Segno di Brudzinski: esecuzione e significato
27 Settembre 2026 · Mario Lomele
Il segno di Brudzinski è uno dei segni classici di irritazione meningea: flettendo passivamente il capo del paziente verso il torace, si osserva una flessione involontaria delle anche e delle ginocchia. Insieme alla rigidità nucale e al segno di Kernig forma la triade semeiologica che ogni studente associa alla meningite. Nei quiz, però, le trappole sono molte: esistono più varianti del segno, la sua sensibilità è limitata e la sua assenza non consente mai di escludere un’infezione del sistema nervoso centrale. In questo articolo vediamo come si esegue, perché compare, quanto vale e come viene chiesto al Concorso SSM.
Che cos’è il segno di Brudzinski
Il segno prende il nome da Józef Brudziński, pediatra polacco vissuto tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, che descrisse diversi segni di irritazione meningea osservando soprattutto bambini con meningite. Il più noto, e quello che si intende quando si parla di segno di Brudzinski senza ulteriori specificazioni, è il segno nucale o superiore: la flessione passiva del collo provoca una flessione riflessa, involontaria, di anche e ginocchia.
Si tratta di un meccanismo di difesa: l’organismo cerca di ridurre la tensione sulle meningi e sulle radici nervose infiammate accorciando il percorso del midollo e delle radici lombosacrali. Il segno non misura l’infezione in sé, ma la presenza di un’infiammazione, o di un’irritazione chimica, delle meningi.
Come si esegue la manovra
Il paziente è supino, con gli arti inferiori distesi e rilasciati. L’esaminatore pone una mano sotto la nuca e l’altra, se necessario, sul torace per evitare che il tronco si sollevi. Quindi flette passivamente e lentamente il capo, portando il mento verso lo sterno. Il segno è positivo se, durante questo movimento, il paziente flette spontaneamente anche e ginocchia. Contestualmente si valuta la rigidità nucale, cioè la resistenza alla flessione del collo, che spesso accompagna il segno.
Brudzinski descrisse anche altri segni, meno usati ma possibili oggetto di domanda. Il segno controlaterale della gamba, o segno controlaterale di Brudzinski, consiste nella flessione dell’arto inferiore opposto quando si flette passivamente un arto sull’anca. Esistono inoltre un segno della guancia, con flessione degli arti superiori alla pressione sotto lo zigomo, e un segno sinfisario, con flessione degli arti inferiori alla pressione sulla sinfisi pubica. Nella pratica e nei quiz, però, il riferimento è quasi sempre al segno nucale.
Il meccanismo fisiopatologico
Le meningi e le radici nervose che le attraversano, quando sono infiammate, diventano dolenti allo stiramento. La flessione del collo trascina verso l’alto il midollo spinale e il sacco durale, mettendo in tensione le radici lombosacrali. Per ridurre questa tensione, il paziente flette riflessamente anche e ginocchia, “accorciando” il tragitto delle radici. È lo stesso principio che spiega il segno di Kernig e che rende doloroso il sollevamento dell’arto inferiore esteso nelle radicolopatie.
Il meccanismo spiega anche perché il segno possa comparire in condizioni non infettive. Qualsiasi sostanza che irriti le meningi, come il sangue nello spazio subaracnoideo, può produrlo. Allo stesso modo spiega perché possa mancare: nei neonati e nei lattanti, negli anziani, nei pazienti in coma profondo o immunodepressi la risposta infiammatoria e i riflessi di difesa possono essere attenuati, e la meningite può decorrere senza segni meningei evidenti.
Quanto è sensibile il segno di Brudzinski
Il valore clinico del segno è stato ridimensionato dagli studi moderni. In linea generale, i segni meningei classici, cioè rigidità nucale, Kernig e Brudzinski, risultano poco sensibili: una quota rilevante di pazienti con meningite confermata non li presenta. Quando sono presenti, la specificità è più alta e aumentano la probabilità di irritazione meningea, ma non sono patognomonici. I valori numerici riportati in letteratura variano molto tra le casistiche, anche perché la definizione di positività e la popolazione studiata cambiano da uno studio all’altro, e non è opportuno memorizzare percentuali precise.
La conseguenza pratica è fondamentale e ricorre spesso nei quiz: un segno di Brudzinski negativo non esclude la meningite. Se la storia clinica è suggestiva, con febbre, cefalea, alterazione dello stato di coscienza, vomito o fotofobia, il percorso diagnostico va completato comunque. La triade classica di febbre, rigidità nucale e alterazione dello stato mentale è anch’essa presente solo in una parte dei pazienti, per cui il medico deve ragionare sull’insieme dei dati.
Patologie associate
La meningite batterica è la condizione simbolo, ma il segno compare anche nella meningite virale, nella meningite tubercolare e micotica, e nelle meningoencefaliti. L’emorragia subaracnoidea è la principale causa non infettiva: il sangue nello spazio subaracnoideo provoca una meningite chimica, con rigidità nucale e segni meningei che possono comparire alcune ore dopo l’esordio della cefalea improvvisa e violenta. Anche la carcinomatosi meningea, alcune meningiti chimiche da farmaci o mezzi di contrasto e, raramente, l’ipertensione endocranica con impegno delle tonsille cerebellari possono produrre segni di irritazione meningea.
Diagnosi differenziale e percorso diagnostico
La rigidità del collo non è sempre meningea. Nella patologia cervicale degenerativa, nella rigidità extrapiramidale del morbo di Parkinson, nei traumi del rachide cervicale, negli ascessi retrofaringei e nella linfoadenite laterocervicale il collo è rigido o doloroso in tutte le direzioni, e non solo in flessione. Nell’irritazione meningea, invece, la rotazione e l’inclinazione laterale sono relativamente conservate, mentre la flessione è limitata; e soprattutto il segno di Brudzinski esprime una risposta riflessa degli arti inferiori, che manca nelle forme osteoarticolari.
Il percorso diagnostico nel sospetto di meningite si basa sull’esame del liquor tramite puntura lombare, con valutazione di cellule, proteine, glucosio, colorazione di Gram, colture ed esami molecolari. Prima della puntura può essere indicata una TC encefalo nei pazienti con deficit neurologici focali, papilledema, crisi epilettiche recenti, alterazione marcata della coscienza o immunodepressione. Un principio da ricordare è che, nel sospetto di meningite batterica, la terapia antibiotica empirica e, quando indicato, il desametasone non devono essere ritardati in attesa della TC o della puntura: le emocolture si prelevano prima e la terapia si avvia subito.
Come cade il segno di Brudzinski al concorso
Le domande del Concorso SSM sul segno sono di tre tipi. La prima chiede la corretta descrizione della manovra: flessione passiva del collo con flessione involontaria di anche e ginocchia. I distrattori tipici descrivono invece il segno di Kernig, cioè la resistenza o il dolore all’estensione del ginocchio con anca flessa a novanta gradi, oppure la manovra di Lasègue, che riguarda l’irritazione radicolare lombosacrale. La seconda chiede il significato del segno: irritazione meningea, non lesione piramidale, che è invece indicata dal segno di Babinski. La terza propone un caso clinico di febbre e cefalea con segni meningei e chiede il passo successivo, dove la risposta corretta include emocolture e terapia antibiotica empirica senza ritardi.
Gli errori tipici sono confondere Brudzinski e Kernig, credere che un segno negativo escluda la meningite, pensare che il segno sia specifico dell’infezione batterica e dimenticare l’emorragia subaracnoidea tra le cause. Un altro tranello riguarda il lattante, in cui i segni meningei sono spesso assenti e contano di più la fontanella tesa, l’irritabilità, il rifiuto dell’alimentazione e la febbre. Allenarsi con casi clinici neurologici e infettivologici nelle simulazioni commentate della Piattaforma Accademia aiuta a riconoscere questi distrattori.
Il segno nel contesto dell’esame neurologico
Il segno va sempre inserito in un esame neurologico completo, che comprende stato di coscienza, nervi cranici, forza, sensibilità, riflessi e coordinazione. La presenza di deficit focali, di papilledema o di crisi orienta verso complicanze come ascesso, trombosi venosa cerebrale o encefalite, e cambia la sequenza degli esami. Anche la cute va ispezionata con attenzione: una porpora petecchiale in un paziente febbrile con segni meningei deve far pensare a una malattia meningococcica e richiede un trattamento immediato.
In sintesi
Il segno di Brudzinski è la flessione involontaria di anche e ginocchia provocata dalla flessione passiva del collo, espressione di irritazione meningea. Nasce dal tentativo riflesso di ridurre lo stiramento delle meningi e delle radici infiammate. È più specifico che sensibile: se presente orienta verso meningite o emorragia subaracnoidea, se assente non esclude nulla, soprattutto nel lattante, nell’anziano e nell’immunodepresso. Va distinto dal segno di Kernig, dalla manovra di Lasègue e dalle rigidità cervicali non meningee. Ai quiz ricorda che il sospetto clinico di meningite batterica impone terapia empirica tempestiva, indipendentemente dal risultato dei singoli segni.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
