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Concorso SSM

Segno di Murphy: tecnica, significato e quiz SSM

23 Settembre 2026 · Mario Lomele

Segno di Murphy: tecnica, significato e quiz SSM

Il segno di Murphy è uno dei segni semeiologici più citati nei manuali di chirurgia e di medicina interna, e uno di quelli che il candidato al Concorso Nazionale SSM incontra con maggiore regolarità nei quiz di clinica. La sua fortuna dipende da due caratteristiche: è semplice da ricercare al letto del paziente e, quando è positivo nel contesto giusto, orienta con buona affidabilità verso l’infiammazione acuta della colecisti. Come tutti i segni clinici, però, va conosciuto nei dettagli: la tecnica esatta, il meccanismo che lo produce, i quadri in cui è atteso e quelli in cui inganna. In questo articolo lo affrontiamo con il taglio del manuale, pensando a chi deve rispondere a una domanda a risposta multipla in pochi secondi.

Che cos’è il segno di Murphy

Il segno di Murphy è l’arresto brusco dell’inspirazione profonda provocato dal dolore quando l’esaminatore comprime con le dita il punto cistico, cioè la regione dell’ipocondrio destro corrispondente al fondo della colecisti. Il paziente inizia a inspirare, il diaframma spinge in basso il fegato e con esso la colecisti; quando l’organo infiammato incontra le dita che premono dall’esterno, il dolore diventa acuto e il respiro si blocca in modo involontario. Il segno prende il nome dal chirurgo statunitense John Benjamin Murphy, che lo descrisse all’inizio del Novecento come manovra caratteristica della colecistite.

È importante distinguere la formulazione classica, che si basa sulla palpazione manuale, dalla cosiddetta forma ecografica: in quest’ultima il dolore massimo viene evocato dalla pressione della sonda esattamente sopra la colecisti visualizzata sullo schermo. La versione ecografica ha una specificità maggiore, perché l’operatore è certo di stare comprimendo proprio l’organo sospetto e non una struttura vicina.

Come si ricerca il segno di Murphy

La tecnica è semplice ma richiede ordine. Il paziente va posto in decubito supino, con le gambe leggermente flesse per rilassare la parete addominale, e con l’addome scoperto. L’esaminatore si pone alla destra del paziente e individua il punto cistico, che in genere corrisponde all’incrocio tra il margine costale destro e il bordo laterale del muscolo retto dell’addome, oppure, con un riferimento alternativo, al punto in cui la linea emiclaveare destra incrocia l’arcata costale.

A questo punto si procede in tre tempi. Nel primo si chiede al paziente di espirare completamente e si affondano le dita, con delicatezza ma in profondità, sotto l’arcata costale, nel punto cistico. Nel secondo si invita il paziente a inspirare profondamente mantenendo la pressione costante. Nel terzo si osserva la risposta: se durante l’inspirazione il paziente accusa dolore vivo e interrompe bruscamente l’atto respiratorio, spesso con una smorfia o un gemito, il segno è positivo. Alcuni autori descrivono anche una variante in cui l’esaminatore uncina le dita sotto il margine costale durante l’inspirazione, oppure una manovra di percussione della regione con il pugno, ma la forma canonica resta quella della pressione seguita dall’inspirazione.

Due accorgimenti pratici migliorano l’affidabilità. Il primo è confrontare la risposta con la stessa manovra eseguita a sinistra: la mancanza di dolore nell’ipocondrio sinistro rende più credibile la positività a destra. Il secondo è non avvisare il paziente di ciò che ci si aspetta, per evitare che l’interruzione del respiro sia volontaria o suggerita.

Che cosa significa e qual è la fisiopatologia

Il substrato del segno è l’infiammazione della parete della colecisti e del peritoneo viscerale che la ricopre. In condizioni normali la colecisti può essere compressa senza che il paziente avverta nulla di particolare, perché il peritoneo viscerale è poco sensibile alla pressione. Quando la parete si infiamma, come accade nella colecistite acuta da ostruzione del dotto cistico, la sierosa diventa iperalgesica e ogni stimolo meccanico produce dolore. L’inspirazione profonda è il fattore scatenante perché, abbassando il diaframma, porta il fondo della colecisti a contatto con le dita dell’esaminatore: il dolore evocato induce un riflesso di arresto respiratorio.

Il segno quindi non testimonia semplicemente la presenza di calcoli, ma la presenza di infiammazione. Una colelitiasi asintomatica, anche voluminosa, non dà segno di Murphy. Questo è un concetto che i quiz sfruttano spesso: la domanda tende a legare il segno a un quadro acuto e non alla semplice presenza di calcoli.

Quando è positivo e in quali malattie

La malattia di riferimento è la colecistite acuta, litiasica nella grande maggioranza dei casi e alitiasica nei pazienti critici, digiuni a lungo o in nutrizione parenterale. In questo quadro il segno di Murphy si accompagna a dolore continuo nell’ipocondrio destro con eventuale irradiazione alla scapola o alla spalla, febbre, nausea e leucocitosi. Nei criteri diagnostici internazionali più utilizzati per la colecistite acuta il segno compare tra i segni locali di infiammazione, accanto alla dolorabilità, alla massa palpabile e alla difesa dell’ipocondrio destro; la diagnosi si rafforza combinando questi elementi con i segni sistemici di flogosi e con l’imaging.

Il segno può essere positivo anche nella colica biliare protratta, nell’idrope della colecisti e in alcune forme di colangite, benché in quest’ultima il quadro sia dominato dalla triade febbre, ittero e dolore. Chi studia la colecistite acuta e la colangite acuta deve avere ben chiara la differenza: nella colecistite l’infiammazione è nella parete della colecisti, nella colangite è nelle vie biliari e l’ostruzione è tipicamente del coledoco. Un Murphy positivo con ittero franco dovrebbe far pensare a un’ostruzione biliare associata o a una sindrome di Mirizzi.

Falsi positivi, falsi negativi e limiti

Nessun segno clinico è perfetto e il segno di Murphy non fa eccezione. La sensibilità riportata nella letteratura è discreta ma non elevata, e la specificità dipende molto dal contesto: in un pronto soccorso dove molti pazienti hanno dolore addominale aspecifico, un Murphy isolato ha un valore predittivo positivo moderato. Per questo i manuali insistono sull’integrazione con anamnesi, esami di laboratorio ed ecografia, che resta l’esame di prima scelta per confermare il sospetto.

I falsi negativi sono più frequenti negli anziani, nei pazienti diabetici e in quelli che hanno già ricevuto analgesici od oppioidi, perché la percezione dolorifica è attenuata. Nella colecistite gangrenosa il segno può paradossalmente scomparire, per necrosi delle terminazioni nervose della parete; una regressione improvvisa del dolore in un paziente che stava peggiorando non va letta come miglioramento. I falsi positivi si osservano nell’epatite acuta con distensione della capsula di Glisson, nella congestione epatica da scompenso destro, nell’ulcera duodenale perforata, nella pielonefrite destra, in una polmonite basale destra con interessamento pleurico e persino in alcune costocondriti. In tutti questi casi il dolore evocato nell’ipocondrio destro può bloccare l’inspirazione senza che la colecisti sia coinvolta.

Un ulteriore limite riguarda i pazienti obesi o con parete addominale molto tonica, nei quali è difficile raggiungere la colecisti con la palpazione; in questi casi la versione ecografica del segno è di gran lunga più affidabile.

Segni e manovre correlati

Il segno di Murphy va inserito nella grammatica generale della semeiotica addominale. Il segno di Blumberg, cioè il dolore alla decompressione brusca, indica irritazione del peritoneo parietale e compare quando l’infiammazione supera la parete della colecisti; la sua comparsa in ipocondrio destro segnala una colecistite complicata. La difesa muscolare localizzata, fino alla contrattura, segue la stessa logica. Il segno di Courvoisier-Terrier, cioè la colecisti palpabile, distesa e non dolente in un paziente itterico, indirizza invece verso un’ostruzione neoplastica del coledoco distale ed è concettualmente l’opposto del Murphy: lì l’organo è disteso ma non infiammato, qui è infiammato e dolente.

Nel contesto più ampio del dolore addominale acuto il candidato deve saper collocare Murphy tra i segni di quadrante: come il punto di McBurney e il segno di Rovsing appartengono all’appendicite, così il Murphy appartiene alla colecistite. Anche la conoscenza della pancreatite acuta aiuta nella diagnosi differenziale, perché una litiasi biliare può presentarsi sia con colecistite sia con pancreatite biliare, con dolore a barra e amilasi e lipasi elevate.

Come cade il segno di Murphy al concorso

Le domande sul segno di Murphy hanno una struttura ricorrente e prevedibile. La forma più diffusa è la domanda diretta di definizione: viene chiesto quale segno consiste nell’arresto inspiratorio per dolore alla compressione del punto cistico, e tra le alternative compaiono Blumberg, Rovsing, McBurney e Courvoisier. La seconda forma è quella dell’associazione con la patologia: si chiede in quale condizione il segno è tipicamente positivo, con la colecistite acuta come risposta corretta e distrattori come appendicite, pancreatite o diverticolite.

La terza forma è il caso clinico: una donna di mezza età, con dolore all’ipocondrio destro dopo un pasto grasso, febbre e nausea, arresto dell’inspirazione alla palpazione sotto l’arcata costale destra; la domanda può chiedere la diagnosi più probabile, l’esame di primo livello o il criterio semeiologico che sostiene il sospetto. Una quarta forma sfrutta il ragionamento sui limiti: si chiede quale affermazione è falsa e la risposta scorretta è quella che attribuisce al segno una specificità assoluta o lo lega alla semplice presenza di calcoli. Una quinta forma, meno frequente, riguarda la variante ecografica e il suo maggiore valore rispetto alla manovra manuale. Esercitarsi su queste tipologie con simulazioni commentate, come quelle disponibili sulla Piattaforma Accademia, permette di riconoscere il pattern della domanda prima ancora di leggere tutte le alternative. È utile ripassare anche le prove reali raccolte nella pagina dedicata al concorso SSM e alle prove degli anni precedenti, dove le domande di semeiotica addominale compaiono con regolarità.

In sintesi

Il segno di Murphy è l’arresto dell’inspirazione per dolore alla compressione del punto cistico, espressione dell’infiammazione della parete della colecisti. Si ricerca con il paziente supino, comprimendo l’ipocondrio destro durante l’espirazione e chiedendo poi un’inspirazione profonda. È tipico della colecistite acuta, può mancare negli anziani e nelle forme gangrenose, e può essere falsamente positivo in epatiti, congestione epatica, patologie pleuriche basali destre e ulcere perforate. La versione ecografica è più specifica. Al concorso compare come definizione, come associazione con la colecistite e come elemento di un caso clinico: conoscere tecnica, meccanismo e limiti è ciò che consente di rispondere con sicurezza.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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