Sarcoma di Kaposi: HHV-8 e forme cliniche per l’SSM
1 Ottobre 2026 · Mario Lomele
Il sarcoma di Kaposi è una neoplasia di origine vascolare e linfatica causata dall’herpesvirus umano di tipo 8, che si manifesta tipicamente con macchie, placche e noduli violacei della cute ma può coinvolgere anche mucose, linfonodi e organi interni. È una malattia che racconta bene il rapporto fra virus, sistema immunitario e cancro: il virus da solo non basta, serve quasi sempre un difetto dell’immunità. Al Concorso SSM compare come malattia indicativa di AIDS, come complicanza della terapia immunosoppressiva nei trapiantati e come quesito sulle quattro forme cliniche.
Che cos’è il sarcoma di Kaposi
Il sarcoma di Kaposi è un tumore a malignità intermedia, considerato da molti più una proliferazione angioproliferativa guidata dal virus che un sarcoma classico. Le cellule tumorali sono cellule fusate di derivazione endoteliale, con caratteristiche sia di endotelio vascolare sia di endotelio linfatico, infettate in modo latente dall’HHV-8, chiamato anche herpesvirus associato al sarcoma di Kaposi (KSHV). L’infezione da HHV-8 è una condizione necessaria: senza virus la malattia non si sviluppa.
La diffusione del virus varia molto nelle diverse aree del mondo: è bassa nel Nord Europa e negli Stati Uniti, più elevata nei Paesi del Mediterraneo, compresa l’Italia meridionale e insulare, e molto alta in alcune regioni dell’Africa subsahariana. Il virus si trasmette soprattutto con la saliva, oltre che per via sessuale, con trapianti d’organo e, più raramente, con il sangue. La grande maggioranza delle persone infettate non sviluppa mai il tumore.
Biologia: HHV-8 e immunodepressione
HHV-8 è un gamma-herpesvirus, come il virus di Epstein-Barr, e come gli altri herpesvirus stabilisce un’infezione latente per tutta la vita. Il suo genoma contiene geni “rubati” all’ospite che favoriscono la sopravvivenza e la proliferazione cellulare: un omologo della ciclina D (v-ciclina), un omologo dell’interleuchina 6 (vIL-6), un recettore accoppiato a proteine G costitutivamente attivo che stimola la produzione di VEGF e la neoangiogenesi, e la proteina LANA, che mantiene il genoma virale nelle cellule in divisione e interferisce con p53 e con la proteina del retinoblastoma.
Il controllo del virus è affidato soprattutto all’immunità cellulo-mediata, in particolare ai linfociti T. Quando questa si indebolisce, per l’infezione da HIV, per una terapia immunosoppressiva o semplicemente per l’invecchiamento, le cellule infettate proliferano e la malattia si manifesta. Oltre al sarcoma di Kaposi, HHV-8 è responsabile del linfoma primitivo delle sierose (primary effusion lymphoma), che si presenta con versamenti pleurici, pericardici o peritoneali senza masse, e della malattia di Castleman multicentrica associata a HHV-8, una linfoproliferazione con febbre, linfoadenopatie e infiammazione sistemica guidata dalla vIL-6.
Le quattro forme cliniche
La forma classica, o mediterranea, colpisce uomini anziani, spesso di origine mediterranea o ebraica dell’Europa orientale. Si presenta con macule e noduli violacei sulle estremità inferiori, in particolare piedi e gambe, a lenta progressione nel corso di anni, talvolta con edema e linfedema dell’arto. Il coinvolgimento viscerale è raro e la malattia è in genere compatibile con una lunga sopravvivenza.
La forma endemica, o africana, si osserva nell’Africa subsahariana in persone HIV negative. Comprende una variante dell’adulto simile alla forma classica ma più aggressiva e una variante linfoadenopatica dei bambini, con coinvolgimento linfonodale diffuso e decorso rapido.
La forma iatrogena si sviluppa nei pazienti sottoposti a terapia immunosoppressiva, soprattutto dopo un trapianto d’organo solido come il trapianto di rene, ma anche in chi assume corticosteroidi ad alte dosi per malattie autoimmuni. Compare spesso nei primi anni dopo il trapianto e può coinvolgere cute, mucose e visceri.
La forma epidemica, associata all’HIV, è la più aggressiva. È una malattia indicativa di AIDS e si presenta con lesioni cutanee multiple, spesso su tronco, volto, punta del naso e mucosa orale, in particolare il palato duro, con frequente coinvolgimento di linfonodi, apparato gastrointestinale e polmoni. Può comparire anche quando la conta dei CD4 non è molto bassa e, in alcuni casi, peggiorare paradossalmente nelle prime settimane di terapia antiretrovirale, come manifestazione della sindrome infiammatoria da immunoricostituzione.
Come si presenta: lesioni cutanee e viscerali
Le lesioni cutanee evolvono in tre fasi. La fase di macchia (patch) mostra macule piane rosa, rosse o violacee che non scompaiono alla pressione, spesso orientate lungo le linee di tensione cutanea. La fase di placca presenta lesioni rilevate e infiltrate, che possono confluire. La fase nodulare comprende noduli violacei o bruni che possono ulcerarsi e sanguinare. Le lesioni in genere non danno prurito né dolore, salvo quando si ulcerano o causano edema.
Il coinvolgimento viscerale è soprattutto delle forme epidemica e iatrogena. A livello gastrointestinale le lesioni sono spesso asintomatiche ma possono dare sanguinamento, dolore od ostruzione e si vedono come macchie o noduli rosso-violacei alla gastroscopia o alla colonscopia. A livello polmonare causano tosse, dispnea, emottisi e versamento pleurico emorragico, con infiltrati e noduli alla TC; la broncoscopia mostra lesioni rosso-violacee della mucosa, e la biopsia si evita spesso per il rischio di sanguinamento. Il coinvolgimento polmonare è la forma più grave.
Diagnosi
Il sospetto è clinico, ma la diagnosi richiede la biopsia di una lesione. L’istologia mostra una proliferazione di cellule fusate che delimitano fessure vascolari irregolari contenenti eritrociti stravasati, con depositi di emosiderina, globuli ialini e infiltrato infiammatorio. La dimostrazione del LANA-1 di HHV-8 con immunoistochimica nei nuclei delle cellule tumorali conferma la diagnosi e la distingue dalle lesioni simili.
La diagnosi differenziale comprende l’angiomatosi bacillare da Bartonella, che nei pazienti con HIV può essere quasi indistinguibile clinicamente e si tratta con antibiotici, l’angiosarcoma, gli emangiomi, il granuloma piogenico, i dermatofibromi, il melanoma nodulare e, nella forma classica, la pseudo-Kaposi da insufficienza venosa (acroangiodermatite). In ogni nuovo caso va eseguito il test per HIV e, se positivo, misurata la conta dei CD4 e la carica virale. La stadiazione nella forma epidemica considera estensione del tumore, stato immunitario e malattia sistemica, mentre nelle altre forme si valuta soprattutto l’estensione cutanea e viscerale.
Terapia
La strategia dipende dalla forma e dall’estensione, e il primo principio è correggere l’immunodepressione quando possibile. Nella forma epidemica la terapia antiretrovirale efficace è la base del trattamento e, nelle forme limitate, può da sola ottenere la regressione delle lesioni. Nella forma iatrogena si riduce o si modifica la terapia immunosoppressiva; nei trapiantati la sostituzione degli inibitori della calcineurina con un inibitore di mTOR come il sirolimus, che ha anche attività antiangiogenica, può far regredire le lesioni. Il ruolo degli immunosoppressori va quindi rivalutato con il centro trapianti.
Le lesioni limitate si trattano con terapie locali: escissione, crioterapia, radioterapia, che è molto efficace sulle lesioni cutanee, iniezioni intralesionali di vinblastina, applicazioni topiche. Le forme estese, rapidamente progressive o con coinvolgimento viscerale richiedono chemioterapia sistemica, con doxorubicina liposomiale pegilata o paclitaxel in prima linea; altre opzioni sono la pomalidomide e l’interferone alfa in alcune situazioni. Nella forma classica a lenta evoluzione spesso è sufficiente l’osservazione o il trattamento locale.
Come cade il sarcoma di Kaposi al concorso
Il caso tipico descrive un paziente con infezione da HIV non trattata e lesioni violacee multiple su tronco e palato, oppure un anziano di origine mediterranea con noduli violacei alle gambe, oppure un trapiantato di rene con lesioni cutanee. Le domande chiedono l’agente causale (HHV-8), la forma clinica, il primo provvedimento nell’AIDS (terapia antiretrovirale) o le altre malattie associate al virus.
Gli errori tipici sono quattro. Attribuire il Kaposi al virus di Epstein-Barr o al citomegalovirus. Pensare che la chemioterapia sia sempre il primo passo, mentre nelle forme epidemica e iatrogena conta prima di tutto il ripristino dell’immunità. Dimenticare l’angiomatosi bacillare in diagnosi differenziale. Ritenere che la forma classica sia aggressiva come quella epidemica. Le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia aiutano a riconoscere queste differenze attraverso casi clinici realistici e spiegati.
In sintesi
Il sarcoma di Kaposi è una neoplasia angioproliferativa causata da HHV-8 che si manifesta quando l’immunità cellulare si indebolisce. Ha quattro forme: classica, endemica, iatrogena ed epidemica legata all’HIV, quest’ultima la più aggressiva e indicativa di AIDS. Si presenta con macchie, placche e noduli violacei e può coinvolgere intestino e polmone. La diagnosi è istologica con LANA-1. La terapia si basa sul ripristino dell’immunità, con antiretrovirali o riduzione degli immunosoppressori, su trattamenti locali e, nelle forme estese, su chemioterapia.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
