Vaccino esavalente: componenti e guida per l’SSM
6 Ottobre 2026 · Mario Lomele
Il vaccino esavalente è il vaccino combinato che, con un’unica iniezione, protegge il lattante da sei malattie: difterite, tetano, pertosse, poliomielite, infezioni invasive da Haemophilus influenzae di tipo b ed epatite B. Al Concorso Nazionale SSM è un argomento ad alta resa, perché permette agli esaminatori di verificare in una sola domanda la conoscenza di tossoidi, vaccini acellulari, virus inattivati, polisaccaridi coniugati e antigeni ricombinanti. Saper smontare il vaccino nei suoi sei componenti è il modo migliore per rispondere a qualunque domanda.
Come per gli altri articoli di vaccinologia, non indicheremo età, numero di dosi o intervalli tra le somministrazioni, che sono oggetto di aggiornamento periodico: per questi aspetti il riferimento è la pagina sul calendario vaccinale nella versione vigente.
Che cos’è il vaccino esavalente
Il vaccino esavalente è un vaccino combinato non vivo, somministrato per via intramuscolare. In questo sta la prima, fondamentale differenza rispetto a vaccini come MPR o varicella: non contiene microrganismi in grado di replicarsi, e di conseguenza non pone il problema della malattia da vaccino nell’immunodepresso né quello della gravidanza in senso stretto. Il vaccino è formulato con un adiuvante a base di sali di alluminio, che potenzia la risposta immunitaria agli antigeni non replicanti.
Le sei malattie bersaglio sono tutte oggetto di vaccinazioni obbligatorie in Italia per l’età evolutiva, e l’esavalente è lo strumento che consente di ridurre il numero di iniezioni e di migliorare l’adesione. Per inquadrarlo nella classificazione generale è utile la pagina sui vaccini, perché al suo interno convivono quasi tutte le tecnologie dei vaccini non vivi.
Componenti del vaccino esavalente, uno per uno
Il componente difterico è un tossoide, cioè la tossina difterica inattivata chimicamente con formaldeide: perde la tossicità ma conserva l’immunogenicità. La protezione è quindi antitossica e non antibatterica, un dettaglio che spiega perché il vaccino previene la malattia da tossina senza impedire del tutto la colonizzazione. La clinica della malattia è descritta nella pagina sulla difterite.
Il componente tetanico è anch’esso un tossoide, derivato dalla tossina tetanospasmina. Il tetano non conferisce immunità naturale, perché la quantità di tossina che causa la malattia è troppo bassa per immunizzare: per questo anche chi ha avuto il tetano deve essere vaccinato. È una domanda classica.
Il componente pertossico è di tipo acellulare: contiene alcuni antigeni purificati di Bordetella pertussis, come la tossina pertossica detossificata, l’emoagglutinina filamentosa e, a seconda del prodotto, pertactina e fimbrie. Il vaccino acellulare ha sostituito quello a cellula intera perché molto meno reattogeno. Per la malattia si rimanda alla pagina sulla pertosse, ricordando che l’immunità, sia naturale sia vaccinale, tende a ridursi nel tempo.
Il componente antipolio è il vaccino inattivato di tipo Salk (IPV), contenente i tre sierotipi di poliovirus uccisi. Non va confuso con il vaccino orale vivo di tipo Sabin, non più utilizzato in Italia, che poteva raramente causare paralisi associata al vaccino. Con l’IPV questo rischio non esiste.
Il componente Hib è un vaccino coniugato: il polisaccaride capsulare di Haemophilus influenzae di tipo b è legato a una proteina carrier, come il tossoide tetanico. La coniugazione è il concetto chiave: i polisaccaridi puri sono antigeni T-indipendenti, poco immunogeni nel lattante e incapaci di indurre memoria; legandoli a una proteina si ottiene una risposta T-dipendente, efficace anche nei primi mesi di vita e con memoria immunologica. Prima della vaccinazione l’Hib era una causa importante di meningite ed epiglottite nel bambino.
Il componente epatite B è l’antigene di superficie HBsAg ottenuto con tecnologia del DNA ricombinante in lieviti. Non contiene il virus intero né DNA virale e non può causare infezione. Il quadro della malattia, con il rischio di cronicizzazione molto più elevato quando l’infezione è acquisita in età neonatale, è descritto nella pagina sull’epatite B.
Meccanismo d’azione
Gli antigeni del vaccino esavalente non si replicano: vengono captati dalle cellule presentanti l’antigene nel sito di iniezione, processati per via endosomiale e presentati sulle molecole MHC di classe II ai linfociti T helper. La risposta che ne deriva è prevalentemente umorale, con produzione di anticorpi specifici: antitossine per difterite e tetano, anticorpi contro gli antigeni pertossici, anticorpi neutralizzanti contro il poliovirus, anticorpi anticapsulari contro l’Hib e anticorpi anti-HBs.
L’adiuvante a base di alluminio favorisce un deposito locale dell’antigene e attiva l’immunità innata, migliorando l’intensità della risposta. Proprio perché gli antigeni non si replicano, servono più somministrazioni per costruire una memoria solida, e servono richiami nel corso della vita per alcune componenti come tetano, difterite e pertosse. Il numero e la tempistica delle dosi sono stabiliti dal calendario e non vanno memorizzati da fonti non aggiornate.
Una conseguenza importante della natura non viva è che gli anticorpi passivi, come immunoglobuline o anticorpi materni, interferiscono poco con la risposta. Per la stessa ragione il vaccino può essere somministrato a bambini immunodepressi, nei quali la risposta potrà essere ridotta ma senza rischio di malattia vaccinale.
Controindicazioni
Le controindicazioni vere sono poche. La prima è una reazione allergica grave, anafilattica, a una dose precedente o a uno dei componenti, inclusi eventuali residui di produzione come neomicina, polimixina o formaldeide, secondo il prodotto. Per la gestione si rimanda alla pagina sull’anafilassi.
La seconda, specifica della componente pertossica, è l’encefalopatia di origine sconosciuta insorta entro pochi giorni da una precedente dose di vaccino contenente pertosse, non attribuibile ad altra causa. In questo caso le dosi successive non devono contenere la componente pertossica.
Esistono poi le precauzioni, che non vietano la vaccinazione ma richiedono valutazione: malattia acuta moderata o grave con febbre, disturbi neurologici progressivi o instabili fino alla loro stabilizzazione, e alcune reazioni importanti dopo una dose precedente, come febbre molto elevata, episodio di ipotonia-iporesponsività o pianto inconsolabile prolungato. In molti di questi casi, dopo valutazione, la vaccinazione viene proseguita.
Non sono controindicazioni la prematurità, l’immunodepressione, la storia familiare di convulsioni o di reazioni a vaccini, il raffreddore o la febbricola, la terapia antibiotica in corso, l’allattamento e la gravidanza della madre. Sono tutte false controindicazioni, frequentissime come distrattori.
Reazioni avverse
Le reazioni più comuni sono locali e precoci, comparendo nelle prime ore o nel primo giorno: dolore, arrossamento e gonfiore nel sito di iniezione, talvolta un piccolo nodulo che regredisce lentamente, legato all’adiuvante. Fra le reazioni sistemiche comuni ci sono febbre, irritabilità, sonnolenza e riduzione dell’appetito. La loro precocità è un elemento distintivo rispetto ai vaccini vivi, le cui reazioni compaiono dopo una o due settimane.
Le reazioni meno frequenti, legate soprattutto alla componente pertossica, comprendono il pianto persistente, le convulsioni febbrili e l’episodio di ipotonia-iporesponsività, un quadro di improvviso pallore, flaccidità e ridotta reattività che si risolve spontaneamente senza esiti. Sono reazioni molto meno frequenti con il vaccino acellulare rispetto a quello a cellula intera. Nei richiami successivi della componente tetanica e difterica può comparire un gonfiore esteso dell’arto, di solito benigno. L’anafilassi è eccezionale.
Errori tipici dei candidati
Il primo errore è credere che l’esavalente contenga componenti vive: nessuna lo è. Il secondo è confondere l’IPV con l’OPV e attribuire all’esavalente il rischio di paralisi associata al vaccino. Il terzo è non ricordare il ruolo della coniugazione nel componente Hib e il motivo per cui i polisaccaridi puri non funzionano nel lattante.
Altri errori ricorrenti: considerare l’immunodepressione una controindicazione, confondere l’encefalopatia post-vaccinale, che è una controindicazione, con le convulsioni febbrili, che non lo sono, e dimenticare che il tetano non conferisce immunità naturale. Per allenarti su domande costruite su questi dettagli, la Piattaforma Accademia offre simulazioni commentate con la spiegazione di ogni risposta.
Come cade il vaccino esavalente al concorso
Le domande sul vaccino esavalente al Concorso SSM seguono alcuni schemi riconoscibili. Il primo chiede di identificare le sei componenti o di riconoscere quella che non fa parte del vaccino, spesso inserendo come distrattore morbillo, rotavirus o pneumococco. Il secondo chiede di abbinare ogni componente alla sua tecnologia: tossoide, acellulare, inattivato, coniugato, ricombinante. Il terzo è il caso clinico di reazione avversa: un lattante con febbre e gonfiore locale poche ore dopo la vaccinazione, o un episodio di ipotonia-iporesponsività. Il quarto riguarda le vere e false controindicazioni.
Talvolta la domanda si sposta sull’immunologia generale, chiedendo perché un antigene polisaccaridico debba essere coniugato per funzionare nel lattante. In tutti i casi, la chiave è la stessa: smontare il vaccino nelle sue parti e applicare a ciascuna la logica della sua tecnologia.
In sintesi
Il vaccino esavalente è un vaccino combinato non vivo, intramuscolare e adiuvato, che protegge da difterite e tetano con due tossoidi, dalla pertosse con antigeni acellulari, dalla poliomielite con virus inattivati di tipo Salk, dall’Hib con un polisaccaride coniugato e dall’epatite B con un antigene ricombinante. Induce una risposta prevalentemente umorale e può essere somministrato anche all’immunodepresso. Le controindicazioni sono l’anafilassi e, per la pertosse, l’encefalopatia dopo una dose precedente; le reazioni sono precoci e per lo più locali o febbrili. Per età, dosi e richiami vale il calendario ufficiale aggiornato.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
