Segno di Lhermitte: cos’è e perché compare
27 Settembre 2026 · Mario Lomele
Il segno di Lhermitte è una sensazione improvvisa, simile a una scossa elettrica, che percorre la colonna vertebrale e spesso si irradia agli arti quando il paziente flette il collo in avanti. È un sintomo più che un segno obiettivo, perché è il paziente a riferirlo, ma viene ricercato attivamente durante la visita neurologica. È associato in modo classico alla sclerosi multipla, pur non essendo specifico di questa malattia. In questo articolo vediamo come si ricerca, perché compare, a quali patologie si associa e come viene chiesto nei quiz del Concorso SSM.
Che cos’è il segno di Lhermitte
Il segno prende il nome da Jean Lhermitte, neurologo francese che nella prima metà del Novecento ne descrisse le caratteristiche e ne sottolineò il legame con le lesioni dei cordoni posteriori del midollo cervicale. In letteratura si trova anche la definizione di “fenomeno di Lhermitte”, più corretta dal punto di vista semantico, perché si tratta di una sensazione soggettiva evocata da un movimento.
La descrizione tipica è quella di una scarica elettrica, di breve durata, che parte dalla regione cervicale o dorsale e scende lungo il rachide, talvolta fino agli arti inferiori, oppure si irradia agli arti superiori. Compare durante la flessione del collo e si esaurisce rapidamente, anche se il collo rimane flesso. Non è dolorosa nel senso stretto: i pazienti la descrivono più spesso come strana, fastidiosa, simile a un formicolio intenso o a una corrente.
Come si ricerca
La ricerca è semplice. Il paziente è seduto, e il medico gli chiede di flettere attivamente il capo portando il mento verso lo sterno, oppure esegue una flessione passiva del collo. Si chiede quindi se il movimento provoca una sensazione elettrica lungo la schiena o agli arti. In molti casi il dato emerge già dall’anamnesi: il paziente racconta di avvertire la scossa quando si china per allacciarsi le scarpe o quando abbassa la testa per leggere.
È importante non confondere il segno con il dolore cervicale meccanico, che è localizzato, persistente e legato al movimento articolare, né con i segni di irritazione meningea, in cui la flessione del collo è limitata e dolorosa e provoca, nel caso del segno di Brudzinski, una flessione riflessa degli arti inferiori. Nel segno di Lhermitte il collo si muove liberamente e il sintomo è una parestesia transitoria.
Il meccanismo fisiopatologico
Il segno nasce da una lesione dei cordoni posteriori del midollo spinale cervicale, che portano la sensibilità propriocettiva, vibratoria e tattile discriminativa. Quando le fibre di questi fasci sono demielinizzate o danneggiate, diventano ipereccitabili e sensibili allo stiramento meccanico. La flessione del collo allunga il midollo cervicale e stira le fibre lese, che generano scariche ectopiche: il cervello interpreta queste scariche come una sensazione che proviene dai territori innervati, e quindi il paziente sente la “scossa” lungo il dorso e negli arti.
La demielinizzazione è il meccanismo più tipico, perché le fibre prive di mielina conducono in modo alterato e tendono a produrre impulsi spontanei o evocati dalla deformazione meccanica. Lo stesso principio spiega perché il segno possa comparire in tutte le condizioni che danneggiano i cordoni posteriori cervicali, indipendentemente dalla causa: infiammatoria, carenziale, compressiva, tossica o post-attinica.
Quanto è sensibile e specifico il segno di Lhermitte
Il segno non è né sensibile né specifico in senso stretto. Molti pazienti con sclerosi multipla non lo hanno mai sperimentato, e in chi lo presenta può essere episodico, comparendo durante una ricaduta e scomparendo in seguito. D’altra parte, non è esclusivo della sclerosi multipla, perché può comparire in molte altre mielopatie cervicali. La frequenza riportata varia molto tra gli studi e dipende dalla fase di malattia e da come viene raccolto il sintomo, per cui non conviene memorizzare percentuali.
Il suo valore reale è quello di un indizio di localizzazione: orienta verso una lesione del midollo cervicale, in particolare dei cordoni posteriori. Quando compare in un giovane adulto insieme ad altri sintomi neurologici transitori, come un calo visivo monoculare doloroso o disturbi sensitivi, rafforza il sospetto di una malattia demielinizzante e giustifica gli accertamenti mirati. Non è un criterio diagnostico e non rientra nei criteri formali per la diagnosi di sclerosi multipla, che si basano sulla dimostrazione di disseminazione spaziale e temporale delle lesioni.
Patologie associate
La condizione classica è la sclerosi multipla, soprattutto quando sono presenti placche demielinizzanti nel midollo cervicale. Il segno può essere uno dei sintomi d’esordio o comparire nel corso delle ricadute. Altre malattie infiammatorie del sistema nervoso centrale, come la neuromielite ottica e le mieliti trasverse, possono produrlo con lo stesso meccanismo.
Tra le cause non infiammatorie la più importante per i quiz è la degenerazione combinata subacuta del midollo da deficit di vitamina B12, che colpisce proprio i cordoni posteriori e laterali e si associa spesso ad anemia megaloblastica. Un quadro simile si osserva nel deficit di rame e nell’esposizione a protossido di azoto, che inattiva la vitamina B12. Il segno è descritto anche nella mielopatia cervicale spondilogena e nelle compressioni midollari da ernia del disco cervicale, nei tumori intramidollari o extramidollari, nella siringomielia, dopo traumi cervicali, nella mielopatia post-attinica che può seguire la radioterapia della regione cervicale o mediastinica e in corso di chemioterapie neurotossiche, in particolare con derivati del platino.
Diagnosi differenziale e percorso diagnostico
Davanti a un paziente che riferisce il segno, il primo compito è capire quale sia la causa della lesione cervicale. L’anamnesi è decisiva: età, episodi neurologici pregressi, disturbi visivi, alimentazione e malassorbimento, interventi di chirurgia gastrica, uso di protossido di azoto, radioterapia o chemioterapia, traumi e dolore cervicale. L’esame neurologico cerca segni di coinvolgimento dei cordoni posteriori, come la riduzione della sensibilità vibratoria e propriocettiva e il segno di Romberg positivo, e segni di interessamento piramidale.
L’esame di riferimento è la risonanza magnetica del midollo cervicale, spesso associata alla risonanza magnetica dell’encefalo per cercare lesioni demielinizzanti disseminate. Gli esami del sangue comprendono vitamina B12, folati, omocisteina e acido metilmalonico, emocromo e, se indicato, rame sierico. Nel sospetto di sclerosi multipla possono essere utili i potenziali evocati e l’esame del liquor con ricerca di bande oligoclonali. Il segno va distinto dalle parestesie da radicolopatia cervicale, che seguono un dermatomero preciso, dalle parestesie da neuropatia periferica, simmetriche e distali, e dalle crisi epilettiche sensitive.
Come cade il segno di Lhermitte al concorso
Al Concorso SSM le domande sul segno sono spesso di associazione: una sensazione di scossa elettrica lungo la colonna alla flessione del collo, e bisogna riconoscere il segno o la malattia più probabile. La risposta attesa, in un giovane adulto con altri sintomi neurologici, è la sclerosi multipla. Nei casi clinici più elaborati, però, il contesto cambia la risposta: un anziano con anemia macrocitica, glossite e atassia sensitiva orienta al deficit di vitamina B12; un paziente sottoposto a radioterapia cervicale orienta alla mielopatia post-attinica.
Gli errori tipici sono considerare il segno patognomonico della sclerosi multipla, confonderlo con i segni meningei per il comune movimento di flessione del collo, attribuirlo a una lesione encefalica invece che midollare cervicale e dimenticare le cause carenziali e iatrogene. Un distrattore frequente lo colloca tra i segni di lesione piramidale, come il Babinski, mentre è un fenomeno sensitivo legato ai cordoni posteriori. Per allenarti su questi casi, le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia propongono quiz di neurologia con la spiegazione di ogni alternativa.
Implicazioni per la gestione
Il segno in sé raramente richiede un trattamento specifico: in molti pazienti è transitorio e si attenua con la risoluzione della lesione. La terapia è quella della causa. Nella sclerosi multipla si trattano le ricadute e si imposta una terapia modificante il decorso secondo le indicazioni specialistiche; nel deficit di vitamina B12 la supplementazione, soprattutto se avviata precocemente, può migliorare i sintomi neurologici; nelle compressioni midollari può essere indicato l’intervento chirurgico. Quando il sintomo è molto fastidioso, alcuni farmaci usati per il dolore neuropatico possono ridurne l’intensità. Chi è interessato al mondo delle malattie neurologiche può approfondire anche la specializzazione in neurologia.
In sintesi
Il segno di Lhermitte è una sensazione transitoria di scossa elettrica lungo la colonna e verso gli arti, evocata dalla flessione del collo. Deriva dall’ipereccitabilità meccanica delle fibre lese dei cordoni posteriori del midollo cervicale, e quindi ha soprattutto un valore di localizzazione. È classico della sclerosi multipla ma non specifico, perché compare anche nel deficit di vitamina B12, nelle mielopatie compressive, dopo radioterapia, in corso di chemioterapia neurotossica e nei traumi. Non è un criterio diagnostico e la sua assenza non esclude nulla. Ai quiz ricorda che è un fenomeno sensitivo midollare, distinto dai segni meningei e dai segni piramidali, e leggi sempre il contesto clinico prima di scegliere la causa.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
