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Concorso SSM

Ernia ombelicale: neonato, adulto e complicanze

27 Settembre 2026 · Mario Lomele

Ernia ombelicale: neonato, adulto e complicanze

L’ernia ombelicale è un argomento che attraversa due mondi molto diversi: la pediatria, dove è frequente, quasi sempre benigna e destinata a chiudersi da sola, e la chirurgia generale dell’adulto, dove invece non regredisce, tende ad aumentare e può complicarsi con incarcerazione e strozzamento. Proprio questa doppia faccia la rende interessante per il Concorso SSM: le domande giocano sulla differenza di storia naturale, sulle indicazioni all’intervento, sull’associazione con cirrosi e ascite e sulla distinzione rispetto a onfalocele e gastroschisi.

Che cos’è l’ernia ombelicale

Un’ernia è la fuoriuscita di un viscere o di una parte di esso, rivestito dal peritoneo parietale che forma il sacco erniario, attraverso un punto di debolezza della parete che lo contiene. Nell’ernia ombelicale la porta erniaria è l’anello ombelicale, cioè l’orifizio della linea alba attraverso cui, durante la vita fetale, passavano i vasi del cordone. Dopo la nascita i vasi ombelicali si obliterano, l’anello si restringe e la cicatrice ombelicale si rinforza grazie alla fascia ombelicale; se questo processo è incompleto o se la parete cede in seguito, il contenuto addominale può protrudere.

Il contenuto del sacco è costituito più spesso da omento e, nelle ernie più grandi, da anse intestinali. Accanto alla vera ernia ombelicale si descrive l’ernia paraombelicale, che si forma attraverso un difetto della linea alba immediatamente sopra o sotto l’ombelico: è la forma più tipica dell’adulto e dal punto di vista pratico viene gestita in modo simile.

L’ernia ombelicale nel neonato e nel bambino

Nel neonato l’ernia è congenita e deriva dalla mancata chiusura completa dell’anello ombelicale dopo la caduta del cordone ombelicale. È più frequente nei prematuri e nei neonati di basso peso, ed è descritta con maggiore frequenza nei bambini di origine africana. Si associa inoltre ad alcune condizioni da ricordare per i quiz: l’ipotiroidismo congenito, la sindrome di Down, la sindrome di Beckwith-Wiedemann e le mucopolisaccaridosi. Davanti a un neonato con ernia ombelicale, macroglossia, ittero prolungato, stipsi e ipotonia, bisogna pensare all’ipotiroidismo congenito, che rientra peraltro negli screening neonatali.

Clinicamente si presenta come una tumefazione molle, rivestita da cute integra, che aumenta con il pianto, con la tosse e con lo sforzo e si riduce facilmente con una leggera pressione. Di solito non provoca dolore. La caratteristica fondamentale è la tendenza alla chiusura spontanea: la maggior parte delle ernie ombelicali del bambino si chiude entro i primi anni di vita, e le complicanze come l’incarcerazione sono rare, al contrario di quanto avviene per l’ernia inguinale del lattante, che va invece operata senza attese proprio per il rischio di incarcerazione.

La terapia corretta è quindi l’osservazione. Le fasciature, le monete appoggiate sull’ombelico e i cerotti compressivi, un tempo di uso comune, non accelerano la chiusura e possono irritare la cute: vanno sconsigliati. L’intervento, un’ernioplastica con sutura diretta del difetto, si riserva alle ernie che persistono oltre l’età prescolare, a quelle con anello ampio che difficilmente si chiuderà, alle ernie in aumento e ai rari casi complicati. La chirurgia della parete addominale del bambino fa parte del lavoro di chi sceglie la specializzazione in Chirurgia Pediatrica.

Diagnosi differenziale con onfalocele e gastroschisi

La confusione più pericolosa ai quiz riguarda i difetti congeniti della parete addominale. L’onfalocele è un difetto centrale, alla base del cordone, in cui i visceri erniati sono rivestiti da una membrana formata da peritoneo, gelatina di Wharton e amnios; il cordone si inserisce sul sacco. Si associa frequentemente ad altre anomalie cromosomiche e malformazioni, cardiache in particolare, e alla sindrome di Beckwith-Wiedemann. La gastroschisi è invece un difetto paraombelicale, di solito a destra del cordone, senza sacco di rivestimento: le anse intestinali sono esposte al liquido amniotico e appaiono ispessite e infiammate. Le anomalie associate sono meno frequenti, con l’eccezione dell’atresia intestinale.

La vera ernia ombelicale, al contrario, è coperta da cute normale ed è una condizione benigna. Tre domande guidano la distinzione: il contenuto è coperto da cute, da una membrana o da niente? Il cordone si inserisce sul difetto o accanto? Ci sono malformazioni associate?

L’ernia ombelicale nell’adulto: cause

Nell’adulto l’ernia è quasi sempre acquisita. Il meccanismo comune è l’aumento cronico della pressione intra-addominale, che agisce su una parete indebolita. I fattori di rischio classici sono l’obesità, le gravidanze multiple, l’ascite, la tosse cronica, la stipsi con sforzo defecatorio, le grandi masse addominali e l’ipertrofia prostatica con sforzo minzionale. Anche le malattie del collagene, l’età e il fumo contribuiscono all’indebolimento dei tessuti.

Un capitolo a parte è il paziente con cirrosi epatica e ascite. Qui l’ernia ombelicale è frequente e ha un rischio di complicanze più alto: la cute che la ricopre può assottigliarsi, ulcerarsi e rompersi, con fuoriuscita di liquido ascitico e rischio di peritonite e di shock (la cosiddetta sindrome di Flood). Inoltre, una paracentesi evacuativa rapida o l’inserimento di uno shunt porto-sistemico possono ridurre bruscamente il volume addominale e favorire l’incarcerazione. La gestione è delicata e richiede di controllare l’ascite prima di programmare la riparazione.

Clinica e diagnosi

L’adulto nota una tumefazione ombelicale o periombelicale che compare in piedi e con lo sforzo e scompare in posizione supina. Può essere asintomatica o provocare senso di peso e dolore localizzato. All’esame obiettivo si apprezza la tumefazione, si valuta se è riducibile e si palpa il margine della porta erniaria; la manovra di Valsalva o la tosse rendono evidente l’impulso.

La diagnosi è essenzialmente clinica. L’ecografia della parete addominale è utile nei pazienti obesi, nei casi dubbi o per misurare il difetto; la TC dell’addome si usa per ernie complesse, per sospette complicanze o per pianificare interventi su difetti multipli della linea alba o associati a diastasi dei retti. La diastasi dei muscoli retti, frequente dopo la gravidanza, non è un’ernia perché non c’è un orifizio fasciale con sacco, ma spesso coesiste con piccole ernie ombelicali.

Complicanze e terapia chirurgica

Le complicanze sono l’irriducibilità, l’incarcerazione e lo strozzamento. Un’ernia incarcerata è irriducibile e, se contiene intestino, può dare un quadro di occlusione intestinale con dolore, vomito e alvo chiuso. Lo strozzamento è la compromissione della vascolarizzazione del contenuto: la tumefazione diventa tesa, dolente, arrossata, non riducibile, e compaiono segni sistemici. È un’urgenza chirurgica, perché il ritardo porta a necrosi, perforazione e peritonite. Nel sospetto di strozzamento non si devono tentare manovre di riduzione forzata. Da ricordare anche l’ernia di Richter, in cui solo una parte della parete dell’ansa è intrappolata: può strozzarsi senza dare occlusione completa, e per questo è insidiosa.

Nell’adulto l’ernia ombelicale non guarisce spontaneamente e tende a crescere. La riparazione chirurgica è il trattamento definitivo per le ernie sintomatiche e in genere per quelle in pazienti in buone condizioni; per piccole ernie asintomatiche in pazienti ad alto rischio operatorio si può discutere un atteggiamento di vigile attesa. Per difetti molto piccoli si può eseguire una sutura diretta, mentre per difetti più ampi l’uso di una rete protesica riduce le recidive. L’intervento può essere eseguito a cielo aperto o in laparoscopia, a seconda delle dimensioni, del contesto e della presenza di altri difetti. In urgenza, con contaminazione o resezione intestinale, la scelta della rete va ponderata. Fra le complicanze postoperatorie si ricordano sieroma, ematoma, infezione della ferita o della protesi e recidiva.

Come cade l’ernia ombelicale al concorso

Nei quiz l’ernia ombelicale compare in scenari ricorrenti: il neonato con tumefazione ombelicale riducibile di cui la madre è preoccupata, il paziente cirrotico con ascite e ernia che si ulcera, l’adulto obeso con tumefazione dolente e irriducibile. Le domande chiedono la condotta corretta, l’associazione con altre patologie, la distinzione con i difetti congeniti della parete.

Gli errori tipici sono prevedibili. Il primo è proporre l’intervento immediato nel lattante con ernia ombelicale non complicata, mentre la scelta corretta è l’osservazione. Il secondo è applicare lo stesso ragionamento all’ernia inguinale del lattante, che invece va operata. Il terzo è confondere l’ernia con l’onfalocele o la gastroschisi. Il quarto è pensare che nell’adulto l’ernia possa chiudersi da sola. Il quinto è dimenticare il ruolo dell’ascite e il rischio di rottura cutanea nel cirrotico. Per allenarti su questi casi, sulla Piattaforma Accademia trovi simulazioni commentate che spiegano perché ogni risposta è giusta o sbagliata.

In sintesi

L’ernia ombelicale è la protrusione di un sacco peritoneale attraverso l’anello ombelicale. Nel neonato è congenita, frequente soprattutto nei prematuri, associata a ipotiroidismo congenito e ad alcune sindromi, e tende a chiudersi da sola: si osserva e si opera solo se persiste oltre l’età prescolare o si complica. Nell’adulto è acquisita, favorita da obesità, gravidanze e ascite, non regredisce e si ripara chirurgicamente, spesso con rete. Le complicanze sono incarcerazione e strozzamento, che è un’urgenza. Va sempre distinta da onfalocele e gastroschisi.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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