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Concorso SSM

Mola idatiforme: completa, parziale e beta-hCG

27 Settembre 2026 · Mario Lomele

Mola idatiforme: completa, parziale e beta-hCG

La mola idatiforme è la forma più comune di malattia trofoblastica gestazionale, un gruppo di condizioni caratterizzate da una proliferazione anomala del trofoblasto placentare. È un argomento amatissimo dai quiz del Concorso SSM perché mette insieme genetica, fisiopatologia ormonale, clinica ostetrica e oncologia: dalla differenza di cariotipo tra mola completa e parziale al significato della beta-hCG, fino alla sorveglianza dopo lo svuotamento uterino e al riconoscimento della neoplasia trofoblastica. In questo articolo ricostruiamo l’argomento passo per passo, con particolare attenzione ai dettagli che fanno la differenza nelle risposte.

Che cos’è la mola idatiforme

La mola idatiforme è una gravidanza anomala in cui i villi coriali vanno incontro a degenerazione idropica, cioè a rigonfiamento edematoso, associata a iperplasia del trofoblasto. Macroscopicamente i villi assumono l’aspetto di vescicole traslucide simili a chicchi d’uva. Si distinguono due forme, la mola completa e la mola parziale, che differiscono per origine genetica, quadro clinico e rischio evolutivo. Insieme alle forme maligne, cioè mola invasiva, coriocarcinoma, tumore trofoblastico del sito placentare e tumore trofoblastico epitelioide, la mola rientra nella malattia trofoblastica gestazionale, mentre le forme persistenti o maligne vengono raggruppate sotto il nome di neoplasia trofoblastica gestazionale.

Eziopatogenesi: completa e parziale a confronto

La mola completa ha un corredo cromosomico diploide ma di origine esclusivamente paterna. Nella maggior parte dei casi deriva dalla fecondazione di un ovocita privo di cromosomi materni, detto «vuoto», da parte di un singolo spermatozoo che poi duplica il proprio corredo, con cariotipo 46,XX; più raramente la fecondazione avviene da parte di due spermatozoi, con cariotipo 46,XX o 46,XY. Poiché mancano i geni materni, non si sviluppano tessuti embrionali o fetali, e tutti i villi sono idropici con iperplasia trofoblastica diffusa. Un marcatore immunoistochimico utile è la proteina p57, codificata da un gene espresso solo dall’allele materno: nella mola completa la colorazione è assente.

La mola parziale è invece triploide, di solito con cariotipo 69,XXY o 69,XXX, e deriva dalla fecondazione di un ovocita normale da parte di due spermatozoi. In questo caso sono presenti un corredo materno e due paterni, per cui si possono trovare tessuti embrionali o fetali, spesso malformati e non vitali, insieme a villi in parte normali e in parte idropici con iperplasia trofoblastica focale. La p57 è espressa.

Tra i fattori di rischio riconosciuti ci sono le età materne estreme, soprattutto oltre i quarant’anni e nell’adolescenza, e una precedente gravidanza molare. Esistono inoltre forme familiari rare di mola completa ricorrente, legate a mutazioni materne che alterano l’imprinting genomico.

Clinica della mola idatiforme

La presentazione classica della mola completa, oggi meno frequente grazie all’ecografia precoce, comprende sanguinamento vaginale nel primo trimestre, spesso con perdita di materiale vescicolare, utero più grande dell’epoca di amenorrea e livelli di beta-hCG molto elevati. Proprio l’eccesso di hCG spiega molte manifestazioni associate: iperemesi, cisti teca-luteiniche ovariche bilaterali e ipertiroidismo, dovuto all’omologia strutturale tra hCG e TSH, che consente all’ormone di stimolare il recettore tiroideo. Un altro segno di allarme è la comparsa di preeclampsia prima della ventesima settimana, evento eccezionale in una gravidanza normale e fortemente suggestivo di mola.

La mola parziale ha invece un quadro più sfumato: spesso si presenta come un aborto interno o incompleto, l’utero è normale o piccolo per l’epoca, e la beta-hCG può non essere particolarmente elevata. Per questo la diagnosi viene frequentemente posta solo dall’esame istologico del materiale abortivo, ed è il motivo per cui è buona pratica inviare all’anatomopatologo il prodotto del concepimento.

Diagnosi: ecografia, beta-hCG e istologia

L’ecografia transvaginale è l’esame chiave. Nella mola completa si osserva una cavità uterina occupata da materiale eterogeneo con numerose piccole aree anecogene, l’aspetto classicamente descritto «a tempesta di neve» o «a grappolo», senza embrione né camera gestazionale riconoscibile, spesso con cisti teca-luteiniche alle ovaie. Nella mola parziale si può vedere una camera gestazionale con un feto o un embrione, placenta ispessita con aree cistiche e, talvolta, un feto con restrizione della crescita o malformazioni tipiche della triploidia. Nelle epoche molto precoci l’aspetto ecografico può essere poco caratteristico.

Il dosaggio della beta-hCG sierica sostiene la diagnosi, soprattutto quando i valori sono molto più alti di quanto atteso per l’epoca, ma da solo non basta. La conferma definitiva è sempre istologica. Prima dello svuotamento si completano gli esami con emocromo, gruppo sanguigno e fattore Rh, funzionalità tiroidea ed epatica e radiografia del torace come base di riferimento, dato che il polmone è la sede più frequente di metastasi in caso di neoplasia trofoblastica. In diagnosi differenziale vanno considerati l’aborto spontaneo, la gravidanza ectopica, la gravidanza gemellare e i miomi degenerati.

Gestione: svuotamento e sorveglianza della beta-hCG

Il trattamento di scelta della mola idatiforme è lo svuotamento uterino mediante aspirazione, eseguito sotto guida ecografica, eventualmente seguito da una delicata revisione. L’induzione medica con prostaglandine non è preferita per il rischio di embolizzazione trofoblastica e di svuotamento incompleto. L’ossitocina, quando necessaria per il sanguinamento, si somministra di norma dopo l’inizio dell’aspirazione. Nelle pazienti Rh negative va eseguita la profilassi anti-D, anche se nella mola completa il rischio è teorico. L’isterectomia può essere considerata nelle donne che non desiderano ulteriori gravidanze, ma non elimina la necessità di sorveglianza.

Dopo lo svuotamento il punto cruciale è il monitoraggio seriato della beta-hCG, che deve scendere progressivamente fino alla negativizzazione e restare negativa per un periodo di controllo la cui durata dipende dal tipo di mola e dalla rapidità della discesa. Durante il follow-up è raccomandata una contraccezione efficace, perché una nuova gravidanza renderebbe il marcatore ininterpretabile. La contraccezione ormonale è considerata sicura in questa fase. Nelle gravidanze successive è consigliabile un’ecografia precoce e il controllo della beta-hCG dopo il parto, dato il rischio di recidiva.

Complicanze: la neoplasia trofoblastica gestazionale

La complicanza più importante è l’evoluzione in neoplasia trofoblastica gestazionale, molto più frequente dopo una mola completa che dopo una mola parziale. Il sospetto nasce da un andamento anomalo della beta-hCG durante la sorveglianza: un plateau su più determinazioni consecutive, un nuovo aumento, oppure la persistenza del marcatore a distanza di mesi dallo svuotamento. Anche la diagnosi istologica di coriocarcinoma pone diagnosi di neoplasia. Le forme più comuni sono la mola invasiva, in cui il tessuto molare infiltra il miometrio, e il coriocarcinoma, tumore altamente vascolarizzato che dà metastasi precoci, soprattutto polmonari, vaginali, epatiche e cerebrali.

La neoplasia trofoblastica gestazionale ha un’ottima prognosi grazie alla notevole chemiosensibilità. Le pazienti vengono stadiate secondo la FIGO e stratificate con un punteggio di rischio: le forme a basso rischio si trattano di solito con monochemioterapia a base di metotrexato o actinomicina D, quelle ad alto rischio con polichemioterapia. Le complicanze acute dello svuotamento comprendono emorragia, perforazione uterina, infezione e, raramente, insufficienza respiratoria da embolia trofoblastica, più probabile con uteri molto voluminosi.

Come cade la mola idatiforme al concorso SSM

I quesiti ricorrenti seguono pochi schemi. Il primo è genetico: quale cariotipo ha la mola completa, quale la parziale, da chi derivano i cromosomi, in quale forma si trovano tessuti fetali. Il secondo è clinico: una donna all’inizio della gravidanza con metrorragia, utero aumentato di volume, vomito incoercibile, tachicardia e tremori, beta-hCG altissima ed ecografia a tempesta di neve. La domanda può chiedere la diagnosi, il meccanismo dell’ipertiroidismo o il trattamento, che è l’aspirazione. Il terzo schema riguarda il follow-up: quale marcatore seguire, perché serve la contraccezione e che cosa fare se la beta-hCG smette di scendere. Il quarto riguarda la preeclampsia precoce come segnale d’allarme.

Per esercitarsi su questi schemi conviene lavorare sulle domande ufficiali raccolte nella pagina sul Concorso SSM e le prove degli anni precedenti e usare le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia, che spiegano il ragionamento anche dietro le opzioni errate. Per i collegamenti con altri argomenti ostetrici sono utili le schede sull’iperemesi gravidica e sulla preeclampsia.

Errori tipici ai quiz

Il primo errore è invertire i cariotipi, attribuendo la triploidia alla mola completa. Il secondo è dimenticare che la mola completa è di origine interamente paterna e non contiene tessuti fetali. Il terzo è pensare che la mola parziale abbia un rischio evolutivo pari o superiore a quello della completa, mentre è sensibilmente più basso. Il quarto è scegliere la chemioterapia come primo trattamento di una mola appena diagnosticata: la chemioterapia si usa per la neoplasia trofoblastica, non per la mola non complicata. Infine molti candidati ignorano il legame tra hCG e tiroide o non riconoscono il valore diagnostico di una preeclampsia comparsa nel primo trimestre o all’inizio del secondo.

In sintesi

La mola idatiforme è una gravidanza anomala con villi idropici e iperplasia del trofoblasto. La forma completa è diploide e di origine paterna, senza tessuti fetali, con beta-hCG molto alta e maggiore rischio evolutivo; la forma parziale è triploide, contiene tessuti fetali e ha un quadro più sfumato. La diagnosi si basa su ecografia, beta-hCG e istologia; il trattamento è lo svuotamento per aspirazione, seguito da un monitoraggio seriato della beta-hCG con contraccezione efficace. Un plateau o un aumento del marcatore indicano una neoplasia trofoblastica gestazionale, altamente chemiosensibile. Conoscere queste differenze permette di affrontare con sicurezza i quiz sulla malattia trofoblastica.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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