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Concorso SSM

Elettroliti sierici: cosa misurano e come si interpretano

23 Settembre 2026 · Mario Lomele

Elettroliti sierici: cosa misurano e come si interpretano

Gli elettroliti sierici sono il gruppo di esami che più direttamente traduce in numeri la fisiologia dei liquidi corporei. Sodio, potassio, cloro, bicarbonato, calcio, fosfato e magnesio raccontano lo stato di idratazione, l’equilibrio acido-base, la funzione renale e surrenalica, e le loro alterazioni sono fra le emergenze mediche più frequenti e più spesso trascurate. Al concorso SSM gli elettroliti sierici compaiono in nefrologia, endocrinologia, medicina d’urgenza, cardiologia e medicina di laboratorio, quasi sempre dentro casi clinici che chiedono di risalire dalla alterazione al meccanismo. Questo articolo ripercorre che cosa misurano, come si interpretano e quali trappole preanalitiche e cliniche il candidato deve conoscere.

Che cosa sono gli elettroliti sierici

Gli elettroliti sierici sono gli ioni disciolti nel siero, misurati in genere con elettrodi iono-selettivi su analizzatori automatici o su emogasanalizzatori. Il pannello di base comprende sodio, potassio e cloro, ai quali si aggiungono il bicarbonato, di solito misurato come anidride carbonica totale, e in seconda battuta calcio, fosfato e magnesio. Il sodio è il principale catione extracellulare e determina l’osmolalità plasmatica; il potassio è il principale catione intracellulare, con una piccola quota extracellulare regolata finemente perché condiziona il potenziale di membrana delle cellule eccitabili; il cloro è il principale anione extracellulare e si muove in modo speculare al bicarbonato; il bicarbonato è il tampone chiave dell’equilibrio acido-base; calcio, fosfato e magnesio sono regolati da paratormone, vitamina D, calcitonina e dal rene.

Il termine “sierici” indica che il dosaggio si esegue sul siero, dopo la coagulazione, oppure sul plasma eparinato: la scelta del campione ha conseguenze reali, perché la coagulazione libera potassio dalle piastrine e il siero ha valori di potassio lievemente superiori al plasma.

Cosa misurano e la fisiologia che li governa

Il sodio sierico non misura la quantità di sodio corporeo ma il rapporto fra sodio e acqua: una iponatriemia può coesistere con un sodio corporeo totale aumentato, come nello scompenso cardiaco e nella cirrosi, e una ipernatriemia con un sodio normale ma acqua ridotta, come nella disidratazione. Il regolatore centrale è l’ormone antidiuretico, che risponde all’osmolalità e al volume circolante efficace, e la valutazione della natriemia è in realtà una valutazione del bilancio dell’acqua, come descritto nella scheda sull’iponatriemia.

Il potassio sierico è il risultato di tre processi: l’apporto, la distribuzione fra compartimento intracellulare ed extracellulare, regolata da insulina, catecolamine beta-adrenergiche, pH e osmolalità, e l’escrezione renale sotto controllo dell’aldosterone nel tubulo distale e nel dotto collettore. Un potassio alterato richiede sempre di chiedersi quale di questi tre processi è responsabile. Il cloro segue il sodio nei disturbi dell’idratazione e si muove in senso opposto al bicarbonato nei disturbi acido-base: un’acidosi metabolica con cloro elevato è “ipercloremica” e a gap anionico normale, una con cloro normale ha per definizione un gap anionico aumentato. Il gap anionico, calcolato come sodio meno la somma di cloro e bicarbonato, è lo strumento che collega elettroliti e acido-base ed è oggetto ricorrente di domanda, in stretto legame con la lettura dell’emogasanalisi.

Il calcio circola per circa metà in forma ionizzata, la sola biologicamente attiva, e per il resto legato all’albumina e ad anioni: il calcio totale va corretto per l’albumina, oppure si dosa direttamente il calcio ionizzato. Fosfato e magnesio sono in gran parte intracellulari e ossei, per cui il valore sierico riflette solo parzialmente le riserve corporee.

Quando si richiedono gli elettroliti sierici

Gli elettroliti sierici si richiedono in ogni paziente acuto, in ogni valutazione della funzione renale, in tutti i pazienti che assumono diuretici, ACE-inibitori, sartani, antialdosteronici, litio, digossina o chemioterapia, e nei disturbi endocrini che coinvolgono surrene, ipofisi e paratiroidi. Sono indispensabili di fronte a confusione, convulsioni, debolezza muscolare, aritmie, poliuria, vomito e diarrea prolungati, e nella nutrizione artificiale, dove la sindrome da rialimentazione può causare cali rapidi di fosfato, potassio e magnesio. Nel paziente con scompenso cardiaco o cirrosi il monitoraggio della natriemia ha valore prognostico oltre che terapeutico, e nel paziente dializzato il controllo del potassio è una questione di sicurezza quotidiana.

Il pannello va richiesto insieme alla creatinina e alla glicemia, perché senza la funzione renale e senza la glicemia molte alterazioni elettrolitiche non sono interpretabili: l’iperglicemia grave, ad esempio, abbassa il sodio misurato per richiamo osmotico di acqua nel compartimento extracellulare, e il valore va corretto prima di parlare di iponatriemia vera.

Come si interpretano: sodio, potassio, calcio e gli altri

Per il sodio il primo passo è misurare l’osmolalità plasmatica e valutare clinicamente il volume extracellulare. L’iponatriemia ipotonica si divide in ipovolemica, da perdite renali o extrarenali; euvolemica, tipica della sindrome da inappropriata secrezione di ADH, dell’ipotiroidismo e dell’insufficienza surrenalica; ipervolemica, da scompenso, cirrosi e sindrome nefrosica. Il sodio urinario e l’osmolalità urinaria completano l’inquadramento. L’ipernatriemia è quasi sempre un deficit di acqua, per perdite non reintegrate o per diabete insipido, e compare in chi non ha accesso all’acqua o non avverte la sete.

Per il potassio l’iperkaliemia vera è dovuta a ridotta escrezione renale, a farmaci che bloccano il sistema renina-angiotensina-aldosterone, a insufficienza surrenalica, a rilascio dalle cellule per acidosi, emolisi, lisi tumorale o rabdomiolisi; l’ipokaliemia deriva da perdite gastrointestinali o renali, da iperaldosteronismo, da diuretici, oppure da spostamento intracellulare per insulina, beta-agonisti e alcalosi. Le conseguenze elettrocardiografiche sono un capitolo a sé: onde T appuntite, PR allungato e QRS largo nell’iperkaliemia; onde T appiattite, onde U e sottoslivellamento ST nell’ipokaliemia. Le schede dedicate a iperkaliemia e ipokaliemia approfondiscono cause e terapia. Per il calcio l’ipercalcemia nella grande maggioranza dei casi è da iperparatiroidismo primitivo o da neoplasia, e il dosaggio del paratormone separa i due gruppi; l’ipocalcemia va corretta per l’albumina e orienta verso ipoparatiroidismo, deficit di vitamina D, insufficienza renale, pancreatite acuta e ipomagnesiemia, che rende l’ipocalcemia resistente alla correzione.

Trappole, falsi positivi e falsi negativi

La trappola preanalitica più frequente è la pseudoiperkaliemia: emolisi del campione per prelievo difficoltoso o ago sottile, laccio emostatico tenuto a lungo con pugno ripetutamente chiuso, trombocitosi e leucocitosi marcate che liberano potassio durante la coagulazione in provetta, refrigerazione del campione prima della centrifugazione. Il sospetto nasce da un potassio alto in un paziente senza cause, con ECG normale, e si conferma ripetendo il prelievo senza laccio e su plasma. Al contrario, una leucocitosi estrema in leucemia può dare pseudoipokaliemia se il campione resta a lungo a temperatura ambiente e le cellule consumano potassio.

Per il sodio la trappola classica è la pseudoiponatriemia da iperlipidemia o iperproteinemia grave, un artefatto dei metodi indiretti che diluiscono il campione: l’osmolalità è normale e il metodo diretto sull’emogasanalizzatore dà il valore corretto. Distinta da questa è l’iponatriemia ipertonica da iperglicemia, che è reale nel valore ma non nel significato clinico e va corretta con formule apposite. Per il calcio l’ipoalbuminemia abbassa il calcio totale senza toccare il calcio ionizzato, e il paziente denutrito o cirrotico può avere un’ipocalcemia solo apparente; il prelievo con laccio prolungato invece aumenta il calcio totale per emoconcentrazione. La contaminazione del campione con liquidi di infusione, tipica del prelievo dal braccio dove corre una flebo, produce combinazioni impossibili, come sodio molto alto con potassio quasi assente dopo soluzione fisiologica, o potassio altissimo dopo soluzioni potassiche.

Integrazione con gli altri esami

Gli elettroliti sierici non si interpretano isolatamente. Il sodio richiede osmolalità plasmatica e urinaria, sodio urinario, TSH e cortisolo nei casi euvolemici; il potassio richiede creatinina, emogasanalisi, glicemia, e nelle forme inspiegate renina e aldosterone, oltre alla valutazione dell’escrezione urinaria di potassio. Il calcio si accompagna ad albumina, fosfato, paratormone, vitamina D e creatinina, e nel sospetto di neoplasia al peptide correlato al paratormone. Il bicarbonato acquista senso soltanto con il pH e la pCO2, e il gap anionico va corretto per l’albumina nel paziente ipoalbuminemico. L’ECG è l’esame complementare più importante per il potassio e per il calcio, perché trasforma un numero in un rischio immediato di aritmia e decide l’urgenza della terapia, secondo la logica descritta nella guida su come leggere un ECG.

La funzionalità renale è il compagno obbligato di tutto il pannello: quasi ogni alterazione elettrolitica grave è aggravata o causata da una riduzione del filtrato, e la prescrizione di ogni terapia correttiva dipende dalla capacità del rene di eliminare l’eccesso. Le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia propongono numerosi casi in cui elettroliti, emogasanalisi e creatinina vanno letti insieme per arrivare alla diagnosi, con la spiegazione ragionata di ogni alternativa.

Come cadono gli elettroliti sierici al concorso

Le domande sugli elettroliti sierici seguono alcuni schemi ricorrenti.

  • Il meccanismo dell’iponatriemia. Caso clinico con paziente euvolemico, osmolalità plasmatica bassa e urine concentrate: la risposta attesa è la sindrome da inappropriata secrezione di ADH, con le alternative che propongono diuretici o insufficienza surrenalica.
  • Il potassio e l’ECG. Onde T appuntite con QRS largo in un paziente in terapia con ACE-inibitore e antialdosteronico: quale è la diagnosi e quale il primo intervento, cioè la protezione miocardica con calcio.
  • La pseudoiperkaliemia. Potassio elevato in un paziente con trombocitosi e senza alterazioni ECG: quale è la spiegazione più probabile e cosa fare.
  • Il gap anionico. Calcolo o interpretazione di un’acidosi metabolica a gap aumentato contro una ipercloremica, con richiesta delle cause principali.
  • Il calcio corretto. Calcio totale basso con albumina bassa: la domanda chiede se esiste una vera ipocalcemia e quale esame la conferma, cioè il calcio ionizzato.

In sintesi

Gli elettroliti sierici descrivono il bilancio dell’acqua, la distribuzione del potassio, l’equilibrio acido-base e il metabolismo minerale. Il sodio si legge come rapporto fra sodio e acqua e si interpreta con osmolalità e stato del volume; il potassio con i tre processi di apporto, distribuzione ed escrezione, sempre affiancato dall’ECG; il cloro e il bicarbonato attraverso il gap anionico; il calcio dopo correzione per l’albumina o come calcio ionizzato. Le trappole più frequenti sono preanalitiche: emolisi, laccio prolungato, trombocitosi, iperlipidemia, contaminazione da infusioni. Nessun elettrolita va interpretato senza creatinina, glicemia ed emogasanalisi. Chi ragiona in questo modo trasforma il pannello degli elettroliti sierici da elenco di numeri a strumento diagnostico, ed è esattamente quello che il concorso chiede.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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