Dermatite da contatto: irritativa, allergica e patch test
30 Settembre 2026 · Mario Lomele
La dermatite da contatto è una reazione infiammatoria della cute provocata dal contatto con una sostanza esterna. È una delle cause più frequenti di eczema nell’adulto e la principale malattia professionale della pelle. Al Concorso SSM le domande ruotano quasi sempre attorno a una distinzione: la forma irritativa, che non richiede sensibilizzazione, e la forma allergica, che è una reazione di ipersensibilità ritardata di tipo IV e si diagnostica con il patch test. Chi padroneggia questa differenza risponde correttamente alla maggior parte dei quiz.
Che cos’è la dermatite da contatto
Con il termine dermatite da contatto (o eczema da contatto) si indica una dermatite eczematosa localizzata inizialmente nella sede in cui la cute è venuta a contatto con un agente esogeno. Si distinguono due grandi meccanismi. La dermatite irritativa da contatto è dovuta a un danno diretto, non immunologico, della barriera cutanea da parte di sostanze chimiche o fisiche: può colpire chiunque, purché l’esposizione sia sufficientemente intensa o ripetuta. La dermatite allergica da contatto è invece una reazione immunomediata che si verifica solo nei soggetti precedentemente sensibilizzati a uno specifico allergene, anche per quantità minime.
A queste si aggiungono varianti particolari: la dermatite fotoallergica e fototossica, in cui la sostanza diventa dannosa o allergizzante dopo esposizione alla luce ultravioletta, e l’orticaria da contatto, che è invece una reazione immediata, con pomfi entro pochi minuti, da non confondere con l’eczema.
Dermatite irritativa: meccanismo e quadri
È la forma più frequente. Il meccanismo è la lesione diretta dei cheratinociti e dei lipidi dello strato corneo, con perdita della funzione barriera e liberazione di mediatori infiammatori. Gli agenti tipici sono acqua e lavaggi ripetuti, detergenti e saponi, solventi, acidi e alcali, oli da taglio, cemento umido, attrito e occlusione (come sotto i guanti). Sono esposti soprattutto parrucchieri, operatori sanitari, addetti alle pulizie, cuochi, lavoratori edili e meccanici.
Clinicamente si distinguono una forma acuta, dopo esposizione a un irritante forte (eritema, vescicole, bolle, fino a necrosi con i caustici), e una forma cronica cumulativa, la più comune, da piccole esposizioni ripetute: la cute delle mani, soprattutto dorso e spazi interdigitali, diventa secca, eritematosa, desquamante, con ragadi dolorose. Il sintomo prevalente è il bruciore più che il prurito. I limiti della lesione corrispondono fedelmente all’area esposta e il quadro migliora rapidamente quando l’esposizione si interrompe. Ne è un esempio pediatrico la dermatite da pannolino, favorita da urina, feci e occlusione. La dermatite atopica è un importante fattore predisponente, perché la barriera è già alterata.
Dermatite allergica: ipersensibilità di tipo IV
La dermatite allergica da contatto è il prototipo dell’ipersensibilità ritardata cellulo-mediata, di tipo IV secondo Gell e Coombs. Gli allergeni sono in genere apteni, piccole molecole che diventano immunogene legandosi a proteine della cute. Il processo si svolge in due fasi. Nella fase di sensibilizzazione, che dura giorni o settimane e non dà sintomi, le cellule di Langerhans captano il complesso aptene-proteina, migrano ai linfonodi regionali e lo presentano ai linfociti T, che si espandono generando cellule T di memoria specifiche. Nella fase di elicitazione, al nuovo contatto con lo stesso aptene, i linfociti T memoria vengono reclutati nella cute e liberano citochine: la reazione compare dopo 24-72 ore, perciò si parla di reazione ritardata.
Gli allergeni più noti sono il nichel (bigiotteria, bottoni dei jeans, fibbie), il cromo nel cemento, che è la causa classica della dermatite del muratore, il cobalto, la parafenilendiammina delle tinture per capelli e dei tatuaggi all’henné nero, i profumi, i conservanti dei cosmetici (come i metilisotiazolinoni), i componenti della gomma usati nei guanti, i farmaci topici (neomicina, anestetici locali, antistaminici topici, perfino cortisonici), le resine epossidiche e le piante, come l’edera velenosa negli Stati Uniti. Il lattice, in sanità, è più spesso responsabile di reazioni immediate di tipo I, con orticaria da contatto e rischio di anafilassi.
Clinicamente la dermatite allergica si presenta come un eczema: nella fase acuta eritema, edema, vescicole, essudazione e croste, con prurito intenso; nella fase cronica lichenificazione, desquamazione e ragadi. Caratteristica tipica è la diffusione oltre la zona di contatto e la possibile comparsa di lesioni a distanza (reazioni “ide” o disseminazione). La sede suggerisce l’allergene: lobi delle orecchie e regione ombelicale per il nichel, palpebre per i cosmetici e lo smalto portato alle mani, cuoio capelluto e fronte per le tinture, dorso del piede per le calzature.
Irritativa o allergica: le differenze chiave
| Caratteristica | Irritativa | Allergica |
|---|---|---|
| Meccanismo | Danno diretto, non immunologico | Ipersensibilità di tipo IV |
| Sensibilizzazione | Non necessaria, colpisce chiunque | Necessaria, solo soggetti sensibilizzati |
| Dose | Dipendente da concentrazione e durata | Anche quantità minime |
| Comparsa | Minuti-ore (acuta) o cumulativa | 24-72 ore dopo il contatto |
| Sintomo prevalente | Bruciore, dolore | Prurito |
| Limiti | Netti, confinati all’area esposta | Sfumati, possibile diffusione a distanza |
| Patch test | Negativo | Positivo per l’allergene responsabile |
Nella pratica le due forme possono coesistere: la dermatite irritativa cronica delle mani, alterando la barriera, facilita la sensibilizzazione e la successiva comparsa di una forma allergica.
Il patch test e gli altri esami
Il patch test, o test epicutaneo, è l’esame di riferimento per la diagnosi di dermatite allergica da contatto. Si applicano sulla cute del dorso piccole camerette contenenti gli allergeni di una serie standard (più eventuali serie aggiuntive in base alla professione e alla storia) a concentrazioni non irritanti. Le camerette restano in sede circa 48 ore; la lettura si esegue alla rimozione e poi di nuovo a 72-96 ore, talvolta anche più tardi, proprio perché si studia una reazione ritardata. Una reazione positiva riproduce in piccolo l’eczema: eritema, infiltrazione, papule, vescicole.
Alcuni punti da ricordare per i quiz. Il patch test va eseguito a malattia spenta, non su cute con eczema in atto. Cortisonici sistemici o topici sulla sede del test, e l’esposizione solare recente del dorso, possono dare falsi negativi. Una positività va sempre valutata per rilevanza clinica: il paziente deve essere realmente esposto a quell’allergene. Il prick test e il dosaggio delle IgE specifiche studiano invece l’ipersensibilità immediata di tipo I e sono indicati nell’orticaria da contatto, ad esempio da lattice, non nell’eczema da contatto: confondere i due test è un errore classico. Per le forme fotoallergiche si usa il fotopatch test.
Terapia e prevenzione
Il primo e più importante intervento è identificare ed eliminare l’agente causale, che per la forma allergica significa evitare l’allergene per sempre, perché la sensibilizzazione persiste. Nella forma irritativa si agisce sulla protezione: guanti adeguati (con sottoguanti in cotone se l’occlusione è prolungata), riduzione dei lavaggi, emollienti e creme barriera ripristinano la funzione cutanea.
Nella fase acuta si usano impacchi freddi o soluzioni astringenti sulle lesioni essudanti e corticosteroidi topici di potenza adeguata alla sede (più alta sulle mani, più bassa su volto e pieghe). Nelle forme estese o molto intense si ricorre a un breve ciclo di cortisonici sistemici con scalo graduale. Gli antistaminici orali possono aiutare il sonno ma non agiscono sul meccanismo di tipo IV, che non è mediato dall’istamina: sono un’aggiunta sintomatica, non la terapia. Nell’eczema cronico delle mani refrattario si utilizzano la fototerapia, l’alitretinoina orale e gli immunosoppressori in casi selezionati. Nel caso di malattia professionale sono previsti la segnalazione e, se necessario, il cambio di mansione.
Diagnosi differenziale
La dermatite da contatto va distinta dalla dermatite atopica (esordio in età infantile, sedi flessorie, storia personale e familiare di atopia), dalla psoriasi palmo-plantare (placche ben demarcate, squame spesse, altre sedi tipiche), dalla disidrosi (vescicole profonde sulle facce laterali delle dita), dalla tinea manuum (spesso monolaterale, con esame micologico positivo), dalla scabbia (cunicoli, prurito notturno, interessamento dei conviventi), dalla dermatite seborroica al volto e dalla cellulite nelle forme acute molto edematose del viso, dove l’assenza di febbre e la presenza di prurito e vescicole orientano verso l’eczema.
Come cade la dermatite da contatto al concorso
La domanda più classica presenta un muratore con eczema cronico delle mani e chiede l’allergene più probabile: il cromo (bicromato di potassio) del cemento. Varianti comuni sono la donna con eczema ai lobi e in regione periombelicale (nichel), la reazione alle palpebre dopo un nuovo cosmetico o la dermatite del cuoio capelluto dopo tintura (parafenilendiammina). Un secondo filone chiede il meccanismo immunologico (tipo IV, cellulo-mediato, linfociti T) o la cellula presentante l’antigene (cellula di Langerhans). Un terzo chiede il test diagnostico: patch test, con lettura a 48 e 72-96 ore, e non prick test.
Per esercitarsi su questo tipo di domande è utile partire dalle prove del Concorso SSM degli anni precedenti e poi passare a simulazioni commentate come quelle della Piattaforma Accademia, dove ogni alternativa sbagliata viene spiegata.
Errori tipici ai quiz sulla dermatite da contatto
Il primo errore è pensare che la forma irritativa richieda una sensibilizzazione precedente: non la richiede. Il secondo è attribuire la dermatite allergica da contatto a un meccanismo IgE-mediato: è di tipo IV. Il terzo è scegliere il prick test per un eczema da contatto. Il quarto è eseguire il patch test in piena fase acuta o sotto cortisonici sistemici. Il quinto è considerare gli antistaminici la terapia di base. Il sesto è dimenticare che anche i farmaci topici, compresi alcuni cortisonici e antibiotici come la neomicina, possono essere allergeni: un eczema che peggiora durante la terapia topica deve far sospettare una sensibilizzazione al farmaco stesso.
In sintesi
La dermatite da contatto è un eczema causato da una sostanza esterna. La forma irritativa, la più comune, è un danno diretto non immunologico, dose-dipendente, che può colpire chiunque, con bruciore e limiti netti; tipica delle mani di chi lavora in ambiente umido. La forma allergica è un’ipersensibilità ritardata di tipo IV verso apteni come nichel, cromo, parafenilendiammina, profumi e conservanti, compare 24-72 ore dopo il contatto, è pruriginosa e può diffondersi. Il patch test, letto a 48 e 72-96 ore, identifica l’allergene. La terapia si fonda sull’allontanamento della causa, sulla protezione della barriera e sui cortisonici topici, riservando quelli sistemici alle forme estese.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
