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Concorso SSM

Miocardio non compatto: clinica, diagnosi e terapia

6 Ottobre 2026 · Mario Lomele

Miocardio non compatto: clinica, diagnosi e terapia

Il miocardio non compatto, chiamato anche non compattazione del ventricolo sinistro, è una condizione in cui la parete ventricolare presenta uno strato interno spugnoso, con trabecole prominenti e recessi profondi, accanto a uno strato esterno compatto più sottile del normale. È un argomento che negli ultimi anni ha suscitato molte discussioni, perché il confine fra variante anatomica, adattamento e vera cardiomiopatia non è sempre netto. Per il Concorso SSM conviene conoscerne le basi embriologiche, la triade clinica classica e i limiti dei criteri diagnostici.

Che cos’è il miocardio non compatto

Nel cuore normale la parete del ventricolo sinistro è formata quasi interamente da miocardio compatto, con poche trabecole sottili sul versante endocardico. Nel miocardio non compatto, invece, la parete appare composta da due strati ben distinguibili: uno strato esterno, epicardico, compatto e sottile, e uno strato interno, endocardico, formato da un intreccio di trabecole grossolane separate da recessi profondi che comunicano con la cavità ventricolare. Le zone più coinvolte sono tipicamente l’apice e le porzioni medio-apicali delle pareti laterale e inferiore.

La condizione può presentarsi in forma isolata oppure associata ad altre cardiopatie congenite, come anomalie dell’efflusso, difetti settali o la malattia di Ebstein, e a malattie neuromuscolari e mitocondriali. Le classificazioni internazionali l’hanno inquadrata in modo diverso nel tempo: alcune la consideravano una cardiomiopatia primaria su base genetica, altre la ritengono piuttosto un fenotipo morfologico che può comparire in contesti diversi, anche in cuori sani. Questa incertezza è essa stessa un dato da conoscere.

Eziopatogenesi

Durante lo sviluppo embrionale il miocardio ventricolare attraversa una fase in cui è costituito da una rete spugnosa di fibre, che permette la perfusione per diffusione dalla cavità prima che si formi una circolazione coronarica efficiente. In seguito questa rete va incontro a un progressivo compattamento, che procede dall’epicardio verso l’endocardio e dalla base verso l’apice. L’ipotesi classica è che nel miocardio non compatto questo processo si arresti, lasciando uno strato trabecolato persistente.

Sono state descritte forme familiari con trasmissione per lo più autosomica dominante, e diversi geni coinvolti, molti dei quali sono gli stessi implicati in altre cardiomiopatie: geni del sarcomero, del citoscheletro e della membrana nucleare. Esistono anche forme legate al cromosoma X, come quelle associate alla sindrome di Barth, e forme mitocondriali. Questo spiega perché lo stesso difetto genetico possa produrre in una famiglia un fenotipo non compatto e in un’altra un quadro ipertrofico o dilatativo.

Accanto alle forme genetiche esistono forme acquisite o reversibili: un aumento della trabecolatura è stato osservato in atleti, in gravidanza e in condizioni di sovraccarico di volume o di pressione. In questi casi l’ipertrabecolatura può regredire quando cessa lo stimolo, ed è uno dei motivi per cui la diagnosi non va posta con leggerezza.

Quadro clinico

Lo spettro clinico è molto ampio: alcuni soggetti restano del tutto asintomatici per tutta la vita e vengono scoperti per caso durante un ecocardiogramma eseguito per altri motivi; altri sviluppano complicanze gravi. I manuali descrivono una triade classica di manifestazioni.

La prima è lo scompenso cardiaco, legato a disfunzione sistolica e diastolica: si pensa che contribuiscano l’ischemia subendocardica, per alterazioni del microcircolo nello strato trabecolato, e la ridotta massa di miocardio compatto. La seconda è rappresentata dalle aritmie: fibrillazione atriale, aritmie ventricolari fino alla morte improvvisa, disturbi della conduzione. La terza è il tromboembolismo sistemico: la stasi del sangue nei recessi intertrabecolari, soprattutto se la funzione è ridotta, favorisce la formazione di trombi che possono embolizzare e causare ictus o ischemie periferiche.

Nei bambini la presentazione può essere più severa, a volte in associazione con sindromi genetiche, dismorfismi o miopatie. Negli adulti la diagnosi viene spesso posta durante la valutazione di uno scompenso o di un’aritmia di origine non chiara.

ECG e imaging nel miocardio non compatto

L’elettrocardiogramma non ha reperti specifici. Si possono osservare segni di ipertrofia ventricolare sinistra, alterazioni della ripolarizzazione, blocchi di branca, in particolare sinistra, onde Q patologiche, fibrillazione atriale e, nei bambini, un pattern di preeccitazione. L’Holter è utile per documentare aritmie silenti.

La diagnosi è soprattutto di imaging. All’ecocardiogramma si cercano lo strato a due componenti, le trabecole multiple e prominenti e i recessi profondi in cui il color Doppler documenta flusso proveniente dalla cavità ventricolare. Il criterio più noto confronta lo spessore dello strato non compatto con quello compatto in telesistole: se il primo è nettamente prevalente, il reperto è considerato suggestivo. L’uso di mezzi di contrasto ecografici aiuta a delimitare meglio i recessi.

La risonanza magnetica cardiaca offre una definizione migliore della parete, soprattutto all’apice, e permette di valutare il rapporto fra i due strati in telediastole, i volumi, la funzione e l’eventuale fibrosi con il potenziamento tardivo. La presenza di fibrosi e la riduzione della frazione di eiezione hanno un peso prognostico superiore alla semplice quantità di trabecole.

Diagnosi

Esistono diversi criteri diagnostici, ecocardiografici e di risonanza, che usano soglie diverse per il rapporto fra strato non compatto e compatto. Il problema è che questi criteri sono stati sviluppati su piccole casistiche e, applicati a popolazioni ampie, identificano una quota non trascurabile di soggetti sani, specie fra atleti, persone di origine africana e donne in gravidanza. Il risultato è un rischio concreto di sovradiagnosi.

Per questo oggi si raccomanda un approccio integrato: il reperto morfologico va letto insieme alla funzione ventricolare, alla presenza di fibrosi, ai sintomi, alla storia familiare, alle aritmie e alle eventuali associazioni sindromiche. Un’ipertrabecolatura isolata in un soggetto asintomatico con funzione normale e senza familiarità ha un significato molto diverso da quella di un paziente con scompenso ed eventi embolici. Quando la diagnosi è confermata si raccomanda lo screening dei familiari di primo grado e si valuta la consulenza genetica.

Terapia

Non esiste una terapia specifica per la non compattazione: si trattano le manifestazioni. Lo scompenso con frazione di eiezione ridotta si gestisce con la terapia medica standard, cioè ACE-inibitori o farmaci equivalenti, beta-bloccanti, antagonisti dei mineralcorticoidi, diuretici e gli altri farmaci raccomandati dalle linee guida, fino ai dispositivi di resincronizzazione e, nei casi refrattari, al trapianto.

Per le aritmie si seguono le indicazioni generali: controllo della frequenza o del ritmo nella fibrillazione atriale, defibrillatore impiantabile nei pazienti con aritmie ventricolari maligne o con disfunzione ventricolare severa secondo i criteri abituali. La terapia anticoagulante è indicata in presenza di fibrillazione atriale, di pregressi eventi embolici o di trombi intracavitari; in caso di disfunzione ventricolare significativa la decisione è individuale. Nei soggetti asintomatici con funzione conservata si propone di solito solo un follow-up periodico.

Diagnosi differenziale

La diagnosi differenziale principale riguarda le condizioni che aumentano la trabecolatura o simulano uno strato spugnoso. Le trabecole fisiologiche, i falsi tendini e le corde aberranti possono trarre in inganno in un esame di scarsa qualità. La cardiomiopatia ipertrofica apicale può simulare un ispessimento apicale, ma la parete è compatta e non ci sono recessi perfusi. La cardiomiopatia dilatativa può presentare un aumento secondario delle trabecole, e la distinzione si basa sull’entità e sulla distribuzione del fenomeno.

Vanno considerati anche i trombi apicali, che si possono confondere con trabecole, la fibrosi endomiocardica, i tumori cardiaci e il rimodellamento del cuore d’atleta. In un paziente con ictus giovanile e cardiomiopatia, la non compattazione rientra tra le cause cardioemboliche da ricercare.

Errori tipici e come cade il miocardio non compatto al concorso

Gli errori più comuni sono tre. Il primo è considerare ogni ipertrabecolatura come malattia: senza disfunzione, sintomi o familiarità il reperto può essere una variante. Il secondo è dimenticare la terza componente della triade, il tromboembolismo, e quindi non pensare all’anticoagulazione in presenza di fibrillazione atriale o trombi. Il terzo è confondere i due momenti del ciclo cardiaco in cui si misurano gli strati: telesistole per l’ecocardiogramma nei criteri classici, telediastole per la risonanza.

Al Concorso SSM il miocardio non compatto si presenta di solito con una descrizione ecocardiografica: ventricolo sinistro con trabecolature prominenti e recessi profondi riempiti di flusso al color Doppler, in un paziente con scompenso, aritmie o un evento embolico. La domanda può chiedere la diagnosi, il meccanismo embriologico, l’esame di conferma o la complicanza più temibile. Per allenarsi a leggere bene queste descrizioni conviene esercitarsi con simulazioni commentate, come quelle della Piattaforma Accademia, dove l’errore viene spiegato e collegato agli argomenti vicini. Chi è interessato al percorso clinico può leggere anche la pagina sulla specializzazione in cardiologia.

In sintesi

Il miocardio non compatto è un fenotipo caratterizzato da uno strato interno spugnoso e trabecolato sopra uno strato compatto sottile, attribuito a un arresto della compattazione embrionale ma osservabile anche in forme acquisite e reversibili. La triade clinica comprende scompenso, aritmie e tromboembolismo. La diagnosi si basa su ecocardiogramma e risonanza, ma i criteri morfologici vanno integrati con funzione, fibrosi, sintomi e familiarità per evitare la sovradiagnosi. La terapia è quella delle complicanze: farmaci per lo scompenso, gestione delle aritmie, defibrillatore quando indicato e anticoagulazione nei pazienti a rischio embolico.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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