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Neuroma di Morton: sintomi, Mulder e terapia

28 Settembre 2026 · Mario Lomele

Neuroma di Morton: sintomi, Mulder e terapia

Il neuroma di Morton è una delle cause più comuni di dolore all’avampiede ed è una piccola trappola terminologica: nonostante il nome, non è un vero tumore del nervo, ma una fibrosi perineurale di un nervo digitale plantare comune, di solito nel terzo spazio intermetatarsale. Conoscerne anatomia, clinica e test semeiologici permette di risolvere rapidamente i casi clinici dei quiz. Vediamo definizione, cause, sintomi, esame obiettivo, diagnostica, terapia ed errori tipici.

Che cos’è il neuroma di Morton

Il neuroma di Morton, detto anche metatarsalgia di Morton o neuroma interdigitale, è un ispessimento fusiforme del nervo digitale plantare comune, localizzato in corrispondenza della sua biforcazione nei due nervi digitali propri, appena distalmente al legamento intermetatarsale trasverso profondo. All’esame istologico non si trova una proliferazione di cellule nervose, ma fibrosi del perineurio ed endoneurio, degenerazione assonale, ispessimento delle pareti dei piccoli vasi e deposito di materiale amorfo. Per questo molti autori preferiscono parlare di neuropatia da intrappolamento o di fibrosi perineurale, riservando il termine neuroma all’uso clinico ormai consolidato.

La sede più frequente è il terzo spazio intermetatarsale, fra la terza e la quarta testa metatarsale; meno spesso il secondo spazio, fra la seconda e la terza; raramente il primo o il quarto. Si tratta tipicamente di una lesione monolaterale e di solito singola, anche se forme bilaterali o in più spazi sono descritte.

Anatomia utile e perché proprio il terzo spazio

Il nervo tibiale, dopo aver attraversato il tunnel tarsale, si divide nei nervi plantari mediale e laterale. Il plantare mediale fornisce i nervi digitali comuni dei primi tre spazi, il plantare laterale quello del quarto spazio. In molti soggetti il terzo nervo digitale comune riceve un ramo comunicante dal plantare laterale: risulta quindi più spesso, formato dal contributo di due nervi, e dunque più vulnerabile alla compressione.

A questo si aggiunge un fattore meccanico. Il primo, secondo e terzo metatarso sono relativamente fissi, mentre il quarto e il quinto sono più mobili: nello spazio fra il terzo e il quarto, a ogni passo, le teste metatarsali si muovono l’una rispetto all’altra e il nervo, ancorato sotto il legamento intermetatarsale trasverso, subisce microtraumi ripetuti di compressione e trazione. Durante la fase di spinta del passo, con le dita in dorsiflessione, il nervo viene stirato contro il bordo del legamento: da qui l’infiammazione cronica e la fibrosi. Contribuisce anche la borsa intermetatarsale, la cui infiammazione, una forma di borsite, può aumentare la compressione.

Cause e fattori di rischio

Il fattore più importante è la calzatura: scarpe con punta stretta, che comprimono lateralmente le teste metatarsali, e tacchi alti, che spostano il carico sull’avampiede e mantengono le metatarsofalangee in dorsiflessione. Questo spiega la netta prevalenza nel sesso femminile e nell’età adulta media.

Fra gli altri fattori predisponenti ci sono le attività che sollecitano ripetutamente l’avampiede, come la corsa, il ballo e gli sport con scatti e salti; le deformità dell’avampiede come l’alluce valgo, il piede cavo e il piede piatto, che alterano la distribuzione dei carichi; le patologie infiammatorie delle metatarsofalangee, come l’artrite reumatoide, con sinoviti e borsiti intermetatarsali; il sovrappeso; i traumi dell’avampiede. Nei pazienti con artrite reumatoide la compressione può essere legata a noduli o borsiti, e la valutazione diventa più complessa.

Quadro clinico

Il sintomo caratteristico è un dolore urente o lancinante localizzato alla pianta del piede, fra le teste metatarsali coinvolte, con irradiazione alle due dita adiacenti, tipicamente terzo e quarto. Il paziente descrive spesso la sensazione di camminare su un sassolino o su una piega della calza, oppure di avere una scossa elettrica che si irradia alle dita. Possono associarsi parestesie, formicolio e ipoestesia sulle facce contrapposte delle due dita, cioè il lato laterale del terzo e quello mediale del quarto: è la distribuzione del nervo digitale comune coinvolto.

Un elemento anamnestico molto indicativo è il sollievo che il paziente ottiene togliendosi la scarpa e massaggiando l’avampiede: i sintomi compaiono camminando con calzature strette e si attenuano a piedi nudi o con scarpe larghe. Nelle fasi iniziali il dolore è intermittente; con il tempo può diventare più frequente e persistente. Il dolore notturno è raro, e la sua presenza deve far considerare altre diagnosi.

Esame obiettivo e test clinici

L’esame obiettivo cerca di riprodurre il dolore del paziente e di localizzarlo allo spazio intermetatarsale e non alle articolazioni. La palpazione diretta dello spazio sulla faccia plantare, fra le teste metatarsali, evoca un dolore puntiforme; al contrario, la pressione sulla testa metatarsale stessa o sull’articolazione metatarsofalangea è poco dolente, e questo aiuta a distinguere il neuroma da una metatarsalgia meccanica o da una sinovite articolare.

Il segno più noto è il click di Mulder: l’esaminatore comprime lateralmente l’avampiede stringendo le teste metatarsali con una mano e contemporaneamente preme sullo spazio intermetatarsale dal lato plantare con il pollice dell’altra mano. Si avverte uno scatto palpabile, a volte udibile, prodotto dal neuroma che scivola fra le teste metatarsali, spesso accompagnato dalla riproduzione del dolore irradiato alle dita. Il test di compressione laterale da solo (squeeze test) può già evocare il dolore. Altri reperti sono il segno di Tinel sullo spazio e il segno del dito divaricato, in cui le due dita adiacenti al neuroma tendono ad allontanarsi. Una raccolta di queste manovre si trova nell’articolo sulle manovre semeiologiche in ortopedia.

Diagnosi strumentale e diagnosi differenziale

La diagnosi del neuroma di Morton è essenzialmente clinica. Gli esami strumentali servono a confermarla nei casi dubbi, a escludere altre cause e a pianificare l’eventuale intervento. La radiografia in carico non mostra il neuroma, ma è utile per escludere fratture da stress, artrosi, deformità e osteonecrosi. L’ecografia, eseguita da un operatore esperto, visualizza il neuroma come una formazione ovoidale ipoecogena nello spazio intermetatarsale, può essere dinamica (riproducendo il click di Mulder sotto guida ecografica) e permette di guidare le infiltrazioni. La risonanza magnetica mostra bene la lesione e le strutture circostanti ed è utile nei casi complessi o nei dubbi diagnostici. Un’infiltrazione diagnostica con anestetico locale nello spazio, che fa scomparire temporaneamente il dolore, sostiene la diagnosi.

La diagnosi differenziale comprende la metatarsalgia meccanica da sovraccarico, la sinovite o l’instabilità della seconda metatarsofalangea (spesso con lesione della placca plantare), la frattura da stress dei metatarsi (la “frattura della recluta”, con dolore osseo alla palpazione del metatarso), la malattia di Freiberg (osteonecrosi della testa del secondo metatarso, tipica dell’adolescente), la borsite intermetatarsale isolata, le artriti infiammatorie, la sindrome del tunnel tarsale, che dà sintomi più estesi alla pianta, la polineuropatia e la radicolopatia lombare. La fascite plantare colpisce invece il tallone e non l’avampiede.

Terapia

Il trattamento iniziale è conservativo e porta beneficio in una parte consistente dei pazienti. Il primo intervento è modificare le calzature: scarpe con pianta larga, tacco basso, suola ammortizzante. Si aggiungono plantari con una barra o un cuscinetto retrocapitale (pelotta metatarsale), posizionato prossimalmente alle teste metatarsali, che divarica i metatarsi e riduce la compressione del nervo. Si possono usare FANS per brevi periodi, riduzione del carico e modifiche dell’attività sportiva.

Se i sintomi persistono si ricorre alle infiltrazioni ecoguidate. Le infiltrazioni di corticosteroidi associate ad anestetico locale sono le più diffuse, e danno spesso un miglioramento, talvolta temporaneo; ripeterle molte volte espone ad atrofia del cuscinetto adiposo plantare e a danno dei tessuti molli. Sono descritte anche infiltrazioni sclerosanti con alcol, la crioablazione e la radiofrequenza, con risultati variabili.

La chirurgia si considera quando il trattamento conservativo fallisce. Le opzioni sono la neurectomia, cioè l’asportazione del tratto di nervo ispessito, per via dorsale o plantare, e la decompressione con sezione del legamento intermetatarsale trasverso, che preserva il nervo. Dopo la neurectomia resta un’area di ipoestesia permanente sulle facce contrapposte delle due dita, di cui il paziente va informato. La complicanza più temuta è il neuroma d’amputazione del moncone, che può essere più doloroso della lesione originale. La gestione chirurgica del piede è un campo della specializzazione in ortopedia e traumatologia.

Come cade il neuroma di Morton al concorso

Ai quiz il neuroma di Morton compare in casi clinici molto riconoscibili: donna adulta, scarpe strette con tacco, dolore urente fra terzo e quarto dito che migliora togliendo la scarpa, click di Mulder positivo. Le domande chiedono la diagnosi, la sede anatomica più frequente, il segno clinico caratteristico o il trattamento di prima linea.

Gli errori più comuni sono cinque. Primo: considerarlo un vero tumore delle cellule nervose, mentre è una fibrosi perineurale. Secondo: indicare come sede più frequente il primo spazio anziché il terzo. Terzo: saltare direttamente alla chirurgia, dimenticando che la prima linea sono calzature adeguate e plantari. Quarto: confondere il click di Mulder con segni di altre regioni. Quinto: non distinguere il neuroma dalla frattura da stress del metatarso, dove il dolore è sull’osso e non nello spazio fra le teste. Esercitarsi con casi commentati, come quelli proposti dalle simulazioni della Piattaforma Accademia, aiuta a riconoscere questi distrattori al primo sguardo.

In sintesi

Il neuroma di Morton è una fibrosi perineurale del nervo digitale plantare comune, localizzata più spesso nel terzo spazio intermetatarsale, favorita da scarpe strette e tacchi alti e più frequente nelle donne adulte. Provoca dolore urente plantare irradiato alle due dita adiacenti, con parestesie e sollievo togliendo la scarpa. La diagnosi è clinica, basata sulla palpazione dello spazio e sul click di Mulder, e si conferma con ecografia o risonanza nei casi dubbi. La terapia parte da calzature e plantari con pelotta retrocapitale, passa per le infiltrazioni e arriva alla neurectomia o alla decompressione solo nei casi resistenti.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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