Platino derivati: cisplatino, carboplatino, oxaliplatino
6 Ottobre 2026 · Mario Lomele
I platino derivati sono complessi di coordinazione del platino che danneggiano il DNA formando addotti e legami crociati. Cisplatino, carboplatino e oxaliplatino sono fra i chemioterapici più usati nei tumori solidi e hanno reso curabile perfino in fase metastatica il tumore del testicolo. Per il Concorso Nazionale SSM sono un argomento immancabile perché i tre farmaci condividono il meccanismo ma hanno tossicità molto diverse: riconoscerle è la chiave per rispondere ai quesiti sui platino derivati.
Che cosa sono i platino derivati
I platino derivati sono composti inorganici in cui un atomo di platino è legato a gruppi “uscenti” e a gruppi stabili. Il cisplatino è il capostipite, con due atomi di cloro come gruppi uscenti in configurazione cis; il carboplatino ha un gruppo uscente dicarbossilato più stabile, che rallenta l’attivazione e riduce la tossicità renale e neurologica; l’oxaliplatino contiene un gruppo diaminocicloesano che modifica gli addotti formati sul DNA e ne cambia lo spettro di attività, rendendolo efficace nei tumori del colon in cui il cisplatino è poco attivo.
Il cisplatino viene “attivato” all’interno della cellula: la bassa concentrazione di cloruri nel citoplasma favorisce la sostituzione degli atomi di cloro con molecole d’acqua (acquazione), generando una specie reattiva. Questo spiega perché il cisplatino si prepari e si diluisca in soluzioni contenenti cloruro di sodio, che ne mantengono la stabilità prima della somministrazione.
Meccanismo d’azione e ciclo cellulare
La specie attivata si lega covalentemente al DNA, soprattutto all’azoto in posizione 7 della guanina, formando addotti e legami crociati, prevalentemente all’interno dello stesso filamento (intrafilamento) e in misura minore fra i due filamenti. Il DNA si piega, replicazione e trascrizione si bloccano e, se i sistemi di riparazione non riescono a correggere il danno, la cellula va in apoptosi. Per questo meccanismo i platino derivati vengono talvolta definiti “alchilanti-simili”, pur non trasferendo gruppi alchilici.
Sono farmaci ciclo-aspecifici, come gli agenti alchilanti. La resistenza si sviluppa per riduzione dell’ingresso del farmaco nella cellula, aumento della sua inattivazione da parte del glutatione e delle metallotioneine, e aumento della capacità di riparazione del DNA, in particolare tramite il sistema di riparazione per escissione di nucleotidi. Un deficit del mismatch repair conferisce resistenza a cisplatino e carboplatino ma non all’oxaliplatino, un dettaglio di livello avanzato utile per capire perché quest’ultimo funzioni nel colon.
Indicazioni oncologiche in termini generali
Il cisplatino ha lo spettro più ampio. È il cardine del trattamento del tumore del testicolo a cellule germinali, nel regime BEP con bleomicina ed etoposide, ed è usato nel carcinoma polmonare a piccole e non a piccole cellule, nel carcinoma vescicale, nel carcinoma della cervice uterina in associazione alla radioterapia, nei tumori del distretto testa-collo, nel carcinoma dell’esofago e dello stomaco e nell’osteosarcoma. La sua azione radiosensibilizzante lo rende il farmaco di riferimento nella chemioradioterapia concomitante.
Il carboplatino ha un’efficacia simile al cisplatino in molti tumori ed è preferito quando il paziente non tollera il carico idrico o ha funzione renale o uditiva ridotta. In associazione al paclitaxel è lo standard di prima linea nel carcinoma ovarico, ed è molto usato nel carcinoma polmonare. La sua dose si calcola sulla funzione renale prevista, con formule che stimano l’area sotto la curva desiderata.
L’oxaliplatino è legato ai tumori gastrointestinali: in associazione a 5-fluorouracile e leucovorin (o a capecitabina) è uno dei regimi cardine del carcinoma del colon, in fase adiuvante e metastatica, ed è impiegato anche nel carcinoma gastrico e nel carcinoma pancreatico in regimi di combinazione.
Tossicità e prevenzione: farmaco per farmaco
La tabella riassume le differenze che il concorso chiede quasi sempre.
| Farmaco | Tossicità dominante | Altre tossicità |
|---|---|---|
| Cisplatino | nefrotossicità | ototossicità, emesi intensa, neuropatia sensitiva, ipomagnesiemia |
| Carboplatino | mielosoppressione, soprattutto piastrinopenia | emesi moderata, reazioni di ipersensibilità dopo molti cicli |
| Oxaliplatino | neuropatia periferica | neuropatia acuta da freddo, mielosoppressione moderata, diarrea |
La nefrotossicità da cisplatino è dovuta al danno del tubulo prossimale, che accumula il farmaco; si manifesta con riduzione del filtrato fino all’insufficienza renale acuta e con perdita tubulare di elettroliti, in particolare di magnesio. L’ipomagnesemia è frequente e può a sua volta causare ipocalcemia e ipokaliemia refrattarie. La prevenzione si basa su idratazione endovenosa abbondante con soluzione fisiologica prima e dopo l’infusione, supplementazione di magnesio, mantenimento di una diuresi adeguata, controllo della creatinina prima di ogni ciclo ed eventuale passaggio al carboplatino; l’amifostina è un citoprotettore con questo impiego, oggi poco usato.
L’ototossicità da cisplatino è una perdita uditiva neurosensoriale bilaterale, inizialmente per le alte frequenze, spesso accompagnata da acufeni e in gran parte irreversibile; è più marcata nei bambini e si previene con l’audiometria basale e di controllo e con l’evitare altri farmaci ototossici. Il cisplatino è inoltre il farmaco a più alto potenziale emetogeno, con vomito acuto e ritardato: la profilassi con antiemetici prevede l’associazione di un antagonista 5-HT3, un antagonista NK1 e desametasone, a cui spesso si aggiunge l’olanzapina. Infine dà una neuropatia sensitiva prevalentemente propriocettiva, dose cumulativa-dipendente, che può peggiorare anche dopo la sospensione (fenomeno del coasting).
L’oxaliplatino provoca due neuropatie distinte. Quella acuta compare durante o subito dopo l’infusione ed è scatenata dal freddo: parestesie alle mani, alla bocca e alla gola, crampi e una sensazione di difficoltà a deglutire o respirare (disestesia faringolaringea). Si previene evitando bevande e oggetti freddi nei giorni successivi e allungando la durata dell’infusione. Quella cronica è una neuropatia sensitiva cumulativa che limita la durata del trattamento e può richiedere la sospensione del farmaco.
Il carboplatino ha come tossicità dose-limitante la mielosoppressione, con piastrinopenia più marcata della neutropenia; nei trattamenti prolungati, come nelle recidive di tumore ovarico, aumentano le reazioni di ipersensibilità, che possono essere gravi. Comune a tutta la classe è il rischio di neutropenia febbrile nei regimi di combinazione.
Interazioni dei platino derivati
Le interazioni più importanti sono farmacodinamiche e riguardano rene e orecchio. Gli aminoglicosidi, la vancomicina, l’amfotericina B, i mezzi di contrasto iodati e i FANS sommano la loro nefrotossicità a quella del cisplatino. I diuretici dell’ansa, in particolare se usati ad alte dosi, aumentano l’ototossicità; gli aminoglicosidi sono a loro volta ototossici. Il cisplatino, riducendo il filtrato, aumenta la tossicità di farmaci a eliminazione renale come il metotrexato, la bleomicina e lo stesso carboplatino. La sequenza con i taxani è rilevante: il paclitaxel va somministrato prima del platino, perché il cisplatino riduce la clearance del taxano e ne aumenta la mielotossicità. L’associazione con altri farmaci neurotossici come taxani, alcaloidi della vinca e bortezomib aggrava la neuropatia.
Errori tipici sui platino derivati
Il primo errore è attribuire al carboplatino la nefrotossicità del cisplatino: il carboplatino è eliminato dal rene, per cui la dose dipende dalla funzione renale, ma è molto meno nefrotossico; la sua tossicità firma è la piastrinopenia. Il secondo è dimenticare l’ipomagnesiemia, che spiega ipocalcemie e ipokaliemie “resistenti” nei pazienti in cisplatino. Il terzo è non riconoscere la neuropatia acuta da freddo dell’oxaliplatino e confonderla con una reazione allergica. Il quarto è collocare i platino derivati fra i farmaci fase-specifici. Il quinto è dimenticare che il cisplatino si diluisce in soluzioni con cloruro e richiede una preidratazione, che è parte integrante del trattamento e non un dettaglio accessorio.
Come cadono i platino derivati al concorso
Gli schemi di domanda sono molto riconoscibili. Il primo è il caso clinico di un giovane trattato per un tumore germinale del testicolo che lamenta acufeni e ipoacusia, oppure presenta creatinina in aumento e magnesio basso: il farmaco responsabile è il cisplatino. Il secondo è il paziente in trattamento per carcinoma del colon che riferisce formicolii alle mani e difficoltà a deglutire bevande fredde: oxaliplatino. Il terzo è la paziente con carcinoma ovarico in carboplatino-paclitaxel con piastrinopenia. Il quarto è la domanda sul farmaco a maggior potenziale emetogeno o sulla profilassi antiemetica corretta. Per allenarsi sui distrattori più comuni conviene affiancare allo studio le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia, dove ogni opzione viene motivata.
In sintesi
I platino derivati (cisplatino, carboplatino, oxaliplatino) formano addotti e legami crociati sulla guanina e agiscono in modo ciclo-aspecifico. Il cisplatino è il cardine del tumore del testicolo e della chemioradioterapia, il carboplatino dei regimi con paclitaxel nel carcinoma ovarico e polmonare, l’oxaliplatino del carcinoma del colon. Le tossicità firma distinguono i tre farmaci: nefrotossicità, ipomagnesiemia, ototossicità ed emesi intensa per il cisplatino, prevenute con idratazione, magnesio e antiemetici; piastrinopenia per il carboplatino; neuropatia acuta da freddo e cronica cumulativa per l’oxaliplatino. Aminoglicosidi, diuretici dell’ansa e sequenza con i taxani sono le interazioni da ricordare.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
