Malattia da graffio di gatto: guida per il concorso SSM
1 Ottobre 2026 · Mario Lomele
La malattia da graffio di gatto è un’infezione da Bartonella henselae che, nella sua forma tipica, si presenta come una linfoadenite regionale subacuta in un bambino o in un giovane adulto che ha contatti con un gattino. È un classico dei quiz di malattie infettive perché unisce un’anamnesi molto evocativa, un decorso spesso benigno e autolimitante e alcune complicanze atipiche, oculari, epatospleniche e neurologiche, che insieme all’angiomatosi bacillare dell’immunodepresso offrono materiale per domande di livello diverso al Concorso SSM.
Che cos’è la malattia da graffio di gatto
L’agente eziologico è Bartonella henselae, un piccolo bacillo Gram-negativo, intracellulare facoltativo, esigente e di crescita lenta. Il serbatoio principale è il gatto domestico, in particolare i gattini e i gatti giovani, che presentano più spesso batteriemie prolungate e del tutto asintomatiche. Fra i gatti l’infezione è trasmessa dalla pulce del gatto, Ctenocephalides felis, le cui feci contaminano le unghie e il mantello dell’animale.
Il genere Bartonella comprende altre specie di interesse clinico: Bartonella quintana, responsabile della febbre delle trincee trasmessa dal pidocchio del corpo e associata a endocardite nei senzatetto, e Bartonella bacilliformis, agente della malattia di Carrión, limitata ad alcune zone andine. Al concorso la specie più richiesta resta B. henselae, e la confusione fra le specie è un distrattore ricorrente.
Trasmissione e epidemiologia
L’uomo si infetta attraverso un graffio o, meno spesso, un morso di gatto, oppure per contatto di cute lesa o di mucose con la saliva dell’animale. Anche il semplice leccamento di una ferita può essere sufficiente. Il ruolo delle pulci nella trasmissione diretta all’uomo è considerato possibile ma secondario. Non esiste trasmissione interumana.
La malattia colpisce soprattutto bambini e adolescenti, che giocano più spesso con i cuccioli. Nei climi temperati si osserva una certa stagionalità, con più casi fra la fine dell’estate e l’inverno, probabilmente in relazione al ciclo riproduttivo dei gatti e all’abbondanza di pulci. Il gatto infetto non appare malato, e questo spiega perché l’anamnesi debba essere esplicitamente indagata: il paziente spesso non ricorda il graffio, ma riferisce il contatto con un gattino.
Clinica: la forma tipica
Dopo un periodo di incubazione di alcuni giorni, nella sede di inoculazione compare una papula o una pustola, talvolta crostosa, che può passare inosservata. A distanza di una o più settimane si sviluppa la manifestazione cardine: una linfoadenopatia regionale, generalmente unilaterale, nelle stazioni che drenano il punto del graffio, quindi più spesso ascellari, epitrocleari, cervicali o inguinali. I linfonodi sono aumentati di volume, dolenti, talora con eritema cutaneo sovrastante, e in una quota di casi vanno incontro a colliquazione e suppurazione.
I sintomi sistemici sono in genere lievi: febbricola, astenia, malessere, cefalea, inappetenza. Nella grande maggioranza dei pazienti immunocompetenti la malattia è autolimitante e la linfoadenopatia regredisce spontaneamente in un periodo che va da alcune settimane a qualche mese. Il quadro entra quindi nella diagnosi differenziale di una linfoadenopatia localizzata persistente, accanto alle infezioni piogeniche, alla tubercolosi e ai micobatteri atipici, alla toxoplasmosi, alla mononucleosi infettiva e ai linfomi, in particolare il linfoma di Hodgkin nel giovane adulto.
Forme atipiche e complicanze
Sindrome oculoghiandolare di Parinaud
Quando l’inoculazione avviene a livello congiuntivale, per esempio strofinandosi l’occhio dopo aver toccato il gatto, si sviluppa una congiuntivite granulomatosa monolaterale associata a linfoadenopatia preauricolare omolaterale. È la cosiddetta sindrome oculoghiandolare di Parinaud, da non confondere con la sindrome di Parinaud neurologica del mesencefalo dorsale, che è un tutt’altro capitolo e un trabocchetto classico.
Neuroretinite
Una complicanza oculare tipica è la neuroretinite, caratterizzata da riduzione dell’acuità visiva, edema del disco ottico e una disposizione stellata di essudati a livello maculare. In presenza di questo quadro fundoscopico, specie in un giovane, la Bartonella deve essere fra le prime ipotesi. Va distinta dalla neurite ottica demielinizzante.
Forme epatospleniche, neurologiche e sistemiche
In alcuni pazienti, soprattutto bambini, l’infezione si presenta come febbre prolungata senza linfoadenopatia evidente, con piccole lesioni ipoecogene multiple a fegato e milza all’ecografia. Per questo la malattia da graffio di gatto è una causa da ricordare di febbre di origine sconosciuta in età pediatrica. Più raramente si osservano encefalopatia, talvolta con convulsioni, osteomielite e, soprattutto nei pazienti con valvulopatie, endocardite a emocolture negative, un quadro da ricordare nel capitolo dell’endocardite infettiva.
Angiomatosi bacillare nell’immunodepresso
Nei pazienti con grave deficit dell’immunità cellulare, classicamente l’infezione da HIV con conta di linfociti CD4 molto bassa, sia B. henselae sia B. quintana possono causare l’angiomatosi bacillare. Si tratta di una proliferazione vascolare reattiva che produce papule e noduli cutanei rosso-violacei, friabili, che sanguinano facilmente, ma che può coinvolgere anche ossa, linfonodi e visceri. Il coinvolgimento epatico e splenico prende il nome di peliosi bacillare, con lacune piene di sangue nel parenchima.
Il principale problema di diagnosi differenziale è il sarcoma di Kaposi, che nello stesso tipo di paziente produce lesioni violacee simili. L’istologia dirime il dubbio: nell’angiomatosi bacillare si osservano capillari proliferanti con un infiltrato di neutrofili e aggregati di batteri evidenziabili con la colorazione argentica di Warthin-Starry, mentre il Kaposi mostra cellule fusate neoplastiche ed è associato all’herpesvirus umano di tipo 8. A differenza della forma tipica, l’angiomatosi bacillare richiede sempre una terapia antibiotica prolungata.
Diagnosi e terapia
Nella forma tipica la diagnosi è soprattutto clinica, basata sull’associazione fra contatto con un gatto, lesione di inoculazione e linfoadenopatia regionale. La conferma si ottiene con la sierologia per anticorpi anti-Bartonella, oppure con la ricerca del DNA batterico mediante PCR su materiale linfonodale. La coltura è difficile e poco utilizzata nella pratica. Quando una linfoadenopatia persiste o presenta caratteristiche sospette, l’agoaspirato o la biopsia possono essere necessari per escludere una neoplasia: l’istologia mostra una linfoadenite granulomatosa con microascessi stellati, quadro suggestivo ma non specifico.
La terapia della forma tipica nell’immunocompetente è controversa, poiché la malattia tende a guarire spontaneamente. Spesso ci si limita a terapia sintomatica e osservazione; in alcuni casi, per esempio con linfoadenopatia voluminosa, si usa un breve ciclo di azitromicina, che può accelerare la regressione. Fra i farmaci ricordati per questo uso rientrano i macrolidi. I linfonodi colliquati e dolenti possono essere svuotati con agoaspirazione, evitando l’incisione che favorisce la formazione di fistole croniche. Le forme sistemiche, la neuroretinite, l’endocardite e l’angiomatosi bacillare richiedono invece terapie mirate e prolungate, con molecole come doxiciclina, eritromicina o rifampicina, talvolta in associazione e, nell’endocardite, con un aminoglicoside.
Come cade la malattia da graffio di gatto al concorso
Al Concorso SSM la malattia da graffio di gatto compare spesso in casi clinici pediatrici: un bambino con un linfonodo ascellare o epitrocleare ingrossato e dolente da alcune settimane, febbricola e un gattino in casa. La domanda può chiedere l’agente eziologico, il vettore fra gli animali, l’esame di conferma o la gestione iniziale. Un secondo scenario è il giovane con calo visivo monolaterale ed essudati maculari a stella, e un terzo è il paziente con HIV avanzato e lesioni cutanee vascolari, dove il quesito chiede di distinguere angiomatosi bacillare e sarcoma di Kaposi.
Le parole che devono accendere il riconoscimento sono gattino, linfoadenopatia regionale subacuta, congiuntivite con linfonodo preauricolare, neuroretinite stellata, lesioni ipoecogene epatospleniche e colorazione di Warthin-Starry. Per allenarsi a cogliere questi indizi nei tempi della prova è utile esercitarsi con le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia, che spiegano il perché di ogni scelta.
Errori tipici ai quiz
Il primo errore è confondere le specie: la febbre delle trincee è da B. quintana trasmessa dai pidocchi, non da B. henselae. Il secondo è considerare obbligatoria una terapia antibiotica aggressiva nella forma tipica dell’immunocompetente, che invece guarisce spesso da sola. Il terzo è incidere chirurgicamente un linfonodo colliquato, scelta che favorisce le fistole. Il quarto è scambiare la sindrome oculoghiandolare di Parinaud con la sindrome di Parinaud del mesencefalo. Infine, nell’immunodepresso con lesioni violacee, non diagnosticare automaticamente un sarcoma di Kaposi senza considerare l’angiomatosi bacillare, che è curabile con antibiotici.
In sintesi
La malattia da graffio di gatto è causata da Bartonella henselae, trasmessa all’uomo da graffi, morsi o leccamenti di gatti, soprattutto giovani, infettati attraverso le pulci. Nella forma tipica dà una lesione di inoculazione e una linfoadenopatia regionale dolente, autolimitante, frequente nei bambini. Le forme atipiche comprendono la sindrome oculoghiandolare di Parinaud, la neuroretinite con essudati a stella, le lesioni epatospleniche con febbre prolungata, l’encefalopatia e l’endocardite a emocolture negative. Nell’immunodepresso le Bartonella causano l’angiomatosi bacillare e la peliosi, da distinguere dal sarcoma di Kaposi. La diagnosi si basa su clinica, sierologia e PCR; la terapia è spesso conservativa nella forma tipica, mirata e prolungata nelle forme complicate.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
