Iscrizioni aperte al Corso Annuale SSM 2027 · Formula Prima Scelta: paghi solo se entriScopri di più

Concorso SSM

Fascite plantare: clinica, sperone e terapia per l’SSM

27 Settembre 2026 · Mario Lomele

Fascite plantare: clinica, sperone e terapia per l’SSM

La fascite plantare è la causa più comune di dolore al tallone nell’adulto e uno degli argomenti di ortopedia ambulatoriale più presenti nei quiz del Concorso SSM. Le domande sono spesso brevi e costruite su un dettaglio clinico preciso, il dolore ai primi passi del mattino, e su una trappola ricorrente, lo sperone calcaneare. In questa scheda la tratteremo in modo completo: definizione, eziopatogenesi, clinica, esame obiettivo, imaging, terapia, diagnosi differenziale ed errori tipici.

Che cos’è la fascite plantare

La fascia plantare, o aponeurosi plantare, è una robusta banda di tessuto connettivo che origina dal tubercolo mediale del calcagno e si porta in avanti, dividendosi in fasci diretti alle basi delle dita. Sostiene l’arco longitudinale del piede e partecipa al meccanismo “a verricello” (windlass): quando le dita, in particolare l’alluce, vengono estese durante la fase di spinta del passo, la fascia si tende, l’arco si alza e il piede diventa una leva rigida.

La fascite plantare è una patologia dell’inserzione calcaneare della fascia, dovuta a sovraccarico ripetuto. Nonostante il nome, il reperto istologico è prevalentemente degenerativo: microlacerazioni, alterazione del collagene, degenerazione mixoide e ispessimento, con infiammazione modesta. Per questo alcuni autori preferiscono il termine fasciopatia o fasciosi plantare, che descrive meglio la natura cronica e degenerativa del processo.

Eziopatogenesi e fattori di rischio

Il meccanismo è quello del sovraccarico meccanico, che supera la capacità di riparazione del tessuto. I fattori di rischio si dividono in intrinseci ed estrinseci. Fra quelli intrinseci ricordiamo l’età adulta, con un picco fra la quarta e la sesta decade, l’obesità e il sovrappeso, la ridotta dorsiflessione della caviglia per rigidità del tricipite surale e del tendine d’Achille, le alterazioni dell’appoggio come il piede piatto o il piede cavo, e la dismetria degli arti. Fra quelli estrinseci pesano la stazione eretta prolungata per lavoro, la corsa con aumento rapido dei volumi di allenamento, le superfici dure e le calzature inadeguate, senza sostegno o con suola consumata.

Nei giovani, soprattutto maschi, con fascite bilaterale o associata a lombalgia infiammatoria, dolore ad altre entesi o artrite periferica, bisogna pensare a una spondiloartrite, in cui l’entesite plantare è una manifestazione tipica: è il caso della spondilite anchilosante e dell’artrite reattiva. È un collegamento che i quiz amano, perché trasforma un semplice dolore al tallone in una domanda di reumatologia.

Clinica della fascite plantare

Il sintomo cardine è un dolore localizzato alla regione plantare mediale del tallone, di tipo trafittivo, particolarmente intenso ai primi passi al risveglio o dopo un periodo di riposo seduto. Il dolore tende a ridursi dopo qualche minuto di cammino, per poi ripresentarsi a fine giornata o dopo una prolungata stazione eretta. Questa sequenza, dolore da primi passi che migliora con il movimento e peggiora con il carico prolungato, è quasi patognomonica.

Nella maggior parte dei casi il disturbo è unilaterale, anche se può essere bilaterale. Non sono tipici parestesie, bruciore notturno, dolore a riposo o sintomi sistemici: la loro presenza deve orientare verso altre diagnosi. La malattia ha un decorso spesso lungo ma nella grande maggioranza dei casi si risolve con il trattamento conservativo, anche se possono servire molti mesi.

Esame obiettivo e test

All’esame obiettivo si evoca dolore alla digitopressione sul tubercolo mediale del calcagno, all’origine della fascia. La dorsiflessione passiva dell’alluce, che mette in tensione la fascia secondo il meccanismo a verricello, può riprodurre il dolore: è il cosiddetto windlass test. Bisogna sempre valutare la dorsiflessione della caviglia a ginocchio esteso e flesso, per documentare una retrazione del gastrocnemio o del soleo, oltre all’appoggio plantare e alla morfologia del piede.

L’esame completo comprende la palpazione del tendine d’Achille e della sua inserzione, la compressione laterale del calcagno (dolorosa nelle fratture da stress), la percussione del decorso del nervo tibiale nel tunnel tarsale alla ricerca di un segno di Tinel e la valutazione del cuscinetto adiposo del tallone. Un quadro delle manovre semeiologiche principali è raccolto nella pagina sulle manovre semeiologiche in ortopedia.

Imaging: il ruolo dello sperone calcaneare

La diagnosi di fascite plantare è clinica e nei casi tipici non richiede esami. L’imaging serve nei casi atipici, in quelli che non rispondono al trattamento e quando si sospettano altre cause di dolore al tallone.

La radiografia laterale del calcagno può mostrare uno sperone calcaneare plantare, ma questo reperto va interpretato con prudenza: lo sperone è frequente anche in persone senza dolore e molti pazienti con fascite non ne hanno. Lo sperone non è la causa del dolore e non va rimosso chirurgicamente come trattamento della fascite. La radiografia è utile soprattutto per escludere fratture, lesioni ossee e segni di entesopatia infiammatoria. L’ecografia mostra l’ispessimento della fascia all’inserzione, con aspetto ipoecogeno, ed è comoda per guidare eventuali infiltrazioni. La risonanza magnetica è riservata ai casi dubbi: mostra ispessimento ed edema della fascia e permette di escludere fratture da stress del calcagno, lesioni della fascia e masse.

Diagnosi differenziale

Il dolore al tallone ha molte cause. La frattura da stress del calcagno, tipica di chi aumenta bruscamente l’attività o ha osteoporosi, dà dolore che peggiora progressivamente con il carico e dolore alla compressione laterale del calcagno. La sindrome del tunnel tarsale, compressione del nervo tibiale posteriore dietro al malleolo mediale, si manifesta con parestesie e bruciore plantare, spesso notturni, e segno di Tinel positivo. La sindrome di Baxter, intrappolamento del primo ramo del nervo plantare laterale, può mimare la fascite. L’atrofia del cuscinetto adiposo del tallone, frequente negli anziani, dà dolore centrale e non mediale. La tendinopatia inserzionale e la rottura del tendine di Achille interessano il versante posteriore del calcagno. Nel ragazzo in accrescimento il dolore al tallone fa pensare all’apofisite calcaneare di Sever, analoga alla malattia di Osgood-Schlatter. Vanno infine ricordate la rottura della fascia plantare, le spondiloartriti, i tumori ossei e l’osteomielite.

Terapia della fascite plantare

Il trattamento è in prima battuta conservativo e combina più misure. Fondamentali sono l’educazione del paziente sulla natura benigna ma lenta della condizione, la riduzione delle attività di impatto, il calo di peso nei pazienti in sovrappeso e l’uso di calzature ammortizzanti con buon sostegno dell’arco. Gli esercizi di stretching specifico della fascia plantare e del tricipite surale, eseguiti più volte al giorno e soprattutto prima dei primi passi del mattino, sono il pilastro del trattamento. Si possono aggiungere plantari o talloniere, tutori notturni che mantengono la caviglia in dorsiflessione, ghiaccio e FANS per brevi periodi come supporto sintomatico.

Nei casi persistenti si possono considerare le infiltrazioni di corticosteroide, che offrono sollievo nel breve periodo ma espongono al rischio di rottura della fascia e di atrofia del cuscinetto adiposo, per cui vanno usate con cautela e in numero limitato. Le onde d’urto extracorporee sono un’opzione nelle forme croniche resistenti. Altre terapie infiltrative sono oggetto di studio con risultati non univoci.

La chirurgia, con fasciotomia plantare parziale a cielo aperto o endoscopica, eventualmente associata al rilascio del gastrocnemio in caso di retrazione, è riservata ai rari casi che non migliorano dopo un trattamento conservativo ben condotto e prolungato per molti mesi. La fasciotomia completa va evitata, perché può causare collasso dell’arco e dolore laterale del piede.

Come cade la fascite plantare al concorso

Lo scenario classico è quello di un adulto sovrappeso, o di un runner che ha aumentato l’allenamento, con dolore al tallone mediale al primo appoggio del mattino che migliora dopo pochi passi. La domanda chiede la diagnosi, l’esame da eseguire o il trattamento di prima linea. Le risposte attese sono la fascite plantare, nessun esame nei casi tipici e lo stretching con misure conservative.

Gli errori tipici sono: attribuire il dolore allo sperone calcaneare e proporne l’asportazione; richiedere di routine radiografia o risonanza; scegliere l’infiltrazione o la chirurgia come prima scelta; non considerare una spondiloartrite in un giovane con fascite bilaterale e lombalgia infiammatoria; confondere la fascite con la sindrome del tunnel tarsale, che dà parestesie e dolore notturno; dimenticare la frattura da stress in chi ha aumentato bruscamente il carico. Per esercitarti su casi simili parti dalle prove degli anni precedenti del concorso SSM e prosegui con le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia, che spiegano il ragionamento di ogni risposta. Se ti interessa la disciplina, trovi il percorso formativo nella pagina sulla specializzazione in ortopedia e traumatologia.

In sintesi

La fascite plantare è una fasciopatia degenerativa da sovraccarico dell’inserzione calcaneare della fascia plantare, favorita da sovrappeso, stazione eretta prolungata, corsa, retrazione del tricipite surale e alterazioni dell’appoggio. Si riconosce dal dolore al tallone mediale ai primi passi del mattino, che migliora camminando, e dalla dolorabilità al tubercolo mediale del calcagno. La diagnosi è clinica; lo sperone calcaneare non è la causa del dolore. La terapia è conservativa, centrata sullo stretching della fascia e del polpaccio; infiltrazioni, onde d’urto e chirurgia restano per le forme resistenti.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

← Torna a tutte le notizie

Scrivici su WhatsApp