Iscrizioni aperte al Corso Annuale SSM 2027 · Formula Prima Scelta: paghi solo se entriScopri di più

Concorso SSM

Convulsioni febbrili: semplici, complesse e gestione SSM

23 Settembre 2026 · Mario Lomele

Convulsioni febbrili: semplici, complesse e gestione SSM

Le convulsioni febbrili sono l’evento neurologico acuto più comune dell’infanzia e uno degli argomenti di pediatria che il Concorso Nazionale SSM ripropone quasi ogni anno, perché permette di verificare in poche righe tre cose: la conoscenza di una definizione precisa, la capacità di distinguere la forma semplice dalla complessa e la prudenza nel non prescrivere esami e terapie inutili. Il candidato che sa quando la puntura lombare è indicata, quando l’EEG non serve e perché la profilassi antiepilettica cronica non si fa ha già risposto alla maggior parte dei quesiti possibili. Questo articolo ripercorre la condizione nell’ordine in cui la incontrerete in reparto e in aula.

Che cosa sono le convulsioni febbrili

Per convulsione febbrile si intende una crisi convulsiva che si verifica in un bambino tra i sei mesi e i cinque anni di età, in corso di febbre, in assenza di infezione del sistema nervoso centrale, di squilibrio metabolico acuto e di una storia di crisi afebbrili precedenti. È una definizione per esclusione, e ogni suo elemento è un criterio: la fascia di età, la febbre, l’assenza di meningite o encefalite, l’assenza di epilessia nota. Il picco di incidenza si colloca tra i dodici e i diciotto mesi. Non si tratta di epilessia: la maggior parte dei bambini non avrà mai crisi afebbrili e lo sviluppo neurologico non viene compromesso.

Le convulsioni febbrili si distinguono in semplici e complesse. La forma semplice è generalizzata (in genere tonico-clonica), dura meno di quindici minuti e non si ripete nelle 24 ore. La forma complessa presenta almeno una di queste caratteristiche: esordio o componente focale, durata superiore a quindici minuti, ricorrenza nello stesso episodio febbrile o nelle 24 ore. Alcuni testi aggiungono la presenza di deficit neurologico post-critico, come la paralisi di Todd. Lo stato di male febbrile, cioè la crisi che supera i trenta minuti o le crisi ripetute senza recupero, è la variante più severa della forma complessa.

Cause e fisiopatologia

Il meccanismo esatto non è noto, ma la spiegazione accettata è che il cervello immaturo abbia una soglia convulsiva più bassa e che la febbre la abbassi ulteriormente attraverso l’aumento della temperatura, l’iperventilazione con alcalosi e l’azione di citochine pro-infiammatorie come l’interleuchina-1 beta. Contano la rapidità dell’aumento della temperatura e il valore raggiunto, anche se la crisi può essere il primo segno della febbre e precedere la percezione dei genitori. La predisposizione genetica è forte: la familiarità di primo grado è il fattore di rischio più rilevante e sono state descritte forme familiari con ereditarietà complessa.

Qualunque infezione febbrile può scatenarle. Le più frequenti sono le infezioni virali delle vie respiratorie, l’otite media, la gastroenterite e in particolare l’esantema critico da herpesvirus umano 6, la sesta malattia, che per l’entità e la rapidità della febbre è una delle cause classiche; la nostra scheda sulle malattie esantematiche ne ricorda le caratteristiche. Anche la febbre che segue alcune vaccinazioni può accompagnarsi a una crisi febbrile, senza che questo modifichi le indicazioni vaccinali. La domanda che il clinico deve porsi è se la febbre nasconda un’infezione del sistema nervoso centrale: in quel caso non si parla più di convulsione febbrile.

Clinica

La crisi semplice è tipicamente tonico-clonica generalizzata: perdita di coscienza, irrigidimento, scosse ritmiche degli arti, talvolta cianosi periorale e perdita di urine, seguita da una fase post-critica di sonnolenza breve. Molte crisi durano pochi minuti e sono già terminate all’arrivo in pronto soccorso. I genitori riferiscono spesso un episodio spaventoso e la loro descrizione, insieme all’età e alla febbre, costituisce la diagnosi. Nella forma complessa la crisi può iniziare da un lato, coinvolgere un solo emisoma, prolungarsi o ripetersi; una paresi transitoria dopo la crisi è possibile e deve regredire entro ore.

L’esame obiettivo dopo la crisi deve concentrarsi sulla ricerca del focolaio febbrile (orecchie, faringe, cute, torace, addome, urine) e sui segni di infezione del sistema nervoso centrale: rigidità nucale, fontanella bombata nel lattante, petecchie, alterazione persistente dello stato di coscienza, irritabilità inconsolabile, segni focali che non regrediscono. Nei bambini sotto i dodici-diciotto mesi i segni meningei classici possono mancare e il sospetto deve rimanere alto. Un bambino che dopo una crisi febbrile semplice si riprende completamente e interagisce normalmente ha una probabilità molto bassa di meningite.

Diagnosi

La diagnosi è clinica. Nel bambino con convulsione febbrile semplice, sviluppo normale e obiettività rassicurante non sono necessari esami di routine: la valutazione serve a individuare la causa della febbre, non a studiare la crisi. Gli esami ematici (elettroliti, glicemia, calcio, emocromo) si eseguono solo se la storia o l’esame suggeriscono disidratazione, vomito, diarrea importante o una condizione metabolica. La puntura lombare è indicata in presenza di segni o sintomi meningei, ed è da considerare con attenzione nei lattanti sotto i dodici mesi, in chi non ha completato le vaccinazioni contro Haemophilus influenzae di tipo b e pneumococco e in chi ha già ricevuto antibiotici, perché il trattamento può mascherare i segni di meningite. Per ripassare i criteri decisionali rimandiamo alla scheda sulla meningite.

L’elettroencefalogramma non è indicato dopo una convulsione febbrile semplice: non predice la ricorrenza né lo sviluppo di epilessia e può mostrare alterazioni aspecifiche post-critiche che generano solo ansia. Anche le neuroimmagini non sono indicate nella forma semplice; TC o risonanza si riservano alle forme complesse con segni focali persistenti, macrocrania, deficit neurologici preesistenti o sospetto di ipertensione endocranica. Nelle forme complesse l’EEG può essere richiesto a distanza dal neurologo pediatra, ma anche in questo caso il suo valore predittivo è limitato.

Diagnosi differenziale

Il primo passo è escludere l’infezione del sistema nervoso centrale, meningite ed encefalite, che per definizione non sono convulsioni febbrili. Seguono le crisi provocate da cause metaboliche (ipoglicemia, iponatriemia, ipocalcemia), le intossicazioni e il trauma cranico. I brividi scuotenti della febbre vengono talvolta scambiati per crisi, ma non comportano perdita di coscienza e cessano se si trattengono gli arti; lo stesso vale per le sincopi febbrili e per gli spasmi affettivi, che hanno un innesco emotivo riconoscibile. Una crisi febbrile in un bambino con sviluppo anomalo, crisi afebbrili pregresse o crisi prolungate ripetute deve far pensare a un’epilessia che esordisce con la febbre, come nella sindrome di Dravet o nell’epilessia genetica con crisi febbrili plus; per il quadro generale delle epilessie dell’infanzia si veda la scheda su epilessia. Le crisi in corso di gastroenterite senza febbre e senza squilibrio elettrolitico sono un’entità benigna distinta.

Terapia per principi

Nella fase acuta la maggior parte delle crisi termina spontaneamente entro pochi minuti e richiede solo misure di sicurezza: posizione laterale, protezione da traumi, nessun oggetto in bocca, osservazione dei tempi. Se la crisi si prolunga oltre i cinque minuti si somministra una benzodiazepina per via rettale, buccale o endovenosa secondo il protocollo dello stato di male, con supporto delle vie aeree e dell’ossigenazione; le crisi che non rispondono seguono l’algoritmo dello stato epilettico. La febbre viene trattata con antipiretici per il comfort del bambino, sapendo che gli antipiretici non riducono in modo dimostrato il rischio di ricorrenza della crisi: è un concetto chiave che i quesiti verificano spesso.

La profilassi continua con farmaci antiepilettici non è raccomandata nelle convulsioni febbrili semplici, perché gli effetti collaterali superano i benefici in una condizione benigna. La profilassi intermittente con benzodiazepine all’esordio della febbre può essere considerata in casi selezionati con ricorrenze molto frequenti o grande ansia familiare, ma è una decisione specialistica. Il cardine della gestione è l’educazione dei genitori: spiegare la benignità della condizione, insegnare cosa fare durante una crisi e quando chiamare i soccorsi, fornire eventualmente il farmaco di emergenza da usare se la crisi supera i cinque minuti. L’attività fisica, la vita scolastica e il calendario vaccinale non vengono modificati.

Complicanze e prognosi

La prognosi è ottima. Il rischio principale è la ricorrenza di altre crisi febbrili, che riguarda circa un terzo dei bambini e aumenta se il primo episodio è avvenuto sotto i dodici-quindici mesi, se c’è familiarità per convulsioni febbrili, se la febbre era bassa o la crisi è comparsa poco dopo l’inizio della febbre. Il rischio di sviluppare epilessia è solo lievemente superiore alla popolazione generale dopo una forma semplice, mentre sale nelle forme complesse, nei bambini con sviluppo neurologico anomalo e con familiarità per epilessia. Le convulsioni febbrili semplici non causano danno cerebrale, deficit cognitivi o alterazioni comportamentali. Lo stato di male febbrile prolungato è stato associato in alcuni casi a sclerosi mesiale temporale e a successiva epilessia del lobo temporale, un’associazione che i manuali riportano senza considerarla una regola. Le complicanze acute reali sono i traumi durante la crisi e l’aspirazione.

Come cadono le convulsioni febbrili al concorso

Le domande sulle convulsioni febbrili hanno quattro o cinque forme prevedibili. La prima chiede la definizione o la fascia di età, con distrattori che spostano i limiti a tre mesi o a sette anni. La seconda propone un caso e chiede se la crisi è semplice o complessa, giocando sulla durata, sulla focalità e sulla ricorrenza nelle 24 ore. La terza riguarda gli esami: un bambino di due anni con crisi generalizzata di tre minuti, febbre da otite, obiettività normale e pieno recupero; la risposta corretta è che non servono EEG né neuroimmagini né puntura lombare. La quarta chiede quale fattore aumenta il rischio di ricorrenza o di epilessia futura. La quinta riguarda la terapia, con l’affermazione errata che gli antipiretici prevengano la ricorrenza o che sia indicata una profilassi antiepilettica cronica.

Le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia insistono proprio su queste affermazioni-trappola, perché è lì che i candidati preparati sui contenuti ma non sul formato perdono punti.

In sintesi

Le convulsioni febbrili sono crisi in corso di febbre tra sei mesi e cinque anni, senza infezione del sistema nervoso centrale, senza causa metabolica e senza epilessia pregressa. Sono semplici se generalizzate, brevi e uniche nelle 24 ore; complesse se focali, prolungate o ripetute. La diagnosi è clinica e nella forma semplice non servono EEG, neuroimmagini né esami di routine; la puntura lombare si fa se ci sono segni meningei o forti motivi di sospetto nel lattante. La terapia acuta è la benzodiazepina se la crisi supera i cinque minuti, la profilassi cronica non è indicata e gli antipiretici non prevengono la ricorrenza. La prognosi è eccellente: la vera cura è rassicurare e istruire la famiglia.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

← Torna a tutte le notizie

Scrivici su WhatsApp