le dita rivolte verso il basso, per un tempo che nella maggior parte delle descrizioni è di circa un minuto. La flessione prolungata aumenta la pressione all’interno del tunnel carpale e riduce lo spazio disponibile per il nervo mediano; il test è positivo se compaiono o si accentuano le parestesie nel territorio del mediano.
La differenza concettuale è netta: il segno di Tinel si basa su una percussione, cioè uno stimolo meccanico breve e diretto sul nervo, mentre la manovra di Phalen si basa su una postura mantenuta che aumenta la pressione nel canale. In genere la letteratura attribuisce alla manovra di Phalen una sensibilità un po’ più alta rispetto al Tinel, ma entrambe hanno limiti e nessuna è sufficiente da sola. Esiste anche la manovra di Phalen inversa, con estensione massima dei polsi a mani giunte, e il test di compressione del carpo di Durkan, con pressione diretta del pollice sul tunnel, che molti considerano più accurato dei due classici. Per un quadro più ampio di queste prove si può consultare la pagina sulle manovre semeiologiche in ortopedia.
Patologie associate
La condizione tipica è la sindrome del tunnel carpale, la più frequente neuropatia da intrappolamento. Si associa a lavori con movimenti ripetitivi del polso e uso di strumenti vibranti, alla gravidanza, all’obesità, al diabete, all’ipotiroidismo, all’acromegalia, all’artrite reumatoide con tenosinovite dei flessori, all’amiloidosi, alla dialisi e agli esiti di fratture del polso. Il segno è utile anche nella sindrome del tunnel cubitale, nella sindrome del tunnel tarsale, nella meralgia parestesica con compressione del nervo cutaneo femorale laterale e nei neuromi post-traumatici o post-chirurgici, dove la percussione del neuroma evoca una scossa molto intensa.
Nel follow-up di una lesione nervosa riparata, infine, un segno di Tinel che avanza progressivamente in senso distale nel tempo è un indizio favorevole di rigenerazione, mentre un segno fermo nello stesso punto suggerisce un ostacolo alla ricrescita, per esempio un neuroma.
Diagnosi differenziale
Le parestesie della mano non sono sempre da tunnel carpale. La radicolopatia cervicale C6 o C7 può simulare il quadro, ma si accompagna spesso a dolore cervicale, alterazioni dei riflessi e distribuzione dermatomerica che si estende all’avambraccio. La polineuropatia, per esempio la neuropatia diabetica, è simmetrica, distale e interessa anche i piedi. La sindrome dello stretto toracico produce sintomi nel territorio ulnare e dell’avambraccio mediale. Le lesioni centrali, come un piccolo ictus o una placca demielinizzante, danno disturbi che non rispettano il territorio di un singolo nervo. La rizoartrosi del pollice e la tenosinovite di de Quervain causano dolore meccanico senza parestesie nel territorio del mediano.
Come cade il segno di Tinel al concorso
Al Concorso SSM il segno compare soprattutto in domande di confronto. Una domanda tipica descrive la percussione del polso con parestesie alle prime dita e chiede il nome della manovra, con la manovra di Phalen come distrattore principale; oppure descrive la flessione prolungata dei polsi e chiede di riconoscere la manovra di Phalen, con il segno di Tinel come distrattore. Altre domande chiedono quale nervo sia coinvolto, quale territorio sensitivo sia interessato, o quale esame confermi la diagnosi, con l’elettroneurografia come risposta attesa.
Gli errori tipici sono invertire le due manovre, attribuire le parestesie al quinto dito invece che alle prime tre dita e alla metà radiale del quarto, considerare il segno diagnostico da solo e dimenticare che si applica a tutti i nervi periferici, non solo al mediano. Un altro tranello è il segno di Froment, che riguarda la debolezza dell’adduttore del pollice nella paralisi ulnare, e che viene talvolta proposto come alternativa. Per esercitarti su questi confronti, le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia offrono quiz di semeiotica neurologica e ortopedica con spiegazioni dettagliate.
In sintesi
Il segno di Tinel è la comparsa di parestesie nel territorio di un nervo periferico dopo percussione leggera del nervo nel punto di compressione o di rigenerazione. Deriva dall’ipereccitabilità meccanica delle fibre demielinizzate o in ricrescita. È tipico della sindrome del tunnel carpale, ma si ricerca anche per l’ulnare, il tibiale posteriore e i neuromi, e serve a seguire la rigenerazione nervosa. Ha valore diagnostico limitato e va integrato con la storia, con la manovra di Phalen, che usa la flessione mantenuta del polso invece della percussione, e con l’elettroneurografia. Ai quiz ricorda percussione contro postura, territorio del mediano e limiti di ciascun test.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
