Medicazione delle ferite: procedura e domande da concorso
6 Ottobre 2026 · Mario Lomele
La medicazione delle ferite è una delle attività che più caratterizzano il lavoro infermieristico, dalla chirurgia all’assistenza domiciliare, ed è un tema che nei concorsi sanitari ritorna con regolarità sia nelle domande teoriche sia nelle prove pratiche. Medicare bene non significa scegliere il prodotto più costoso, ma valutare la lesione, rispettare l’asepsi, creare le condizioni migliori per la guarigione e documentare l’evoluzione. In questo articolo vediamo la procedura con l’impostazione richiesta da una commissione d’esame.
Che cos’è la medicazione delle ferite
Con medicazione delle ferite si intende l’insieme degli interventi con cui si pulisce una lesione cutanea, si protegge dall’ambiente esterno e si favorisce il processo di riparazione dei tessuti. Il termine indica sia la procedura sia il materiale applicato sulla ferita. Gli obiettivi sono diversi e convivono: proteggere dalla contaminazione, assorbire l’essudato in eccesso, mantenere un ambiente umido ma non macerato, rimuovere tessuti non vitali, controllare il sanguinamento e il dolore, ridurre il rischio di infezione e consentire l’osservazione dell’evoluzione.
Per capire la medicazione bisogna conoscere le basi della guarigione delle ferite. Una ferita chirurgica con margini accostati guarisce per prima intenzione, con poco tessuto di granulazione e una cicatrice lineare. Una ferita con perdita di sostanza o con margini distanti guarisce per seconda intenzione, attraverso la formazione di tessuto di granulazione e la contrazione. Si parla di terza intenzione, o chiusura differita, quando una ferita lasciata inizialmente aperta, per esempio perché contaminata, viene suturata in un secondo momento.
Ferite acute e ferite croniche
Le ferite acute, come quelle chirurgiche e traumatiche, seguono in genere un decorso prevedibile. Le ferite croniche, come le lesioni da pressione, le ulcere venose e le lesioni del piede diabetico, restano bloccate in una fase della riparazione e richiedono una valutazione più ampia, che consideri la causa, lo stato nutrizionale, la circolazione, le patologie associate e la mobilità della persona. Una medicazione perfetta non guarisce una lesione da pressione se la pressione non viene eliminata.
Indicazioni e valutazione della ferita
La medicazione è indicata ogni volta che è presente una soluzione di continuità della cute, ma la frequenza e il tipo dipendono dalle caratteristiche della ferita e dalle indicazioni del medico o del protocollo. Una ferita chirurgica pulita e asciutta, coperta con una medicazione integra, in genere non richiede cambi frequenti nei primi giorni; la medicazione va invece rinnovata se è bagnata, sporca, staccata o se compaiono segni di complicanza.
Prima di scegliere che cosa applicare, l’infermiere valuta la ferita. Si osservano sede, dimensioni, profondità, presenza di sottominature o tunnel, tipo di tessuto sul letto della lesione, quantità e caratteristiche dell’essudato, odore, condizioni dei margini e della cute perilesionale, dolore. Una distinzione utile, spesso richiesta, è quella per colore del fondo: il tessuto nero indica necrosi secca, il giallo indica fibrina o slough, il rosso tessuto di granulazione sano, il rosa tessuto di riepitelizzazione. Questa lettura orienta la scelta della medicazione e la necessità di rimuovere il tessuto non vitale. Il dolore va misurato con una scala del dolore validata, perché influisce sulla procedura e sull’eventuale necessità di analgesia prima della medicazione.
Materiale necessario
Il materiale di base comprende carrello o vassoio pulito e disinfettato, guanti non sterili per rimuovere la medicazione sporca, guanti sterili o set sterile con pinze per la nuova medicazione secondo il tipo di ferita e il protocollo, garze sterili, soluzione fisiologica o altra soluzione di detersione, antisettico se indicato, medicazione primaria e secondaria scelte in base alla valutazione, cerotto o sistema di fissaggio, traversa, sacchetto per i rifiuti, contenitore per taglienti se si rimuovono punti o agrafes, strumenti per la misurazione della ferita e materiale per la documentazione.
Le medicazioni avanzate si scelgono in base alla funzione: le idrocolloidi mantengono l’umidità in lesioni poco essudanti, le schiume assorbono quantità moderate di essudato, gli alginati e le idrofibre gestiscono essudati abbondanti, gli idrogel cedono umidità alle lesioni secche e favoriscono lo sbrigliamento autolitico, le medicazioni con argento o altri antimicrobici si riservano alle lesioni con carica batterica elevata o infezione, le pellicole trasparenti proteggono le lesioni superficiali e permettono l’ispezione. La medicazione primaria è a contatto con il letto della ferita, quella secondaria la copre e la fissa.
Come si esegue la medicazione delle ferite passo per passo
Si verifica la prescrizione o il piano di trattamento, si identifica il paziente, si spiega la procedura e si valuta il dolore, programmando se necessario un analgesico prima della medicazione. Si garantisce la privacy, si posiziona la persona in modo comodo esponendo solo la zona interessata e si prepara il materiale su un piano pulito. Si esegue l’igiene delle mani e si indossano i guanti non sterili.
Si rimuove la medicazione sporca con delicatezza, staccando il cerotto nella direzione dei peli e sostenendo la cute. Se la medicazione aderisce al letto della ferita, la si inumidisce con soluzione fisiologica anziché strapparla, per non danneggiare il tessuto neoformato. Si osservano la medicazione rimossa, la quantità e il tipo di essudato e l’odore, poi la si elimina nel contenitore dei rifiuti, si tolgono i guanti e si ripete l’igiene delle mani.
Si apre il materiale sterile mantenendo l’asepsi e si indossano i guanti adeguati. La detersione si effettua con soluzione fisiologica, procedendo dalla zona più pulita verso quella più contaminata. Nella ferita chirurgica lineare si deterge lungo la linea di sutura e poi lateralmente, usando una garza nuova per ogni passaggio, senza tornare indietro. Nelle ferite aperte si deterge il letto della lesione con delicatezza, spesso con irrigazione a bassa pressione, evitando di strofinare il tessuto di granulazione. Si asciuga tamponando la cute perilesionale.
L’antisepsi non è un passaggio da eseguire sempre in automatico: su una ferita pulita in granulazione molti antisettici sono citotossici e rallentano la guarigione, mentre sono utili su ferite contaminate o infette e sulla cute perilesionale secondo le indicazioni del protocollo. Si protegge la cute intorno alla lesione, se necessario con prodotti barriera, si applica la medicazione primaria della misura adeguata e si copre con la secondaria, fissandola senza tensione.
Si conclude rimettendo il paziente in posizione confortevole, smaltendo i rifiuti secondo la procedura, togliendo i guanti, eseguendo l’igiene delle mani e documentando: aspetto della ferita, dimensioni, essudato, tessuti presenti, condizioni della cute circostante, prodotti utilizzati, dolore riferito e data prevista per il prossimo cambio. La documentazione, possibilmente con misurazioni ripetute nel tempo, permette di capire se la ferita sta migliorando o peggiorando.
La rimozione di punti e agrafes
Su indicazione medica, l’infermiere rimuove punti di sutura e agrafes. Nei punti staccati si solleva il nodo, si taglia il filo vicino alla cute dal lato opposto al nodo e lo si sfila, in modo che la parte esterna del filo non attraversi i tessuti. Le agrafes si rimuovono con l’apposito levapunti. Spesso si rimuovono prima punti alterni, per verificare la tenuta della ferita. Per approfondire la parte chirurgica è utile il ripasso di ferite e suture.
Complicanze delle ferite e della medicazione
La complicanza più temuta è l’infezione. L’infezione del sito chirurgico si manifesta con arrossamento, calore, edema, dolore crescente, secrezione purulenta, cattivo odore ed eventualmente febbre, e va segnalata subito al medico; spesso è indicato un tampone colturale, eseguito dopo detersione. Nelle ferite croniche l’infezione può presentarsi in modo più sfumato, con ritardo di guarigione, aumento dell’essudato o tessuto di granulazione friabile.
Altre complicanze sono l’ematoma, il sieroma, la deiscenza della ferita, cioè la riapertura dei margini, e nei casi più gravi l’eviscerazione, che è un’urgenza: si copre la zona con garze sterili inumidite con soluzione fisiologica, si mantiene il paziente in posizione che riduca la tensione addominale e si chiama immediatamente il medico. Anche la medicazione può causare problemi: macerazione della cute per eccesso di umidità, lesioni da cerotto, reazioni allergiche ai prodotti, dolore e trauma del tessuto neoformato durante la rimozione.
Responsabilità e competenze dell’infermiere
La valutazione e la medicazione delle ferite sono competenze proprie dell’infermiere, che pianifica l’intervento, sceglie la medicazione più adatta nell’ambito dei protocolli e delle indicazioni ricevute, esegue la procedura in asepsi, sorveglia l’evoluzione e documenta. La diagnosi delle complicanze, la prescrizione di terapie sistemiche e lo sbrigliamento chirurgico competono al medico, mentre in molte realtà infermieri con formazione specifica in wound care gestiscono anche le lesioni complesse. La continuità tra un turno e l’altro è garantita proprio dalla documentazione, che deve essere precisa e comprensibile.
L’operatore socio sanitario collabora alla prevenzione, per esempio nella mobilizzazione e nell’igiene, e riferisce all’infermiere segni come medicazioni bagnate o staccate, ma non esegue la medicazione delle ferite: è un confine descritto bene nelle competenze dell’OSS e spesso oggetto di domande.
Errori tipici da evitare
Gli errori più comuni sono cambiare la medicazione più spesso del necessario, disturbando la guarigione, oppure lasciarla in sede quando è bagnata o staccata; usare antisettici citotossici su ferite pulite in granulazione; detergere dalla zona contaminata verso quella pulita o riutilizzare la stessa garza; strappare una medicazione adesa senza inumidirla; scegliere un prodotto non adatto all’essudato, che porta a macerazione o a disidratazione del letto; applicare un fissaggio in tensione; dimenticare la valutazione del dolore; non documentare le misure e l’aspetto della ferita. In una lesione cronica, l’errore di fondo è concentrarsi sul prodotto dimenticando la causa.
Come cade la medicazione delle ferite al concorso
La medicazione delle ferite al concorso viene affrontata con domande sulla classificazione della guarigione per prima, seconda e terza intenzione, sul significato del colore del fondo della lesione, sulla scelta della medicazione in base all’essudato, sulla direzione della detersione, sull’uso corretto degli antisettici, sui segni di infezione e sulla gestione della deiscenza e dell’eviscerazione. Nelle prove pratiche la commissione osserva il rispetto dell’asepsi e la sequenza ordinata dei passaggi.
All’orale conviene partire dalla valutazione della ferita, perché è ciò che distingue un approccio professionale da una semplice esecuzione. Allenarsi con domande mirate aiuta a fissare i concetti: nelle simulazioni commentate della Piattaforma Accademia ogni quesito sulle procedure infermieristiche è accompagnato dalla spiegazione delle risposte corrette e sbagliate.
In sintesi
La medicazione delle ferite serve a proteggere la lesione, gestire l’essudato, mantenere un ambiente favorevole e prevenire le infezioni. Si basa su una valutazione accurata di sede, dimensioni, tessuti, essudato, cute perilesionale e dolore, su una detersione dal pulito allo sporco, su un uso ragionato degli antisettici e sulla scelta della medicazione in base alla funzione richiesta. Le complicanze principali sono infezione, deiscenza e macerazione. Per il concorso servono una sequenza chiara, la conoscenza dei principi della guarigione e la capacità di motivare ogni scelta.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara ai concorsi sanitari con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
