Iscrizioni aperte al Corso Annuale SSM 2027 · Formula Prima Scelta: paghi solo se entriScopri di più

Concorso SSM

Trombosi venosa superficiale: diagnosi e terapia

6 Ottobre 2026 · Mario Lomele

Trombosi venosa superficiale: diagnosi e terapia

La trombosi venosa superficiale è la formazione di un trombo in una vena del sistema superficiale, accompagnata da una reazione infiammatoria della parete e dei tessuti circostanti. Per anni è stata chiamata semplicemente tromboflebite superficiale e considerata una condizione banale, da trattare con impacchi e antinfiammatori. Oggi sappiamo che non è così: una quota non trascurabile di pazienti ha contemporaneamente, o sviluppa a breve, una trombosi venosa profonda o un’embolia polmonare. Questo cambio di prospettiva è esattamente ciò che il Concorso SSM tende a verificare.

Che cos’è la trombosi venosa superficiale

Il sistema venoso degli arti inferiori si divide in superficiale, sopra la fascia muscolare, e profondo, sotto la fascia, accanto alle arterie. I due sistemi comunicano attraverso le giunzioni safeno-femorale all’inguine e safeno-poplitea al cavo popliteo, e attraverso numerose vene perforanti. Le vene superficiali principali sono la grande safena, che decorre sul versante mediale della gamba e della coscia, e la piccola safena, sul versante posteriore della gamba.

Si parla di trombosi venosa superficiale quando il trombo occupa una di queste vene o le loro tributarie. Il trombo determina un’infiammazione della parete, da cui il cordone duro, arrossato e dolente palpabile sotto la cute. Il termine tromboflebite sottolinea la componente infiammatoria; nella maggior parte dei casi non c’è infezione, e l’infiammazione è sterile. La forma suppurativa, legata a infezione, è un’entità a parte, tipica delle vene degli arti superiori sede di cannule.

Il rischio maggiore deriva dalla possibilità che il trombo si estenda verso il sistema profondo attraverso le giunzioni o le perforanti. Per questo la distanza del trombo dalla giunzione safeno-femorale è un parametro chiave nelle decisioni terapeutiche.

Cause e fattori di rischio

La triade di Virchow, cioè stasi, danno endoteliale e ipercoagulabilità, vale anche per il circolo superficiale. La condizione predisponente più frequente agli arti inferiori sono le vene varicose: nelle varici il flusso è lento e turbolento, le pareti sono alterate, e la trombosi su varice è la forma più comune. Altri fattori di rischio sono l’età, l’obesità, la gravidanza e il puerperio, la terapia estroprogestinica, l’immobilizzazione, gli interventi chirurgici recenti, le neoplasie e una storia personale di tromboembolismo.

Agli arti superiori la causa principale è iatrogena: cannule venose periferiche, infusioni di farmaci irritanti, prelievi ripetuti. In questi casi la trombosi può complicarsi con infezione. Vanno poi ricordate alcune situazioni particolari. La tromboflebite migrante, con episodi ricorrenti in sedi diverse e su vene non varicose, può essere la spia di una neoplasia occulta, in particolare pancreatica, ed è nota come segno di Trousseau. La tromboflebite di vene non varicose in un giovane deve far pensare anche a una trombofilia, alla tromboangioite obliterante e alla sindrome di Behçet. La malattia di Mondor è una tromboflebite delle vene superficiali della parete toracica anteriore, che si presenta come un cordone sottocutaneo, spesso dopo traumi o interventi sulla mammella.

Clinica

Il quadro è in genere facile da riconoscere. Il paziente riferisce dolore localizzato lungo il decorso di una vena superficiale; all’ispezione si osserva un arrossamento lineare o a chiazza, e alla palpazione si apprezza un cordone duro, caldo e dolente. Quando la trombosi interessa un gomitolo varicoso, la lesione è più nodulare. Può esserci un modesto edema locale, mentre un edema importante dell’intero arto deve far sospettare un coinvolgimento profondo. I sintomi sistemici sono di solito assenti; febbre elevata e brividi suggeriscono una forma suppurativa o una diagnosi diversa.

Il punto critico è che l’esame obiettivo sottostima l’estensione reale del trombo: il cordone palpabile può essere più corto della trombosi effettiva, che può risalire verso la giunzione senza segni clinici evidenti. Da qui la necessità dell’imaging.

Diagnosi della trombosi venosa superficiale

Il sospetto è clinico, ma la conferma e soprattutto la definizione dell’estensione richiedono l’eco-color-doppler venoso. L’esame documenta la vena non comprimibile con materiale ecogeno endoluminale, misura la lunghezza del segmento trombizzato, la distanza dalla giunzione safeno-femorale o safeno-poplitea e, aspetto fondamentale, verifica il sistema venoso profondo di entrambi gli arti, perché una trombosi profonda concomitante, anche controlaterale, cambia completamente il trattamento.

Il D-dimero ha un ruolo limitato: è spesso aumentato anche nella sola forma superficiale e non permette di distinguere i due quadri. In presenza di forme ricorrenti, migranti o su vene sane, senza cause evidenti, si valuta un approfondimento per neoplasia occulta o per trombofilia, in modo ragionato e non indiscriminato. Se compaiono dispnea, dolore toracico o tachicardia, occorre escludere un’embolia polmonare.

Terapia medica

Il trattamento dipende dall’estensione e dalla sede. Le forme molto limitate, distanti dalle giunzioni e su piccole tributarie, possono essere gestite con misure locali, antinfiammatori per il dolore, compressione elastica e mobilizzazione precoce. Il riposo a letto è sconsigliato: camminare favorisce il flusso nel sistema profondo e riduce la stasi.

Quando la trombosi ha un’estensione significativa o interessa il tronco safenico, le principali linee guida raccomandano una anticoagulazione a dosi profilattiche per un periodo limitato di alcune settimane, con eparina a basso peso molecolare o con il fondaparinux, che ha dimostrato di ridurre l’estensione e la progressione verso il sistema profondo. Se invece il trombo arriva molto vicino alla giunzione safeno-femorale o la supera, il quadro viene gestito come una trombosi venosa profonda, con anticoagulazione a dose terapeutica. Le dosi e le durate precise vanno sempre verificate sulle indicazioni aggiornate.

Nelle forme da catetere agli arti superiori, il primo provvedimento è la rimozione della cannula; se compaiono segni di infezione servono antibiotici ed eventualmente l’escissione della vena. Nelle forme ricorrenti su varici, una volta risolta la fase acuta, conviene programmare il trattamento della malattia varicosa di base.

Trattamento chirurgico ed endovascolare

La chirurgia ha un ruolo più limitato di un tempo. La legatura della giunzione safeno-femorale in urgenza è stata in larga parte sostituita dalla terapia anticoagulante, che ha dimostrato pari o maggiore efficacia nel prevenire le complicanze tromboemboliche con minore invasività; resta un’opzione da valutare caso per caso, ad esempio quando l’anticoagulazione è controindicata. La trombectomia locale, con piccola incisione ed evacuazione del trombo, può alleviare il dolore in noduli varicosi molto tesi.

A distanza dall’episodio acuto, i pazienti con insufficienza safenica possono essere candidati alla correzione della malattia varicosa con tecniche chirurgiche classiche o con procedure endovascolari termiche o chimiche, con l’obiettivo di ridurre le recidive e i sintomi dell’insufficienza venosa cronica.

Diagnosi differenziale ed errori tipici

Il cordone arrossato può essere confuso con una cellulite infettiva, che però dà un eritema più esteso, a margini sfumati, spesso con febbre e senza cordone palpabile; con una linfangite, che si presenta con strie rosse lineari verso i linfonodi regionali e una porta d’ingresso infettiva; con l’eritema nodoso, che dà noduli dolenti alle facce anteriori delle gambe non legati al decorso venoso; con gli ematomi e le reazioni da puntura d’insetto. La diagnosi differenziale più importante resta però la trombosi venosa profonda, che può coesistere.

Gli errori tipici sono: considerare la trombosi venosa superficiale sempre benigna e non richiedere l’eco-color-doppler; affidarsi al D-dimero per escludere una trombosi profonda associata; prescrivere riposo a letto invece della mobilizzazione; dimenticare la distanza dalla giunzione safeno-femorale come criterio decisivo; trascurare il significato di una tromboflebite migrante su vene sane, che può essere la spia di una neoplasia o di una vasculite.

Come cade la trombosi venosa superficiale al concorso

Le domande ruotano spesso su un caso semplice: donna con varici, cordone dolente e arrossato alla faccia mediale della coscia. Si chiede l’esame da eseguire, la risposta corretta è l’eco-color-doppler venoso; oppure si fornisce il referto con trombo esteso sulla grande safena a una certa distanza dalla giunzione e si chiede la terapia, con distrattori come antibiotico, sola compressione o riposo a letto. Un’altra tipologia propone un paziente con tromboflebiti migranti ricorrenti e calo ponderale: il collegamento richiesto è con la neoplasia occulta.

Possono comparire domande sulla malattia di Mondor, sulla tromboangioite obliterante nel giovane fumatore con flebiti migranti, e sulla gestione delle flebiti da catetere. Conviene ripassare in parallelo la trombosi venosa profonda, perché le due condizioni vengono spesso messe a confronto. Per allenarsi su questi schemi, la Piattaforma Accademia offre simulazioni commentate in cui ogni alternativa viene discussa.

In sintesi

La trombosi venosa superficiale è un trombo in una vena superficiale con infiammazione della parete, più spesso su varici. Non è una condizione sempre banale: può associarsi a trombosi profonda ed embolia polmonare, e l’esame obiettivo ne sottostima l’estensione. L’eco-color-doppler, esteso al sistema profondo, è indispensabile. Le forme limitate si trattano con misure locali, antinfiammatori, compressione e mobilizzazione; quelle estese richiedono anticoagulazione profilattica per alcune settimane, mentre il trombo vicino alla giunzione safeno-femorale va trattato come una trombosi profonda. Le forme migranti su vene sane vanno indagate.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

← Torna a tutte le notizie

Scrivici su WhatsApp