Morbo di Dupuytren: cause, clinica e terapia | SSM
27 Settembre 2026 · Mario Lomele
Il morbo di Dupuytren è una fibromatosi della fascia palmare che porta, lentamente, alla retrazione delle dita in flessione. È una patologia benigna ma progressiva, frequente nell’uomo adulto di origine nord-europea, e al Concorso SSM compare soprattutto per le associazioni cliniche, per la diagnosi differenziale con le patologie tendinee e per le indicazioni al trattamento. In questo articolo ricostruiamo la malattia in modo completo, con attenzione ai dettagli che i quiz amano trasformare in trappole.
Che cos’è il morbo di Dupuytren
La fascia palmare, o aponeurosi palmare, è una lamina fibrosa triangolare situata sotto la cute del palmo, che si divide distalmente in bandellette dirette alle singole dita. Nel morbo di Dupuytren questa struttura va incontro a una proliferazione fibroblastica con deposizione disordinata di collagene, soprattutto di tipo III, e comparsa di miofibroblasti, cellule con proprietà contrattili simili a quelle della muscolatura liscia. Il risultato sono prima noduli e poi corde fibrose che, accorciandosi, trascinano le dita in flessione.
È importante chiarire subito un punto spesso sbagliato: il morbo di Dupuytren non colpisce i tendini flessori. I tendini scorrono liberamente sotto la fascia; ciò che si retrae è il tessuto fasciale. Per questo la flessione attiva delle dita è conservata, mentre è l’estensione completa, attiva e passiva, a essere impedita. Il termine anatomopatologico corretto è fibromatosi palmare, che la avvicina ad altre fibromatosi superficiali come quella plantare (malattia di Ledderhose) e quella del pene (malattia di La Peyronie).
Eziopatogenesi e fattori di rischio
La causa non è del tutto chiarita, ma la componente genetica è forte: la malattia è molto più frequente nelle popolazioni di origine nord-europea, spesso ricorre in più membri della stessa famiglia con un pattern compatibile con una trasmissione autosomica dominante a penetranza variabile, e prevale nettamente nel sesso maschile, nel quale tende anche a comparire prima e ad avere un decorso più aggressivo. L’incidenza aumenta con l’età.
Tra i fattori di rischio acquisiti si citano in modo classico il consumo di alcol, il fumo di sigaretta, il diabete mellito, l’epilessia (verosimilmente anche per l’effetto di alcuni antiepilettici) e i microtraumi ripetuti da attività manuali, anche se il ruolo del lavoro manuale è dibattuto. Nel diabetico la malattia tende a essere più lieve e a interessare più spesso il medio e l’anulare. Esiste anche un’associazione con la cirrosi epatica, legata in parte all’alcol.
Si parla di diatesi di Dupuytren quando il paziente presenta caratteristiche che predicono una malattia più aggressiva e con più recidive: esordio in età giovane, familiarità, coinvolgimento bilaterale, interessamento del lato radiale della mano e presenza di localizzazioni ectopiche, come i knuckle pads (noduli sul dorso delle articolazioni interfalangee prossimali), la malattia di Ledderhose e la malattia di La Peyronie.
Clinica
La malattia esordisce di solito con un nodulo palmare, duro e aderente alla cute, localizzato più spesso in corrispondenza della piega palmare distale all’altezza dell’anulare. Il nodulo può essere lievemente dolente nelle fasi iniziali, ma nella maggior parte dei casi il quadro è indolore, e questo è un dato clinico di rilievo. Nel tempo, dal nodulo si sviluppa una corda longitudinale che si estende verso il dito e ne provoca la flessione progressiva, a partire dall’articolazione metacarpo-falangea e poi dall’interfalangea prossimale.
Le dita più colpite sono l’anulare e il mignolo, seguite dal medio; il pollice e l’indice sono coinvolti meno spesso. Il coinvolgimento è frequentemente bilaterale, anche se asimmetrico. Sulla cute si osservano infossamenti e pieghe dovuti all’aderenza della fascia al derma. Il deficit funzionale è tipicamente di estensione: il paziente non riesce ad appoggiare la mano piatta su un tavolo, ha difficoltà a indossare guanti, a infilare la mano in tasca o a stringere la mano ad altre persone. Il test del tavolo di Hueston, cioè l’incapacità di poggiare il palmo piatto sulla superficie, è un semplice indicatore dell’opportunità di valutazione chirurgica.
Diagnosi del morbo di Dupuytren
La diagnosi è clinica: nodulo o corda palmare, retrazione in flessione con deficit di estensione, familiarità e fattori di rischio bastano in quasi tutti i casi. Si misura con un goniometro il deficit di estensione della metacarpo-falangea e dell’interfalangea prossimale, dato utile per seguire l’evoluzione e decidere il trattamento. L’imaging non è necessario per la diagnosi; l’ecografia può documentare noduli e corde nei casi dubbi, ma non modifica la gestione. Radiografie e risonanza trovano spazio solo se si sospettano altre patologie.
Diagnosi differenziale
Il dito a scatto (tenosinovite stenosante dei flessori) dà un nodulo palpabile sul tendine all’altezza della puleggia A1 e un blocco doloroso, con scatto durante l’estensione, ma il dito non è fisso in flessione e il nodulo si muove con il tendine. La camptodattilia è una flessione congenita dell’interfalangea prossimale, di solito del mignolo, presente fin dall’infanzia. Le retrazioni cicatriziali post-traumatiche o post-ustione hanno una storia evidente. Una contrattura in flessione può anche derivare da artriti infiammatorie, come l’artrite reumatoide, ma in quel caso sono coinvolte le articolazioni con sinovite e deformità tipiche. Le lesioni nervose, come la paralisi del nervo ulnare con mano ad artiglio, danno una deformità che si corregge passivamente e si accompagnano a deficit sensitivi e ipotrofia dei muscoli intrinseci; i disturbi sensitivi del mediano orientano invece verso la sindrome del tunnel carpale, che peraltro può coesistere.
Terapia
Non esiste una terapia medica capace di arrestare la malattia. Farmaci orali, fisioterapia e tutori notturni non ne modificano la storia naturale e il tutore da solo non corregge una corda strutturata. Per questo, nelle fasi iniziali con solo noduli e senza deficit funzionale, l’atteggiamento corretto è l’osservazione. Le infiltrazioni di corticosteroidi possono ridurre il fastidio di un nodulo doloroso, ma non hanno effetto sulla retrazione.
Il trattamento attivo si considera quando la retrazione interferisce con la funzione, di solito con un deficit di estensione significativo della metacarpo-falangea o con qualsiasi deficit apprezzabile dell’interfalangea prossimale, perché questa articolazione, se retratta a lungo, tende a rimanere rigida anche dopo la correzione. Le opzioni sono diverse:
- Fasciotomia percutanea con ago: si seziona la corda con un ago in anestesia locale; è poco invasiva e il recupero è rapido, ma le recidive sono più frequenti.
- Collagenasi iniettiva: un enzima che degrada il collagene della corda, seguita da manipolazione per estendere il dito; la disponibilità varia nel tempo e nei diversi Paesi.
- Fasciectomia limitata (o segmentaria): rimozione chirurgica del tessuto malato; è il trattamento di riferimento per le forme avanzate, con recidive più tardive a prezzo di un recupero più lungo.
- Dermofasciectomia: asportazione anche della cute sovrastante con innesto cutaneo, riservata alle recidive e alle forme aggressive.
Dopo la correzione è essenziale la riabilitazione della mano, spesso con un tutore in estensione notturno per mantenere il risultato.
Complicanze
La complicanza più caratteristica della malattia è la recidiva, che può comparire nella stessa sede o in un nuovo territorio (estensione) e che è più probabile in presenza di diatesi. Tra le complicanze del trattamento chirurgico si ricordano la lesione dei nervi e delle arterie digitali, che possono essere spostati o avvolti dalle corde e quindi trovarsi in posizione anomala, i problemi di guarigione della ferita, l’ematoma, la rigidità articolare e la sindrome dolorosa regionale complessa. Con la collagenasi sono possibili lacerazioni cutanee e, raramente, la rottura di un tendine flessore. Una retrazione trascurata a lungo dell’interfalangea prossimale può esitare in una rigidità permanente.
Come cade il morbo di Dupuytren al concorso
La domanda tipica descrive un uomo di mezza età, spesso con storia di consumo di alcol o diabete, che presenta un nodulo indolore del palmo e la progressiva flessione dell’anulare e del mignolo. Si chiede la diagnosi, la struttura anatomica coinvolta (la fascia palmare, non i tendini) o la terapia appropriata. Varianti frequenti riguardano le associazioni con la malattia di La Peyronie e con la fibromatosi plantare, o il gruppo di fattori di rischio, tra cui epilessia e cirrosi.
Gli errori tipici sono quattro: attribuire la retrazione ai tendini flessori, pensare che la malattia sia dolorosa e infiammatoria, indicare il pollice e l’indice come dita più colpite, proporre terapie mediche come risolutive. Un altro errore frequente è scambiare il morbo di Dupuytren con il dito a scatto. Ripassare le manovre semeiologiche in ortopedia aiuta a separare i quadri della mano, e con le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia si impara a riconoscere i distrattori più insidiosi. Per chi guarda oltre il concorso, la chirurgia della mano è un settore della specializzazione in ortopedia e traumatologia e della chirurgia plastica.
In sintesi
Il morbo di Dupuytren è una fibromatosi della fascia palmare, con miofibroblasti e collagene di tipo III, che produce noduli e corde e porta alla flessione progressiva delle dita, soprattutto anulare e mignolo. Colpisce di più l’uomo adulto di origine nord-europea, ha una forte componente familiare e si associa ad alcol, fumo, diabete, epilessia e ad altre fibromatosi come La Peyronie e Ledderhose. La diagnosi è clinica; i tendini non sono coinvolti e la flessione attiva è conservata. Non esistono terapie mediche risolutive: si osserva finché la funzione è preservata e si interviene con fasciotomia, collagenasi o fasciectomia quando la retrazione limita la mano, in particolare se è coinvolta l’interfalangea prossimale. La recidiva è frequente, soprattutto in chi ha una diatesi.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
