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Concorso SSM

Coma mixedematoso: clinica, diagnosi e terapia

1 Ottobre 2026 · Mario Lomele

Coma mixedematoso: clinica, diagnosi e terapia

Il coma mixedematoso è la forma estrema e scompensata dell’ipotiroidismo, un’emergenza endocrinologica rara ma gravata da un’elevata mortalità se non viene riconosciuta in tempo. Il nome è in parte fuorviante, perché molti pazienti non sono in coma vero ma presentano letargia, confusione e rallentamento ideativo. Ai fini del Concorso SSM è un argomento compatto ma ricco di dettagli che si prestano bene ai quiz: ipotermia, iponatriemia, ipoventilazione, e soprattutto l’ordine fra levotiroxina e idrocortisone.

Che cos’è il coma mixedematoso

Si definisce coma mixedematoso la condizione in cui un ipotiroidismo grave, spesso misconosciuto o trattato in modo insufficiente per lungo tempo, va incontro a uno scompenso acuto con alterazione dello stato di coscienza, ipotermia e compromissione di più organi. Non è definito da un valore soglia di ormoni: il TSH è molto alto nelle forme primarie e la FT4 è bassa, ma è la clinica a stabilire che si tratta di una crisi.

La causa di fondo più comune è l’ipotiroidismo primario autoimmune, cioè la tiroidite di Hashimoto, seguita dagli esiti di tiroidectomia o di terapia con radioiodio non adeguatamente sostituiti. Più raramente la causa è centrale, ipofisaria o ipotalamica, e in quel caso il TSH può essere basso o inappropriatamente normale. Il paziente tipico è una donna anziana, nei mesi invernali, con una storia di ipotiroidismo non trattato o di terapia sospesa.

Fisiopatologia e fattori scatenanti

La carenza grave e prolungata di ormoni tiroidei rallenta il metabolismo di tutti i tessuti. Si riducono la termogenesi, la contrattilità cardiaca e la frequenza, la risposta ventilatoria all’ipossia e all’ipercapnia, la clearance dell’acqua libera e il metabolismo dei farmaci. Per lungo tempo l’organismo compensa con vasocostrizione periferica e riduzione del volume plasmatico, ma un evento acuto supera questi meccanismi.

I fattori precipitanti tipici sono le infezioni, in particolare polmoniti e infezioni urinarie, l’esposizione al freddo, i traumi, gli interventi chirurgici, l’ictus, lo scompenso cardiaco, il sanguinamento gastrointestinale e soprattutto i farmaci sedativi: oppioidi, benzodiazepine, anestetici, antipsicotici. Nel paziente ipotiroideo questi farmaci vengono metabolizzati lentamente e deprimono un centro respiratorio già poco reattivo. Anche l’amiodarone e il litio possono favorire l’ipotiroidismo e quindi la crisi.

Clinica: ipotermia, iponatriemia e ipoventilazione

Le alterazioni neurologiche vanno dalla sonnolenza e dal rallentamento psicomotorio al delirium, talvolta con aspetti psicotici, fino al coma; possono comparire convulsioni. L’ipotermia è un segno chiave: spesso la temperatura è bassa e i termometri tradizionali possono sottostimarla, e anche in presenza di un’infezione il paziente può non avere febbre. Una temperatura normale in un paziente ipotiroideo con infezione è già un segnale indiretto di risposta termica alterata.

A livello cardiovascolare si osservano bradicardia, ridotta portata, ipotensione e talvolta versamento pericardico, che raramente evolve in tamponamento; l’elettrocardiogramma mostra bassi voltaggi, bradicardia, allungamento del QT e alterazioni aspecifiche della ripolarizzazione. Sul piano respiratorio il paziente ipoventila per depressione del drive centrale, debolezza dei muscoli respiratori, macroglossia e versamenti pleurici, con ipercapnia e acidosi respiratoria documentabili all’emogasanalisi.

L’iponatriemia è frequente e dipende dalla ridotta escrezione renale di acqua libera, con un meccanismo che ricorda la secrezione inappropriata di ADH; contribuisce al peggioramento neurologico. L’ipoglicemia può essere presente, soprattutto se coesiste un’insufficienza surrenalica. L’aspetto del paziente è caratteristico: cute secca, pallida e fredda, edema non improntabile del volto e delle mani, palpebre gonfie, macroglossia, capelli radi, voce rauca, riflessi osteotendinei con fase di rilasciamento rallentata. Possono essere presenti ileo paralitico e ritenzione urinaria.

Diagnosi

La diagnosi del coma mixedematoso si basa sul sospetto clinico, che va posto ogni volta che un paziente anziano si presenta con alterazione della coscienza, ipotermia, bradicardia, iponatriemia e ipercapnia senza una spiegazione evidente. Una cicatrice di tiroidectomia, una storia di terapia con radioiodio o di sospensione della levotiroxina sono elementi anamnestici preziosi. Come per la crisi tireotossica, esistono punteggi diagnostici che pesano la temperatura, lo stato neurologico, le alterazioni cardiovascolari, gastrointestinali e metaboliche e il fattore scatenante.

Gli esami confermano l’ipotiroidismo grave: TSH molto elevato con FT4 bassa nelle forme primarie, FT4 bassa con TSH non adeguatamente elevato nelle forme centrali. Prima di somministrare lo steroide è utile prelevare un campione per cortisolo, per documentare un’eventuale insufficienza surrenalica senza ritardare la terapia. Completano la valutazione emogasanalisi, elettroliti, glicemia, creatinchinasi spesso aumentata, funzione renale, emocromo, colture, radiografia del torace, elettrocardiogramma ed ecocardiogramma per il versamento pericardico.

La diagnosi differenziale comprende la sepsi, l’ipotermia accidentale da esposizione, l’intossicazione da sedativi, l’ictus, l’encefalopatia ipercapnica di altra origine, l’iponatriemia da altre cause e l’insufficienza surrenalica, con cui il coma mixedematoso può anche coesistere.

Terapia: levotiroxina e idrocortisone

Il trattamento va iniziato sulla base del sospetto clinico, dopo aver prelevato i campioni, senza attendere le conferme di laboratorio, e richiede ricovero in terapia intensiva. Il primo passo è garantire le vie aeree e la ventilazione: molti pazienti hanno bisogno di intubazione e ventilazione meccanica per l’ipercapnia e il ridotto stato di coscienza.

La sostituzione ormonale si basa sulla levotiroxina per via endovenosa, perché l’assorbimento intestinale è incerto per l’edema della mucosa e l’ileo. Si somministra una dose di carico seguita da dosi di mantenimento, con prudenza negli anziani e nei cardiopatici per il rischio di ischemia e aritmie. Alcuni schemi prevedono l’aggiunta di liotironina, cioè T3, perché la conversione periferica di T4 in T3 è ridotta nei pazienti critici; si tratta però di una scelta da specialisti e con maggior rischio cardiaco.

Il punto più chiesto ai quiz è l’idrocortisone: va somministrato prima o insieme alla levotiroxina, finché non si esclude un’insufficienza surrenalica. Il motivo è che l’ormone tiroideo accelera il metabolismo del cortisolo e aumenta il fabbisogno di glucocorticoidi; in un paziente con riserva surrenalica ridotta, dare la tiroxina da sola può precipitare una crisi surrenalica acuta.

Le misure di supporto comprendono il riscaldamento passivo, con coperte e ambiente caldo, evitando il riscaldamento attivo aggressivo che, provocando vasodilatazione periferica, può causare collasso cardiovascolare. L’iponatriemia lieve si corregge con restrizione idrica; le forme gravi con sintomi neurologici richiedono soluzioni ipertoniche con correzione lenta e controllata. L’ipotensione si tratta con fluidi cauti e, se necessario, vasopressori, che però rispondono poco finché l’ormone tiroideo non viene reintegrato. Va sempre cercato e trattato il fattore scatenante, con antibiotici empirici se si sospetta un’infezione, e vanno sospesi i sedativi.

Come cade il coma mixedematoso al concorso

Lo scenario classico è una donna anziana portata in pronto soccorso d’inverno, confusa o soporosa, ipotermica, bradicardica, con sodio basso, ipercapnia e una cicatrice al collo o una storia di terapia tiroidea interrotta. Le domande chiedono la diagnosi, l’esame che la conferma, il farmaco da somministrare per primo e la via di somministrazione. In altre varianti il paziente sviluppa sopore dopo un intervento o dopo una dose di oppioidi o benzodiazepine.

Per allenare il riconoscimento di questi schemi è utile alternare lo studio teorico a casi clinici con spiegazione dettagliata delle risposte, come quelli presenti nelle simulazioni commentate della Piattaforma Accademia.

Errori tipici ai quiz

L’errore più classico è somministrare la levotiroxina senza copertura steroidea: la risposta corretta prevede l’idrocortisone prima o insieme all’ormone tiroideo. Un secondo errore è scegliere la levotiroxina per via orale, poco affidabile in un paziente con ileo e edema intestinale. Il terzo è aspettare i risultati del TSH prima di trattare.

Altri tranelli riguardano il riscaldamento attivo intensivo proposto come prima misura, la correzione rapida dell’iponatriemia con il rischio di demielinizzazione osmotica, e la mancata ricerca del fattore scatenante. Va ricordato infine che una temperatura apparentemente normale non esclude il quadro e che un TSH non elevato non lo esclude se l’ipotiroidismo è centrale.

In sintesi

Il coma mixedematoso è l’ipotiroidismo grave scompensato, spesso scatenato da infezioni, freddo, chirurgia o farmaci sedativi in un paziente anziano. Si presenta con alterazione della coscienza, ipotermia, bradicardia, ipoventilazione con ipercapnia, iponatriemia e talvolta ipoglicemia. La diagnosi è clinica, confermata da TSH e FT4, e la terapia non deve attendere il laboratorio: supporto ventilatorio, idrocortisone prima o insieme alla levotiroxina endovenosa, riscaldamento passivo, correzione prudente degli elettroliti e trattamento della causa scatenante.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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