Iscrizioni aperte al Corso Annuale SSM 2027 · Formula Prima Scelta: paghi solo se entriScopri di più

Concorso SSM

Terapia endovenosa: procedura, rischi e concorso

6 Ottobre 2026 · Mario Lomele

Terapia endovenosa: procedura, rischi e concorso

La terapia endovenosa è la via di somministrazione più rapida e, allo stesso tempo, quella che richiede il livello più alto di attenzione da parte dell’infermiere. Un farmaco iniettato in vena raggiunge il circolo sistemico immediatamente, senza la barriera dell’assorbimento: questo è il suo grande vantaggio nelle urgenze, ma è anche il motivo per cui un errore di dose, di velocità o di diluizione produce effetti immediati e talvolta irreversibili. Nei concorsi pubblici per infermiere la terapia endovenosa è un argomento fisso, che si intreccia con la gestione degli accessi venosi, il calcolo delle velocità di infusione, le compatibilità fra farmaci e la prevenzione delle complicanze. Vediamolo con ordine.

Che cos’è la terapia endovenosa

Per terapia endovenosa si intende la somministrazione di farmaci, liquidi, emocomponenti o nutrienti direttamente nel torrente circolatorio attraverso un accesso venoso. L’accesso può essere periferico, ad esempio un catetere venoso periferico in una vena dell’avambraccio, oppure centrale, con la punta del catetere posizionata in prossimità della giunzione fra vena cava e atrio destro, come nel caso del catetere venoso centrale. La biodisponibilità di un farmaco somministrato per via endovenosa è per definizione completa, e l’effetto compare in tempi molto brevi: per questo è la via preferita quando serve un’azione rapida, quando il paziente non può assumere nulla per bocca, quando il farmaco non viene assorbito per altre vie o quando occorre mantenere concentrazioni costanti nel tempo.

Si distinguono diverse modalità. Il bolo è l’iniezione diretta di un piccolo volume in tempi brevi, da eseguire secondo le indicazioni del farmaco: alcuni principi attivi non tollerano il bolo rapido e richiedono un’iniezione lenta. L’infusione intermittente prevede la somministrazione di un farmaco diluito in un volume definito, in un tempo stabilito, ripetuta a intervalli. L’infusione continua mantiene un flusso costante per ore o giorni, spesso con pompa infusionale o con siringa elettrica. La fluidoterapia, la nutrizione parenterale e la trasfusione di emocomponenti sono applicazioni particolari, ciascuna con regole specifiche.

Indicazioni e vantaggi rispetto alle altre vie

Le indicazioni alla terapia endovenosa si possono raggruppare in quattro famiglie. La prima è l’urgenza: arresto cardiaco, shock, crisi convulsive, reazioni allergiche gravi, dolore acuto intenso, situazioni in cui ogni minuto conta. La seconda è l’impossibilità di usare la via orale: paziente a digiuno, vomito, disfagia, alterazione dello stato di coscienza, malassorbimento. La terza riguarda i farmaci che esistono solo in formulazione endovenosa o che per altre vie sarebbero irritanti o inefficaci, come molti antibiotici, chemioterapici e anticoagulanti in infusione. La quarta è la necessità di correggere rapidamente squilibri di volume, elettroliti o glicemia.

Gli svantaggi, che al concorso vanno saputi elencare con la stessa sicurezza, sono l’invasività, il rischio infettivo legato all’accesso, il rischio di complicanze locali come flebite e stravaso, il rischio di sovraccarico di volume e l’impossibilità di “tornare indietro” una volta che il farmaco è entrato in circolo. Sono queste caratteristiche a giustificare il rigore delle regole di preparazione e di controllo.

Preparazione: diluizione, compatibilità, etichettatura

La preparazione della terapia endovenosa avviene con tecnica asettica, dopo l’igiene delle mani, su un piano dedicato e possibilmente senza interruzioni. Si legge la prescrizione, che deve indicare farmaco, dose, via, diluente, volume, tempo o velocità di infusione. Si consultano la scheda tecnica o i prontuari aziendali per verificare il solvente corretto, la diluizione raccomandata, la stabilità della soluzione dopo la ricostituzione e le eventuali incompatibilità con altri farmaci o con certi materiali. Non tutti i farmaci si possono diluire in qualsiasi soluzione, e non tutti si possono infondere nella stessa linea: due farmaci incompatibili possono precipitare all’interno del deflussore o perdere efficacia.

Ogni sacca o siringa che non viene somministrata immediatamente da chi l’ha preparata deve essere etichettata con il nome del paziente, il farmaco, la dose, il diluente, il volume, la data e l’ora di preparazione e la firma. Una siringa senza etichetta su un carrello è, a tutti gli effetti, un errore in attesa di accadere. Prima dell’uso si controlla la soluzione: deve essere limpida, senza particelle, precipitati o alterazioni di colore, a meno che il farmaco non abbia un aspetto diverso per sua natura. Particolare cautela richiedono i farmaci ad alto livello di attenzione, come le soluzioni concentrate di potassio, che non devono mai essere somministrate senza diluizione e che le raccomandazioni ministeriali chiedono di conservare separatamente dagli altri farmaci.

Come si esegue la terapia endovenosa: la procedura

La procedura di somministrazione segue le regole generali delle “giuste”: paziente, farmaco, dose, via, orario, a cui si aggiungono velocità e registrazione. Si identifica il paziente con almeno due identificativi, si verificano le allergie, si spiega la procedura. Si valuta l’accesso venoso: sede, pervietà, assenza di arrossamento, dolore, gonfiore o fuoriuscita di liquido, data di inserimento e stato della medicazione. Si disinfettano il punto di accesso, il raccordo senza ago o il rubinetto, con l’antisettico previsto e rispettando il tempo di contatto: è un passaggio spesso dimenticato e direttamente collegato alle infezioni correlate all’assistenza.

Prima di somministrare si verifica la pervietà del catetere, di solito con un lavaggio con soluzione fisiologica secondo protocollo, osservando che il flusso sia libero e che il paziente non riferisca dolore o bruciore. Si collega la linea eliminando l’aria dal deflussore, si imposta la velocità prescritta e, se si usa una pompa, si controllano i parametri programmati confrontandoli con la prescrizione. Nel bolo si inietta alla velocità indicata per quel farmaco, osservando il paziente. Al termine si esegue un nuovo lavaggio per garantire che tutta la dose sia stata somministrata e per mantenere pervio l’accesso, si chiudono i sistemi in modo corretto e si registra la somministrazione con ora, dose, velocità e osservazioni.

Il calcolo della velocità di infusione è un capitolo a parte, che al concorso compare quasi sempre. Si deve saper calcolare la velocità in millilitri all’ora per le pompe e in gocce al minuto per i deflussori a gravità, conoscendo il fattore di gocciolamento del deflussore utilizzato, che varia fra deflussori standard e microgocciolatori. Il metodo conta più del risultato: chi imposta correttamente la proporzione raramente sbaglia.

Sicurezza del paziente durante l’infusione

La sicurezza nella terapia endovenosa non finisce con l’avvio dell’infusione. Il paziente va sorvegliato per tutta la sua durata, con particolare attenzione ai primi minuti, quando si manifestano più spesso le reazioni di ipersensibilità. Si controllano periodicamente la sede di inserzione, il flusso, il volume residuo e i parametri vitali quando indicato. Nei pazienti fragili, anziani, cardiopatici o nefropatici, si sorveglia il bilancio idrico e si cercano i segni di sovraccarico: dispnea, tosse, crepitii polmonari, edemi, aumento di peso, turgore giugulare.

Le pompe infusionali riducono gli errori di velocità ma non li eliminano: un parametro impostato male viene eseguito con precisione. Il doppio controllo indipendente sui farmaci ad alto rischio, l’uso di librerie di farmaci nelle pompe dove disponibili e la verifica a ogni cambio turno della corrispondenza fra prescrizione, sacca e impostazioni sono pratiche raccomandate. Anche la gestione delle linee conta: i deflussori vanno sostituiti secondo i tempi previsti dal protocollo e in caso di contaminazione, le linee vanno tracciate quando sono più di una, e non si aggiungono farmaci in una sacca già in infusione se non previsto.

Complicanze della terapia endovenosa

Le complicanze si dividono in locali e sistemiche. Fra quelle locali le più frequenti sono la flebite, cioè l’infiammazione della parete venosa, che può essere meccanica, chimica o infettiva e che può evolvere in trombosi venosa superficiale; l’infiltrazione, cioè la fuoriuscita nei tessuti di una soluzione non irritante; lo stravaso, cioè la fuoriuscita di un farmaco vescicante o irritante, potenzialmente in grado di provocare necrosi dei tessuti; l’ematoma e l’occlusione del catetere. Il segnale comune è il cambiamento della sede: dolore, arrossamento, gonfiore, pallore, cute fredda, rallentamento del flusso. La risposta immediata è fermare l’infusione e valutare.

Le complicanze sistemiche comprendono l’infezione del sangue correlata al catetere, il sovraccarico di circolo, l’embolia gassosa, rara ma grave, legata all’ingresso di aria nel sistema, e le reazioni avverse al farmaco, fino all’shock anafilattico. Ci sono poi i quadri legati alla velocità di somministrazione: alcuni farmaci, se iniettati troppo rapidamente, causano reazioni specifiche o effetti cardiovascolari importanti. La prevenzione passa per tecnica asettica, rispetto delle diluizioni e delle velocità, sorveglianza costante e rimozione degli accessi non più necessari.

Errori tipici da conoscere

Gli errori che più spesso ritornano nei casi clinici d’esame sono pochi e ben riconoscibili. Velocità di infusione sbagliata, per errore di calcolo o di programmazione della pompa. Farmaco somministrato in bolo quando la scheda tecnica richiede l’infusione lenta. Diluente non corretto o diluizione assente. Farmaci incompatibili nella stessa linea senza lavaggio intermedio. Mancata disinfezione del raccordo prima dell’accesso. Mancato controllo della pervietà e della sede prima di somministrare un farmaco irritante. Bolle d’aria non eliminate dal deflussore. Siringhe non etichettate. Infusione lasciata senza sorveglianza in un paziente a rischio di sovraccarico. In ognuno di questi casi la domanda d’esame chiede di individuare l’errore e di indicare il comportamento corretto: fermare, valutare il paziente, avvisare il medico, documentare e segnalare.

Come cade la terapia endovenosa al concorso

Al concorso la terapia endovenosa si presenta soprattutto con quattro tipi di domande. Le domande di definizione chiedono la differenza fra bolo, infusione intermittente e continua, o fra infiltrazione e stravaso. Le domande di calcolo chiedono la velocità in millilitri all’ora o in gocce al minuto, o la quantità di farmaco da prelevare da una fiala per ottenere la dose prescritta. Le domande di sicurezza chiedono quali farmaci richiedono il doppio controllo, come si conservano le soluzioni concentrate di potassio, che cosa si fa in caso di aria nella linea. Le domande sulle complicanze chiedono di riconoscere i segni di flebite, sovraccarico o reazione allergica e di indicare la prima azione da compiere.

Per arrivare preparati è utile alternare lo studio della teoria con esercizi a tempo, soprattutto sui calcoli: le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia permettono di allenarsi su quesiti realistici e di capire dove si è sbagliato.

In sintesi

La terapia endovenosa porta il farmaco direttamente in circolo, con effetto rapido e biodisponibilità completa, ma senza margine di correzione. Richiede prescrizione completa, preparazione asettica, verifica di diluenti e compatibilità, etichettatura, controllo dell’accesso e della pervietà, velocità corretta e sorveglianza continua. Le complicanze locali, come flebite e stravaso, e quelle sistemiche, come infezione, sovraccarico ed embolia gassosa, si prevengono con tecnica rigorosa e attenzione alla sede. Per il concorso servono definizioni chiare, calcoli sicuri e la capacità di indicare sempre, per prima, l’azione che protegge il paziente.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara ai concorsi sanitari con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

← Torna a tutte le notizie

Scrivici su WhatsApp