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Concorso SSM

Carcinoma esofageo: squamoso e adenocarcinoma | SSM

27 Settembre 2026 · Mario Lomele

Carcinoma esofageo: squamoso e adenocarcinoma | SSM

Il carcinoma esofageo è una neoplasia maligna dell’epitelio che riveste l’esofago ed è un argomento classico del Concorso SSM, perché si presta a domande costruite sul confronto fra i due istotipi principali: il carcinoma squamoso e l’adenocarcinoma. Hanno sede, fattori di rischio e lesioni precursori diverse, e il candidato che ha chiara questa contrapposizione risponde a gran parte dei quesiti. Vediamo definizione, eziopatogenesi, clinica, diagnosi, stadiazione, terapia ed errori tipici.

Che cos’è il carcinoma esofageo

Con il termine carcinoma esofageo si indicano i tumori maligni epiteliali dell’esofago. I due istotipi principali sono il carcinoma a cellule squamose, che origina dall’epitelio squamoso pluristratificato normale dell’esofago, e l’adenocarcinoma, che origina da un epitelio ghiandolare metaplasico, tipicamente nel contesto di un esofago di Barrett. Esistono istotipi rari (carcinomi neuroendocrini, sarcomi, melanomi), che nelle domande d’esame compaiono di rado.

La distribuzione dei due istotipi varia molto nel mondo. Il carcinoma squamoso predomina nelle aree ad alta incidenza dell’Asia e dell’Africa orientale, mentre nei Paesi occidentali l’adenocarcinoma è cresciuto nel corso degli ultimi decenni in parallelo con obesità e malattia da reflusso. È una neoplasia a prognosi complessivamente sfavorevole, soprattutto perché la diagnosi arriva spesso in fase avanzata: l’esofago non ha sierosa, per cui il tumore infiltra precocemente le strutture circostanti, e il sintomo cardine compare quando il lume è già molto ridotto.

Carcinoma squamoso e adenocarcinoma a confronto

La tabella riassume le differenze che più spesso vengono interrogate.

Caratteristica Carcinoma squamoso Adenocarcinoma
Sede tipica Terzo medio (e superiore) Terzo distale e giunzione esofago-gastrica
Fattori di rischio principali Fumo, alcol, bevande molto calde, nitrosamine, dieta povera di frutta e verdura Reflusso gastroesofageo cronico, esofago di Barrett, obesità, fumo, sesso maschile
Lesione precursore Displasia squamosa Metaplasia intestinale (Barrett) e displasia
Condizioni predisponenti Acalasia, esofagite caustica, tilosi, sindrome di Plummer-Vinson, pregressi tumori testa-collo Malattia da reflusso di lunga durata, ernia iatale
Contesto epidemiologico Predomina nei Paesi in via di sviluppo In aumento nei Paesi occidentali

Eziopatogenesi e fattori di rischio

Per il carcinoma squamoso il binomio fumo e alcol è il più importante, con effetto moltiplicativo quando i due fattori coesistono. Si aggiungono l’abitudine a bere bevande molto calde, l’esposizione a nitrosamine, la carenza di micronutrienti, l’infezione da papillomavirus in alcune aree, e una serie di condizioni che causano stasi o danno cronico della mucosa. L’acalasia favorisce il tumore per la stasi prolungata del cibo, l’esofagite caustica per la cicatrizzazione cronica, spesso a distanza di molti anni dall’ingestione. La tilosi palmoplantare è una rara sindrome ereditaria con rischio molto elevato, mentre la sindrome di Plummer-Vinson associa anemia sideropenica, glossite e membrane esofagee. I pazienti con pregressi tumori del distretto testa-collo hanno un rischio aumentato di secondi tumori esofagei, per la comune esposizione a fumo e alcol (il cosiddetto “field cancerization”).

Per l’adenocarcinoma la sequenza patogenetica è più lineare. Il reflusso gastroesofageo cronico danneggia l’epitelio squamoso, che viene sostituito da epitelio colonnare con metaplasia intestinale: questo è l’esofago di Barrett. Da qui può svilupparsi una displasia di basso e poi di alto grado, fino al carcinoma. Obesità addominale, sesso maschile, razza bianca e fumo aumentano il rischio. L’infezione da Helicobacter pylori, a differenza di quanto accade per lo stomaco, non è un fattore di rischio per l’adenocarcinoma esofageo e anzi diversi studi suggeriscono un’associazione inversa: è un dettaglio da ricordare perché ribalta l’intuizione.

Clinica: come si presenta

Nelle fasi iniziali il carcinoma esofageo è spesso asintomatico o dà disturbi vaghi. Il sintomo tipico, quando compare, è la disfagia progressiva: inizialmente per i solidi, poi anche per i semiliquidi e infine per i liquidi, a mano a mano che il lume si riduce. Si associa quasi sempre a calo ponderale importante, dovuto sia alla ridotta alimentazione sia alla cachessia neoplastica.

Altri sintomi possono essere il dolore alla deglutizione, il dolore retrosternale, il rigurgito, l’anemia sideropenica da perdita ematica cronica e, raramente, l’ematemesi. I segni di malattia localmente avanzata sono importanti perché nelle domande indicano non resecabilità: raucedine da coinvolgimento del nervo laringeo ricorrente, tosse durante la deglutizione e polmoniti ab ingestis da fistola esofago-tracheale o esofago-bronchiale, sindrome di Horner, singhiozzo da interessamento del nervo frenico. Le metastasi linfonodali possono essere palpabili in sede sovraclaveare, mentre quelle a distanza interessano soprattutto fegato, polmone e ossa.

Diagnosi

L’esame fondamentale è l’endoscopia digestiva superiore con biopsie multiple, che conferma la diagnosi istologica e definisce sede ed estensione longitudinale. La gastroscopia è indicata senza attendere in ogni paziente con disfagia di nuova insorgenza, soprattutto se associata a calo ponderale. Nelle lesioni precoci l’uso di colorazioni vitali (per esempio con soluzioni iodate per l’epitelio squamoso) e di tecniche di cromoendoscopia virtuale aiuta a identificare le aree sospette.

Il transito baritato può mostrare una stenosi irregolare a “torsolo di mela” o un difetto di riempimento, ma non sostituisce l’endoscopia. Una volta posta la diagnosi, la stadiazione utilizza la TC di torace e addome con mezzo di contrasto per valutare l’estensione locale e le metastasi a distanza, l’ecoendoscopia per definire la profondità di infiltrazione della parete e il coinvolgimento dei linfonodi locoregionali, e la PET-TC per cercare metastasi occulte. Nei tumori del terzo superiore e medio, vicini alle vie aeree, si esegue una broncoscopia per escludere l’infiltrazione tracheobronchiale.

Stadiazione in termini generali

La stadiazione segue il sistema TNM, che valuta la profondità di infiltrazione del tumore (T), il coinvolgimento dei linfonodi regionali (N) e le metastasi a distanza (M), con alcuni elementi specifici come il grado di differenziazione e, per lo squamoso, la sede. Senza entrare nei dettagli numerici, il concetto da ricordare è il seguente: i tumori confinati alla mucosa (T1a) hanno un rischio basso di metastasi linfonodali e possono essere candidati a resezione endoscopica; quando il tumore raggiunge la sottomucosa, ricca di linfatici, il rischio di diffusione linfonodale aumenta sensibilmente; l’infiltrazione dell’avventizia e delle strutture adiacenti, come aorta, trachea o corpi vertebrali, definisce una malattia localmente avanzata spesso non resecabile.

L’ecoendoscopia è lo strumento più accurato per la T e per la N locoregionale; TC e PET sono più utili per la M.

Terapia

La terapia dipende dallo stadio, dall’istotipo e dalle condizioni del paziente, e viene decisa da un gruppo multidisciplinare. Le lesioni molto superficiali (displasia di alto grado e carcinoma intramucoso) possono essere trattate con resezione endoscopica mucosa o dissezione endoscopica sottomucosa; nel Barrett la resezione delle lesioni visibili si associa all’ablazione dell’epitelio metaplasico residuo, per esempio con radiofrequenza.

Nei tumori localmente avanzati ma resecabili lo standard è un approccio multimodale: chemioradioterapia neoadiuvante seguita da esofagectomia, oppure chemioterapia perioperatoria, scelta frequente per gli adenocarcinomi della giunzione. Nel carcinoma squamoso, particolarmente sensibile alle radiazioni, la chemioradioterapia definitiva è un’opzione valida, soprattutto per le lesioni del terzo superiore o nei pazienti non candidabili alla chirurgia. L’esofagectomia è un intervento complesso con morbilità significativa, e richiede la ricostruzione del transito, in genere con tubulizzazione dello stomaco.

Nella malattia metastatica l’obiettivo è il controllo dei sintomi e il prolungamento della sopravvivenza con chemioterapia, immunoterapia e terapie a bersaglio in base alle caratteristiche molecolari. La disfagia si palliativizza con protesi metalliche autoespandibili o radioterapia, e si garantisce il supporto nutrizionale.

Come cade il carcinoma esofageo al concorso

Le domande sul carcinoma esofageo si concentrano sul confronto fra istotipi. Paziente forte fumatore e bevitore con disfagia progressiva e lesione del terzo medio: carcinoma squamoso. Uomo obeso con lunga storia di reflusso e Barrett, lesione della giunzione esofago-gastrica: adenocarcinoma. Paziente con acalasia di lunga data o esiti di ingestione di caustici con disfagia che peggiora: sospetto carcinoma squamoso su lesione predisponente. Un altro schema frequente riguarda l’esame da eseguire per primo davanti a una disfagia progressiva con calo ponderale, che è l’endoscopia con biopsie, e quello più accurato per la profondità di infiltrazione, che è l’ecoendoscopia.

La diagnosi differenziale con il carcinoma gastrico del cardias è un altro tema possibile, perché i tumori della giunzione esofago-gastrica si trovano al confine fra i due organi e vengono classificati in base alla posizione del centro della lesione. Esercitarsi sulle prove degli anni precedenti del Concorso SSM aiuta a riconoscere gli schemi ricorrenti.

Errori tipici ai quiz sul carcinoma esofageo

Il primo errore è attribuire all’adenocarcinoma i fattori di rischio dello squamoso e viceversa, in particolare collegare l’acalasia o i caustici all’adenocarcinoma. Il secondo è pensare che l’adenocarcinoma nasca nel terzo medio: la sede tipica è distale. Il terzo è scegliere il transito baritato come esame diagnostico definitivo. Il quarto è non riconoscere la raucedine o la tosse durante la deglutizione come segni di malattia avanzata. Il quinto è ritenere che l’infezione da Helicobacter pylori aumenti il rischio di adenocarcinoma esofageo, come invece avviene per lo stomaco. Il sesto è dimenticare la resezione endoscopica per le lesioni superficiali.

Chi vuole allenarsi con casi clinici oncologici e gastroenterologici può trovare simulazioni commentate sulla Piattaforma Accademia, con spiegazioni che rimettono in ordine le differenze fra istotipi.

In sintesi

Il carcinoma esofageo comprende due istotipi principali. Il carcinoma squamoso predilige il terzo medio, è legato a fumo, alcol, bevande molto calde, acalasia e caustici e nasce da una displasia squamosa. L’adenocarcinoma predilige il terzo distale e la giunzione, è legato a reflusso cronico, esofago di Barrett e obesità. La clinica tipica è la disfagia progressiva con calo di peso; la diagnosi si fa con endoscopia e biopsie, la stadiazione con TC, ecoendoscopia e PET secondo il TNM. La terapia va dalla resezione endoscopica delle lesioni superficiali all’approccio multimodale con chemioradioterapia e chirurgia, fino alle cure palliative nella malattia avanzata.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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